IV. DUE ANNI PIÙ TARDI.

Alle tre del mattino una piccola barca salpava dal molo San Carlo a

Trieste. Le nubi cubavano meste sul golfo, e a guisa di un immenso

panno bigio da cui trapelava sol poca ed incerta la luce, cadevano

affaldate sul dorso dei monti, mentre una nebbia leggera, come se

fosse l'alito del mare, involgeva l'operosa città che già incominciava

a destarsi. A levante l'orizzonte s'apriva in una pallida lista che

annunziava i crepuscoli e faceva più bruno l'alternarsi delle onde

concitate. Nella barca stavano sedute alcune donne friulane. Quasi

ognuna portava un cesto coperchiato, od un fardello. Con esse due

soli uomini, un ciabattino che dicevano il paron Giacomo, e che s'era

messo al governo del timone, e colui che remigava sbracciato coi

calzoni rattoppati, una vera faccia proibita. Avevano sciorinata la

vela, ma non furono appena scostati dal lido, che dovettero ammainare,

perchè l'insolente libeccio che da qualche ora aveva incominciato

a soffiare, si faceva sempre più forte, e co' suoi colpi rabbiosi

minacciava squarciarla; le onde ingrossavano. — Il mare mi ha un gran

brutto muso quest'oggi — disse una di quelle donne guardando al pelo

dell'acqua che s'andava facendo sempre più bruno. Intanto gonfiati dal

vento lor stridevano in capo i fazzoletti, e le vesti fischiavano. —

Da brave, comari! giù dalle panche, sedetevi sul tavolato nel mezzo

della barca — gridava da prua un dei manigoldi. Obbedirono. Una fra

esse era compresa da visibile sgomento. Tenevasi fortemente stretta

alla gonna delle compagne, mormorava continue preghiere, e ad ogni

ondata o colpo di vento rompeva in un grido e chiamava in aiuto la

Vergine benedetta e tutti i santi del paradiso. Le altre la deridevano.

— È inutile, Giannetta, se non vedi di gridare un po' più forte,

come vuoi che ti senta il buono Iddio in mezzo a questo strepito

indiavolato? — Ahimè! soggiugneva la Mora, ci vuol altro che i tuoi

flebili piagnistei! Le bestemmie che tira paron Giacomo risicano di

essere assai più efficaci, perchè egli, perdinci, ha trovato un timbro

di voce che penetra i cieli! — Via, finiscila con codeste scene! —

Io per me dico, osservava un'altra, che i nostri uomini avrebbero

fatto pur bene a risparmiarci l'imbroglio di questa povera bimba che

non sa far altro che piagnucolare. Finchè c'era la Tonina vada! chè

almeno quel folletto colla sua bravura compensava; ma adesso.... —

A proposito della Tonina, interrompeva la Mora, sai ch'io ieri l'ho

veduta.... — L'hai veduta? Eh burli! È tanto tempo che non si sa nulla

di lei. — L'ho veduta con questi occhi, vi dico! E non avevo mica le

traveggole; era proprio in anima in corpo la Tonina.... — E che cosa ti

fu detto? E dove si trova? — Oh bella, a Trieste si trova! in quanto

al parlare con essa è un altro paio di maniche. Io ero alla finestra

di un terzo piano con una mia conoscente, ed ella attraversava piazza

Lipsia a braccetto d'un giovinotto, vestita come una dama col suo bravo

cappellino in testa e in guanti.... Non poteva credere a me stessa,

e sono corsa a basso per incontrarla. Veramente ha fatto le viste di

non conoscermi, ma l'era finzione, la m'ha conosciuto benissimo ed è

diventata rossa come una cresta di gallo.... — In quella alcune voci

in mare gridavano a piena gola alla barca che si tenesse alla larga.

— Alla larga un diavolo! rispose il ciabattino, non vedete che mare

indemoniato? Noi vogliamo guadagnare la riva Conti e non mica per

risparmiar le vostre reti andar con questo guscio di noce a far visita

in Istria al capo di Salvorre. — Erano pescatori che a causa del mal

tempo s'affrettavano a togliere dall'acqua le chiusure tese per la

pésca, e con immensa fatica lottavano contro il vento e contro le onde.

