L'Angelina, che per quel giorno non si sentiva disposta a uscire per
le sue solite lezioni, aveva già visto la Matilde e promessole ch'ella
nel dopopranzo avrebbe parlato a Vittorio. Sarebbesi colto il momento
della passeggiata: la Matilde avrebbe fatto in guisa da rimanere un po'
addietro con l'Amalia, lasciando agio in quel frattempo all'Angelina
di costringere Vittorio a spiegarsi. L'Angelina faceva a simiglianza di
que' capitani, che, vedendosi in una posizione arrischiata, stimano non
poterne uscire che con un coraggio disperatissimo e tagliano i ponti
dietro a sè, per levarsi la tentazione di retrocedere. Dacchè le era
d'uopo sacrificarsi, ella voleva che il suo sacrifizio fosse compiuto
in maniera da non lasciarle via di sottrarvisi, nè oggi, nè domani, nè
mai. Nulla poteva meglio conferire allo scopo che il farsi ella stessa
interprete della Matilde, che il ragionare a Vittorio in favore di lei.
Ferma in questo proposito, ella si mise al pianoforte a studiarvi un
nuovo pezzo di musica, quando si bussò all'uscio della sua stanza. Era
il signor Bernardo.
— Vengo a renderti una vecchia visita, — egli le disse, prendendole
affettuosamente ambe le mani. E poichè ella lo guardava in atto
di persona che non sa raccapezzarsi: — Sì, — soggiunse, — vengo a
restituirti una visita che fu la più dolce che io mi ricevessi in
mia vita. Ti ricordi di quel giorno, in cui, colpito dalla più atroce
delle sventure che possano affliggere un negoziante onorato, e caduto
in quell'abbattimento da cui pur troppo non potei più rialzarmi, tu
venisti a sorprendermi nel mio banco, semplice, ingenua, amorevole?
Tu mi offrivi di sacrificarmi tutto il tuo avere, pur di salvare il
mio nome. Era un'illusione, ma un'illusione sublime, degna di te. Nè
tu potesti compiere il tuo olocausto, nè io lo avrei permesso: ma un
altro ne compisti, che non fu minore di questo. Tu hai immolato al bene
della mia famiglia la tua libertà, hai faticato per noi, hai diviso con
noi il tuo pane, senza che tu te ne lamentassi, senza che gli altri ti
dessero in cambio tutta la gratitudine, tutto il rispetto che meritavi.
Ma non discorriamo di ciò. Io vengo oggi a te col cuore di un padre a
farti una confidenza e una domanda. —
L'Angelina lo interruppe vivamente:
— So che cosa volete dirmi, e confido che nemmeno questa volta avrete
a dolervi della vostra nipote. Matilde ama Vittorio: ella diverrà sua
sposa.... son io medesima che me ne sono assunta l'impegno.
— Angelina, — soggiunse lo zio, guardandola con infinita tenerezza,
e congiungendo le mani come in atto supplichevole, — al suo letto di
morte mio fratello mi ti ha raccomandata con le lagrime agli occhi: di
lì a poco tua madre, in estremo di vita, mandò anch'ella a chiamarmi,
e con voce affannosa mi parlò di te e della solitudine in cui saresti
rimasta, e ti confidò alle mie cure come un sacro deposito. Io,
accettando quel legato d'affetti, m'obbligavo a provvedere alla tua
felicità, come a quella d'un'altra figliuola, a farti del mio tetto
un asilo che ti tenesse luogo dei lari domestici: ho io adempiuto
quest'obbligo? No. Se in questa casa vi furono sacrifizî da compiere,
chi più ne ha compìti? Se vi furono privazioni da soffrire, chi
più ne ha sofferte? Oh! Angelina! io lo sento: se i tuoi genitori
mi chiedessero conto di te, io dovrei chinare il capo per infinita
vergogna.
— Oh!... che dite mai, zio mio?
— Ed ora — continuò il signor Bernardo — ho il presentimento che tu
stai per compiere un nuovo sacrifizio, il maggiore forse di tutti.
— Io?... — interruppe l'Angelina, piegandosi innanzi con la persona e
cercando di padroneggiare la sua commozione.
— Sì; tu così sollecita a parlare a Vittorio in favore della Matilde,
sei ben certa di non amarlo tu stessa? —
Un fremito impercettibile le corse tutte le membra, un leggiero
incarnato le apparve sulle pallide guance, con la mano sinistra strinse
forte la spalliera della seggiola come se quel movimento convulso le
desse vigore a sostenere l'interna battaglia, e, senza dir parola, chè
non le sarebbe stato concesso in quel tumulto d'affetti, costrinse il
labbro ad un languido sorriso d'incredulità, e crollò il capo in segno
di diniego.
Il signor Bernardo proseguì: — Investiga bene il tuo cuore. Non
a Matilde soltanto Vittorio fu prodigo di gentilezze e di cure.
Con la spensieratezza dell'età sua, io lo vidi ora con l'una, ora
con l'altra di voi ugualmente cortese, egualmente sollecito: forse
non ama nessuna: forse ama te.... La Matilde, io la conosco, è più
volubile, più leggiera; un primo disinganno d'amore la farebbe soltanto
soffrire; ma tu, povera Angelina, tu sei di ben altra natura.... tu ne
morresti. —
Ciò che il signor Bernardo diceva era vero, terribilmente vero. Ma
l'Angelina aveva ormai raccolto tutte le sue forze, come il duce che
concentra i suoi battaglioni nella lotta suprema, ed ancora una volta
era uscita vittoriosa dal paragone.
