La Sfinge.
Nel mezzanino, e precisamente nella stanza ch'era per solito occupata
dal cavaliere Fanoli, due lampadine elettriche portatili rischiaravano
il banco dietro a cui i due commessi dell'_Internazionale_ attendevano
al loro lavoro. Giorgio Moncalvo sedeva a un tavolino tutto ingombro di
carte, illuminato anch'esso da una lampada Edison.
Fanoli, prima di andarsene, gli aveva dato le indicazioni necessarie.
— Lì, in quel vassojo a sinistra, sono i biglietti già ricambiati....
Li ho controllati io.... Da questa parte son quelli ancora da
ricambiare.... Anche a quel mucchio di telegrammi fu risposto.... Agli
altri che sono sotto quel calcafogli risponderò io senza fretta.... Lì
sul canterale c'è una riserva di biglietti nostri in tanti pacchi da
cento.... E sul canterale sono pure trenta o quaranta avvisi mortuari
la cui spedizione fu ritardata, ma che partiranno stanotte.... Spinati
(era uno dei due commessi) che abita in vicinanza di San Silvestro,
quando esce di qui avrà la compiacenza di portare alla posta centrale
tutto quello ch'è pronto....
Ora Giorgio Moncalvo chiedeva a sè medesimo in che cosa consistesse
l'ufficio d'ispettore che gli era affidato. Quei due giovinotti intenti
a scrivere non mostravano d'avere alcun bisogno della sua guida; anzi
era certo che gl'indirizzi li sapevano far meglio di lui, perchè essi
avevano una magnifica calligrafia ed egli l'aveva pessima. Inoltre,
nello stato di febbrile inquietudine in cui egli si trovava, egli non
era in grado di esercitare alcun sindacato efficace, ed era già molto
se riusciva a nascondere la sua agitazione e a restar seduto al suo
posto. Di fronte a lui, sulla parete, l'orologio a muro col suo tic
tac uniforme rammentava il passare del tempo, e Giorgio seguiva con
l'occhio il movimento della lancetta sul quadrante.... Com'erano lunghi
i minuti! Fino alle undici e tre quarti, alle undici e mezzo al più
presto, egli non poteva rimaner solo.... E non erano ancora le dieci!
Quello dei due commessi che Fanoli aveva chiamato col nome di Spinati
gli disse:
— Ecco, signor professore, se lei volesse, potrebbe esaminare queste
cento soprascritte confrontandole coi biglietti a cui si risponde e che
abbiamo conservati qui.
Giorgio Moncalvo si scosse.
— Confrontare?... Ma lo credo perfettamente inutile.... Lascino che li
ajuti in qualche cosa che sappia fare anch'io.... Mi diano da attaccare
i francobolli.
— O signor professore, vuol prendersi lei questa briga?
— Che c'è di strano?
— E poi, scusi, — soggiunse Spinati maliziosamente, — ella non ha
esperienza.
— Come?
— Sicuro.... Ella si servirebbe dei vecchi metodi.... Invece....
E Spinati mostrò una macchinetta molto semplice e pratica con la quale
s'inumidivano i francobolli senza toccarli con la lingua.
— Ha ragione. È più comodo e più pratico, — disse Giorgio. — Ma
imparerei anch'io.
— Credo bene. E imparerebbe presto.... Ma non ne vale la pena.
— Allora, — riprese il professore, — mi passi un pacco di
quei biglietti di ringraziamento e li metterò nelle buste per
riconsegnarglieli dopo affinchè tra lei e il suo compagno facciano gli
indirizzi.
Spinati ubbidì con aria rassegnata.
Giorgio Moncalvo si accinse coscienziosamente all'opera, ma non potè
durare a lungo. Quelle buste e quei biglietti orlati di nero, esalanti
un odore acido d'inchiostro di stampa; tutti delle stesse dimensioni,
tutti con l'identica scritta: «La famiglia Moncalvo ringrazia»,
gl'irritavano i nervi, gli producevano una sensazione dolorosa agli
occhi, alla testa, alle dita. E poi l'immobilità continuata gli era
intollerabile.
— Li ammiro, — egli esclamò alzandosi bruscamente.