A piedi delle colline di Butrio, a man ritta della via che conduce
a Cividale si estendono alcuni gentili praticelli frastagliati da
siepaglie di alni, sparsi qui e colà di qualche pioppo. La Giannetta
soleva in que' luoghi condurre al pascolo il bestiame. Di rado
saresti passato in quelle vicinanze senza sentir la sua voce argentina
echeggiare per l'aere, come quella dell'allegra allodoletta quando
balla incontro al sole cantando le sue infinite variazioni. Fin
dagli anni più teneri ella aveva preso pratica di quei siti. Prima
coi paperi, poi cogli agnelli, in séguito, quando non c'erano lavori
nei campi, nelle ore mattutine e sulla sera col gregge bovino. Ivi i
giuochi della sua infanzia, ivi le corse e le danze colle compagne,
ivi s'era aperta la sua anima alle prime impressioni, e come se la
bella natura che la circondava avesse contribuito a formarla, ella
aveva in sè qualche cosa di quell'aere purissimo e di quell'allegra e
serena verdura. Più tardi, quando fatta grandicella aveva incominciato
a piegar le dita al lavoro, passava molte ore seduta all'ombra d'una
macchia d'arboscelli, e filava cantando or le orazioni che imparava
alla chiesa, ora le mille villotte che l'innamorata gioventù spande
a rallegrare di poesia la solitudine dei campi. Anche quest'anno
al primo fiorire del biancospino ell'era tornata e cantava, ma
la sua voce divenuta più gentile aveva assunto come una tinta di
affettuosa malinconia, e anch'ella, quietata la vivacità di quegli
anni spensierati in cui l'umana creatura gittata nello spazio par che
altro scopo non abbia che di crescere e svilupparsi, s'era fatta più
mansueta, più composta. Talvolta, dopo aver cantato una rima d'amore,
abbassava la testa graziosa e rimaneva lungo tempo in silenzio come
meditando il suono di qualche frase che l'era ancora incompresa.
Tal'altra tutto ad un tratto mettevasi a cercar fiori, e se ne
adornava i capelli, o riempiuto il grembiale fermavasi con gran cura ad
iscegliere fra essi i più belli, ad assortirli ed a tesserne ghirlande
e mazzolini; poi due farfallette che le passavano dinanzi carolando le
facevano dimenticare il lavoro, e collo sguardo intento le seguiva per
l'aere, finchè dileguate nell'azzurro della volta celeste ella chinava
gli occhi inumiditi di pianto — e il pianto l'era voluttà, e spesso
senza saperlo dolcemente vi si abbandonava. Pareva che in quell'anno le
si fosse generato nell'anima un sentimento nuovo, un recondito affetto
che la luce, l'aria e la terra la invitavano senza sua coscienza ad
effondere. Era come il fiore, che finito di spiegare la forma leggiadra
ch'ei ritrae dal suolo, e bevuto dall'atmosfera tutto il colore che
deve adornarlo, in un bel giorno il sole lo guarda e gl'infonde il
profumo. Ma quando immobile, colla testa fra le mani stava ore e ore
assorta in silenzio, a che pensava ella? Dinanzi alle chiuse pupille
era un'immagine che continuamente le passava; una immagine che il tempo
non aveva potuto illanguidire, anzi ogni giorno ei gliela rendeva più
vivace, come se i sogni dell'oggi avessero avuto forza per accrescere
que' del domani. Il giovine che ella aveva veduto sulla piazza di San
Giacomo difendere il contrabbandiere le si era impresso nell'anima
in maniera indelebile. Le stava sempre negli occhi, e ogni volta che
fermavasi a ripensarlo, lo rivedeva più bello. Quell'impeto generoso
con cui s'era lanciato solo e senz'armi contro ai quattro che avevano
già trionfato, la snella persona, l'indomito ardire che gli lampeggiava
nello sguardo, quei folti capelli neri che con un altero scuoter di
testa ei s'aveva gittati all'indietro, quella giovane faccia ancora
imberbe, impallidita per l'ira, le labbra bianche atteggiate ad un
impavido sorriso di sfida, l'affrontarsi, il sollevare il caduto, e
la nobile noncuranza con cui dopo la vittoria si calcò in fronte il
cappello e si tolse agli applausi della folla entusiastata, erano
memorie ch'ella si sentiva nel cuore sempre più vivaci e più profonde,
come la cifra scolpita nella giovine corteccia che cresce e si dilata
insieme colla pianta. Oh s'ella avesse potuto rivederlo! ma tranne
i sogni della sua fantasia, nulla ella sapeva di lui, e intanto il
mistero istesso aggiugneva prestigio all'idolo ch'ella s'aveva creato.
