X.

Il professorone e il professorino.

Arrivando a casa tutto stralunato, Giorgio Moncalvo chiese alla donna

di servizio che venne ad aprirgli:

— Mio padre è nel suo studio?

— C'è, sissignore.... Badi ch'è giunta una lettera per lei.... L'ho

messa sul suo cassettone.

— Va bene. La vedrò dopo, — disse il giovine, consegnando alla

domestica il soprabito ed il cappello.

E si precipitò nello studio, di dove usciva in quel momento il dottor

Flacci, l'assistente del professore Giacomo.

Egli, il professore, era seduto davanti alla sua scrivania in mezzo a

una quantità di libri e di carte. Un modesto lume a petrolio, protetto

da un cappello verde, raccoglieva un cerchio di luce sui libri e sulla

testa calva dello scienziato, il quale depose le lenti e alzò gli occhi

verso il figliuolo per domandargli, non senza una certa ansietà:

— Che cos'è successo?

— Non è successo nulla che tu non sappia, — principiò Giorgio

agitatissimo. — È impossibile che tu non sia a parte del secreto....

Perchè hai voluto tenermi all'oscuro di tutto?...

— Io non t'intendo, — replicò il professore. — Spiègati.... e metti un

po' d'ordine, metti un po' di calma nei tuoi discorsi.... Prendi una

sedia.

Giorgio fece segno di no.

— Preferisco rimanere in piedi.... Vuoi farmi credere che tu ignori

quello che si passa in casa di tuo fratello.... tu che ci fosti anche

ieri?

— Ci fui ieri, dopo parecchi giorni che non ci andavo.... ci fui per

visitar mia sorella che pur troppo non istà bene....

— Già.... E a me non è permesso di andarvi.... in ossequio all'autorità

paterna, — disse Giorgio con una punta d'ironia.

— Via, via, — ribattè il professore Giacomo, alzandosi anch'esso

e avvicinandosi al figliuolo. — Io non t'ho dato ordini.... T'ho

consigliato pel tuo meglio.... E ora ti prego di scender dalle

nuvole.... Qual è questo gran segreto del quale io dovrei essere a

parte?

— Dio buono! — esclamò con impeto Giorgio. — Hai parlato ieri con la

zia Clara, ed ella non t'avrà detto quello che disse a me or ora un

estraneo, Brulati?... E nota che ha taciuta qualche altra cosa....

giurerei che aveva sulla punta della lingua qualche altra cosa che non

mi riuscì di strappargli....

— Insomma, sentiamo quello che hai saputo....

— Che la Mariannina sposerà il principe Cesarino Oroboni, che porterà

un milione di dote, che, naturalmente, prima di diventar principessa

romana, si purificherà nell'acqua battesimale.... come l'obelisco di

San Pietro.... che, forse, insieme con lei, o poco dopo, si convertirà

la zia Rachele.... Ebbene, tu non sapevi niente?

— Niente di positivo, — rispose il professore, — e non credo che

le cose siano al punto che tu dici.... Ma io non mi maraviglio di

nulla. Gabrio, sua moglie, la Mariannina son tutte persone ammalate

d'ambizione e di vanità..... hanno un'impazienza morbosa di uscir dalla

borghesia, di farsi perdonare le loro origini....

— E la zia Clara, — interruppe Giorgio, — che pensa, che fa?

— La zia Clara non ebbe.... più di quello che io le abbia avute....

le confidenze del fratello, della cognata, della nipote.... Ella ha

appena un vago sentore di ciò che si sta macchinando.... Forse, quando

sarà guarita, tornerà con noi.... perchè puoi immaginarti ch'ella non

approva.... come non approvo io....

Questo semplice dissenso, così tranquillo, così misurato, non poteva

bastare a Giorgio; anzi lo irritava di più.

— Ci mancherebbe altro che approvaste!... Ma vi pare che sia

sufficiente?... C'è di mezzo il nostro nome, la nostra famiglia....

Altro che non approvare! Agire bisogna!

Giacomo Moncalvo guardò suo figlio con uno stupore mal dissimulato.

— Tu vaneggi, Giorgio?... Con che titolo vorresti agire? Che diritti

abbiamo? Siamo noi i custodi di tutti i Moncalvo?... Mio fratello

batte una strada che non è la nostra, ma dalla quale non si ritrarrà

perchè vi trovò le soddisfazioni più grate al suo cuore.... E convien

rendergli giustizia; la posizione ch'egli ha conquistata egli la deve

al suo ingegno, alla sua attività.... Ed è onesto, per quanto sia

difficile, a chi maneggia il danaro, di conservar le mani pulite.... È

onesto e generoso.

