Gl'incontri del pittore Brulati.
Un paio di giorni dopo, fra il tocco e le due, il pittore Brulati
tornava, per via Merulana, da una gita a piedi fuori di porta San
Giovanni, ove aveva invitato due amici francesi a colazione da un
oste di sua conoscenza. Gli amici s'erano voluti fermare al Museo
Lateranense; egli aveva stimato più igienico di proseguire il suo
cammino, e con la testa alta, con le mani sprofondate nelle tasche del
soprabito aspirava voluttuosamente l'aria vibrante di quel freddo e
limpido pomeriggio di dicembre, fatto apposta per dissipare i vapori
del vino di Frascati, bevuto forse in quantità maggiore del necessario.
E invero le sue idee, un po' confuse in principio della lunga via
Merulana, andavano riordinandosi a grado a grado, tantochè prima di
giungere a Santa Maria Maggiore egli si ricordò, fra l'altre cose, che
non aveva più sigari. Entrò da un tabaccaio, rifornì il suo astuccio,
comprò quattro cartoline postali, e nell'uscir dalla bottega s'incontrò
faccia a faccia con la signora Rachele Moncalvo, ch'era scesa in quel
momento da un tram.
Il pittore non seppe frenare un oh di maraviglia; la signora, a cui
l'incontro riusciva tutt'altro che gradevole, arrossì sotto il velo che
le copriva il viso, ma con una grande padronanza di sè tirò fuori dal
piccolo manicotto di màrtora la destra inguantata e la porse, celiando,
a Brulati.
— Ebbene, Brulati, sa ch'è buffo? Mi guarda come una bestia rara....
Dica la verità; le pare impossibile che una donna amante di tutti i
suoi comodi, avvezza a fare il suo chilo dopo ogni pasto, sia uscita
a quest'ora e invece di ordinare che le attacchino il suo _fiacre_ ben
chiuso e ben ovattato, sia venuta fin qui in un tram ove si gela? Che
vuole? Vado a portar qualche soccorso a una povera famiglia che abita
in queste vicinanze e preferisco di non arrivarvi in carrozza.
Brulati approvò il delicato pensiero, e si mise macchinalmente a fianco
della signora Moncalvo.
— Va da quella parte? — egli chiese.
— Sì.... La parte opposta di quella per cui va lei.... Arrivederci,
Brulati.... Non si svii per causa mia.
— Oh, posso benissimo accompagnarla per un tratto di strada, — disse il
pittore con uno squisito senso di opportunità.
La signora Rachele lo avrebbe mangiato vivo, e in fatti gli mostrò i
denti ch'erano ancora bellissimi, ma glieli mostrò atteggiando la bocca
a un sorriso.
— Ecco, le permetto di venir fin là.... fino a quel candelabro....
Niente di più.
Intanto ella pensava: — Che cretino!... E lo dicono un artista di
genio!... Non capisce nulla.... Però.... se capisse, sarebbe peggio....
Se poi va a raccontare a tutti che m'ha vista qui....
E ripigliò a voce alta:
— Sono opere che acquistano tanto maggior pregio quanto più sono
segrete.... Non so davvero perchè ne abbia parlato con lei...
E non mi tradisca, le raccomando.... Gabrio e la Mariannina
mi canzonerebbero.... A sentir loro, si spende anche troppo in
beneficenze....
— In fatti, — osservò il pittore, — i Moncalvo hanno la riputazione di
esser munifici.
— Sicuro, — soggiunse la signora Rachele, — mio marito non rifiuta mai
il suo nome e il suo danaro.... ma la carità nascosta è la migliore....
Quante miserie resterebbero ignorate se non facessimo un piccolo sforzo
per cercarle!
— Pur troppo, pur troppo, — sospirò Brulati mentre la signora
rallentava il passo, e pur fingendosi disinvolta guardava sospettosa
intorno a sè.
