XXVI.

Frattanto il favore della causa siciliana cresceva nell’opinione

europea, ed ogni giorno le arrecava nuovi conforti e nuovi soccorsi.

Fin dal 6 giugno gettava l’àncora nella rada di Palermo l’ammiraglio

Persano, il quale, scambiate con Garibaldi visite e cortesie pubbliche

ed ufficiali, pareva assumesse la rivoluzione sotto l’egida della

bandiera sarda, e accresceva colla sola sua presenza la forza

morale del nuovo Governo. Parimenti, il 22 del mese stesso sbarcava

a Castellamare Siculo la seconda spedizione capitanata da Giacomo

Medici; ordinata più apertamente sotto il patrocinio del Governo sardo,

scortata da’ suoi legni di guerra per tutta la traversata, e che ora

veniva a recare a Garibaldi il gagliardo soccorso di tremilacinquecento

volontari, ottomila carabine rigate (_rifles_ inglesi) e

quattrocentomila cartucce.[93] Cosa infine altrettanto importante, il

Governo di Francesco II andava stendendo la mano a tutte le Potenze

d’Europa, non escluso l’abborrito Piemonte, per mendicare da queste la

mediazione, da quelle l’alleanza, senza ottenerne altra risposta che

di parole evasive, di sterili compianti o di vergognose proposte, le

quali tutte parevan ripetergli in vario metro che l’ultima sua ora era

suonata.

Garibaldi intanto pensò a trar profitto dei ben venuti soccorsi per

dare un passo avanti e preparare la conquista totale dell’Isola.

Raccolta colle due brigate del Bixio e del Türr, di cui già dicemmo

intrapreso l’ordinamento, e con la novella brigata del Medici, la

meglio ordinata ed armata fra tutte, una forza di circa seimila uomini,

esercito formidabile per il guerrillero vincitore di Palermo, pose

in esecuzione il disegno, fino allora soltanto per mancanza di forza

ritardato, di occupare militarmente i centri principali dell’Isola,

serrando sempre più dappresso l’estreme trincee dell’esercito

borbonico.

A tal uopo manda la brigata Türr per la via di Villafrati, Santa

Caterina, Caltanissetta e Caltagirone ad occupare Catania; la brigata

Bixio per la via di Corleone a Girgenti, per risalire poi di là

la costa orientale; e quella del Medici ad invadere per la strada

littoranea di Termini la provincia di Messina, ed a portarsi quanto

più vicino le fosse concesso alle linee borboniche. Ora, per la sua

posizione più inoltrata, la colonna Medici doveva essere la prima a

scontrarsi col nemico, forte ancora di otto in diecimila uomini, assiso

in una gagliarda postura militare, padrone del forte di Milazzo, chiave

della via che conduce a Messina.

Ma prima di narrare del combattimento di Milazzo, che compì la

liberazione dell’Isola, ci è d’uopo dire brevemente una parola d’un

accidente, che poco mancò fosse origine di dolorosa discordia; ma di

cui se a qualcuno risale la responsabilità e la colpa, non fu certo a

Garibaldi.

Garibaldi, Vol. 2 (of 2) · 第 30 / 147 题