— Sì, — confermò Giorgio sarcasticamente, — ha tutte le virtù e si

presta a un mercato ignobile e concede la mano della sua figliuola

all'ultimo rampollo incretinito d'una razza esausta.

— È ignobile, lo consento. Ma sii pur certo che la Mariannina non è

una vittima.... Se questo matrimonio si conclude, vuol dire ch'ella n'è

persuasa almeno quanto i suoi genitori.

— No, babbo, non posso ammetterlo.

— E pure _dovrai_ ammetterlo. È il gran cruccio di tua zia Clara che

aveva un'adorazione per questa nipote, che aveva lasciato la nostra

casa per starle vicino, che confidava di esercitare un'influenza

su lei, e invece giorno per giorno se la vide sfuggir dalle mani,

crescere affatto diversa da quella ch'ell'aveva sperato, capricciosa,

egoista, insofferente d'ogni ostacolo, non schietta, non franca.... più

ambiziosa, più vana de' suoi parenti, benchè sappia infingersi meglio.

— Oh babbo! — disse Giorgio. — Tu sei spietato con la Mariannina.... tu

la odî.

— Io non odio nessuno.... Io non so s'ell'abbia coscienza del male che

fa....

— Salviamola allora, — gridò il giovine, interpretando a rovescio la

parola del padre.

— Ah, io non alludo al male che fa a se stessa, — ribattè il

professore. — Quello io non ho mezzi per impedirlo.... Intendo il male

che fa agli altri.... che fa a te.... al mio figliuolo.

Gli passò carezzevolmente la mano sui capelli (ora Giorgio era seduto

con la testa china, con le braccia allungate sulle ginocchia disgiunte)

e seguitò:

— E pure tu dovresti esser convinto che quand'anche tua cugina fosse

una creatura perfetta, ella non potrebb'essere la compagna della tua

vita.

Giorgio assentì con un cenno del capo.

— È vero. Nè io mi adatterei alle sue ricchezze, nè ella si adatterebbe

alla mia povertà.... E a un suo matrimonio ragionevole mi sarei

rassegnato.... anche a un matrimonio patrizio.... ma non a questo con

Cesarino Oroboni.... non a questa commedia della conversione.... Tu sei

uno spirito largo, tollerante; la tua legge morale sta al disopra dei

dogmi e dei riti; tu m'hai insegnato a giudicare gli uomini secondo le

qualità del loro animo e del loro ingegno, non secondo il culto a cui

appartengono. A me poco importa d'una confessione o dell'altra o di

nessuna; quello che m'importa è la sincerità, e non posso capacitarmi

che si abbracci una fede nuova per effetto di una clausola di

contratto.

— Qui hai pienamente ragione, — dichiarò il professore, — e queste

conversioni utilitarie sono uno degli spettacoli più tristi e più vili

del nostro tempo.... Ma che vuoi farci?

La facile acquiescenza di suo padre irritava Giorgio.

— No, no, non è lecito lavarsene le mani.... La nostra voce dobbiamo

farla sentire.... Se non s'impedirà nulla, pazienza.... Non avremo

rimorsi.... E a te non potranno chiudere la bocca.... Io penserò a dare

una lezione a quell'intrigante di monsignor de Luchi.... E quel don

Cesarino come lo provocherei volentieri!

— Una violenza! Una sfida! — disse Giacomo Moncalvo, turbato dalla

crescente esaltazione di Giorgio che dimostrava quanto profonda fosse

la ferita che Mariannina gli aveva aperta nel cuore. — Tu che sei

così mite ed equanime, tu che sei uno spirito così moderno e sai

quanto valgano queste famose soluzioni cavalleresche!... Nota che

probabilmente Cesarino Oroboni non si batterebbe, o per non incrociar

la sua spada con un infedele, con un plebeo, o per non venir meno ai

suoi principî religiosi.... E quando si battesse? Quando tu l'avessi

ucciso.... chè non voglio ammetter l'ipotesi opposta.... saresti più

felice?

— Alla felicità ho rinunziato per sempre, — rispose cupamente Giorgio.

— E ti lagni s'io son severo con _lei_? — esclamò il professore. — Con

lei che ti ha sconvolto il cervello?... che ti ha messo per una via

senza uscita?... Che t'ha distratto dalle tue ricerche, dai tuoi studi?

— Babbo, babbo, perdonami, — riprese Giorgio, levando verso il padre

gli occhi imploranti, — ma io penso qualche volta che se anni fa avessi

seguito il consiglio dello zio, se avessi accettato il posto ch'egli

mi offriva a Kartum, le cose avrebbero preso un aspetto diverso....

