Non andò guari che la fraile Cati cominciò a risentire il benefico
influsso dell'aria libera dei campi, ch'ella aveva tanto desiderato.
Appena partito il barone, ella s'era messa a godere con tutta pienezza
di quella vita campestre, e rinunziato ad ogni etichetta pranzava in
compagnia della gastalda e di suo marito, usciva a far delle lunghe
passeggiate colla Rosina loro figlia, una ragazzetta di quindici anni
che le si affezionò ben presto come se le fosse nata sorella; vestiva
semplice, e trovava un gran piacere a conversare così alla buona con
essi e colle comari del paese facendo uso del suo nativo dialetto, le
cui frasi erano sopravvissute nella memoria ad onta della straniera
educazione, ed ora nel riudirle e nel tornarle a proferire le pareva di
rivivere negli anni beati dell'infanzia.
Alzarsi ogni dì mattutina per respirare l'aura balsamica dell'alba e
ricrearsi dello spettacolo del sole nascente, del canto degli uccelli,
delle danze fantastiche delle variopinte farfalle; vederlo tramontare
assisa in riva al torrente, le cui onde illuminate dagli ultimi raggi
le passavano dinanzi in rapidi volumi di oro e di porpora; bevere
gli effluvi dei tanti fiori che su quell'ora malinconica prima di
chiudere al riposo i vaghi lor calici sogliono esalarli più dilicati
come un addio alla luce moribonda; contemplare nei notturni silenzi
l'immenso stellato dei cieli e la mite vaghezza dei raggi lunari,
quando si diffondono come piove d'argento sul vaporoso creato; coteste
erano delizie ch'ella preferiva a tutti gli spettacoli che l'arte
più raffinata avesse potuto offerirle nella società in cui aveva
fino allora vissuto. Ma un'altra sorte di piaceri assai più cari al
suo cuore ella sapeva procurarsi in quella solitudine. La sua ricca
condizione e la liberalità dello zio la ponevano in istato di poter
soccorrere molti disgraziati, ed ella come angelo di consolazione
volava dappertutto dove sapeva di poter tergere una lacrima. In breve
si sparse la fama della sua beneficenza, e in que' contorni ell'era
conosciuta ed amata come la madre dei poveri. Un dì, sul finire
dell'autunno, sedeva al solito su d'una pietra dirimpetto al pozzo
col cestellino al fianco, e agucchiava lesta lesta ricambiando ogni
qual tratto gli affettuosi saluti delle contadine che s'avviavano ad
attignere. In fondo al villaggio vedevasi aperta la porta della Chiesa;
alcuni fanciulli s'andavano aggruppando là intorno, come se avessero
aspettato qualche novità, e il concorso delle donne all'acque era in
quella sera più dell'usato numeroso.
— Che abbiano proprio da battezzarlo nella nostra chiesa? interrogava
una di esse.
— Ma sì! almeno questa mane sono stati ad avvisarne il curato; e poi
non vedete il sagrestano che aspetta?
— Se fosse vero dovrebbero venir innanzi....
— Mi par grossa, diceva un'altra, che una creatura di quei di là
s'abbia da battezzare in chiesa di cristiani!
— Oh bella! quand'è nata sul fenile di messer Valentino, vorresti che
la portassero fuor di paese?
— Il fatto sta, ch'egli è un bel pezzo ch'io sono ad attignere e ancora
non si vede anima viva.
— Non la battezzano, no, comare, state certa. I ribelli sono tutti
dannati, e non è mica un'oca il nostro curato per impacciarsi con
simile genía.
— Ecco mo che vengono! sclamava una giovinetta; e tutte a guardare a
quella volta.
— Ah mio Dio, non c'è che la levatrice!...
— E la creatura?...
— Eh perdinci! Trattandosi di roba sua, il diavolo se l'avrà sul fatto
inghiottita.
— Oppure, soggiugneva una vecchia, la madre che dev'essere una strega
maledetta, poichè dicono che in quello stato ha potuto scappare di
mezzo alle fiamme, l'avrà partorita con un piedino di porco, e si
saranno accorti, ed ora non la si potrà battezzare.
— Vedete la Menica che parla colla levatrice!... Ella saprà com'è
questa faccenda.... — E tutte lasciato l'attignere si fecero curiose
intorno alla nuova venuta.
— Non ponno trovare in tutto il paese chi voglia tenerla al battesimo,
disse quest'ultima, poichè si tratta di ribelli, capite!
