XIV.

Il 10 giugno, il generale Garibaldi, chiamato finalmente dal Ministero,

s’imbarcava a Caprera sul _Piemonte_ (quello stesso auguroso piroscafo

della spedizione di Marsala), e da Genova correva diritto in Lombardia

a passarvi la prima rivista de’ suoi Volontari. L’11 era a Como; il 12

a Monza, ove si ordinavano le guide, indi a Varese e Gallarate; il 13

a Lecco; il 17 a Bergamo, dove s’era stabilito il deposito del primo

battaglione Bersaglieri; e con quale entusiasmo d’amore l’accogliessero

quei giovani che vedevano in lui la gemina personificazione della

patria e della vittoria, lo si immaginerà di leggieri. I Volontari

erano ancora nello scompiglio della prima formazione. I quadri erano

tuttora incompiuti, scarseggiavano il vestiario e le buffetterie, un

battaglione aveva le camice rosse e non i berretti, un altro le uose e

non i calzoni: a tutti poi mancavano le armi; pure Garibaldi, anzichè

crucciarsene, si compiaceva di quel disordine e vedendosi sfilar

davanti quel carnevale bizzarro e pittoresco di tinte e di foggie che

ormai era la veste abituale e caratteristica del garibaldino, esclamava

gioiendo: «Non erano diversi i _Mille_.» A tutti però raccomandava la

disciplina, l’esercizio al bersaglio, la scherma della baionetta; a

tutti lasciava di quelle sue parole colle quali era solito da tant’anni

a trascinarsi dietro la gioventù italiana; e a trasformare anche i

più fiacchi e restii in anime d’eroi, pronti ad ogni cimento e ad ogni

sacrificio.[319]

Ma oramai, come egli stesso diceva, l’ora delle parole era passata

e suonava quella de’ fatti. Il 19, cessate in Germania le incertezze

che fino allora avevano tenuto in sospeso anche l’Italia, la guerra

era deliberata: il generale La Marmora lasciava il Ministero per

recarsi ad assumere il comando dell’esercito: le dieci divisioni del

Mincio e le sette del Po si avvicinavano alle sponde de’ due fiumi

apparecchiandosi al passaggio; e il generale Garibaldi da Brescia,

dove aveva già stabilito il suo Quartiere generale, moveva col 1º

reggimento (colonnello Corte), col 2º (colonnello Spinazzi) e col 1º

battaglione de’ Bersaglieri (maggiore Castellini), i soli armati fin

allora, moveva, dico, alla volta di Salò; allineandosi così all’estrema

sinistra dell’esercito e prendendo in sua custodia i valichi della

Valsabbia e della sinistra del Garda, primo passo alle operazioni in

Tirolo. Ed anche Salò non era che una tappa. Esplorate egli stesso

nella giornata del 21 giugno le posizioni intorno al Caffaro,[320]

appena è raggiunto dal secondo reggimento ripiglia la sua marcia

avanti; sicchè tra il 23 e il 24 viene a trovarsi con tutte le milizie

di cui poteva pel momento disporre nei dintorni del Lago d’Idro,

tra Hano, Vestone e Rocca d’Anfo, e all’indomani, nel giorno stesso

di Custoza, spingere le sue teste di colonna al Ponte del Caffaro e

a Monte Suello, prime chiavi di quel confine che era impaziente di

varcare.

Se non che nella sera stessa giungeva al Quartier generale di Salò,

dove Garibaldi dimorava ancora, l’inaspettato annunzio dell’infelice

giornata combattuta tra il Mincio e l’Adige, e nel mattino vegnente

l’ordine di proteggere Brescia, anzi per dir la frase usata dal

Quartier generale del Re, «di proteggere l’eroica Brescia.» E

l’annunzio e l’ordine erano per il nostro Capitano due volte

dolorosi: poichè alla trafitta ch’egli pure al pari d’ogni altro

cittadino dovette sentire per quel primo infelice esperimento delle

armi italiane, si associava nell’animo suo il rammarico di dovere

abbandonare quelle due posizioni di Monte Suello e del Caffaro; la

prima fortunatamente occupata senza colpo ferire, l’altra valorosamente

difesa in quella stessa mattina del 25 contro un furioso assalto di

nemici;[321] e perdute le quali non si sapeva quanto sangue sarebbe

occorso a riconquistarle. Tuttavia non v’era luogo ad esitare, e

Garibaldi s’apprestò ad eseguire l’ordine coll’usata sua energia

e rapidità. Richiama in gran fretta le truppe accampate intorno

ai confini, e le fa scendere a marcia forzata lungo la riviera del

Lago; fa avanzare da Brescia a Lonato il 3º reggimento (colonnello

Bruzzesi), che vi era appena giunto e appena vi aveva preso le armi;

chiama contemporaneamente da Bergamo, per ferrovia, il 4º (colonnello

Cadolini), di cui già aveva spedito il primo battaglione a custodia

della Valcamonica minacciata da un’incursione austriaca, corre egli

stesso nella sera del 25 a Lonato, e scorto a colpo d’occhio il partito

che si poteva trarre da quella cerchia di contrafforti che girano

dall’estrema punta occidentale del Garda ai poggi di Castiglione,

scagliona colà tra Padenghe, Lonato e l’Esenta tutte le forze che può

avere sottomano e si prepara a disperata battaglia.

L’allarme fortunatamente fu vano. Il Generalissimo austriaco non aveva

alcuna intenzione di rischiare in conflitti spicciolati la facile

gloria del 24; e, da qualche scorribanda d’esploratori in fuori, si

tenne serrato nel suo Quadrilatero, intento assai più a spiare le mosse

del Cialdini che sperava avrebbe passato il Po e si sarebbe ingolfato

nel dedalo d’acque del Polesine. Ma indarno: l’esercito del Mincio

era già in ritirata sull’Oglio, disposto, pareva, a continuarla fino a

Cremona; l’esercito del Po, per naturale conseguenza, contromarciava

a sua volta per prendere posizione tra Bologna e Modena, e coprire

Firenze; talchè tra il 27 e il 30 giugno non restarono più difaccia

agli Austriaci che dieci o undicimila Volontari; più alcuni squadroni

dell’esercito regolare volteggianti tra il Chiese e il Mincio, e, non

si deve dimenticarlo, i petti dei Bresciani, risoluti, se lo straniero

avanzasse fin sotto le loro mura, a rinnovare le fiere prodezze del

1849.

Al 1º luglio però erano giunti in Lombardia dal mezzogiorno tre dei

cinque reggimenti che si organizzavano colaggiù; e poichè da un lato

appariva manifesto che l’Arciduca Alberto non aveva alcuna intenzione

di passare il Mincio e dall’altro contro simili scorrerie potevano

bastare le nuove Legioni sopraggiunte, Garibaldi, d’accordo col

Quartier generale, lascia una parte delle sue forze (terzo, sesto e

nono reggimento) a guardia delle sue spalle, e a protezione di Brescia,

tra Salò e Lonato; invia il quarto reggimento col primo battaglione

Bersaglieri a rinforzare le difese della Valcamonica; e incamminasi

egli stesso col primo e secondo reggimento e il 2º battaglione

Bersaglieri (maggiore Mosto) verso il confine trentino per ripigliarvi

le posizioni che Custoza, con tanto suo cruccio, l’aveva costretto ad

abbandonare.

Garibaldi, Vol. 2 (of 2) · 第 92 / 147 题