La barca veniva proprio pel mezzo dei loro ordigni, e non era possibile

che passasse senza lacerarli. S'impegnò d'ambe le parti una zuffa

di bestemmie che finirono di spaventare la povera Giannetta. Anche

le sue compagne, allora accorte del pericolo, stavano rannicchiate

sullo spazzo e tremavano. Ma paron Giacomo tenne fermo, e in mezzo

a una salva d'improperi passò vittorioso attraverso le reti senza

badare agli squarci che operava, mentre allontanarsi dalla costa con

quella sua fragile navicella sarebbe stato lo stesso che farsi portar

via come paglia travolta dalla bufera. A forza di stenti finalmente

afferrarono. Le donne messe a terra badavano a' loro fardelli. La

vecchia Caterina le divise in due schiere. L'una doveva salire la

montagna e a Prosecco subir la visita dei doganieri, l'altra per greti

e viottoli di malagevole riuscita trascinar il contrabbando studiando

a forza di buoni occhi e di buone gambe di evitare qualche tristo

incontro. Qui nuova baruffa, perchè la Giannetta destinata colle prime,

erasi ostinata a voler piuttosto affrontar il pericolo, e ad onta

della sua poca attitudine assoggettarsi agli strapazzi della fatica

di quella mala via. Povera Giannetta! Benchè da due anni ell'avesse

sposato il contrabbandiere, pure non poteva ancora assuefarsi al brutto

mestieraccio. Quel dover fingere, quel dir continue bugie, vivere di

frodi e d'inganni, essere sempre in compagnia di gente sfrontata, a

lei cresciuta nella semplicità dei campi e nell'ingenuo affetto d'una

famiglia d'onesti agricoltori, era patimento superiore alle sue forze,

e vi si adattava a malincuore; ma fra tutte queste amarezze ce n'era

una ch'ella non aveva mai potuto trangugiarsi: la visita dei doganieri.

Le pareva offesa così villana, alla quale la sua dignità e il suo cuore

di donna si ribellavano potentemente. Povera Giannetta! Inebbriata da

troppo amore, ella non aveva veduto che la beatitudine di finalmente

possedere l'idolo che s'aveva creato nella sua giovine fantasia; e non

ebbe tempo da riflettere alla vita che abbracciava, nè ai disinganni

che avrebbe tra poco dovuto subire. Era come chi guarda a un magnifico

palazzo e non pensa ai dolori e alle lagrime di sangue che forse lì

entro si versano. Anche i suoi parenti, quando il contrabbandiere

chiese la sua mano, s'erano facilmente consolati, ed avevano

acconsentito con gioia, perchè la casa di Martino non mancava di agi;

anzi i suoi secreti guadagni lo mettevano in istato di scialare e

veniva considerato come il più facoltoso tra i contadini dei contorni.

Vestivano da signori, si trattavano senza risparmio, avventori a tutte

le osterie avevano credito in paese; e perfino la vecchia Maddalena,

quantunque il suo prediletto Meni colla sua improvvisa risoluzione

di andar in Germania a lavorar sulla strada ferrata le avesse portato

via il cuore, un poco alla volta si rasserenò e credette una fortuna

il nuovo partito ch'erasi presentato alla figlia. Quest'era la pagina

dorata su cui leggevano gli occhi del mondo, ma ve n'era un'altra

recondita scritta a caratteri ben tetri, e questa col tempo doveva

leggerla la sola Giannetta.

Crearsi coll'anima innamorata un sogno, e dopo averlo lungamente

vagheggiato indarno, vederselo tutto ad un tratto realizzare, e

giugnere il fatto laddove non ardivano neanche i più segreti desiderj

del cuore, dovrebb'essere la suprema fra le gioie umane, e la Giannetta

l'aveva conseguita. La fortuna s'era compiaciuta di regalarle il

suo bel castello in aria: per una specie di miracolo, ella aveva non

solo trovato, ma possedeva l'idolo della sua fantasia. Contuttociò la

Giannetta non era felice.

Affascinata dalla bellezza del giovane, poi da' suoi modi attraenti,

ella non aveva avuto tempo da riflettere al più essenziale, all'anima

ed al cuore di lui, e gli si era donata prima di conoscerlo; o per

meglio dire, sulla base di alcune esteriori qualità che l'avevano

invaghita, ella aveva immaginato a suo modo un'anima ed un cuore che

il tempo doveva ben altrimenti rivelarle. Ella si aveva lasciato

entrar l'amore per gli occhi, e gli occhi l'avevano tradita. — Il

brutto mestiere che Dino esercitava fin dall'infanzia, lo metteva

troppo spesso al contatto di gente rotta ad ogni sorte di vizi, perchè

egli avesse potuto conservare i semplici costumi dei campi tra cui

era nato. La vita arrischiata e sempre in lotta ch'ei conduceva gli

aveva insegnato assai giovane a disprezzare ogni legge, e la sua

mente s'aveva formato a suo modo l'idea dei propri doveri e diritti.

