Non era ancora comparsa la primavera, ma già diffuso nell'aere quel
non so che di voluttuoso, che n'è il preludio, come se fosse l'alito
della terra innamorata incontro al sole che deve farla germogliare e
rivestirla del magnifico suo verde. La fraile aveva incominciato le
sue liete passeggiate in riva al torrente. Spesso le allungava fino
a un casale, dove una contadina sua amica allattava l'ultimo bambino
dell'Oliva. Erano stati a cercare di lei per una sua parente gravemente
ammalata, che prima di morire implorava di vederla, e la fraile, che
l'aveva consigliata a contentare questo pietoso desiderio, nella sua
assenza, aveva ella assunto la sorveglianza della famigliuola e le cure
di madre per l'abbandonata creatura. Cotesta gita, ch'ella si aveva
imposto come un dovere, l'era diventata così cara, che pativa se per
caso trovavasi obbligata ad ometterla. Usciva per solito mattutina,
portava seco qualche regaluccio per la balia, e camminava lesta lesta
pensando al bimbo ch'ella ogni giorno vedeva crescere e farsi più
grazioso. Doveva pur venire il momento ch'ella avrebbe discoperto
su quella faccia infantile la scintilla dell'intelligenza! Oh sì!
doveva in breve comparire l'anima in quei cari occhietti azzurri; e
chi sa che il loro primo sorriso non fosse stato per lei, od almeno
chi sa che un giorno o l'altro non l'avessero finalmente riconosciuta
e ricambiato l'amore con cui ella così sovente li contemplava! Più
d'una volta ella s'aveva goduto a spiare il bottoncino della rosa,
o i teneri pinnocchietti della reseda per cogliere l'istante in
che esalavano il loro primo profumo; ma sorprendere il primo lampo
d'affetto nella creatura umana doveva essere ben più dolce! Assorta
in codesti pensieri i suoi occhi vagavano commossi sulla magnifica
scena che così camminando le offeriva il paese. Ivi il torrente scorre
attraverso una vasta pianura. La nuova e l'antica capitale del Friuli,
l'una dirimpetto all'altra, campeggiano sull'orizzonte a destra: Udine,
che vista da quel punto sembra maestosamente assisa a' piedi delle
Alpi, col suo bel castello che guarda all'Italia; e in fondo alla
pingue campagna che si dilata fino al mare il campanile d'Aquileja,
colla sua bruna aguglia ch'esce dal folto come piramide destinata a
sfidar l'ira dei secoli. Le ridenti praterie della sinistra paiono
distendersi fino alle colline che da Butrio vanno a Rosazzo, e una
quantità di paesuzzi seminati alle loro falde, in armonia cogli allegri
casini campestri e coi cipressi che qui e colà ne incoronano le vette,
dánno un aspetto pittoresco a quel lembo di paese che lì tutto ad un
tratto si dispiega dinanzi allo sguardo del viaggiatore che viene
da Trieste. Spesso nel tornarsene a casa ella sedeva a riposare in
cospetto di quella bella natura, e consumava molte ore meditabonde
spaziando col guardo innamorato or per l'infinito de' cieli, ed or
per la svariata prospettiva che le stava dinanzi. Una gioia segreta
le balenava talvolta negli occhi, come se nel fondo del suo cuore
si ridestasse qualche grande speranza, che gli uomini e gli eventi
avessero indarno tentato rapirle. Allora la sua fisonomia assumeva
un'espressione di tanta felicità, che pareva inspirata; ma ciò che le
innalzava l'animo a quella specie di estasi non era nè lo spettacolo
delle Alpi gigantesche che a guisa d'anfiteatro la circondavano,
nè l'amena pianura già imbalsamata dal primo soffio primaverile, nè
l'immensità e la purezza de' cieli che le stavano sul capo, nè tampoco
il pensiero della gentile creaturina ch'ell'era stata a visitare. Per
quanto soave fosse l'immagine che questi oggetti le procuravano, v'era
qualcosa di più profondo e di più sublime che in tali istanti aveva
potenza di agitarla. Il suo occhio si posava sulla neve delle Alpi, sul