A un tratto ella si fermò sui due piedi e disse in tuono deciso:
— Addio, Brulati.... L'aspettiamo domani a pranzo.... E siamo intesi,
non una parola di questo incontro....
— Non dubiti.... Anzi vorrei....
— Che cosa? — chiese la signora Rachele frenando a stento la sua
impazienza.
— Ecco, — riprese l'artista tirando fuori di tasca il portafoglio, —
poichè mi ha onorato di una sua confidenza, vorrei partecipare anch'io
all'opera buona che fa.... vorrei offrire il mio obolo a quella povera
famiglia....
— O che ghiribizzi le saltano in testa?... Neanche per idea.... No,
no.... A ogni modo sarà per un'altra volta.... Grazie, e arrivederci.
Ma quel benedetto Brulati insistette tanto che ella, non vedendo altra
via di liberarsene, finì con l'accettare il biglietto da 25 lire
che egli si ostinava a metterle in mano, e rinnovando un _grazie_
affrettato si allontanò rapidamente. Chi le fosse passato vicino in
quel momento avrebbe notato l'espressione strana della sua fisonomia,
e l'avrebbe sentita brontolare: — Imbecille! Che cosa ne faccio ora di
queste venticinque lire?
Brulati, dal canto suo, rimessosi in cammino, si abbandonava a gravi
considerazioni.
— Benedette donne! Chi le indovina mai?... Io non avrei creduto che
questa signora Moncalvo avesse spiriti così filantropici.... Non che
sia avara, tutt'altro, ma mi pareva più disposta alla carità fastosa
che alla carità segreta.... È vero che quasi quasi se ne vergogna e
aveva l'aria di voler strapazzarmi per averla sorpresa.... Anche le mie
venticinque lire come le ha ricevute!... Capisco che son poche, ma non
ho mica i suoi milioni, io.... Ognuno fa quello che può.
A questo punto l'ottimo Brulati vide qualche cosa che mutò bruscamente
il corso de' suoi pensieri. Una carrozzella, che il cocchiere spingeva
con la maggior velocità consentita dal modesto bucefalo che vi era
attaccato, per scansar un tram, rasentò il marciapiede rischiando di
arrotare una vecchia che traversava la strada e conduceva a mano un
fanciullo. Il fanciullo pianse per la paura, la vecchia inveì contro il
fiaccheraio e il fiaccheraio inveì contro la vecchia, mentre un signore
impellicciato ch'era nella vettura dava segni manifesti d'impazienza e
urlava: — Avanti! Non perdiamoci in chiacchiere, che già non è successo
nulla.
In fatti il _fiacre_ ripigliò la sua corsa, non prima però che Brulati
avesse riconosciuto nel signore impellicciato il conte Ugolini Ruschi.
Era dubbio se questi avesse riconosciuto lui; certo che i due non si
salutarono. Ma l'artista sostò un minuto a guardar quella carrozzella
che si perdeva nella direzione presa pur dianzi dalla Rachele Moncalvo,
e non potè a meno di esclamare: — Tò! Che anche il conte abbia un'opera
di carità da queste parti?
Messo per questa via, Brulati si ricordò delle voci che gli erano
pervenute all'orecchio e che egli non aveva voluto raccogliere, si
ricordò di atti, di parole a cui egli non aveva badato e che ora gli
sembravano prove chiare e lampanti dell'intimità della Moncalvo col
conte, e, ci dispiace dirlo, finì col gratificarsi dei medesimi titoli
onde la signora Rachele lo aveva gratificato in cuor suo: — Imbecille!
Cretino!
Camminava con passo frettoloso, gesticolando in modo strano e
borbottando frasi slegate ove gl'improperî contro se stesso si
alternavano con quelli contro la Rachele Moncalvo.
— Ah un'opera di carità!... Sfacciata!... E io idiota!... E le ho
dato venticinque lire!... Si può esser più balordi di così?... Ma
che ipocrita!... Con quell'unzione!... Con quell'aria di donna che
cerca le miserie segrete!... Non vuol che si scopra.... Sfido io!...
