Nell'alzarsi da tavola l'Angelina, dopo aver fissato in volto ora lo
zio e ora la Matilde, si avvicinò a Vittorio e gli disse:
— La Matilde ed io vogliamo fare una lunga passeggiata fuori della
città: abbiamo confidato in voi per accompagnarci, e non ci mancherete,
spero, tanto più ch'io debbo parlarvi. —
Vittorio assentì con quella galante sollecitudine che gli era propria,
e l'Angelina rivoltasi allora all'Amalia:
— Verrai con noi, non è vero, se il babbo e la mamma te lo
permettono? —
La bambina tutta giubilante corse a domandare l'assenso de' genitori,
e, ottenutolo, salì in quattro salti la scala, s'acconciò il cappellino
di paglia e la mantelletta color di rosa, e fu in un batter d'occhio
nell'androne.
Di lì a pochi minuti la comitiva incamminavasi lungo il viale de'
platani, che costeggiava l'argine del fiume. Il sole volgeva lento
al tramonto; e i suoi raggi scendevano obliquamente sulla strada
attraverso i rami frondosi di quelle piante. Di tratto in tratto una
vettura passando rapidissima sollevava un nembo di polvere, e allora
uno strato grigio copriva le più basse ed esposte foglie degli alberi,
sinchè una lieve carezza di vento spazzava ogni cosa, ridonando al
verde la sua primiera vivacità. E lo strepito fuggitivo d'una carrozza,
e l'apparire a lunghi intervalli di qualche pedone affaticato,
rendevano più spiccata la solitudine ed il silenzio di quell'ora.
Vittorio s'accostò all'Angelina nell'atto di chi dice: — Sto agli
ordini vostri. — Ella accettò il suo braccio; e studiò il passo in
guisa da lasciare indietro alquanto la Matilde e l'Amalia, a cui già
questa giterella in campagna pareva inferiore all'aspettazione ch'ella
ne aveva. Procedettero alcuni istanti in silenzio, l'una ruminando
tra sè com'ella dovesse principiare il discorso, l'altro pensando che
cosa potesse uscire da siffatto mistero. L'Angelina ruppe il ghiaccio,
dicendo fra lo scherzevole e il serio:
— Sarà meglio bandire gli esordî, non è vero?
— Oh! sì, — rispose Vittorio; — veniamo pure all'argomento senza
preamboli.
— Ebbene: sia dunque senza preamboli. Voi avete sulla vostra coscienza
una colpa.
— Una colpa?
— Sì; agli occhi di molti potrà anzi parere una virtù; agli occhi miei,
agli occhi degli onesti è una colpa, e gravissima. Però, acquetatevi;
sta in voi ripararla, e — soggiunse la ragazza con un sorriso a fior
di labbro — l'espiazione è il contravveleno del peccato. Voi avete
turbato la pace di una fanciulla, al suo cuore ingenuo e fidente
avete insegnato un affetto nuovo, che se può aspirare alla dolcezza
del ricambio, è fonte di commozioni ineffabili; se deve rinchiudersi
in sè medesimo, è piaga logoratrice di tutta la vita. Oh! vi leggo
la risposta negli occhi: — Che ho io fatto per rapire la calma a
quella giovinetta? In che offesi il candore dell'animo suo? Quali
sono le parole che diedero alimento alle sue speranze? — Oh! signor
Vittorio! vi sono fra gli uomini consuetudini di libertinaggio, che
un'anima ingenua non conosce; vi sono mutue tolleranze, che un cuore
verginale non intende. Se la Matilde (ch'è inutile tacerne il nome)
vi era indifferente, perchè corteggiarla? E se una più viva simpatia
vi attirava verso di lei, in quale altro modo credevate di poterla
amare, che come si amano le oneste fanciulle? — Si fece rossa in viso,
e colta da un pensiero repentino: — Vi fa maraviglia — diss'ella — la
mia esperienza precoce. Oh! Vittorio! io non ho nè padre nè madre, sono
sola sulla terra, e la solitudine è maestra di molte cose, e non tutte
liete nè belle. La necessità ci sforza a sfuggire, conoscendoli, que'
pericoli che una mano provvida avrebbe sviati da noi lasciandoceli
ignorare. Ma appunto per questo, appunto perchè siamo meglio armati
contro le insidie che si possono tendere a noi, ci corre il debito di
vigilare sulle persone che amiamo. Per questo, o Vittorio, io prendo
le parti della Matilde, per questo io vi discorro di lei. Ella vi
ama. —
Si fece silenzio. Vittorio teneva il capo rivolto a terra, e andava
spingendo innanzi col piede i ciottoli della strada. L'Angelina
continuò con voce sempre più dolce ed insinuante:
— Sì: ella vi ama, e voi non potete ignorarlo. Non fatevi questo
torto, Vittorio; non isforzatemi a credere che voi non leggete in
viso d'una fanciulla la simpatia che le avete inspirata. Ebbene: se
non vi sentivate l'animo inchinevole ad un amor serio, se più dei
vincoli che possono render l'uomo felice avete caro l'isolamento che
lo lascia libero e signore di sè, perchè non vi siete voi allontanato
di qui, non avete cercato un pretesto per togliervi da un luogo, dove
non potevate che compromettere o voi o gli altri? Ed ora chi, se non
voi, risanerà quella fanciulla del male che le avete fatto? Pochi
mesi or sono ella era gaia, spensierata, contenta; oggi è malinconica,
inquieta, combattuta fra speranze e timori; oggi è forse alla vigilia
d'uno di que' disinganni terribili, che spargono un'ombra sinistra su
tutta la vita. Pochi mesi fa, era confidente nel bene e nella virtù;
ora voi state per versare sull'anima di lei il freddo scetticismo che
uccide gli affetti, che la farà un giorno sposa men tenera e madre
meno sollecita. No, Vittorio, non sarebbe un'azione onesta. Voi siete
nobile, generoso; voi non potete fallire al vostro dovere.
— Al mio dovere? — disse Vittorio. — Ma voi dunque credete realmente
che il mio dovere sia di sposare oggi la Matilde?
— Di prometterglielo oggi, di farlo quando potrete; — rispose
l'Angelina con voce ferma e tuono riciso.
— In verità — soggiunse Vittorio — voi siete la più fredda e rigida
ragionatrice ch'io mi conosca. Ora vogliate porgermi ascolto. Io non
vi dirò in questo momento quali siano i miei sentimenti: ma mettiamo,
così per ipotesi, ch'io abbia commesso davvero qualche leggerezza, che
qualche mia parola, qualche mio atto abbiano potuto accendere questo
fuoco improvviso nel cuore della Matilde; stimate voi forse ch'io avrei
riparato a ogni cosa, sposandola? Ma se non l'amassi?... Angelina,
voi nata alle gioie domestiche, voi che della famiglia avete un'idea
così alta, potete voi intendere un matrimonio senza amore e credere
che la felicità sorrida a quei vincoli che la convenienza sola ha
creati? Consultate il vostro cuore. L'amarezza d'un disinganno non vi
sarebbe più tollerabile che il lungo avvicendarsi di giorni monotoni,
che l'assidua convivenza con persone, le quali paressero rimproverarvi
la pertinacia del vostro affetto? Una casa, attraverso la quale non
passa mai il soffio dell'anima, ove non v'ha ricambio di confidenze, nè
bisbiglio di parole soavemente amorose; una casa, ove la tavola in poco
è dissimile da quella di una sala di _restaurant_, non vi sembra peggio
che un deserto? No, Angelina, io non la offrirei questa felicità ad un
amico. Meglio, mille volte meglio, soffrire atrocemente una volta, che
sentirsi appiccicata alle membra questa camicia di Nesso. —
Quale pur fosse l'effetto prodotto sull'Angelina da questa mezza
confessione che le faceva Vittorio di non amare la Matilde, ella non lo
lasciò trasparire: anzi, con un calore onesto e sincero, riprese:
— Ma voi confessate adunque di esservi preso giuoco di lei? Era per
soddisfare una vostra vanità che voi le usavate ogni sorta di cortesie;
era per una vostra vanità che se gli occhi di lei cercavano i vostri,
il vostro sguardo le moveva incontro con sì manifesta compiacenza; era
per una vostra vanità infine che scendeste paladino in sua difesa,
e quand'ella commossa vi disse: — _Voi dunque mi proteggerete_, —
stringendole affettuosamente la mano le avete risposto: — _Sempre?_
— Ed ora fingete ignorare le ferite che avete aperte, e poichè vi si
chiama a versar sovr'esse un poco di balsamo, vi circondate di mille
reticenze, e come vinto da un senso di sublime delicatezza: — _Oh_ —
dite — _se non l'amassi, se non avessi la virtù di farla felice!_ — Ah!
sta bene, signor Vittorio; dunque basterà questo scrupolo, perchè un
uomo possa abbandonar la fanciulla, a cui egli primo insegnò la febbre
d'amore, e menar vanto anzi di tale suo atto, come d'una splendida
azione? E la poveretta, così amaramente disingannata, non potrà
nemmeno dolersene, ma dovrà far manifesta la sua gratitudine a chi, non
sentendosi d'amarla, non la volle incatenata a sè con vincolo eterno!