Era evidente che lo zio voleva associarmi a' suoi affari con un secondo

fine, vedendo in me un possibile marito della sua figliuola.... E anni

fa la Mariannina non era quella d'oggi.... S'è guastata poi....

— Povero Giorgio! E tu credi che avresti vigilato su lei da Kartum,

mentr'essa sempre più bella, sempre più ricca, al Cairo, a Nizza, a

Parigi, in mezzo a una società frivola e cosmopolita, si ubbriacava

d'omaggi, cresceva fra il lusso e i piaceri? Che disinganno, s'ella

fosse stata la tua fidanzata, che disinganno t'avrebbe atteso il

giorno in cui tu l'avessi rivista!... No, no, ragazzo mio, non fu una

disgrazia, non fu un errore quello di non aver accettato il posto di

Kartum; la disgrazia vera è che quella gente sia venuta a stabilirsi a

Roma, l'errore è che tu sia tornato dall'estero; ed è in parte errore

mio, perchè ho contribuito a farti tornare....

Fino a quel punto lo scienziato era riuscito a dominar la sua

commozione. Ora egli stentava a padroneggiarsi. La sua voce tremava, le

lacrime gl'inumidivano il ciglio.

— Non ho che te solo, — egli disse. — Speravo di poter averti presso

di me.... Non supponevo nemmeno che la simpatia che tu provavi per tua

cugina, quand'era poco più che una fanciulla, potesse, in condizioni

tanto mutate, diventare una passione violenta.... Tu non la nominavi

mai nelle tue lettere.... io mi tenevo sicuro ch'ella ti fosse

indifferente....

— E io? Io, — protestò Giorgio, — io l'avevo dimenticata.... Te lo

giuro, babbo, l'idea di trovarla a Roma non mi turbava.... Sapevo

ch'era cresciuta immensamente la distanza che mi divideva da lei....

dieci, venti volte milionaria.... Anch'io, babbo, ero lieto di venir

qui, di proseguir qui, vicino a te, la mia carriera scientifica.... Ero

così contento.... Ora non so quello ch'io abbia.... non connetto due

idee....

Scattò dalla seggiola, riprese a girar per la stanza. E dopo una pausa

continuò, riattaccandosi a una frase pronunziata da suo padre:

— Una passione violenta?... No, non è neppur questo.... Sono più

persuaso di te che devo scancellar dalla mia mente e dal mio cuore la

Mariannina.... Guarda, se lo zio Gabrio mi dicesse: «sposala», e s'ella

mi dicesse: «sposami», io risponderei di no, tanto mi parrebbe assurdo

questo matrimonio.... Sei stupito? Ti sembro in contraddizione con me

medesimo?... Oh babbo, il tuo povero figliuolo ha perso la testa.

— È una crisi, una crisi che passerà, — replicò il professore, cercando

di nascondere sotto il fare scherzoso la sua inquietudine. — E se

realmente devono succedere gli avvenimenti che ti furono annunciati,

noi non vi assisteremo.... Prenderò io stesso una licenza di sei

mesi dall'Università.... sarà la prima che prendo.... faremo un lungo

viaggio fuori d'Italia, fuori d'Europa.... Magari potessimo portar con

noi mia sorella!... Se la sua salute non le permetterà di muoversi,

la lasceremo qui a riordinare la nostra casa.... Son sicuro ch'ella

da mio fratello non resta.... Ci si troverebbe troppo a disagio....

A ogni modo, tornando a Roma dopo sei mesi trascorsi in mezzo a

gente e costumi diversi, poi avremo bell'e dimenticata quella famosa

Mariannina, anche se sarà principessa.... anzi tanto più se sarà

principessa.... Non lo credi, giovinotto?

Giorgio tentennò il capo con un mesto sorriso.

— Tu lasceresti per me le tue abitudini, la tua cattedra?

— Sicuro che le lascerei.... per sempre, se fosse necessario.... Per

fortuna basterà un'assenza non lunga.... Non ti va il mio progetto?

— Ne riparleremo, babbo.... Grazie di tutto.... Come sei buono!

— Qualcheduno picchiò timidamente all'uscio.

— Chi è?

La donna di servizio avvertì che la cena era pronta.

— Or ora veniamo, — disse il professore. E s'avviò dando il braccio al

figliuolo.

La cena fu silenziosa, benchè Giacomo Moncalvo cercasse di tirar in

campo i più svariati argomenti. Solo alla fine Giorgio si animò un poco

discorrendo dell'insegnamento di fisiologia di Salvieni e della parte

del corso che l'illustre uomo aveva affidato interamente a lui. Eh,

Salvieni non faceva stare i suoi assistenti con le mani alla cintola.

— Hai scuola anche domattina? — chiese il professor Giacomo.