E pure sapevo ch'era vana, ambiziosa all'eccesso.... Ma corrotta non
la credevo.... Asino!... Perchè non la credevo corrotta?... Perchè la
credevo diversa dalle gran dame con le quali s'imbranca?... Ah, ah,
ah!... E anela a entrar nel grembo della Chiesa?... Naturale.... Ve
la condurrà il cavaliere di Malta.... Già, quando le donne si dànno
in braccio alla fede, c'è da aspettarsi il peggio.... Il marito,
s'intende, non si era accorto di nulla.... come, del resto, non mi
ero accorto io.... che, se avessi potuto supporre, avrei posto la mia
candidatura.... Perchè no?... È sempre un boccone appetitoso e avrei
fatto miglior figura a concluder qualche cosa con lei che ad adorar
platonicamente quel fior di civetta ch'è la sua figliuola.... Se fossi
in tempo?... Se provassi?... Non sarebbe delicato, capisco, come amico
di famiglia.... amico del commendatore.... Ma chi bada a queste fisime,
ormai?... È un mondo di carogne, e gli schizzinosi stanno freschi....
Povero commendatore!... In affari sarà un uomo di genio, in casa avrà
la sorte comune.... E se poi non fosse vero?... Se si trattasse d'una
semplice coincidenza?... Se il ritrovo galante fosse un parto della
mia fantasia?... Tò!... Eccomi da capo con le mie ingenuità.... È vero,
verissimo, arcivero.... Imbecille! Cretino!
In queste bizzarre disposizioni d'animo Brulati giunse nel suo studio
in piazza dell'Esquilino, ove la modella lo aspettava da un'ora e lo
accolse con poca amabilità.
— Non son mica la tua serva, io, — disse la Trasteverina dalle forme
opulente. — M'hai fatto venire alle due e sono le tre passate....
T'avviso che prima delle quattro voglio esser libera....
Ella gli dava del _tu_ non perchè potesse vantare alcun diritto su lui,
ma perchè quel pronome l'era più familiare e l'usava quasi con tutti.
— Non è vero che sian le tre passate, — rispose Brulati guardando
l'orologio, — ma non sono in vena di lavorare neppur io, e ti metto in
libertà addirittura.
— Un momento, — riprese la popolana riagganciandosi i bottoni del
corpetto. — Mi pagherai la mia giornata.... Non è colpa mia....
— S'intende che ti pago, — interruppe l'artista. E le consegnò cinque
lire. — Sono meno di venticinque e sono spese meglio.
La modella fece un viso maravigliato.
— Lo so che non puoi capire, — soggiunse Brulati. E battendole
amichevolmente sulla spalla le chiese: — Dunque per le quattro devi
esser libera?... Hai anche tu un'opera di carità?... Non capisci nemmen
questo?
— Vossignoria parla in un certo modo! — biascicò la donna richiamata al
senso delle distanze sociali da quel linguaggio sibillino.
— Hai ragione.... Vattene con Dio.
— E per domani?
— Domani alle nove, senza fallo.
Brulati uscì di lì a poco, senza nè mèta nè scopo, tanto per consumare
il tempo, e poichè nella mattina aveva camminato anche più del bisogno
prese il primo tram che gli capitò e scese a San Silvestro.... Il
Corso, ove giunse in due passi, era pieno di movimento, come suol
essere nei pomeriggi invernali. Davanti al Caffè Aragno qualcheduno lo
chiamò: — Brulati, o Brulati!
Era il commendator Gabrio Moncalvo. Dopo la moglie, il marito.
Il commendatore, fermo sul marciapiede del Caffè, in mezzo a un gruppo
di _notabilità_ finanziarie, gli fece segno di avvicinarsi.
— Bravo, Brulati, ora mi accompagna fino alla Banca.... Non occorrono
presentazioni.... Non è chi non conosca il nostro Brulati, uno dei
nostri artisti più geniali....