— Angelina, — rispose Vittorio, e v'era nella sua voce l'accento di
chi riconosce il suo fallo, — voi siete inflessibile come la Dea della
Giustizia, ed io non voglio contrastare la bontà delle vostre ragioni.
Ma vediamo un po' come stanno le cose. Io sono un povero peccatore,
e lo dico sul serio, che di questi torti ne ha parecchi sull'anima. È
un vizio mio, o se mi siete indulgente, è un vizio dei tempi: questa
galanteria superficiale che voi condannate con tanta energia e con
sì rara potenza di convinzione, è accolta nel mondo non solo col
compatimento, ma persino col sorriso sulle labbra. Ebbene, la coscienza
anche più onesta subisce l'influsso dell'atmosfera che la circonda; ciò
ch'ella sente intorno a sè maledetto e vituperato, le par sempre più
grave di ciò ch'ella vede tollerato e plaudito. Io in quest'atmosfera
ci vivo, e non sono di tanto superiore al comune degli uomini da
potermene sottrarre a tutti gli effetti. Vedete se vi apro l'animo mio:
è una confessione che vi faccio, e, quantunque non isperi d'essere
assoluto, pure non la farei a niun altro così franca ed esplicita.
Voi mi dite oggi: — Avete operato male verso la Matilde, e vi corre
il debito di riparare. — Ma chi mi assicura che tra le fanciulle, a
cui posso a fior di labbro aver discorso d'amore, non ve ne sia alcuna
che più della Matilde soffra e si dolga di me? Non è vanità che mi fa
parlare così: voi medesima mi avete detto che un cuore di giovinetta
facilmente si accende. Ebbene: se pur questa fanciulla non ha trovato
così vicino a sè un'amica, a cui confidar le sue pene, o s'ella, come
si suole dei dolori profondi, le tenne chiuse gelosamente in sè stessa;
chi vi dice che, s'io debbo ad alcuno un'espiazione, non la debba a
lei, e non mi corra l'obbligo d'indugiare un poco prima di precludermi
assolutamente la via a lenire la sua sventura?
— Oh! — proruppe l'Angelina sforzandosi di sorridere — ciò vuol dire
che farete un giro pel mondo, cercando la più infelice delle vostre
vittime per immolare a' piedi di lei la vostra libertà? Son baie
codeste: siete a due passi da colei che vi ama e soffre per voi, e
andate in traccia di un'amante ipotetica, a cui avete parlato non si sa
quando, che avete visto non si sa dove, che non ha svelato a nessuno i
suoi sentimenti, che forse non esiste nemmeno....
— Ma s'ella esistesse? — sclamò Vittorio con calore — se anzichè
essere un sogno della fantasia fosse una creatura viva e palpitante,
se anzichè abitatrice d'una terra remota fosse poco lungi di qui, se io
l'avessi fatta soffrire più forse della Matilde, se io l'amassi di più;
che direste allora? —
L'Angelina diè un balzo; ma, ricomponendosi tosto, chiese con voce che
si sforzava d'esser ferma e sicura: — Ma s'ella esiste, siete voi certo
ch'ella vi ami? —
Vittorio sollevò il capo che teneva chinato a terra, e guardando
fissamente l'Angelina rispose: — Quello di cui son certo si è ch'io
non l'era increscioso, e che alle mie parole ella porgeva benevolo
ascolto, e ch'io l'ho veduta trascolorarsi in viso al racconto delle
mie campagne, e ch'ella è sventurata e senza amici e senza parenti nel
mondo, e ch'ella non mi perdonerà mai la mia leggerezza. Perchè io, non
chiesto, non incoraggiato da lei, l'ho cercata nella solitudine della
sua stanza, ho turbato i silenzî della sua anima verginale, e la posi a
parte de' miei affetti e de' miei ricordi domestici e de' miei sogni di
poeta, e le apersi il cuor mio come ad una sorella....
— Amatela dunque come una sorella, — interruppe l'Angelina, nel cui
animo s'era combattuta una di quelle lotte titaniche che durano un
minuto, e che un volume non basterebbe a descrivere.