mandorlo che incominciava a fiorire e a cui d'intorno ronzavano i mille
insetti della terra svegliata, sulle acque del torrente, sulle prime
farfallette della stagione che le danzavano innanzi nei due colori
che pochi anni addietro nel nome del suo Pontefice avevano rianimato
l'Italia; coteste erano dolci impressioni, ma quasi inavvertite. Ciò
che la scuoteva siccome scintilla elettrica mettendole nell'anima il
sussulto della vita e negli occhi il fuoco e il brio della giovinezza,
era il cannone di Venezia che udivasi distinto rumoreggiare ogni
tratto, e che le montagne ripercotevano da lungi. Sì! il rimbombo
del cannone che tante volte l'aveva offesa, ora l'entusiastava e la
riempiva di gioia ineffabile. Divisa dal mondo, relegata in quella
sua volontaria solitudine, poco o nulla ella sapeva degli avvenimenti
che in quell'epoca si consumavano; ma il cannone l'avvertiva che
Venezia viveva tuttora, e che le sorti della sua patria non erano
peranco decise. Legata per una specie d'istinto alla causa che là si
difendeva col sangue, indarno le avevano insegnato a riguardar come
un delitto la rivoluzione italiana: ad onta di tutti i ragionamenti
ella sentiva nel cuore che là era raccolta come nei palpiti di un
moribondo tutta l'energia della sua povera nazione, e pregava perchè
ella potesse resistere e trionfare della prepotenza delle tante
armi che la circuivano. Per lei, quella era quistione di vita o di
morte, e così lontana lottava anch'ella coll'anima e respingeva il
nemico, e le fluiva nel sangue quell'istessa ardita speranza che
faceva prodi le scarse legioni che difendevano Marghera e la tanto
contrastata piazza del ponte. La stagione avanzava, i monti s'erano
oramai vestiti di verde, infoltivano gli alberi, coprivasi di fiori
la terra, ed ella continuava ogni giorno ad uscire all'aperto, avida
di quel cannoneggiamento, come di musica che le mettesse nell'anima
l'entusiasmo, e nei giorni ch'ei taceva, malinconica ed ammalata,
quasichè le fosse mancata la sorgente che le alimentava la vita.
Un dì, era digià l'agosto, invitata dalla dolce frescura che sul
tramontar del sole dalle acque del torrente si diffonde a refrigerare
la campagna, ella si trasse così passeggiando solinga fino alla
chiesetta campestre che dicono di Madonna di Strada. Erano più
giorni che non s'udiva il cannone, ed ella seduta sul muricciuolo del
cimitero, a piedi d'un cipresso, mesta e pensierosa intendeva con ansia
l'orecchio alla lontana laguna. Alcune nubi oscure a guisa di panno
funebre velavano l'occaso, e dietro ad essa come macchiato di sangue
calava muto e senza raggi il sole; giaceva in un profondo silenzio
il creato, e per quanto ella aguzzasse l'udito, l'aria lo vellicava
tranquilla senza portarle il fremito di nessun rumore. Stette così
buona pezza in attenzione, quando la scosse il salmeggiare di alcune
voci monotone che si facevano sempre più d'appresso. Vide luccicare
tra il verde degli alberi alcuni fanali, poi una croce. S'avvide
ch'era un funerale che veniva alla sua volta; ma i suoi pensieri da
qualche ora erano divenuti così tetri, che l'idea di un cadavere e
della triste cerimonia che andava a compiersi lì sotto a' suoi occhi,
lungi dal farla fuggire, aveva anzi qualcosa di analogo colla terribile
malinconia in cui era caduta, e unì la sua voce a quella dei sacerdoti,
e pregò anch'ella la requie e la luce eterna per lo sconosciuto che
all'ombra di quella devota chiesetta veniva ad aspettare il dì del
tremendo giudizio. Intanto il funebre corteo s'era arrestato, avevano
deposto la bara sul limitare del cimitero, e i sacerdoti attendevano
in lugubre silenzio. In antico due villaggi che formavano una sola
parrocchia avevano di comune accordo eretto alla Vergine quella
chiesetta e consacrato ai loro defunti il praticello che la circondava.