Circondarsi di menzogne e di frodi, disobbedire all'autorità e anche

talvolta resisterle colle armi; far vita scioperata e girovaga,

frequentare le città e immergersi nelle gozzoviglie di equivoche

taverne, dove spesso divideva le sue gioie col libertino, col ladro,

col micidiario, gli avevano da gran tempo avvelenata la coscienza.

Oh! se la semplice giovanetta, che nella sua serena solitudine lo

sognava con tanto affetto, avesse potuto vederlo tra i bicchieri

e gli amici e le profanazioni di quelle orgie abbiette dove così

spesso ei protraeva le notti! Se avesse potuto udire un solo dei

loro discorsi.... udire da quelle labbra così soavemente amorose, che

cosa egli intendesse per amore!... La schifosa lumaca che talvolta si

nasconde nel bocciuolo della rosa, il rettile che comparisce improvviso

fra l'erba a contaminarla del suo alito pestilenziale, le avrebbero

inspirato assai meno orrore. Erano anime degradate che nel calice della

gioia oramai più non bevevano che la impura feccia. Come la farfalla

che col lungo volare perde la dilicata peluria e la freschezza e i

brillanti colori delle ali screziate, come la sensitiva che una mano

indiscreta finisce coll'appassire e privarla del nerbo della vita,

così a forza di sprecare l'amore, essi l'avevano per sempre perduto.

Anime invalide a mai più sentire i divini entusiasmi del bello, a cui

dinanzi la magnifica tela del creato passava scolorata e senza poesia.

O che mai valevano le loro gioie sguaiate e il cinismo dei loro sorrisi

in confronto di una lagrima di soave emozione! Ed era a una di queste

anime inaridite ch'ella, l'inesperta, aveva profuso i ricchi tesori

del suo cuore! Povera Giannetta quando s'accorse dell'inganno, quando

ad uno ad uno dileguati tutti i suoi sogni, finalmente s'avvide che di

quanto amava quaggiù sulla terra non altro l'era rimasto che la forma

esteriore! Avesse almeno trovato un conforto nella famiglia ch'ella

aveva adottato per sua!... Ma ella, altrimenti educata, altrimenti

avvezza a guadagnarsi il suo pane, non trovava simpatia tra quella

gente ardita, i cui costumi erano tanto disformi dai suoi.

Ridevano della sua timidezza, si burlavano della dignità dell'anima

sua, e i suoi modi miti ed affettuosi le erano quasi una specie di

colpa. Aggiugni che affatto inetta a' loro traffici, invece di giovarli

spesso serviva d'imbarazzo. Da principio rifugiavasi nell'amicizia

della Tonina. L'età quasi pari, l'esser ella la prima della famiglia

che aveva conosciuto, e il suo fare, che in mezzo a molti difetti pure

aveva del franco e del leale, le conciliavano confidenza. Poi la Tonina

anch'ella le voleva bene, e nel suo modo s'ingegnava di proteggerla,

e pareva quasi si avesse assunto di educarla ai pericoli e alle

difficoltà di quella nuova vita. Ma anche questo conforto durò poco. In

paese la Tonina era una ragazza discreditata. La vedevano troppo spesso

alle sagre bazzicare con ogni sorta di gente. Non amava il lavoro;