Talvolta con puerile serietà si metteva ad interrogare un fiore, e
strappandogli ad uno ad uno i petali gli chiedeva, se la lo doveva
rivedere, se sarebbe diventato il suo damo; e se la risposta veniva
contraria, trovava subito la scusa per non crederci, o il fiore non
era il primo ch'ella aveva guardato, o invece di uno l'erano venuti
due petali ad un tratto, e tornava a ricominciare. Tal'altra stando
lì all'aperto accoglieva con affetto l'aria che le vellicava la faccia
immaginandosi che potesse esser quella ch'egli aveva respirato. Avrebbe
voluto cangiarsi nell'uccelletto che le passava sul capo volando,
per viaggiare a suo talento il mondo e scoprir dove fosse. La sera
non poteva mai staccar gli occhi dalle prime stelle che comparivano
sul firmamento, sperava che anch'egli le avesse guardate, e sentivasi
dolcemente consolata nel pensare che v'era pure un punto nel creato
dove le loro anime potevano forse per un istante ritrovarsi unite.
Intanto le sue mani erano diventate pigre, spesso tornava a casa co'
fusi vuoti, e quel tanto consumarsi sempre fitta in un vano pensiero
le aveva a poco a poco offuscata la fronte ed appassita la freschezza
del suo cuore di vergine. Parve che la madre avesse notato questo suo
mutarsi, ma la buona donna lungi dall'apporsi al vero interpretava
secondo i propri desiderj. Fra gli amici che spesso venivano in casa,
c'era un giovine per cui la vecchia Maddalena aveva tutte le sue
predilegioni. Di modi mansueti, di un carattere quieto ed affettuoso,
Meni invece di giocare alla romorosa partita delle bocce, o di cantare
strambotti coi compagni lì nel cortile, o nella via dinanzi alla
porta della casa, come talvolta solevano nelle sere dei dì festivi,
faceva più volentieri compagnia alle donne, e le aiutava nelle loro
faccenduole; ed ora mettevasi colla vecchia a ragunare i pulcini, o
pure colla Giannetta annaffiava il basilico, o le insegnava a potare i
rosai e a tesserli in eleganti festoni lungo il muricciuolo dell'orto,
dov'ella si teneva il suo quadrettino di fiori. Più maturo di età,
egli aveva cominciato ad affezionarsi a lei fin da quando era bambina,
e la domestichezza e la dolce consuetudine di vederla quasi ogni
giorno gli avevano, senza ch'ei se ne accorgesse, generato nel cuore
una simpatia che oramai formava parte della sua vita. La Giannetta
anch'ella lo amava, ma come un fratello. Gli anni troppo acerbi e
la loro gioia spensierata non le avevano lasciato capire la fiamma
malinconica che s'era accesa negli occhi del giovane; e un affetto,
quando nasce soltanto nell'anima, gli è come un vincolo di sangue, che
può di rado cangiare natura. Venne anche per essa un'altra epoca, ed
accolse altri pensieri, ma non furono per lui. La vecchia Maddalena
guardava ad entrambi, e se aveva indovinato il cuore dell'uno,
era però ben lungi dall'immaginarsi ciò che si passasse in quello
dell'altra. Meni era così amorevole, così un giovane per bene, e di
più apparteneva a una famiglia di contadini agiata e di buona gente,
che fin dal primo conoscerlo, nel suo affetto di madre, le passò subito
per la mente un pensiero, ma tanto lontano che non ardiva confessarlo
neanche a sè stessa. Più tardi le si cangiò in isperanza, e quando
vide la Giannetta impensierita, non dubitò che la cosa non camminasse
secondo i suoi desiderj, e che la fanciulla guardasse anch'ella co'
suoi occhi, e cercava tutte le occasioni che si trovassero insieme, e
che si potessero liberamente parlare. Fu in questa intenzione che nel
dì dell'ottava di Pasqua la vecchia studiò il modo che i due giovani
insieme con una cugina di lui e un'altra ragazza lì del villaggio