Caduta la Repubblica Veneta, la spada dei vincitori segnò a capriccio
un confine politico che squarciò quel luogo tra due diverse province.
Ma ad onta di tai regolamenti, il cimitero di Madonna di Strada era
rimasto promiscuo, e Veneti ed Illirici, riuniti almeno dalla morte,
dormivano indistintamente e confondevano insieme le loro ossa in quella
terra consecrata dalla pietà dei loro padri. Solo il villaggio italiano
per la tumulazione dei suoi era obbligato ad aspettare un sacerdote
dall'Illirico; perciò avevano ora deposto il cadavere a' piedi del
muricciuolo, e finchè fosse venuto, rimaneva interrotto il funerale.
La fraile nel tornarsene a casa pensava addolorata alle tante divisioni
che laceravano la sua povera patria. La malinconia dell'ora, l'ostinato
silenzio della laguna, un presentimento funesto ch'ella si sentiva nel
cuore, quel morto, che a guisa di sinistro augurio era venuto a turbare
la sua solitudine, avevano potentemente agito sulla sua immaginazione,
di modo che in quella sera, taciturna e scoraggiata si ritirò nella
sua camera prima del consueto. Si appoggiò coi gomiti alla finestra
che guardava verso mezzogiorno, e contemplando la notte si abbandonò
di nuovo alla voluttà del meditare. Era sórta la luna, e illuminata da
lei le si spiegava dinanzi la pianura che si confondeva col cielo senza
che l'occhio arrivasse a discernerne i confini. Là era l'Italia! Il
pensiero gliela figurava tutta intera nella sua forma geografica, tra
i due suoi mari e coll'estrema sua isola vòlta al limite africano....
Oh! se l'alito di Dio la rianimasse ancora una volta, e riunisse in un
solo pensiero di vita i ventiquattro milioni della sua popolazione,
come quando spirò dai quattro venti a far rivivere le ossa dei morti
che il Profeta della risurrezione vide schierarsi sulle rive del Chobar
in compatto ed onnipotente esercito!... E pregò perchè il Signore
fosse santificato, e venisse sulla terra il regno della sua divina
giustizia. — Si coricò, chiuse le stanche pupille, e giunse finalmente
ad addormentarsi; ma quantunque in altra forma e diversamente colorate
dal sonno, le stesse fantasie continuavano a germogliarle nel cerebro.
Le pareva d'essere vestita a lutto, come quando l'era mancata la madre,
e che un velo nero le copriva la fronte e discendeva fin quasi alle
calcagna: era assisa come al suo solito in riva al torrente, ma le
sue acque avevano cangiato colore: erano fosche e scorrevano in tanta
copia, ch'ella pensò che si fosse tutto ad un tratto liquefatta la
neve dei monti. Guardò; ma i monti erano spariti, e in quella vece
s'allargava una campagna senza limiti, il cui lontano orizzonte si
perdeva nella nebbia. Allora non riconosceva più il sito: le pareva
d'esser trasportata in un deserto, dove a confine del creato scorresse
quel volume di acque nerastre. Guardava atterrita a sè d'intorno, e non
scorgeva che ghiaie interminabili, terre aride e campagna desolata.
Solo dalla parte di mezzogiorno vedeva in lontananza una specie di
giardino i cui alberi fioriti digradavano in ogni più vago colore; ma
s'era sollevato un vento impetuoso che malmenava quelle loro teste
gentili e delicate come piuma: il cui soffio agghiacciato giugneva
sino a lei, le scomponeva i capegli e le faceva stridere intorno
alla persona il lungo velo e le vesti di seta. La bufera s'andava
sempre aumentando, e nuvole di fiori schiantati avvolti in turbini
di sabbia venivano spinti attraverso la corrente del nero fiume.