invece sempre fuori, e all'osteria entrava disinvolta, e le piaceva

scialare vestiti più a modo cittadino che da campagna. Era stata in

promissione prima ad un mugnaio, poi con altri, ed alla sua porta

venivano a farle all'amore i meglio trincati giovinotti del paese, ed

ella se ne teneva; ma oramai nessuno le si proferiva a marito. Cominciò

ad accorgersi ch'ell'era lasciata in disparte, e vedeva intanto farsi

spose le compagne più giovani. Offesa nel suo amor proprio si mise in

malinconia, e un bel giorno alla Giannetta disse che andava a Trieste

e che non sarebbe ritornata. — A Trieste, soggiunse ella, ho trovato

un damo che vale per tutta cotesta genía che mangia il pan d'oro e

poi marcia in zoccoli. Vo' far la mia fortuna. — Giannetta lo credette

uno scherzo; ma purtroppo ella rimase a Trieste. Qualche tempo dappoi

morì la vecchia Maddalena. Allora la povera creatura si trovò affatto

sola in questo mondo. Nessuno divideva le sue lacrime, nessuno sapeva

intendere il suo cuore. Avesse almeno potuto, come una volta, passare

le ore nel verde dei campi, occupata nel lavoro della terra o nella

custodia del bestiame, e abbandonarsi senza testimoni al suo dolore,

e disfogare l'amarezza dell'anima tradita! Ma la catena ch'ella stessa

s'aveva imposto la strascinava suo malgrado dietro quella gente, come

fragile schifo attaccato alla nave da guerra, fra i pericoli e le

tempeste di una vita ch'ella oramai abborriva. Questo stato di continua

violenza agiva intanto anche sul suo fisico. Visibilmente dimagrita,

ogni giorno si alzava più pallida e più stanca. I suoi grandi occhi

neri, perduto il brio della giovinezza, guardavano sempre più mesti

e malati: nessuna speranza, nessuna gioia li rianimava, ed e' si

posavano lenti sugli oggetti, quasi non avessero avuto la forza di

raccorne l'immagine. Nessuno ci badava, ed ella deperiva; deperiva come

la pianticella che una mano incauta ha posto a morire trapiantandola

in un terreno che non le si affà. Nella sua misera condizione unico

sollievo le era il ripensare al passato. Quando la vita amareggiata da

immenso dolore ha perduto tutte le sue attrattive, l'anima oppressa

dall'ingrato presente si getta nei campi dell'immaginazione o si

ripiega sopra sè stessa e rivive di memorie; ed ella del continuo

richiamava i suoi giovani anni, la vita innocente, le gioie e l'affetto

della casa paterna. Curva le spalle sotto il fardello che le veniva

assegnato, confusa nella turba dei contrabbandieri, in quei tristi

viaggi ch'ella cotanto abborriva, spesso col pensiero si segregava

dalla loro compagnia, e taciturna e sorda a tutti i loro sarcasmi

ritornava con accorato desiderio ai dì sereni della sua infanzia. Tra

le continue visioni dell'ameno paese nativo, tra le carezze della sua

povera madre, e le amate persone con cui allora divideva la vita,

e i giuochi puerili e le consuetudini e gli affetti di quegli anni

beati, come una specie di eterno ritornello le si mesceva una immagine

ch'ella aveva per gran tempo dimenticata, e che allora, suo malgrado,

si sentiva risorgere dal profondo del cuore e a guisa di rimorso la

riempiva di pianto. Vedeva la faccia affettuosa di Meni e la malinconia

ed il tacito rimprovero di que' suoi lunghi sguardi appassionati con

cui l'aveva lasciata nell'ultima sera; ed ella che allora non aveva

saputo intenderlo, adesso lo rammemorava con un desiderio sempre

crescente. Oh! se avesse potuto rivederlo e posare la sua povera

fronte afflitta su quel cuore che per tanto tempo l'aveva amata colla

tenerezza di un fratello, e narrargli i suoi falli e le tante lacrime

che l'abbeveravano; se avesse potuto parlare con lui della sua povera

madre perduta, e piangerla e pregar per essa fra le sue braccia!...

Come al solito, erano questi i pensieri ch'ella ravvolgeva nella mente,

quando lasciata la barca e salita la faticosa erta di Conti avviavasi

colle compagne tra gli sterpi e le cretaglie dei reconditi sentieri

del Carso. Al declinare del giorno riuscivano sulla strada postale

presso al villaggio di Dobardò, ove lasciarono il loro fardello tra le

viti e il muricciuolo di scheggie d'un di quei campucci che il povero

slavo con infinita pazienza s'ingegna di creare sul dorso della brulla

montagna, ed entrarono a refocillarsi nell'osteria. La Giannetta stanca

del viaggio si gettò sulla panca in un angolo della stanza, e posata

la faccia ardente di contro al fresco della parete s'aveva lasciato

cadere sugli omeri il fazzoletto: apparivano le trecce molli di sudore,

ed ella cogli occhi semichiusi pareva che dormisse. Le altre s'erano

fatte portar da bere, e intanto che l'oste ammanniva la frittata,

esilarate dallo spirito gentile di quell'asciutto e purissimo cividino,

ricominciavano i loro cicalecci. — Ehi signor Michele, l'è un deserto

quest'oggi la vostra osteria.... — Signor Michele, non ci darete che

frittata? Al meno tagliate per entro un po' di salsiccia. — Piglia la

scodella, Mora, e fà di diguazzare, ch'e' non ci regalasse qualche uovo

boglio.

— E dove diamine si sono ficcati quest'oggi i vostri avventori? —

I miei avventori, rispondeva con tutta pace l'oste, sono avvezzi a

capitare più tardi, e poi non è mica giorno di sagra quest'oggi!

— Domenica neh, avete avuto la sagra? — Domenica; e ballavasi su

due tavolati. C'era della signoria; c'era mezzo il territorio e una

quantità di Triestini....

