Alle tre del mattino una piccola barca salpava dal molo San Carlo a
Trieste. Le nubi cubavano meste sul golfo, e a guisa di un immenso
panno bigio da cui trapelava sol poca ed incerta la luce, cadevano
affaldate sul dorso dei monti, mentre una nebbia leggera, come se
fosse l'alito del mare, involgeva l'operosa città che già incominciava
a destarsi. A levante l'orizzonte s'apriva in una pallida lista che
annunziava i crepuscoli e faceva più bruno l'alternarsi delle onde
concitate. Nella barca stavano sedute alcune donne friulane. Quasi
ognuna portava un cesto coperchiato, od un fardello. Con esse due
soli uomini, un ciabattino che dicevano il paron Giacomo, e che s'era
messo al governo del timone, e colui che remigava sbracciato coi
calzoni rattoppati, una vera faccia proibita. Avevano sciorinata la
vela, ma non furono appena scostati dal lido, che dovettero ammainare,
perchè l'insolente libeccio che da qualche ora aveva incominciato
a soffiare, si faceva sempre più forte, e co' suoi colpi rabbiosi
minacciava squarciarla; le onde ingrossavano. — Il mare mi ha un gran
brutto muso quest'oggi — disse una di quelle donne guardando al pelo
dell'acqua che s'andava facendo sempre più bruno. Intanto gonfiati dal
vento lor stridevano in capo i fazzoletti, e le vesti fischiavano. —
Da brave, comari! giù dalle panche, sedetevi sul tavolato nel mezzo
della barca — gridava da prua un dei manigoldi. Obbedirono. Una fra
esse era compresa da visibile sgomento. Tenevasi fortemente stretta
alla gonna delle compagne, mormorava continue preghiere, e ad ogni
ondata o colpo di vento rompeva in un grido e chiamava in aiuto la
Vergine benedetta e tutti i santi del paradiso. Le altre la deridevano.
— È inutile, Giannetta, se non vedi di gridare un po' più forte,
come vuoi che ti senta il buono Iddio in mezzo a questo strepito
indiavolato? — Ahimè! soggiugneva la Mora, ci vuol altro che i tuoi
flebili piagnistei! Le bestemmie che tira paron Giacomo risicano di
essere assai più efficaci, perchè egli, perdinci, ha trovato un timbro
di voce che penetra i cieli! — Via, finiscila con codeste scene! —
Io per me dico, osservava un'altra, che i nostri uomini avrebbero
fatto pur bene a risparmiarci l'imbroglio di questa povera bimba che
non sa far altro che piagnucolare. Finchè c'era la Tonina vada! chè
almeno quel folletto colla sua bravura compensava; ma adesso.... —
A proposito della Tonina, interrompeva la Mora, sai ch'io ieri l'ho
veduta.... — L'hai veduta? Eh burli! È tanto tempo che non si sa nulla
di lei. — L'ho veduta con questi occhi, vi dico! E non avevo mica le
traveggole; era proprio in anima in corpo la Tonina.... — E che cosa ti
fu detto? E dove si trova? — Oh bella, a Trieste si trova! in quanto
al parlare con essa è un altro paio di maniche. Io ero alla finestra
di un terzo piano con una mia conoscente, ed ella attraversava piazza
Lipsia a braccetto d'un giovinotto, vestita come una dama col suo bravo
cappellino in testa e in guanti.... Non poteva credere a me stessa,
e sono corsa a basso per incontrarla. Veramente ha fatto le viste di
non conoscermi, ma l'era finzione, la m'ha conosciuto benissimo ed è
diventata rossa come una cresta di gallo.... — In quella alcune voci
in mare gridavano a piena gola alla barca che si tenesse alla larga.
— Alla larga un diavolo! rispose il ciabattino, non vedete che mare
indemoniato? Noi vogliamo guadagnare la riva Conti e non mica per
risparmiar le vostre reti andar con questo guscio di noce a far visita
in Istria al capo di Salvorre. — Erano pescatori che a causa del mal
tempo s'affrettavano a togliere dall'acqua le chiusure tese per la
pésca, e con immensa fatica lottavano contro il vento e contro le onde.