andassero alla sagra di Percotto. Negli anni trascorsi quella sagra
era una delle più fiorite dei contorni. Una quantità di gente vi
traeva da tutte le parti per godere gli spettacoli che in quel giorno
solevano rallegrare la moltitudine. Oltre la festa da ballo c'erano
sempre alcuni saltimbanchi e giocatori di bagattelle, c'era la presa
dell'agnello, cioè un agnello incoronato di ciambelle e di bottiglie
con al collo appesa una borsa di danari: si collocava alla sommità di
un lungo palo unto e bisunto di olio e di altre materie glutinose,
ed era premio a chi avesse saputo avviticchiarvisi a quell'altezza
e pigliarselo; e quella prova riusciva di grande sollazzo, ed era
un favorito tripudio della moltitudine campagnuola, che rompeva in
infiniti sghignazzamenti alle cadute dei poco destri e all'untume
di che s'infardavano. Quantunque vi fosse anche in quell'anno gran
concorso di gente, mancavano i divertimenti. Dopo il quarantotto,
l'agnello era stato messo da banda, e la moltitudine, fattasi meno
spensierata, non si sentiva più tanta voglia da ridere. C'era peraltro
la festa da ballo, che le autorità avevano permesso a dispetto dei
preti; ma la maggior parte della popolazione la vedeva a malincuore,
perchè dopo tante lagrime e tanto sangue, pareva che non si potesse più
in coscienza dimenticarsi e danzare senza rimorso. Benchè la Giannetta
sul primo trovarsi in mezzo alla folla ci patisse, non amando quei
tanti sguardi che la sua non comune bellezza non mancava d'attirarle,
pure in quel giorno appena giunta nel villaggio le parve come di
esilararsi, tanto poco ella capiva le intenzioni e l'affetto del povero
Meni. Dopo aver alquanto girato per il paese, entrarono all'osteria.
Era piena zeppa di gente, e in fondo a una lunga tavola mangiavano le
ova sode col radicchio alcune donne col fazzoletto gittato attraverso
la persona, scollacciate e tutte rosse e scalmanate in viso, sicchè
t'era facile l'accorgerti che venivano dalla festa. La Giannetta non
le ebbe appena guardate che ravvisò subito la più giovane, e corse a
salutarla con tutta l'espansione dell'animo, come se si avesse trattato
di una carissima amica. Era una conoscenza fatta in un giorno per lei
memorabile. In quel giorno le si era svegliato il cuore ad un palpito
fino allora sconosciuto. Dopo, quanti pensieri, quante soavi emozioni,
quanta vita!... Ed ella amava tuttociò che in qualche maniera gli
poteva essere collegato; e il ritrovare adesso quel volto, il riudire
quella voce le era speranza recondita, e quasi presagio di gioia
imminente. Nel vederla stretta a così confidente colloquio con quelle
donne tanto a lei dissimili, Meni pativa, e avrebbe voluto poterla
levare di là, e gliene faceva preghiera colla faccia mesta e collo
sguardo affettuoso; ma ella non intese. Parlavano della festa. — Ha'
tu badato, Mora, a quel biondino che ballava colla birraia, quando
noi siamo partite? — Colui ch'è venuto con tuo fratello?... Gli è un
mugnaio del mio paese. — Té! la Tonina che ha sul fegato il biondino! —
osservava la più vecchia, un viso da volpe coi capelli grigi e tuttavia
a cincinnoli. — Và, che ti darebbe l'animo di tornar sul tavolato per
procurar di rubarlo alla birraia! — Poh, che miracoli! Voi che siete
nonna avete ballato quasi un'ora.... — Gli è che ho buone gambe, e
poi oggi per noialtre c'era cuccagna, non è vero, Mora? — E la Mora
un poco punta: — Che cuccagna d'Egitto! Io so che finora non ho mai
stentato di ballerini, e l'altro giorno a Dabardò voi che stavate a
guardare, potete farne fede; e sì delle ragazze non ne mancavano!...
