Deciso il viaggio, in poche settimane ne furono apprestati i mezzi.
Giusto un accordo preso tra i signori Chambers e il Comitato di Londra,
un bastimento della _Peninsular Oriental Company_ doveva passare a
Caprera per prendere il Generale e tragittarlo a Malta, d’onde un altro
della stessa Compagnia l’avrebbe poi trasportato in Inghilterra.[263] E
così avvenne.
Il 21 aprile la _Valletta_ gettava l’àncora nelle acque della
Maddalena; poche ore dopo il Generale vi s’imbarcava. Lo accompagnavano
il signor Chambers, i figli Menotti e Ricciotti, il dottor Basile,
il signor Sanchez spagnuolo (destinato però a sbarcare a Gibilterra),
Giovanni Basso e Giuseppe Guerzoni. Prima dell’imbrunire il piroscafo
sferrò e nella sera del giorno 22 approdava nel porto della Valletta.
E com’era a prevedersi, non appena corsa la nuova di quell’inaspettato
arrivo, la città fu tutta a rumore; e Garibaldi cominciò tosto a
saggiare le prime delizie di quelle ovazioni di cui tra poco il
popolo inglese lo sazierà. Fortunatamente il _Ripon,_ quel secondo
vapore della _Peninsulare_ che doveva portarlo in Inghilterra,
arrivò; egli potè imbarcarvisi con tutti i suoi, e nella notte
stessa del 23 ripigliare il suo viaggio. Il quale sino alla fine fu
felicissimo, senz’altro di notevole che una fermata a Gibilterra,
dove il Governatore del Capo, appena saputo l’arrivo del Generale,
gli manda incontro ufficiali di terra e di mare, in grande uniforme,
per ossequiarlo in suo nome ed invitarlo a scendere a terra. Ma il
Generale, adducendo che il piroscafo era sulle mosse, si schermì
cortesemente; e infatti prima che il sole di quel medesimo giorno 26
aprile fosse tramontato, il _Ripon_ aveva già varcato lo stretto e dopo
altri sei giorni di prospera navigazione gettava l’àncora nel porto di
Southampton.
Quantunque piovesse a dirotto e fosse domenica, ciò nonostante
un’immensa moltitudine di popolo, alla cui testa primeggiava il
_Mayor_ della città, stava ad attendere fino dalla mattina l’annunziato
visitatore. Le campane suonavano a festa: i bastimenti ancorati nel
porto avevano issato ai più alti pennoni le loro bandiere, e tutta la
città era pavesata dagli intrecciati colori d’Italia e d’Inghilterra.
Gran numero di cittadini erano accorsi da Londra e dalle terre vicine;
e non appena il _Ripon_ apparve all’imboccatura del Solten,[264] il
Duca di Sutherland, il signor Seely, il signor Negretti ed altri
Italiani, sopra un agile vaporetto di rimorchio gli erano mossi
incontro. Pochi istanti dopo il _Ripon_ entrava nel _dock_, e il
Generale montato sul ponte salutò più volte col cappello la folla
aspettante, la quale indovinatolo allo storico suo costume gli rispose
con salve triplicate di fragorosissimi _urrà_. Intanto però che il
_Ripon_ manovrava per accostar lo scalo, il Duca di Sutherland, il
signor Seely, e il signor Negretti montavano al suo bordo, impazienti,
dicevano, di dare il benvenuto al Generale, che doveva essere loro
ospite; in fatto premurosi di dare un principio d’esecuzione al disegno
prestabilito d’isolarlo al più presto da ogni consorzio pericoloso e
impadronirsene. Garibaldi non cercò più che tanto, e deliberato ormai
a non far cosa che potesse sgradire a’ suoi ospiti, e in ogni caso
a cattivarseli e vincerli colla dolcezza e la sottomissione, accettò
senz’altro la graziosa offerta e si preparò a scendere a terra.[265]
Qui però confidiamo che il lettore non ci vorrà muovere rimprovero
se gli risparmiamo un’altra volta la circostanziata narrazione delle
accoglienze. In una storia in cui codesta sorta di trionfi occorre ad
ogni passo e sovente con monotona somiglianza si rinnova, la parsimonia
delle descrizioni ne par quasi un preciso dovere e tanto più in questo
viaggio dove il gigantesco romano trionfo di Londra sta per riassumerli
e vincerli tutti.
Accolto allo scalo dal Lord Mayor; condotto in una carrozza a quattro
cavalli al _Town-Hall_ e quivi convitato dal Mayor stesso a sontuoso
banchetto, ricevute nel corso della giornata innumerevoli visite,
udito al mattino vegnente l’indirizzo del Consiglio di città e
rispostogli in uno stentato e lento, ma chiaro inglese che «la nazione
britanna meritava la riconoscenza degli Italiani,» ricevute poco
dopo le Deputazioni delle città di Bristol e di Newcastle, e d’altre
Corporazioni e Comitati, passò finalmente nelle mani del signor Seely,
il quale, rapitoselo sopra uno degli eleganti vaporetti che fanno il
servizio dell’isola di Wight, se lo trafugò per viottole segrete nel
suo Brook-House,[266] spaziosa e dorata muda, dove il leone prima
di comparire in pubblico dovrà addestrarsi, per alquanti giorni, ad
addolcire la voce ed ammorbidire le ugne.
A Brook-House il Generale doveva restare sinchè i preparativi del
ricevimento di Londra fossero compiuti. Nè egli sembrava premuroso di
abbreviare il termine del suo ritiro. L’ospitalità infatti del signor
e della signora Seely, oltrechè splendida era sì amabile, e il recesso
così ameno, e quel riposo così grato, che ogni uomo anche di gusti
meno semplici e solitari di Garibaldi vi si sarebbe obbliato. Era
però un ozio relativo. Il solo rispondere alle innumerevoli lettere
d’invito, d’offerte, di augurii, di domande di ritratti, d’autografi
e di capelli che da ogni angolo del Regno gli fioccavano, era una
faccenda laboriosissima. Così le visite che era obbligato a fare
nelle principali terre dell’Isola (notevole tra tutte l’accoglienza
di Newport), s’alternavano con quelle che riceveva a Brook-House egli
stesso; e quindi oggi il poeta Tennyson[267] e Lord Shafterbury; domani
il signor Gladstone, Cancelliere dello Scacchiere, e Carlo Blind il
celebre patriota tedesco; posdomani i signori Kinnaird ed Ashley membri
del Parlamento, e Alessandro Herzen, l’ardente agitatore russo: un
altro giorno infine Giuseppe Mazzini in persona, che il Generale stesso
aveva desiderato vedere prima del suo arrivo in Londra, col quale
s’abbracciava affettuosamente e restava in lungo segreto colloquio.
La più geniale però di tutte quelle occupazioni fu la rivista
all’arsenale di Portsmouth. Invitatovi dallo stesso ammiraglio Seymour,
comandante di quella stazione navale, trasportato da Cowes a Portsmouth
sul _yacht_ ammiraglio _Fire Queen_, comandato dal capitano Scott, un
avanzo di Trafalgar; incontrato all’ingresso del porto dalle lancie di
tutti i comandanti della squadra e da grandissima folla di cittadini;
condotto a visitare minutamente ogni punto del grandioso stabilimento e
cantieri, e officine, e scuole di marina, gli è alla fine, sul _Royal
Sovereign_, offerto il grandioso spettacolo di una gara al bersaglio
con cannoni Armstrong di 300 libbre, nuovissimi allora, seguíto tosto
da evoluzioni e manovre a fuoco di tutta la squadra.[268]