La barca veniva proprio pel mezzo dei loro ordigni, e non era possibile
che passasse senza lacerarli. S'impegnò d'ambe le parti una zuffa
di bestemmie che finirono di spaventare la povera Giannetta. Anche
le sue compagne, allora accorte del pericolo, stavano rannicchiate
sullo spazzo e tremavano. Ma paron Giacomo tenne fermo, e in mezzo
a una salva d'improperi passò vittorioso attraverso le reti senza
badare agli squarci che operava, mentre allontanarsi dalla costa con
quella sua fragile navicella sarebbe stato lo stesso che farsi portar
via come paglia travolta dalla bufera. A forza di stenti finalmente
afferrarono. Le donne messe a terra badavano a' loro fardelli. La
vecchia Caterina le divise in due schiere. L'una doveva salire la
montagna e a Prosecco subir la visita dei doganieri, l'altra per greti
e viottoli di malagevole riuscita trascinar il contrabbando studiando
a forza di buoni occhi e di buone gambe di evitare qualche tristo
incontro. Qui nuova baruffa, perchè la Giannetta destinata colle prime,
erasi ostinata a voler piuttosto affrontar il pericolo, e ad onta
della sua poca attitudine assoggettarsi agli strapazzi della fatica
di quella mala via. Povera Giannetta! Benchè da due anni ell'avesse
sposato il contrabbandiere, pure non poteva ancora assuefarsi al brutto
mestieraccio. Quel dover fingere, quel dir continue bugie, vivere di
frodi e d'inganni, essere sempre in compagnia di gente sfrontata, a
lei cresciuta nella semplicità dei campi e nell'ingenuo affetto d'una
famiglia d'onesti agricoltori, era patimento superiore alle sue forze,
e vi si adattava a malincuore; ma fra tutte queste amarezze ce n'era
una ch'ella non aveva mai potuto trangugiarsi: la visita dei doganieri.
Le pareva offesa così villana, alla quale la sua dignità e il suo cuore
di donna si ribellavano potentemente. Povera Giannetta! Inebbriata da
troppo amore, ella non aveva veduto che la beatitudine di finalmente
possedere l'idolo che s'aveva creato nella sua giovine fantasia; e non
ebbe tempo da riflettere alla vita che abbracciava, nè ai disinganni
che avrebbe tra poco dovuto subire. Era come chi guarda a un magnifico
palazzo e non pensa ai dolori e alle lagrime di sangue che forse lì
entro si versano. Anche i suoi parenti, quando il contrabbandiere
chiese la sua mano, s'erano facilmente consolati, ed avevano
acconsentito con gioia, perchè la casa di Martino non mancava di agi;
anzi i suoi secreti guadagni lo mettevano in istato di scialare e
veniva considerato come il più facoltoso tra i contadini dei contorni.
Vestivano da signori, si trattavano senza risparmio, avventori a tutte
le osterie avevano credito in paese; e perfino la vecchia Maddalena,
quantunque il suo prediletto Meni colla sua improvvisa risoluzione
di andar in Germania a lavorar sulla strada ferrata le avesse portato
via il cuore, un poco alla volta si rasserenò e credette una fortuna
il nuovo partito ch'erasi presentato alla figlia. Quest'era la pagina
dorata su cui leggevano gli occhi del mondo, ma ve n'era un'altra
recondita scritta a caratteri ben tetri, e questa col tempo doveva
leggerla la sola Giannetta.
Crearsi coll'anima innamorata un sogno, e dopo averlo lungamente
vagheggiato indarno, vederselo tutto ad un tratto realizzare, e
giugnere il fatto laddove non ardivano neanche i più segreti desiderj
del cuore, dovrebb'essere la suprema fra le gioie umane, e la Giannetta
l'aveva conseguita. La fortuna s'era compiaciuta di regalarle il
suo bel castello in aria: per una specie di miracolo, ella aveva non
solo trovato, ma possedeva l'idolo della sua fantasia. Contuttociò la
Giannetta non era felice.
Affascinata dalla bellezza del giovane, poi da' suoi modi attraenti,
ella non aveva avuto tempo da riflettere al più essenziale, all'anima
ed al cuore di lui, e gli si era donata prima di conoscerlo; o per
meglio dire, sulla base di alcune esteriori qualità che l'avevano
invaghita, ella aveva immaginato a suo modo un'anima ed un cuore che
il tempo doveva ben altrimenti rivelarle. Ella si aveva lasciato
entrar l'amore per gli occhi, e gli occhi l'avevano tradita. — Il
brutto mestiere che Dino esercitava fin dall'infanzia, lo metteva
troppo spesso al contatto di gente rotta ad ogni sorte di vizi, perchè
egli avesse potuto conservare i semplici costumi dei campi tra cui
era nato. La vita arrischiata e sempre in lotta ch'ei conduceva gli
aveva insegnato assai giovane a disprezzare ogni legge, e la sua
mente s'aveva formato a suo modo l'idea dei propri doveri e diritti.