— Oh, prego....
Tutti chinarono il capo con aria di degnazione. Eran tutti
commendatori; uno, con un nome tedesco, grosso, rubicondo, con una tuba
grigia fasciata di nero, era barone per soprammercato.
— Devo avere un suo acquarello, — disse costui. — L'ho comperato in
aprile scorso, alla Mostra.... Oh bellissimo.... L'ho regalato a mia
moglie.... Rappresenta.... che cosa rappresenta?... «Un'ottobrata
romana», mi pare.... Oh, bellissimo....
— Veramente, — notò il pittore con un sorriso, — all'ultima Mostra io
avevo un quadretto solo, «Un funerale di campagna»....
— Un funerale di campagna?... Sicuro, sicuro.... Un gioiello....
Scambiavo un soggetto con l'altro....
— Grazie.... Ma forse il signor barone si sbaglia.... Quell'acquarello
è invenduto.... Forse il signor barone confonde.... Egli ha comperato
realmente l'«Ottobrata romana» che non è mia, ma di Crunali, Mario
Crunali.
Il banchiere fece una smorfia.
— Crunali.... Brulati.... nomi che si somigliano.... Ho tante cose per
la testa, io....
— Cosicchè, sarà per un'altra volta, — disse Moncalvo per troncare quel
dialogo imbarazzante.
Prese il braccio del pittore e si congedò dagli amici.
— Arrivederci, cari.... Voi montate nelle vostre carrozze.... Io faccio
questi due passi.... Il medico m'ha ordinato il moto.... Andiamo,
Brulati.... Già si vede che lei oggi è un disoccupato.... Coraggio....
La Banca non è lontana.... in via del Plebiscito.
Affabile per sua natura, quel giorno Moncalvo era più espansivo del
solito. Aveva anch'egli fatto colazione fuori di casa, fra due sedute
di due Società di cui era consigliere, e i tartufi annaffiati con una
mezza bottiglia di Château Laffitte l'avevano messo di buon umore.
— Bel tipo quel Bernheim! Si atteggia a Mecenate e confonde i nomi
degli artisti e i soggetti dei quadri.... Glielo farò comprare
ugualmente il «Funerale di campagna».
— Scusi, — replicò Brulati. — È un quadro che non vendo. Ho promesso di
regalarlo.... indovini a chi?
— Come posso indovinare?
— Ho promesso di regalarlo alla signora Mariannina, quando si
sposerà....
— Nientemeno! — esclamò il commendatore. Ed ebbe rimorso di aver
tenuto segreto a Brulati un avvenimento che stava per compiersi nella
famiglia, e del quale si buccinava già qualche cosa.
— Chi sa che domani a pranzo non senta una gran novità, — egli
cominciò. — Perchè domani l'aspettiamo, è il suo giorno....
— Una novità? — disse Brulati in tuono interrogativo.
Allora Gabrio Moncalvo gli raccontò ch'era in procinto di stipulare
il contratto d'acquisto di tutti i beni degli Oroboni e che
contemporaneamente sarebbe stata firmata la promessa di matrimonio fra
la Mariannina e don Cesarino.
— M'immagino i commenti poco benevoli che si faranno, — soggiunse il
banchiere prevenendo le obbiezioni. — Non parlo di quelli degli amici
di casa Oroboni; parlo dei commenti dei miei cosidetti correligionari,
degli arcadi del liberalismo, dei pedanti della borghesia.... Pur
troppo anche dai miei parenti devo aspettarmi una mezza scomunica....
