— È inutile, buona donna; non vedete i cavalli già pronti? figuratevi
s'egli ha tempo adesso d'ascoltare i vostri piagnistei!
-Ah! per carità, signor Franz, un solo minuto; si tratta del mio Vigi
che vogliono fare soldato.... — Queste parole si cambiavano nell'atrio
del palazzo del barone tra un cameriere tutto attillato e una vecchia
contadina che insisteva per essere presentata al padrone. Ella aveva
seco il figliuolo, un bel ragazzotto bruno, che, se non isbaglio, noi
abbiamo veduto alla sagra di Madonna di Strada, e sulla porta, colla
testa china e tutta chiusa nel suo ampio fazzoletto a croce, stava la
Mariuccia, che nel suo dolore li aveva seguiti a Gorizia, sperando, la
semplice, di poter redimere l'amato giovane, se non altro a forza di
lacrime. — Ma se vi ho detto che questo non è momento di disturbare
i padroni! Or via, capitela una volta e andatevene in vostra malora!
brontolava il cameriere. Sono tre grosse ore che si aspetta qui coi
cavalli attaccati, e adesso che la fraile s'è finalmente alzata ci
vorrebbe proprio anche quest'altro impiccio! — In quella vestito da
viaggio il barone scendeva le scale. La donna corse a baciargli la
mano, e tutta lagrimosa gli narrò del figliuolo. — Oh! oh! diss'egli;
ma che cosa v'immaginate? ch'io possa farlo restare a casa quand'è
l'Imperatore che lo chiama all'armata?
— O signor barone! ella che ha tante conoscenze a Vienna.... una sua
parolina che ce lo salvasse come già anni il figlio di Piero!...
— Erano altri tempi, madonna. Adesso si tratta di servire la patria....
e poi la vita del soldato non è mica la così grande disgrazia! Gli è un
bel giovane, robusto.... Fátti in qua! diss'egli a Vigi che cavatosi il
cappello gli si appressò tutto rispettoso. Perdinci! gli ha una figura
da vero granatiere. Su via, giovinotto, coraggio! — Ma egli accorato
guardava la Mariuccia, che a quelle parole s'era messa in un dirotto
di pianti. — Eh! non bisogna badare all'amorosa, sclamò il barone.
La fortuna la va pigliata quando la viene, e la carta che vi chiama
soldato in questi momenti la è una vera fortuna, capite! Doppia paga,
ben trattati, carriera aperta.... E poi in una guerra d'insorgenti
come questa, in un paese ricco come l'Italia, se saprete farvi onore,
non vi mancherà certo la vostra parte di bottino; e quando cotesti
matti si saran finiti di quietare, che già non anderà a lungo, poichè
le nostre armi finora sono state sempre vittoriose, m'impegno io di
procurarvi un congedo. Tutto al più un paio di anni, giovinotto, e poi
tornerete a casa colle tasche piene di napoleoni, con una bella croce
sul petto, e cotesta pazzerella che ora piagne, se avrà tanto giudizio
da aspettarvi, sarà ben contenta di cangiar stato e di diventare la
vostra signora moglie! Addio, addio; vi ricorderete di me e mi farete
un brindisi al primo bivacco, quando sarete in campo! E gettò al
giovane una moneta. — Partirono mortificati. Ma le parole del barone
erano un seme che doveva dare il suo frutto. Il giovane le andava
ruminando continuamente, ed esse avevano acceso ne' suoi neri occhi
una specie di fiamma sinistra che consumò ben presto le lacrime che il
pensiero della Mariuccia gli faceva versare. L'Italia, questo paradiso
terrestre, questo paese dell'abbondanza e della ricchezza ch'egli
aveva tante volte sentito magnificare, gli stava sempre nella mente.
Se incontrava un ricco, se per caso vedeva lo scintillare d'un anello,
di un monile, o di qualunque altro oggetto prezioso, subito gli veniva
l'idea che di codesti in Italia ne dovevano essere a migliaia, e senza
scrupolo nel secreto del suo cuore agognava all'oro dei ribelli, come
a preda lecita e promessa. Insomma, egli s'andava ogni dì più formando
al destino che l'attendeva, e questi pensieri gl'infondevano una certa
aria marziale e uno spirito d'intrapresa, di modo che quando venne
l'ordine di partire per l'armata, egli era di già soldato nell'animo e
in gran parte disposto a dar prove non indegne dell'austriaco valore.