Circondarsi di menzogne e di frodi, disobbedire all'autorità e anche
talvolta resisterle colle armi; far vita scioperata e girovaga,
frequentare le città e immergersi nelle gozzoviglie di equivoche
taverne, dove spesso divideva le sue gioie col libertino, col ladro,
col micidiario, gli avevano da gran tempo avvelenata la coscienza.
Oh! se la semplice giovanetta, che nella sua serena solitudine lo
sognava con tanto affetto, avesse potuto vederlo tra i bicchieri
e gli amici e le profanazioni di quelle orgie abbiette dove così
spesso ei protraeva le notti! Se avesse potuto udire un solo dei
loro discorsi.... udire da quelle labbra così soavemente amorose, che
cosa egli intendesse per amore!... La schifosa lumaca che talvolta si
nasconde nel bocciuolo della rosa, il rettile che comparisce improvviso
fra l'erba a contaminarla del suo alito pestilenziale, le avrebbero
inspirato assai meno orrore. Erano anime degradate che nel calice della
gioia oramai più non bevevano che la impura feccia. Come la farfalla
che col lungo volare perde la dilicata peluria e la freschezza e i
brillanti colori delle ali screziate, come la sensitiva che una mano
indiscreta finisce coll'appassire e privarla del nerbo della vita,
così a forza di sprecare l'amore, essi l'avevano per sempre perduto.
Anime invalide a mai più sentire i divini entusiasmi del bello, a cui
dinanzi la magnifica tela del creato passava scolorata e senza poesia.
O che mai valevano le loro gioie sguaiate e il cinismo dei loro sorrisi
in confronto di una lagrima di soave emozione! Ed era a una di queste
anime inaridite ch'ella, l'inesperta, aveva profuso i ricchi tesori
del suo cuore! Povera Giannetta quando s'accorse dell'inganno, quando
ad uno ad uno dileguati tutti i suoi sogni, finalmente s'avvide che di
quanto amava quaggiù sulla terra non altro l'era rimasto che la forma
esteriore! Avesse almeno trovato un conforto nella famiglia ch'ella
aveva adottato per sua!... Ma ella, altrimenti educata, altrimenti
avvezza a guadagnarsi il suo pane, non trovava simpatia tra quella
gente ardita, i cui costumi erano tanto disformi dai suoi.
Ridevano della sua timidezza, si burlavano della dignità dell'anima
sua, e i suoi modi miti ed affettuosi le erano quasi una specie di
colpa. Aggiugni che affatto inetta a' loro traffici, invece di giovarli
spesso serviva d'imbarazzo. Da principio rifugiavasi nell'amicizia
della Tonina. L'età quasi pari, l'esser ella la prima della famiglia
che aveva conosciuto, e il suo fare, che in mezzo a molti difetti pure
aveva del franco e del leale, le conciliavano confidenza. Poi la Tonina
anch'ella le voleva bene, e nel suo modo s'ingegnava di proteggerla,
e pareva quasi si avesse assunto di educarla ai pericoli e alle
difficoltà di quella nuova vita. Ma anche questo conforto durò poco. In
paese la Tonina era una ragazza discreditata. La vedevano troppo spesso
alle sagre bazzicare con ogni sorta di gente. Non amava il lavoro;
invece sempre fuori, e all'osteria entrava disinvolta, e le piaceva
scialare vestiti più a modo cittadino che da campagna. Era stata in
promissione prima ad un mugnaio, poi con altri, ed alla sua porta
venivano a farle all'amore i meglio trincati giovinotti del paese, ed
ella se ne teneva; ma oramai nessuno le si proferiva a marito. Cominciò
ad accorgersi ch'ell'era lasciata in disparte, e vedeva intanto farsi
spose le compagne più giovani. Offesa nel suo amor proprio si mise in
malinconia, e un bel giorno alla Giannetta disse che andava a Trieste
e che non sarebbe ritornata. — A Trieste, soggiunse ella, ho trovato
un damo che vale per tutta cotesta genía che mangia il pan d'oro e
poi marcia in zoccoli. Vo' far la mia fortuna. — Giannetta lo credette
uno scherzo; ma purtroppo ella rimase a Trieste. Qualche tempo dappoi
morì la vecchia Maddalena. Allora la povera creatura si trovò affatto
sola in questo mondo. Nessuno divideva le sue lacrime, nessuno sapeva
intendere il suo cuore. Avesse almeno potuto, come una volta, passare
le ore nel verde dei campi, occupata nel lavoro della terra o nella
custodia del bestiame, e abbandonarsi senza testimoni al suo dolore,