— Sì, alle nove. E per le otto devo essere in laboratorio.

— Non esci stasera?

— No, voglio riordinar le mie note per la lezione.

— In tal caso non uscirò neppur io.... Finirò di corregger le bozze di

una memoria per i Lincei.

— Buona notte, babbo.

— Te ne vai?... Ma io non ho fretta.

— Scusa, babbo, — soggiunse Giorgio. — Avrò da fare per quasi un paio

d'ore.... Domattina esco prestissimo.

— È giusto.... E il meglio sarebbe che tu ti coricassi addirittura.

— No, no.... l'immergermi ne' miei studi mi giova.

— Buona notte allora, figliuolo mio.... E pensa a quel mio progetto.

— Ci penserò. Ne riparleremo....

— E, — ripigliò il professore, colto da una subitanea inquietudine, —

mi prometti di non fare nessun passo senza consultarmi?

— Te lo prometto, — rispose Giorgio. E suggellò la promessa con un

bacio.

La lettera che lo aspettava nella sua camera e ch'egli aveva

assolutamente dimenticata, veniva da Berlino ed egli riconobbe tosto

nell'indirizzo la calligrafia lunga, sottile di Frida Raucher. Povera

Frida! Due volte sole egli le aveva scritto da Roma e tutt'e due

le volte in ottobre. Poi s'era limitato a spedirle delle cartoline

illustrate. È vero che non dava più segni di vita neppur lei; certo era

in collera e aveva ragione d'essere in collera.... O forse era stata

più ammalata del solito?

Giorgio ruppe con qualche trepidazione la busta.

«Caro amico, — scriveva la Frida Raucher in un italiano abbastanza

spedito, non però senza qualche incertezza di ortografia e di

grammatica, — prendo la penna di nascosto di papà e contro la

proibizione del medico, che soltanto da ieri mi permette di alzarmi.

Alla metà di ottobre ho avuto una ricaduta grave e credevo proprio di

esser venuta agli ultimi. Si dice così in italiano? Ho paura di no, ma

il mio maestro sarà indulgente. Mio padre era intenzionato di avvisarlo

del mio cattivo stato, ma io stessa gli ho detto di attendere. Perchè

dare un dispiacere inutile al professore che ormai è nella sua patria,

nella sua casa, fra le sue occupazioni e non potrebbe in nessun modo

venir a Berlino a trovare la sua piccola, malata amica? Bisognerà

avvisarlo _dopo_, naturalmente.... Invece sono ancora in grado di

scriverle io e la ringrazio per le belle cartoline postali, dalle

quali vedo che, se pur non ha tempo di mandarmi una lettera, si ricorda

qualche volta di Frida.... Papà vorrebbe accompagnarmi in Italia questa

primavera, e come sarei felice di passar qualche settimana a Roma!

Ella sarebbe la nostra guida, non è vero, ci mostrerebbe i monumenti

che abbiamo ammirato nelle fotografie e nelle cartoline? Ma sono

_Luftschlösser_, castelli in aria; so che non è possibile, e forse

in primavera non sarò più in questo mondo.... Povero, povero papà!...

Per lui solo mi dispiace morire.... Spero che avrà consolazione delle

sue scoperte.... Ora fa certi studi che lo costringerebbero ad andar

molto lontano. Ma non vuol lasciarmi.... Sono proprio un impiccio....

Devo smettere perchè sono tanto tanto stanca. Addio, signor Giorgio,

viva felice e conservi un posto nella sua memoria alla sua devota,

affezionata e _gar treu bis an das Grab_

«FRIDA RAUCHER.»

Le ultime linee erano confuse, quasi illeggibili, sia che la mano di

Frida tremasse, sia che una lacrima fosse caduta sul foglio. E anche

Giorgio Moncalvo piangeva, vinto dalla pietà della gentile fanciulla,

che si congedava dalla vita con sì rassegnata bontà, con sì delicato

abbandono, pudicamente confessando il suo amore, l'unico amore della

sua breve giovinezza. Già lasciandola egli sapeva che non l'avrebbe

rivista, ma ora il sentirselo annunziare da lei gli faceva correre un

brivido per tutte le membra e il tenero addio di Frida gli suonava

come un rimprovero. Gli pareva che il suo dovere sarebbe stato di

accorrere al letto della moribonda, di raccoglierne l'estremo respiro,

di deporre un ultimo bacio sulla sua fronte verginale. Quanto meglio

che il vaneggiar dietro _all'altra_, all'altra ch'egli avrebbe voluto

disprezzare e abborrire e che pur gli dominava l'anima e i sensi!

I Moncalvo · 第 19 / 32 题