Il rugghio della procella era divenuto tremendo; pareva il tuonare
d'innumerevoli artiglierie, pareva il grido d'infinite migliaia di
morenti. Il giardino era già devastato, gli alberi a guisa di scheletri
torcevano le braccia denudate, il fiume era tutto coperto dalle loro
spoglie. Come quando fiocca la neve, o quando in primavera si sciamano
le api, così spesse ed agglomerate in vortici di sabbia passavano
continuamente e sempre più a lei dappresso, e il sibilo che mettevano
pareva lamento d'infinite voci umane. Allora il sogno le si cangiò
in tremenda visione. Que' globi oscuri, quelle nubi travolte dalla
bufera che incessanti valicavano il nero fiume, erano turbe di anime;
erano i morti per la patria ch'ella vedeva passare all'altra vita. Una
processione di venerandi vecchiardi colle braccia incrociate sul petto:
— Noi, le dicevano, noi le viventi barricate di Palermo! Noi lo scudo
dei combattenti per la libertà!... Oh prega, prega per il nostro povero
paese!
— Noi i traditi a Curtatone.... — Noi gli abbandonati sulla Piave....
— Noi i venduti a Milano!... gridavano altre legioni.
— Siamo morti contenti per l'Italia! Una speranza ci ha rallegrato gli
spasimi dell'agonia.... Oh prega che il nostro sangue non sia sprecato!
Sacerdoti avvinti di catene, sacerdoti col crocifisso nella destra,
altri sacerdoti colla spada al fianco:
— O giovinetta, le dicevano, siamo morti in difesa del nostro gregge;
siamo morti a' piedi dei profanati altari.... Uno Iddio! Una giustizia!
Prega che venga il suo regno!
Poi fra una turba di guerrieri tutti coperti di sangue, ella vide una
donna di maestoso aspetto, ma di straniera fisonomia. Aveva le chiome
bruttate di fango, le vesti squarciate, e scalza e insanguinata i piedi
gentili. Nel passarle dappresso le stese una mano bianca come neve,
e portava in dito l'anello nuziale. Le parve allora che incoraggita
da quel gesto ella la interrogava: — O chi se' tu che così dividi le
lagrime e il sangue de' miei? Dove andate, o difensori della nostra
causa? Qual destino è riserbato a questa povera Italia? — Ella non
rispose a tali domande, ma versando un torrente di lagrime: — Fuggi,
le disse, da questo mondo perverso! Ritírati nel santuario, consacra
al Signore i tuoi giovani anni, e impetra da lui sorte migliore agli
orfani figlioletti miei ch'io lascio alla tua patria! — Allora udì
un fragore tremendo come di mina che scoppiasse, e uno spirito fiero
con la miccia ancora accesa nelle mani trapassava nell'aria a guisa
di angelo sterminatore. Le schiere dei morti cantavano un inno e
benedivano alla generosa Ungheria. Ma altre legioni s'affrettavano
intanto al fiume. Erano giovanetti di tutte le stirpi italiane, dal
Lombardo risoluto all'adusto e vivace Siciliano. Le loro recenti ferite
sanguinavano tuttora; erano tristi, macilenti; taluni piangevano....
altri in atto dispettoso volgevansi a riguardare addietro, come se più
della morte li crucciasse il pensiero della vittoria nemica. Uno tra
essi le si fermò dinanzi e la fisava come se l'avesse ravvisata. Era la
stessa faccia pallida da lei veduta a Gorizia, e che tante volte dappoi
ella aveva mestamente ripensata, ma, oh quanto diversa! Allora, benchè
prigioniero, il suo sguardo ardeva d'una così ineffabile speranza,
che come scintilla elettrica ella se la sentì subito propagare nel
cuore. Adesso que' grandi occhi neri la guardavano muti, agghiacciati
nell'espressione di un dolore che non verrà mai più consolato. Il
segno di una ferita gli attraversava la fronte, la barba squallida e i
capelli tutti bruttati di polvere e di sangue rappreso; un'altra ferita
in guisa orribile gli squarciava il fianco.... Le pareva che a quella
vista ella commossa da un irresistibile impeto d'affetto sclamasse:
— Cara, desiderata immagine che hai sì spesso consolato la mia
solitudine, ahi! perchè mi torni adesso innanzi così mesta? Dove
sono le gioie che in mezzo ai vilipendi di quella infame giornata
mi prometteva il tuo divino sorriso? — E si slanciava per baciare il
sangue di quelle grondanti ferite.