— Angelina, — proseguì Vittorio con accento appassionato, — voi che
forse la conoscete questa donna, non potreste dirmi una men desolante
parola, non potreste perorare presso di lei la mia causa? Oh! scendete
un istante da quella specie di Olimpo, in cui oggi per la prima volta
vi vedo, arbitra severa ed inesorabile de' falli altrui, lasciate
parlare il vostro cuore; la virtù del sacrifizio non è virtù unica al
mondo, ve n'è un'altra più dolce, più soave, più umana, la virtù della
simpatia che ci fa, amati, riamare.... Angelina.... —
La povera fanciulla, mentre Vittorio parlava, sentivasi come colta da
quella vertigine che assale chi si trova sull'orlo di un precipizio. È
un senso indistinto di voluttà e di terrore, è un desiderio affannoso
di sottrarsi al pericolo, e nel medesimo tempo una strana tentazione
di gettarvisi a corpo morto. L'aria che vi saetta sul viso, e gli
alberi, e i monti, e le case che vi rotano intorno vorticosamente, e
l'ampio firmamento che vi si stende sul capo, tutto insomma coopera
a sospendere in voi l'azione della volontà, a farvi vivere come in un
sogno. Ma se per avventura il piede vi manca, se l'idea del vuoto vi si
affaccia allo spirito, un gelo improvviso vi corre per l'ossa, vi si
drizzano i capelli sulla fronte, e la vostra mano s'aggrappa convulsa
al primo oggetto che vi si presenta. Così l'Angelina, trasportata in
un mondo fantastico dalle parole di Vittorio, vedeva passarsi dinanzi
agli occhi mille immagini confuse, credeva d'udire mille suoni diversi,
e pur indovinando il pericolo non aveva forza di sfuggirlo. Ma, quando
intese proferire appassionatamente il suo nome, quando sentì la mano
di Vittorio che cercava la sua, il pensiero dell'abisso imminente
le balenò repentino all'anima, si ricordò della Matilde che in lei
confidava e ch'ella tradiva con la semplicità del silenzio, e una
voce che partiva dal profondo del cuore le susurrò all'orecchio: —
Vergognati! — Si svincolò da Vittorio come atterrita, e accennandogli
con la mano che s'allontanasse, — Basta così, — disse con voce
angosciata, — basta così. Se quella donna ha potere alcuno sull'anima
vostra, ella v'impone di dimenticarla; e se la sua stima v'è cara, ella
vi scongiura di far felice la Matilde. —
— Ma ella ha dunque un cuore di sasso? — proruppe Vittorio accendendosi
in volto. — A che le servono la gioventù e l'avvenenza, s'ella è
chiusa a quei sentimenti che ingentiliscono il suo sesso? Oh! è agevol
cosa a chi è fatto di gelo il predicare agli altri il sacrifizio e
l'abnegazione.... Ma no; non è possibile: quale io l'ho conosciuta,
ell'era buona e mite, e pronta a commuoversi delle sofferenze altrui;
il suo volto leggiadro, i suoi begli occhi profondi rivelavano
un'anima ricca di commozioni e di affetti. No, voi non siete la fedele
interprete del suo cuore.... quando — continuò Vittorio, colpito da una
subita idea, e strascicando le parole come se la lingua gli si fosse
disseccata sul palato — quando ella non ne ami un altro.... —
L'Angelina fece un movimento rapido, come di chi si risente d'un'accusa
non meritata: ma bentosto padroneggiò la sua commozione, e in quel
dubbio che l'aveva offesa, vide una tavola per isfuggire al naufragio,
e l'afferrò con disperato proposito, e freddamente rispose: — E se
fosse così? —
Com'ebbe proferite queste parole, le parve di sentirsi sopra un terreno
più saldo, e attese con calma il nuovo infuriare della procella.
Sennonchè in quel momento si vide vicine la Matilde e l'Amalia. Il
volto della Matilde esprimeva una dubbiezza affannosa; i suoi occhi
correvano incerti da Vittorio all'Angelina, e dall'Angelina a Vittorio,
e il silenzio con cui ella era accolta non le faceva augurare nulla
di buono. Certo discorso ambiguo dell'Amalia circa il fiore buttato
via con dispetto dall'Angelina le tornava al pensiero, per quanto si
adoperasse a scacciarlo; il sospetto insidioso la rodeva internamente
e vi fu un istante, nel quale le due fanciulle si misurarono con lo
sguardo. L'Angelina intese ciò che passava nel cuore della Matilde, e
non tentò una spiegazione, e non mormorò una scusa; ma nell'atteggiarsi
della persona, e nel fiammeggiare degli occhi le apparve tutta la
onesta baldanza dell'animo. Fu la Matilde la prima ad abbassare la
fronte, arrossendo di sè medesima. Quando la rialzò, la sua fisionomia
non mostrava altro che una trepida ansietà, un bisogno intenso di
confidarsi e di piangere......