— Che fortuna per le vostre _tamblade_! Non vi sarete già lasciato

trovare sì alla sprovvista e avrete loro ammannito qualche cosa di

meglio che un po' di frittata in zoccoli. — Ma!... siamo in montagna.

— C'è un pentolino di brodo, volete farne una zuppa per la malata? —

Ve' anche costui che s'ingegna di far l'occhiolino pietoso alla nostra

madonna addolorata! Bravo signor Michele! E tu Giannetta, coraggio, che

colle tue smorfie hai trovato chi vuol farti la pappa. — Vi ringrazio,

diss'ella, ma non prendo niente. — Ben pensato davvero! Così per

soprassello, oltre a' tuoi fardelli, avremo il gusto di strascinare

a casa anche te.... — Una carretta intanto entrava nel cortile. — Se

non isbaglio abbiamo compagnia, disse la vecchia Caterina che guardava

dalla finestra. A quell'annunzio lasciarono in pace la poveretta e

tirate dalla curiosità si misero ad osservare i nuovi venuti. Era

una specie di sdrucito carro a banchi tutto coperto dalla polvere,

con un cavallaccio maghero e trafelato, e ne smontavano cinque o

sei giovinotti, che dal vestito e dagli arnesi mostravano di essere

operai che andassero a Trieste. Un d'essi d'aspetto severo e piuttosto

melanconico, quando fu nella stanza si mise a fisare la Giannetta.

Visibilmente commosso si calcò in fronte il cappello, e pallido come

un cadavere uscì di nuovo all'aperto. Ella sulle prime non lo conobbe.

La barba lasciata crescere, il vestito che indossava e due anni di

lontananza e di patimenti ne avevano di troppo mutata la fisonomia; ma

a quello sguardo, a quell'atto si risovvenne, e lasciate le compagne

corse subito sulle sue tracce. Sedeva sotto una pergola colle braccia

conserte al petto, come se avesse voluto comprimere il cuore, e parve

non s'accorgesse di lei. — Meni! diss'ella, Meni tanto desiderato!...

Se sapeste come ringrazio il Signore di pur vedervi una volta! — Egli

non rispose, ma immoto come una pietra continuava a guardare il non

lontano laghetto che tra le gole della montagna rifletteva la porpora

degli ultimi raggi.

— Due anni, Meni, da che voi siete partito! Quante lacrime versate in

questi due anni! Io, disgraziata, non ho saputo intendere il vostro

affetto; invece vi ho preferito un uomo.... che non mi ama.... Oh

perdonatemi! Voi siete buono, Meni. Mi ricordo sempre di una volta

ch'eravamo seduti come adesso sotto una vite in faccia al sole che

tramontava; e una formica correva sul vostro vestito e voi non voleste

ch'io la scacciassi; ma la lasciaste progredire finchè si arrampicò

sopra una foglia.... Non vogliate scacciare adesso la povera Giannetta

che inginocchiata a' vostri piedi si rifugia al vostro cuore e vi

scongiura a tornarle a voler bene come quando eravamo sempre insieme e

la nostra mamma con noi!... Ora ella è in paradiso.... e io son sola

a questo mondo, e grandemente infelice.... Oh guardate come mi sono

consumata! — Il giovane a queste parole si nascose la faccia colle

mani, poi dopo un momento di pausa la sollevò bagnata di pianto e colla

voce ancora commossa così dolcemente rispose: — Sono andato via, perchè

tu potessi abbandonarti al tuo amore senza rimorso. Una preghiera feci

allora, e poi replicai incessantemente che Dio ti désse tutto quel bene

che a me veniva negato! Non fui esaudito.... In quei brutti paesi là io

pativa troppo. Seppi di una strada ferrata che si costruisce in Italia,

e pensai d'imbarcarmi a Trieste per andar a lavorare dove almeno si

parla la mia lingua. Nel passare così vicino ai luoghi dove son nato,

sentivo un desiderio infinito di rivederli e di riabbracciare la buona

vecchia che avrebbe voluto farmi felice. Or ella non è più.... ed io

non ho più nessuno che mi ami! A finir di riempiere la misura del mio

dolore doveva venire la certezza che tutti i miei sacrifizi sono stati

inutili. Noi ci siamo traditi, Giannetta!... e a noi non resta che

una sola speranza, quella di rivederci in un'altra vita. Dì a' miei

compagni che mi sono incamminato e che mi troveranno per via. — E si

divisero e in quella notte viaggiarono entrambi, ella per Gorizia a

casa, egli per Trieste al mare; e le loro anime desolate si univano

in un solo intenso desiderio, quello di dormire presto nella terra del

cimitero.

Racconti(#49510) · 第 66 / 90 题