Figuriamoci mio fratello e mio nipote.... il professorone e il
professorino, come li chiama la Rachele.... imbevuti di vecchi
pregiudizi e di vecchie formule!... E mia sorella, poveretta, un
angelo, ma cristallizzata nelle idee di trent'anni fa!... Ho notato
che le persone esili, malaticcie stentano di più a rinnovare il loro
bagaglio intellettuale.... Già, già, ci daranno degli apostati, dei
rinnegati.... Sicuro, perchè la Mariannina dovrà convertirsi....
sfido io.... Intanto si convertirà lei.... dopo, vedremo.... Di che
cosa si tratta infine?... Di quattro goccie d'acqua.... E presto
o tardi bisogna decidersi a passare il Rubicone.... Noi siamo un
anacronismo.... Questo non significa che dobbiamo sparire.... Dobbiamo
anzi con quello che c'è di sano, di vigoroso nella nostra razza
rinsanguare le sfibrate aristocrazie occidentali che hanno poi più
ragioni di vivere perchè hanno radici profonde nella terra, nella
storia europea.... mentre noi siamo nomadi.... Dico noi, ma lei non
c'entra.... Sì, caro Brulati, questi matrimoni hanno un carattere
provvidenziale e non possono non aver conseguenze benefiche.... In
principio, si capisce, essi rappresentano un sacrificio da una parte
e dall'altra.... Nel caso specifico, vuol ch'io non m'accorga che la
Mariannina paga il suo titolo con un sacrificio?... Lasciamo stare
i danari; ma don Cesarino non è certo un giovane che faccia girar la
testa a una ragazza.... Non è bello, non è colto, non è spiritoso, e
da questo lato la Mariannina avrebbe meritato molto di meglio.... Ma
verranno i figliuoli.... oh verranno senza dubbio.... e i figliuoli
terranno dalla madre, e a lei resterà la consolazione di aver
rinnovellata la vecchia stirpe.... Tutto non si può avere a questo
mondo.... Così per gli Oroboni.... l'orgogliosa principessa Olimpia
avrebbe voluto una nuora della sua casta con un albero genealogico
che risalisse alle crociate.... Ma la nuora patrizia sarebbe stata
a corto di quattrini e forse non avrebbe avuto prole, o l'avrebbe
avuta gracile, linfatica.... Questa invece le darà dei colossi....
e inoltre.... che non è cosa da trascurarsi.... le avrà indorato
il blasone.... Ha seguìto il mio ragionamento, Brulati?... Mi par
distratto.... O casca proprio dalle nuvole?... Non sospettava nulla di
nulla?
L'artista confessò che da certi discorsi di donna Rachele e dalle
frequenti visite di monsignor de Luchi era preparato alla notizia della
conversione, non a quella del matrimonio....
— Ah, — ribattè Gabrio Moncalvo con una spallucciata, — la conversione
senza il matrimonio non avrebbe sugo.... Sentirà, sentirà domani da
mia moglie.... Perchè, se la cosa è riuscita, è in gran parte merito
suo....
— Davvero? — fece Brulati tanto per dire una parola.
— Eh, sì, — ribattè il banchiere, — merito suo.... È stato un lavoro
di filigrana tra lei e don Paolo.... Sono sincero; non la credevo
da tanto.... Donna intelligente sì, ma così avveduta, così tenace
ne' suoi propositi, così discreta sopra tutto, non la credevo.... Un
po' ambiziosetta, questo sì.... ma la freneremo.... Ora vorrebbe un
titolo....
— Niente di più facile, — esclamò il pittore.
— Niente di più facile, lo so, quando si tratti di avere una delle
solite nobiltà... Ma quel benedetto Ugolini ha montato la testa a mia
moglie per una contea romana....
Brulati fece un punto ammirativo.
— Pontificia, vuol dire?
— Già, pontificia.... Ha l'unico merito di esser più rara....
— E il conte Ugolini....
— È cavaliere di Malta, è nelle buone grazie del Vaticano.... Ma son
chiacchiere.... E avranno prima da discorrer con me.... Se credono
ch'io passi con armi e bagagli nel campo nero....
— Volevo ben dire, — replicò Brulati. — Io di politica non me ne
intendo, ma coi preti non ho mai avuto buon sangue e le cannonate del
20 settembre 1870 sono tra i più bei ricordi della mia adolescenza.