A queste parole la fraile si alzò dal sedile, e fatto segno alla Menica
d'accostarsele, — Buona donna, le disse, vi prego, avvisate subito il
curato che sarò io la santola di quella povera creatura. — E s'avviò a
casa; indi di lì a pochi minuti era in chiesa tra una folla di curiosi,
e con devoto raccoglimento teneva al sacro fonte una fragile creaturina
i cui pianti prolungati pareva che implorassero la compassione degli
astanti. Finita la cerimonia, le campane sonarono a festa, e furono
forse la sola voce di gioia che si congratulasse colla madre di quella
nuova animetta ch'ella aveva messo nel numero dei viventi e che allora
era entrata nella fede de' suoi padri. In quell'istesso giorno la
fraile si fece accompagnare al fenile di Valentino e volle salutare la
puerpera. Ma qual fu la sua sorpresa, quando nella meschina che giaceva
su d'un po' di paglia in quel luogo esposto a tutte le intemperie,
ravvisò la poveretta di N***, a cui pochi mesi prima il barone aveva
così crudelmente negato l'elemosina! E anch'ella, la donna, parve
l'avesse subito ravvisata, poichè si turbò tutta quanta, e divenuta di
bragia, colle mani si nascondeva la faccia. La fraile le si appressò,
le si assise d'accanto, e con voce affettuosa: — Noi ci siamo vedute
ancora, le disse, e in cattivo momento...! Or via, facciamo la pace,
poichè io voglio per quanto posso riparare l'offesa di quella brutta
sera, e oggi che ci siamo fatte parenti, e che in qualche maniera sono
anch'io la madre della vostra creaturina, voi non potete negare di
strignermi la mano in segno di perdono e di amicizia! — Oliva gliela
baciò, e rassicurata da quelle benevole espressioni, osò pregarla che
procurasse di far sapere a suo marito lo stato miserabile in cui si
trovava. Dopo l'incendio, egli s'era messo a giornata in una bottega
da falegname. Un contadino dell'Illirico, che possedeva alcuni campi
a Jalmicco, aveva più volte tentato di acquistare da lui il fondo
della casuccia distrutta. Sperando sempre in qualche risorsa, essi
non avevano voluto acconsentire; ma finalmente costretti dal bisogno
s'erano rassegnati, e Oliva, lasciati i fanciulli a una sua sorella,
s'era avviata per trattare coll'acquirente. Gli stenti, la fatica
del camminare e l'afflizione le accelerarono il parto: sorpresa dal
male, aveva dovuto pregar ricovero in quel fenile, ed ora si consolava
nell'idea di poter ancora protrarre cotesta vendita dolorosa al
cuore. La fraile le promise di mandar subito a vedere di suo marito,
e chiamato messer Valentino, gli ordinò che provvedesse in suo nome
tutto ciò ch'era necessario per la puerpera; poi la sera colla gastalda
cercò di combinare il modo di alloggiarla. In pochi giorni una polita
casetta lì nel villaggio fu allestita con tutto l'occorrente per
lei e pei fanciulli, e quando venne il marito trovò preparata una
botteguccia da falegname con gli utensili che gli facevano duopo,
sicchè per vivere egli e la famigliuola bastava che avesse lavorato.
Quei poveretti piangevano di consolazione e di gratitudine, e la
fraile era divenuta l'amica dell'Oliva e la madre de' suoi figliuolini,
ch'ella spesso visitava, e le cui innocenti carezze e l'affetto ingenuo
le compensavano in gran parte le molte lagrime ch'ell'era destinata
a versare. L'inverno era intanto venuto, e il barone con lettere e
visite frequenti la sollecitava a tornarsene alla città; ma essa a
forza di preghiere seppe persuaderlo a lasciarla ancora in quella
solitudine per lei piena di attrattive ad onta di tutti i rigori della
stagione. S'occupava continuamente di qualche benefico provvedimento
pe' suoi amati poverelli; una quantità di fanciulletti venivano
a trovarla, ed ella aveva per tutti qualche regaluccio e qualche
affettuosa parola. Alle giovinette insegnava alcuni facili lavori
muliebri. Per la gente di campagna l'inverno ha molte ore disoccupate,
ed esse se ne valevano per imparare dalla buona fraile a ricamarsi il
fazzoletto de' dì solenni, a cucir con garbo un grembialino, e talune
anche a leggicchiare qualche libretto instruttivo ch'ella, a forza
di pazientemente tradurre nella lingua nativa, aveva loro appreso a
capire. Talvolta venivano a cantarle le villotte del paese, ed ella
le ricambiava coll'insegnar loro qualche bella canzoncina italiana, o
qualche divota preghiera. Passò così gradevolmente l'inverno, e parve
che in grazia di quella vita semplice e di quelle dolci abitudini di
campagna le si fosse a poco a poco rifiorita la salute, tanto la sua
faccia era divenuta serena e tornato lo sguardo a rianimarsi d'una
secreta speranza.