— Addio, sorella! le diceva allora il giovinetto. Questa che
vedi è forma vuota, nè io posso stringerti la mano pietosa che
tu mi distendi.... Tutto è finito! L'ultimo baluardo della nostra
indipendenza è già in mano al nemico. Venezia è caduta! e noi già
fummo.... Se un disperato valore avesse potuto risparmiarle l'estremo
fato, questi che son qui meco l'avrebbero salvata. Ma altrimenti
decretava Iddio.... forse perchè le colpe dell'Italia fossero lavate
nel nostro sangue e nelle nostre lagrime; e non ascoltò le preci di
una popolazione desolata che tutta intera si prostrava dinanzi ai suoi
santi altari. Ma se a noi non diede la vittoria, ci diede almeno il
coraggio della prova, e sia benedetto il suo santo nome! Ora, quelle
sembianze mortali che tu amasti, o sorella, giacciono fra le rovine di
Marghera senza sepoltura cristiana, e forse le calpesta il piede impuro
del mercenario croato.... Io vado nel seno di Dio! Tu che rimani,
offerisci in olocausto al Signore la tua vergine vita, e come candido
cereo che arde nel santuario, prega! prega, o sorella, perchè la
generazione ventura cresca più di noi virtuosa, e possa ella redimere
dallo straniero la nostra povera patria! —
Fu tanto e così sensibile il dolore che queste parole le recarono,
che le si ruppe il sonno, ed ella si trovò tutta bagnata di lagrime.
Appena giorno, le portarono una lettera del Barone. In essa lo zio le
annunziava, come Venezia aveva finalmente capitolato, e accennando
all'ordine ristabilito ed alla pace che oramai non poteva così
facilmente turbarsi, esprimeva il desiderio ch'ella ritornasse in
Gorizia, anzi chiudeva col dirle, che fra pochi giorni sarebbe egli
stesso venuto a levarla. Tutto quel dì e buona parte del susseguente
ella stette ritirata nella sua camera. Apparecchiava i bauli, disponeva
le cose sue, scrisse a lungo: era visibilmente conturbata, ed alla
gastalda, che messa in pena per la sua salute venne più volte a vedere
di lei, confidò che doveva partire, e che era cotesto che l'addolorava.
Poi quando tutto fu pronto, ed ella già vestita da viaggio, la chiamò
di sopra. Aveva la scrivania aperta, e terminava di far la scritta su
diversi gruppi che le stavano dinanzi.
— Vo via, Menica! e qui ti lascio alcuni ricordi per ciascuno de' miei
buoni amici che non ho cuore di salutare, diss'ella; ma tu lo farai
per me, non è vero? — E alcune lagrime le caddero dagli occhi. Indi
soggiunse:
— Questi orecchini sono per la tua Rosina; e questa crocetta la
porterai tu per amor mio.... — E senza aspettare che la donna
ringraziasse, continuò: — All'Oliva, quando sarà di ritorno, dirai che
cotesto è per il suo ultimo bambino, e che voglio che la gl'insegni il
mio nome. Oh mi sarebbe stato pur caro il vederlo crescere qui sotto a'
miei occhi!... Ma il mio destino mi chiama altrove.... e se tu sapessi
come mi pesa l'abbandonare questa cara villetta!... Mi ci ero proprio
affezionata....
— Ebbene, disse la Gastalda, questo vuol dire che ci tornerete presto.
Ella scosse mestamente la testa.
— Questa lettera la lascerete qui. — E affacciatasi alla finestra
stette alcuni minuti mestamente contemplando il paese. Poi, piangendo,
abbracciò la Menica, e:
— Addio, le disse; vi ringrazio dell'amore che mi avete portato.
Quando lo zio, ne' suoi ultimi anni, verrà forse ad abitare in questa
solitudine.... ed io non ci sarò! fate voi le mie veci, consolate la
sua vecchiaja.... ma non gli parlate giammai di me!... — E come per
torsi alla troppa commozione, scese rapidamente le scale, si gettò in
carrozza, e ordinò che prendessero la strada di Palma.