— Ma oggi dove diacine si saranno cacciate, che sulla festa di quelle
del paese non ne vedevi neppure una?... — Dicono che le ha compunte
il Parroco questa mattina con una predica tutta piagnistei. — Oh le
santerelle! ma tanto meglio per noialtre. — Sì: peraltro se non si
fuggiva, a forza di farci ballare ci ammazzavano. — Vuoi che torniamo?
— disse la Tonina; e come se avesse respirato l'armonia dei violini,
balzava in piedi elastica. — Torniamo! — E strascinarono con loro la
Giannetta che stretta al braccio dell'amica non aveva avuto tempo
d'accorgersi come Meni con le sue due compagne seguisse accorato.
Quando arrivò sulla festa, il primo oggetto che la colpì fu il giovane
della piazza di San Giacomo, il giovane ch'ella aveva tanto pensato!
Questa volta non era sogno. Le stava dinanzi in tutta la sua bellezza,
con una mano gentilmente posata sul fianco, cogli occhi raccolti, e
danzava leggero con una certa sprezzata disinvoltura, che pareva che
neanche movesse la snella persona. Ella più non vide gli astanti,
non vide la ballerina, non vedeva che lui.... e se non era il battere
del cuore sempre crescente, e il fremito delle ginocchia che glielo
impedivano, la musica l'avrebbe rapita lì in mezzo tra i vortici della
danza. Quando fermarono i violini, egli venne a riposarsi vicino alla
sorella, e salutò per la prima volta la bella giovanetta a cui ella
dava il nome di amica. La Tonina volle che danzassero insieme, e al
primo ripigliarsi del valzer, come aliga in balía del torrente, come
foglia travolta dal turbine ella volava col giovane amato. Pallida il
volto, fuori di sè stessa, il suo orecchio non beveva che armonia, il
suo cuore non respirava che amore. Già tramontava e ballavano ancora.
Cominciò a diradarsi la festa, il villaggio si dispogliava e continue
brigatelle di gente partivano per tutti i lati. La Giannetta con la
sua compagnia tornava a casa dalla parte del torrente. La Tonina e
la Mora tenevano la stessa strada. Non erano appena alle ghiaie che
alcuni giovani a mulo le raggiunsero. Erano mugnai, e tra essi il
contrabbandiere. Quando fu vicino alla Giannetta lasciò che la sua
bestia andasse a passo, e si mise a discorrere colla fanciulla. A
poco a poco si sbrancarono dagli altri. Egli, abbandonate le briglie,
colla persona inchinata sul dinanzi; ella appoggiata alla bestia:
e lo scalpitare dei ferri tra i sassi copriva il lieve bisbiglio
delle loro sommesse parole. Era bella la sera, netto l'orizzonte, e
le colline di Butrio e la costiera di Cormons sormontate dai picchi
ancora innevati delle alpi, presentavano dinanzi a' loro sguardi una
zona di paese, che la luce di quell'ora fantastica accarezzava con
una specie di malinconico affetto, e faceva più vago il primo verde
di che appariva screziata. Quel poco e pallido verde che annunziava
l'imminente primavera era pur gentile! Era come il tenue sorriso che
dopo lungo dolore torna ad infiorare le labbra d'un'amata persona. A
Manzinello si divisero, e l'una compagnia prese la strada di Marzano,
l'altra quella di Butrio. La Giannetta camminava concitata, e come se
la melodia dei valzer uditi le durasse tuttora nell'orecchio; talvolta
colla voce si metteva ad imitarne la cadenza, tal altra prendeva
il braccio delle compagne, e le sforzava a correre seco per qualche
tratto. Era allegrissima e non badava al mesto silenzio del povero
Meni. Troppa commozione l'aveva in quel giorno agitata perch'ella
potesse riflettere a lui. Quando arrivarono a casa, la Maddalena,
che con trepida gioia stava aspettando l'esito della gita, venne loro
incontro. La buona vecchia, mentre s'andava immaginando le dolci parole
che s'avrebbero detto i suoi cari figliuoli, aveva loro apparecchiato