e disfogare l'amarezza dell'anima tradita! Ma la catena ch'ella stessa
s'aveva imposto la strascinava suo malgrado dietro quella gente, come
fragile schifo attaccato alla nave da guerra, fra i pericoli e le
tempeste di una vita ch'ella oramai abborriva. Questo stato di continua
violenza agiva intanto anche sul suo fisico. Visibilmente dimagrita,
ogni giorno si alzava più pallida e più stanca. I suoi grandi occhi
neri, perduto il brio della giovinezza, guardavano sempre più mesti
e malati: nessuna speranza, nessuna gioia li rianimava, ed e' si
posavano lenti sugli oggetti, quasi non avessero avuto la forza di
raccorne l'immagine. Nessuno ci badava, ed ella deperiva; deperiva come
la pianticella che una mano incauta ha posto a morire trapiantandola
in un terreno che non le si affà. Nella sua misera condizione unico
sollievo le era il ripensare al passato. Quando la vita amareggiata da
immenso dolore ha perduto tutte le sue attrattive, l'anima oppressa
dall'ingrato presente si getta nei campi dell'immaginazione o si
ripiega sopra sè stessa e rivive di memorie; ed ella del continuo
richiamava i suoi giovani anni, la vita innocente, le gioie e l'affetto
della casa paterna. Curva le spalle sotto il fardello che le veniva
assegnato, confusa nella turba dei contrabbandieri, in quei tristi
viaggi ch'ella cotanto abborriva, spesso col pensiero si segregava
dalla loro compagnia, e taciturna e sorda a tutti i loro sarcasmi
ritornava con accorato desiderio ai dì sereni della sua infanzia. Tra
le continue visioni dell'ameno paese nativo, tra le carezze della sua
povera madre, e le amate persone con cui allora divideva la vita,
e i giuochi puerili e le consuetudini e gli affetti di quegli anni
beati, come una specie di eterno ritornello le si mesceva una immagine
ch'ella aveva per gran tempo dimenticata, e che allora, suo malgrado,
si sentiva risorgere dal profondo del cuore e a guisa di rimorso la
riempiva di pianto. Vedeva la faccia affettuosa di Meni e la malinconia
ed il tacito rimprovero di que' suoi lunghi sguardi appassionati con
cui l'aveva lasciata nell'ultima sera; ed ella che allora non aveva
saputo intenderlo, adesso lo rammemorava con un desiderio sempre
crescente. Oh! se avesse potuto rivederlo e posare la sua povera
fronte afflitta su quel cuore che per tanto tempo l'aveva amata colla
tenerezza di un fratello, e narrargli i suoi falli e le tante lacrime
che l'abbeveravano; se avesse potuto parlare con lui della sua povera
madre perduta, e piangerla e pregar per essa fra le sue braccia!...
Come al solito, erano questi i pensieri ch'ella ravvolgeva nella mente,
quando lasciata la barca e salita la faticosa erta di Conti avviavasi
colle compagne tra gli sterpi e le cretaglie dei reconditi sentieri
del Carso. Al declinare del giorno riuscivano sulla strada postale
presso al villaggio di Dobardò, ove lasciarono il loro fardello tra le
viti e il muricciuolo di scheggie d'un di quei campucci che il povero
slavo con infinita pazienza s'ingegna di creare sul dorso della brulla
montagna, ed entrarono a refocillarsi nell'osteria. La Giannetta stanca
del viaggio si gettò sulla panca in un angolo della stanza, e posata
la faccia ardente di contro al fresco della parete s'aveva lasciato
cadere sugli omeri il fazzoletto: apparivano le trecce molli di sudore,
ed ella cogli occhi semichiusi pareva che dormisse. Le altre s'erano
fatte portar da bere, e intanto che l'oste ammanniva la frittata,
esilarate dallo spirito gentile di quell'asciutto e purissimo cividino,
ricominciavano i loro cicalecci. — Ehi signor Michele, l'è un deserto
quest'oggi la vostra osteria.... — Signor Michele, non ci darete che
frittata? Al meno tagliate per entro un po' di salsiccia. — Piglia la
scodella, Mora, e fà di diguazzare, ch'e' non ci regalasse qualche uovo
boglio.
— E dove diamine si sono ficcati quest'oggi i vostri avventori? —
I miei avventori, rispondeva con tutta pace l'oste, sono avvezzi a
capitare più tardi, e poi non è mica giorno di sagra quest'oggi!
— Domenica neh, avete avuto la sagra? — Domenica; e ballavasi su
due tavolati. C'era della signoria; c'era mezzo il territorio e una
quantità di Triestini....