Frattanto il barone che aveva accompagnato in campagna la nipote, se
ne tornava contento che il piccolo viaggio, invece di esacerbarne le
sofferenze, l'avesse anzi alcun poco esilarata. Nei tre o quattro
giorni ch'egli si trattenne in quella sua romita villetta abitata
da soli contadini, aveva dovuto starsene affatto digiuno di notizie
politiche, ed era impaziente di conoscere alcuni dettagli e i progressi
dell'ultima vittoria. Nell'attraversare la strada postale, si ricordò
che proprio in quel giorno alcuni graduati austriaci, tra' quali un
generale suo amico ch'era alla direzione del blocco di Palma, dovevano
trovarsi a pranzo in un villaggio vicino in casa d'un conte suo
congiunto di sangue, per solennizzare la ricuperata salute del nipote
del maresciallo S***, che ferito sotto Udine, era là stato trasportato,
e ordinò di dirigere a quella volta i cavalli, proponendosi di godere
anch'egli di quel lieto convegno, e sperando di risapere da loro alcun
che di preciso intorno ai grandi avvenimenti in quei giorni consumati.
Ma non aveva fatto due miglia che dovette fermarsi. Una quantità di
gente ordinata in lunga processione, col capo scoperto e alternando
divote salmodie, gli veniva incontro proprio per la strada ch'egli
doveva tenere. Erano gli abbruciati di Jalmicco che trasportavano
l'immagine della Madonna e le reliquie dei loro Santi. Un buon prete
impietosito dai lamenti dei miseri che andati a rovistare fra le
macerie dei loro distrutti focolari avevano veduto quegli oggetti
venerati esposti alla profanazione della soldatesca ivi accampata,
aveva loro ottenuto di raccoglierli nella chiesa ospitale del vicino
villaggio. Appena udita la nuova di questo permesso, la dispersa
popolazione accorse da tutte le parti, e nel trovarsi lì riunita sulle
rovine dell'amata terra natale, nel rivedersi dopo tante sventure,
nel salutare il loro buon parroco venuto anch'egli per sì pietosa
funzione, lacrimavano consolati, si strignevano in dolci abbracci, e
alcuni arditi s'erano arrampicati sul campanile ad onta che il fuoco
non vi avesse lasciato che le nude muraglie, ed avevano cominciato una
scampanata che tuttora percoteva le orecchie del barone. Venivano prima
le croci annerite dall'incendio, poi i gonfaloni, gli stendardi intorno
ai quali sventolava ancora qualche brandello di seta arsiccia, indi i
preti che portavano gli avanzi dei vasi sacri, degli arredi sacerdotali
e le reliquie dei Santi, ultima l'immagine della Vergine, mutilata, col
bambino cincischiato la faccia, monco le mani, e cogli occhi cavati.
Seguiva una turba infinita di donne, che ad ogni versetto del salmo
intonato dai preti e da' cantori alternava nel suo linguaggio questi
pietosi lamenti:
— Madre nostra benedetta, noi che vi avevamo vestita come una regina,
col manto ricamato, coll'abito di seta colle frange d'oro; e vi hanno
denudata e vi hanno tolta la corona dal capo, i veli dal seno....
— Madre nostra amorosa, noi che vi avevamo donato gli orecchini, appeso
al collo e intorno all'arca il nostro cordon d'oro, riempite le mani
dei nostri anelli; e vi hanno strappate le orecchie, insozzata la
faccia, tagliate le dita!...
— Noi che ogni sera venivamo a recitarvi il rosario; e vi hanno invece
maltrattata, bestemmiata, come noi cacciata di casa!...
— O cara nostra Madre tanto bella, tanto santa! chi più vi riconosce?
— O povera Madre nostra, che cosa hanno fatto del vostro divin bambino?
Dove sono le croci d'oro che gli fregiavano il petto? Dove le tante
rose di cui vi avevamo nei dì solenni adornata?...
E continuavano variando all'infinito cotesti lor treni. Quelle facce
sparute e lacrimose, quei tanti fanciulletti scalzi e macilenti che
seguivano le loro madri, quella popolazione tutta cenciosa che colle
mani giunte e in divoto raccoglimento gli sfilava dinanzi trasportando,
come gli esuli dell'antica Troja, gli avanzi venerati del suo culto,
quelle preci e quei mesti lamenti conturbarono il barone e quasi
suo malgrado lo commossero. Indarno per cancellare quella triste
impressione egli procurò d'immergersi con tutta l'anima nella gioia
del convito. Nè la lieta accoglienza che ricevette, nè le strepitose
notizie venute proprio in quel momento dall'Italia, nè i reiterati
evviva al magno Radetzki poterono in nessun modo cavargli dalla memoria
il miserando spettacolo di cui era stato testimonio. Fra i bicchieri
colmi di vino e l'allegria degli entusiastati compagni, altro ei
non vedeva continuamente che la lunga e lugubre processione degli
abbruciati di Jalmicco.