— Il poter temporale sarebbe caduto anche senza quelle cannonate, —
soggiunse il conciliativo Moncalvo, — e ormai nessuno pensa sul serio
a rimetterlo in piedi. In quanto ai preti, ce ne sono di buoni e di
cattivi.... Monsignor de Luchi, per esempio, è una perla.... A ogni
modo, non abbia paura, Brulati.... Non son uomo da legarmi a filo
doppio con nessun partito.... Eccoci al portone della Banca.... Grazie
della compagnia e arrivederci domani a pranzo alla solita ora.... A
proposito, se mia moglie non accenna all'argomento del matrimonio, non
ne parli neanche lei.... E zitto con tutti, mi raccomando, fin dopo la
stipulazione.
Il primo impulso di Brulati quando fu solo, fu quello di ripetere
al proprio indirizzo gli epiteti ingiuriosi con cui s'era vituperato
qualche ora innanzi. Idiota e cretino che vivendo nell'intimità dei
Moncalvo non s'era accorto di quello che si stava tramando; idiota e
cretino che nello stesso giorno s'era lasciato prendere in giro dalla
signora Rachele e non aveva avuto il coraggio di dir l'animo suo circa
al matrimonio della Mariannina e alla conversione politico religiosa
della famiglia! Lo confortava però il pensiero che c'era qualcuno anche
più idiota e cretino di lui, ed era il commendator Gabrio Moncalvo in
persona, il sapiente finanziere, il geniale speculatore, il ricercato
consulente di un numero infinito di Società. Ah, quella contea romana
sollecitata per i Moncalvo da Ugolini Ruschi era il _non plus ultra_
del comico. Altro che contea! Quello era il minimo dei servigi che il
cavaliere di Malta rendeva al suo amico, e il commendator Gabrio aveva
ben ragione di tenerselo caro. Che mondo, che mondo! E come farebbe,
egli, Brulati, domani, pranzando in casa Moncalvo, a non ridere in
faccia a tutti e due i coniugi?... Domani poi sarebbe anche scoppiata
la bomba del fidanzamento della ragazza!... Era strano.... La notizia
gli aveva prodotto una impressione penosa, come d'una cosa assurda,
come d'un contratto ignobile, ma non era stato il colpo che egli poteva
aspettarsi, vista la sua qualità di fervente e devoto ammiratore della
Mariannina. E constatando il carattere superficiale di quella sua
passioncella senile, egli si trovava nella condizione di chi s'accorge
di non aver che lievi ammaccature sul corpo dopo una caduta in cui
credeva d'essersi fracassato le ossa.
Queste riflessioni consolanti rendevano a Brulati meno sensibile la
stanchezza, mentr'egli seguitava a girellar per le vie e s'indugiava
dinanzi alle vetrine dei negozi ormai tutti illuminati, resistendo
alla tentazione di passar un'oretta allegra in un certo caffè presso
Campo de' Fiori, ove solevano riunirsi nel pomeriggio parecchi giovani
artisti di sua conoscenza. Gli è che, in mezzo a quei capiscarichi,
egli aveva paura di lasciarsi scappar qualche parola intorno
agl'incidenti della giornata. Ne aveva pieno il gozzo, e nonostante i
suoi propositi di esser discreto, se lo tiravano in lingua....
— Ahi! — egli esclamò ad un tratto, come uno che spasima pel mal di
denti.
Non erano i denti. L'esclamazione dolorosa gli era strappata
dall'apparire improvviso di persona, che, in quell'istante, non poteva
giungere più inopportuna. E cercò schivarla fermandosi a guardar la
mostra d'un gioielliere, ma il professore Giorgio Moncalvo (era lui,
era il terzo Moncalvo che in poche ore gli capitava tra i piedi) gli
posò una mano sulla spalla.
— Bravo, signor Brulati. Finge di non vedere.... Quant'è che non va
dagli zii?
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