— Che fortuna per le vostre _tamblade_! Non vi sarete già lasciato
trovare sì alla sprovvista e avrete loro ammannito qualche cosa di
meglio che un po' di frittata in zoccoli. — Ma!... siamo in montagna.
— C'è un pentolino di brodo, volete farne una zuppa per la malata? —
Ve' anche costui che s'ingegna di far l'occhiolino pietoso alla nostra
madonna addolorata! Bravo signor Michele! E tu Giannetta, coraggio, che
colle tue smorfie hai trovato chi vuol farti la pappa. — Vi ringrazio,
diss'ella, ma non prendo niente. — Ben pensato davvero! Così per
soprassello, oltre a' tuoi fardelli, avremo il gusto di strascinare
a casa anche te.... — Una carretta intanto entrava nel cortile. — Se
non isbaglio abbiamo compagnia, disse la vecchia Caterina che guardava
dalla finestra. A quell'annunzio lasciarono in pace la poveretta e
tirate dalla curiosità si misero ad osservare i nuovi venuti. Era
una specie di sdrucito carro a banchi tutto coperto dalla polvere,
con un cavallaccio maghero e trafelato, e ne smontavano cinque o
sei giovinotti, che dal vestito e dagli arnesi mostravano di essere
operai che andassero a Trieste. Un d'essi d'aspetto severo e piuttosto
melanconico, quando fu nella stanza si mise a fisare la Giannetta.
Visibilmente commosso si calcò in fronte il cappello, e pallido come
un cadavere uscì di nuovo all'aperto. Ella sulle prime non lo conobbe.
La barba lasciata crescere, il vestito che indossava e due anni di
lontananza e di patimenti ne avevano di troppo mutata la fisonomia; ma
a quello sguardo, a quell'atto si risovvenne, e lasciate le compagne
corse subito sulle sue tracce. Sedeva sotto una pergola colle braccia
conserte al petto, come se avesse voluto comprimere il cuore, e parve
non s'accorgesse di lei. — Meni! diss'ella, Meni tanto desiderato!...
Se sapeste come ringrazio il Signore di pur vedervi una volta! — Egli
non rispose, ma immoto come una pietra continuava a guardare il non
lontano laghetto che tra le gole della montagna rifletteva la porpora
degli ultimi raggi.
— Due anni, Meni, da che voi siete partito! Quante lacrime versate in
questi due anni! Io, disgraziata, non ho saputo intendere il vostro
affetto; invece vi ho preferito un uomo.... che non mi ama.... Oh
perdonatemi! Voi siete buono, Meni. Mi ricordo sempre di una volta
ch'eravamo seduti come adesso sotto una vite in faccia al sole che
tramontava; e una formica correva sul vostro vestito e voi non voleste
ch'io la scacciassi; ma la lasciaste progredire finchè si arrampicò
sopra una foglia.... Non vogliate scacciare adesso la povera Giannetta
che inginocchiata a' vostri piedi si rifugia al vostro cuore e vi
scongiura a tornarle a voler bene come quando eravamo sempre insieme e
la nostra mamma con noi!... Ora ella è in paradiso.... e io son sola
a questo mondo, e grandemente infelice.... Oh guardate come mi sono
consumata! — Il giovane a queste parole si nascose la faccia colle
mani, poi dopo un momento di pausa la sollevò bagnata di pianto e colla
voce ancora commossa così dolcemente rispose: — Sono andato via, perchè
tu potessi abbandonarti al tuo amore senza rimorso. Una preghiera feci
allora, e poi replicai incessantemente che Dio ti désse tutto quel bene
che a me veniva negato! Non fui esaudito.... In quei brutti paesi là io
pativa troppo. Seppi di una strada ferrata che si costruisce in Italia,
e pensai d'imbarcarmi a Trieste per andar a lavorare dove almeno si
parla la mia lingua. Nel passare così vicino ai luoghi dove son nato,
sentivo un desiderio infinito di rivederli e di riabbracciare la buona
vecchia che avrebbe voluto farmi felice. Or ella non è più.... ed io
non ho più nessuno che mi ami! A finir di riempiere la misura del mio
dolore doveva venire la certezza che tutti i miei sacrifizi sono stati
inutili. Noi ci siamo traditi, Giannetta!... e a noi non resta che
una sola speranza, quella di rivederci in un'altra vita. Dì a' miei
compagni che mi sono incamminato e che mi troveranno per via. — E si
divisero e in quella notte viaggiarono entrambi, ella per Gorizia a
casa, egli per Trieste al mare; e le loro anime desolate si univano
in un solo intenso desiderio, quello di dormire presto nella terra del
cimitero.