una cenetta di famiglia, e voleva che tutti si fermassero; ed era così
contenta ed accarezzava Meni con tanto affetto, ch'egli non si sentiva
la forza di disingannarla; e benchè avesse il cuore gonfio di lagrime
procurava di mostrarsi lieto. Si dispensò peraltro dal restare a cena,
e salutati tutti come di consueto, uscì all'aperto. Era una bella notte
serena, la luna splendeva tranquilla, e illuminata da lei gli stava
dinanzi, netta e distinta in ogni sua parte, quella modesta casetta di
contadini dov'egli aveva passato tante ore felici. Vedeva la linea del
muricciuolo su cui facevano capolino i rosai della Giannetta, vedeva
in fondo all'orto il mandorlo fiorito, alla cui ombra tante volte era
stato seduto insieme con essa: tra' suoi rami sentì che volitava un
uccelletto, stette un istante in orecchi, e l'udì zufolare in mesto
ed amoroso tenore, mentre da una siepe vicina s'andava sollevando ad
intervalli un sommesso gorgheggio. Era l'usignuolo che colla sua fida
compagna tornava al nido consueto. Si ricordò che l'anno innanzi la
prima ad accorgersi della sua venuta, era stata lei. E poi insieme
avevano notato il sito che aveva scelto, e lo visitavano in secreto,
e videro dischiudersi le uova, crescere e vestirsi di piuma gli
uccellini, finchè venne il giorno in che cominciarono a volare. E quel
giorno era stato per loro due una festa. Seduti sull'erba, sotto la
pergola si godevano taciti a contemplare l'amore con cui il padre e
la madre li addestravano. Usciti dal nido pigolavano trascinandosi a
salti per le aiuole, e i vecchi fatti anch'essi piccini, li chiamavano
facendo lor dinanzi certi piccoli voli, or alla siepe del ribes, or
a' cespugli del biancospino: e quando finalmente fidati alle giovani
penne si abbandonavano all'aria, tornavano loro incontro volando come
frecce, e colle ali li sostenevano finchè li trassero dall'orticello, e
tutta la famigliuola insieme volò via contenta per l'aperto dei campi.
O quante volte la sera, quando la vecchia Maddalena, o qualche altro
della famiglia veniva a sedersi troppo dappresso a quel nido e faceva
tacere sul mandorlo l'usignuolo, essi avevano trepidato per paura che
si scoprisse il segreto, e i loro occhi s'erano incontrati, e nel loro
muto linguaggio s'avevano detto la comune inquietudine! Quanta gioia
in quell'epoca.... quanti soavi pensieri, quanti sogni d'amore!... E
adesso tutto finito! Non doveva dunque più mai ripassare la soglia di
quella casa ospitale, dove i suoi anni giovanili erano stati consolati
da tanto affetto? Mai più le carezze della buona Maddalena?...
L'usuale saluto con cui in quella sera egli s'era congedato, era
dunque l'ultimo? Oh s'essi avessero potuto vedere come sanguinava il
suo cuore, mentre con mentita ilarità dava loro la buona notte! Ma chi
aveva badato al povero Meni? Erano allegri, parlavano della sagra, del
ballo; la fanciulla non gli aveva neanche rivolto uno sguardo, ed egli
partiva per sempre!... Egli saturato di amarezza, egli che aveva veduto
dileguare in una maniera così crudele la speranza del suo avvenire, il
sogno accarezzato de' suoi giovani anni, egli si ritirava in silenzio
per non disturbare la loro gioia. Aveva capito d'essere di peso, e in
quel momento si sarebbe volentieri seppellito sotto terra, perchè altri
liberati dalla sua importuna presenza avessero potuto godere senza
rimorso. Guardò per l'ultima volta quella casa dove restava tanta parte
della sua vita, vide col pensiero la serena immagine della fanciulla
a cui egli aveva donato tutto sè stesso, e coll'anima inginocchiata
dinanzi a Dio, nel suo immenso dolore pregò che fosse felice, e che il
giovane ch'ella gli aveva preposto l'amasse com'egli l'avrebbe amata!