— No, — rispos'ella ricomponendo il sembiante alla calma: — nè io amo
Vittorio, nè Vittorio ama me. Forse i nostri caratteri non s'intendono.
Forse egli è troppo leggiero ed io ebbi la sventura di nascer troppo
riflessiva.... Che volete?... Bisogna pigliar la gente com'è. Ve ne
supplico, zio mio, non insidiate la felicità della vostra figliuola....
Se sapeste come quel suo cuoricino s'è acceso, come la sua fantasia
corre dietro al sogno avventuroso del suo primo amore.... Vedete....
pochi minuti prima che veniste voi, ella era in questa stanza e si
faceva rinnovare da me la promessa di parlare a Vittorio.... Avrebbe
dovuto confidarsi prima a voi, a sua madre, lo so; ma, se non lo fece,
siatele indulgente.... Un'amica discreta che ha l'età nostra, che
può partecipare ai nostri sentimenti, è una gran calamita pei nostri
cuori di fanciulle. Insomma — concluse l'Angelina con una sforzata
disinvoltura — è un affar fatto, e non se ne parli più.... prendetevi
le cose in pace, Vittorio diverrà vostro genero. — E poichè le parve
che nel dir quest'ultime parole la sua voce minacciasse velarsi e una
lagrima le spuntasse sul ciglio, si rivolse vivamente con la persona
verso il pianoforte, e come se il suo discorso non fosse stato che una
lunga parentesi, tornò a correre con le dita sui tasti, ripigliando la
sonata ove l'aveva interrotta.
Il signor Bernardo non persuaso, ma però impotente a smuovere un così
fermo proposito, si alzò lentamente dalla seggiola, e appoggiando la
mano alla spalla dell'Angelina:
— Hai nulla da soggiungermi? — le chiese.
— Oh! sì!... — proruppe ella commossa, volgendo la persona e alzando il
viso verso di lui: — ho da ringraziarvi, e chiedervi un bacio. —
Il signor Bernardo si piegò sulla giovinetta seduta, e cintole
amorevolmente il capo fra le mani, la baciò più volte in fronte con
affetto infinito. Indi soggiunse: — Non vuoi proprio null'altro?
— Nulla, — ella disse con voce sicura, ma tenendo le pupille rivolte
al suolo. Il signor Bernardo, prendendola leggiermente pel mento, la
costrinse a guardarlo in viso. Ella potè ancora frenare le lagrime che
le facevano groppo nelle palpebre, e fisarlo senza tradirsi. Egli non
disse più molto, ma uscì crollando il capo e asciugandosi gli occhi
umidi di pianto.
Il successo di questo colloquio salvò l'Angelina da un'altra visita:
quella della signora Clara, che aveva già pronto il suo intervento
armato presso la nipote. E fu meglio così: chè la dolcezza dell'indole
non escludeva nell'Angelina un senso di nobile orgoglio, e ciò ch'ella
concedeva spontanea agl'impulsi del proprio cuore e alle preghiere
degli altri, mal lo avrebbe consentito a brutali comandi. Oh! ella
moveva incontro a una prova così terribile, che le faceva mestieri di
tutte le proprie forze per non restar soccombente. Ed ella il sentiva;
e dolevasi talvolta seco medesima dell'essersi profferta a ciò, che
ad altri sarebbe costato molto meno di fatica e d'angoscia. Ma un più
maturo consiglio la faceva raffermarsi nella presa deliberazione, come
la sola, che una volta messa ad effetto potesse chiudere il varco
a ogni debolezza, a ogni pentimento. Uscì di rado della sua stanza
in quel giorno, non cercò di Vittorio, che vide solo alla sfuggita
e salutò freddamente; ma s'intrattenne a lungo con la Matilde,
la quale nel trovarla così accalorata per lei aveva ripreso tutta
l'antica fiducia, tutta l'antica espansione, e andava consultandola
sul modo d'interpretare ogni parola, ogni sguardo del giovano amato.
Sennonchè, quando l'Angelina non concordava seco nelle interpretazioni,
ella si rannuvolava tutta, e le diceva: — Tu vuoi farlo apposta
per indispettirmi. — L'Angelina sorrideva allora malinconicamente,
assentendo col capo; ma l'altra, non soddisfatta nemmeno di questo
modo, prorompeva in un gesto d'impazienza: — Insomma, non istartene lì
come un automa; di' la tua opinione. — Capricci d'innamorati!
Vittorio non era così poco avvezzo all'odor della polvere da non
sentire qualche cosa nell'aria, e non intendere che quello doveva
essere un giorno di lotta. Glielo diceva un certo che di mistero in
tutti della famiglia, ma glielo dicevano in ispecie le reticenze
della Matilde, la quale pareva volesse aizzarlo a discorrere, o
piuttosto a compire le frasi ch'ella, con quell'arte sopraffina che
l'amore insegna alle fanciulle, lasciava a bello studio interrotte.
Ed egli si schermiva alla meglio, desideroso com'era di sfuggire una
battaglia campale, e di stancare le forze del nemico in tante piccole
avvisaglie. Aveva operato con leggerezza, ne conveniva; ma era ella
questa una buona ragione per lasciarsi pigliare alla rete, e diventare
un candidato ufficiale al matrimonio, egli che, fino a quel punto, di
matrimonio non aveva voluto sentirne discorrere? Mentre si abbandonava
a queste riflessioni, non supponeva nemmeno da qual parte dovesse
venirgli l'assalto più formidabile.