XIII.

La Sfinge.

Nel mezzanino, e precisamente nella stanza ch'era per solito occupata

dal cavaliere Fanoli, due lampadine elettriche portatili rischiaravano

il banco dietro a cui i due commessi dell'_Internazionale_ attendevano

al loro lavoro. Giorgio Moncalvo sedeva a un tavolino tutto ingombro di

carte, illuminato anch'esso da una lampada Edison.

Fanoli, prima di andarsene, gli aveva dato le indicazioni necessarie.

— Lì, in quel vassojo a sinistra, sono i biglietti già ricambiati....

Li ho controllati io.... Da questa parte son quelli ancora da

ricambiare.... Anche a quel mucchio di telegrammi fu risposto.... Agli

altri che sono sotto quel calcafogli risponderò io senza fretta.... Lì

sul canterale c'è una riserva di biglietti nostri in tanti pacchi da

cento.... E sul canterale sono pure trenta o quaranta avvisi mortuari

la cui spedizione fu ritardata, ma che partiranno stanotte.... Spinati

(era uno dei due commessi) che abita in vicinanza di San Silvestro,

quando esce di qui avrà la compiacenza di portare alla posta centrale

tutto quello ch'è pronto....

Ora Giorgio Moncalvo chiedeva a sè medesimo in che cosa consistesse

l'ufficio d'ispettore che gli era affidato. Quei due giovinotti intenti

a scrivere non mostravano d'avere alcun bisogno della sua guida; anzi

era certo che gl'indirizzi li sapevano far meglio di lui, perchè essi

avevano una magnifica calligrafia ed egli l'aveva pessima. Inoltre,

nello stato di febbrile inquietudine in cui egli si trovava, egli non

era in grado di esercitare alcun sindacato efficace, ed era già molto

se riusciva a nascondere la sua agitazione e a restar seduto al suo

posto. Di fronte a lui, sulla parete, l'orologio a muro col suo tic

tac uniforme rammentava il passare del tempo, e Giorgio seguiva con

l'occhio il movimento della lancetta sul quadrante.... Com'erano lunghi

i minuti! Fino alle undici e tre quarti, alle undici e mezzo al più

presto, egli non poteva rimaner solo.... E non erano ancora le dieci!

Quello dei due commessi che Fanoli aveva chiamato col nome di Spinati

gli disse:

— Ecco, signor professore, se lei volesse, potrebbe esaminare queste

cento soprascritte confrontandole coi biglietti a cui si risponde e che

abbiamo conservati qui.

Giorgio Moncalvo si scosse.

— Confrontare?... Ma lo credo perfettamente inutile.... Lascino che li

ajuti in qualche cosa che sappia fare anch'io.... Mi diano da attaccare

i francobolli.

— O signor professore, vuol prendersi lei questa briga?

— Che c'è di strano?

— E poi, scusi, — soggiunse Spinati maliziosamente, — ella non ha

esperienza.

— Come?

— Sicuro.... Ella si servirebbe dei vecchi metodi.... Invece....

E Spinati mostrò una macchinetta molto semplice e pratica con la quale

s'inumidivano i francobolli senza toccarli con la lingua.

— Ha ragione. È più comodo e più pratico, — disse Giorgio. — Ma

imparerei anch'io.

— Credo bene. E imparerebbe presto.... Ma non ne vale la pena.

— Allora, — riprese il professore, — mi passi un pacco di

quei biglietti di ringraziamento e li metterò nelle buste per

riconsegnarglieli dopo affinchè tra lei e il suo compagno facciano gli

indirizzi.

Spinati ubbidì con aria rassegnata.

Giorgio Moncalvo si accinse coscienziosamente all'opera, ma non potè

durare a lungo. Quelle buste e quei biglietti orlati di nero, esalanti

un odore acido d'inchiostro di stampa; tutti delle stesse dimensioni,

tutti con l'identica scritta: «La famiglia Moncalvo ringrazia»,

gl'irritavano i nervi, gli producevano una sensazione dolorosa agli

occhi, alla testa, alle dita. E poi l'immobilità continuata gli era

intollerabile.

— Li ammiro, — egli esclamò alzandosi bruscamente.

I Moncalvo · 第 22 / 32 题