Ora, per istringere conoscenza con altre due persone della famiglia
Mauri, andremo nel salotto, dal quale abbiamo visto uscir poco fa
l'Angelina. Lettore, non t'è mai accaduto di studiare le relazioni che
esistono fra l'addobbo d'un quartiere e la gente che vi abita? Il color
delle stoffe, la natura delle litografie che pendono dalle pareti, la
qualità dei gingilli che ornano le _étagères_, non t'hanno mai parlato
allo spirito, non t'hanno aiutato a proferire un giudizio sui padroni
e soprattutto sulle padrone di casa? Fa ora il conto di venir meco
nel salotto da pranzo di casa Mauri, e di vedervi un sofà di damasco
giallo a rabeschi vicino a sedie di lana violetta; cortinaggi bianchi
a festoni color del mare, che danno alla stanza l'aspetto d'un uomo con
gli occhiali verdi; un camminetto con sopra due candelabri di bronzo e
una statuina di terra cotta rappresentante un arciere svizzero; e tutto
all'intorno in certe cornici di legno, alle quattro dita, i ritratti di
re Vittorio e del Garibaldi accomunati con quelli di Sua Santità, di
monsignore reverendissimo vescovo della diocesi, e della celeberrima
Diana di Poitiers: e poi dimmi se ti pare che la signora Clara Mauri
abbia ad essere una donna assestata. Che se poi ti cadono sott'occhio
i bicchieri grandi e piccini, e le stoviglie, messe in mostra nella
credenza, e le massiccie posate d'argento che fanno sfoggio dì sè sulla
tavola preparata accanto a tovagliuoli, i quali sembrano fregiati
dell'Ordine della _Giarrettiera_, non potrai a meno di esclamare: —
Qui ci dev'esser danaro, ma non ci sono abitudini di eleganza e di buon
gusto, ma la ricchezza non ha dirozzati gli spiriti. —
Vedi, lettore, come siam poco compiti! Abbiamo esaminato con una
curiosità minuta tutte le suppellettili della stanza senza por mente
a due donne che, sedute l'una di faccia all'altra ad un tavolino da
lavoro, sono occupate caritatevolmente a dir male del prossimo.
La signora Clara Mauri, ch'è la più attempata tra le due, è una
portentosa mole di femmina. A cominciare da' capelli, che, tra suoi
e non suoi, le fanno una montagna sulla fronte, per finire col piede
che voluttuosamente riposa sopra un piumino, tutto è in lei grandioso,
sovrabbondante. Il singolare si è che con questa esuberanza di forme
la signora Clara si è fitta in capo di essere romantica e sovente
trae profondi sospiri dal petto, il quale in siffatti suoi eccessi di
sentimentalismo si contrae e si gonfia a guisa d'un mantice, producendo
una rivoluzione nelle numerose pieghe del vestito ch'ella vorrebbe
liscio e aderente alle membra come una buccia di cocomero, e che
invece per colpa della sarta è sempre ondeggiante come Il fogliame d'un
cavol fiore. La signora Clara è incrollabile nella convinzione di aver
trentacinque anni e ama far cadere il discorso su questo argomento, e
dice con aria compunta: — Non son più giovane; ho trentacinque anni.
— Per mantenere le proporzioni di età, la Nella, che è la primogenita
della famiglia, ha dovuto arrestarsi sui diciotto, con grande stupore
della Matilde, la quale non sa intendere come in un paio d'anni
ella diverrà coetanea della sorella maggiore, e con non meno grande
meraviglia del signor Bernardo, che s'avvede d'esser solo a invecchiare
nella casa. La signora Clara a' suoi tempi poteva passare per una
bella donna. E invero il signor Bernardo che, mingherlino com'era,
amava le femmine massiccie, l'aveva presa proprio per inclinazione. A
sentir le male lingue, quel suo matrimonio era stato fatto _honestatis
causa_, e per dare un editore responsabile a certa bambina che s'era
presa la libertà di nascere senza il consenso de' superiori; ma
noi non porgeremo benevolo ascolto alla maldicenza. Comunque sia,
la Nella, ch'era appunto la bambina in discorso, si è ormai posta
in regola col Codice civile, e queste investigazioni sul passato
son vere indiscretezze. La Nella che, ufficialmente, ha 18 anni, ne
conta invece 23 sonati ed è una ragazza tutta smorfie e caricatura,
sempre a due dita dallo svenimento e dalle convulsioni, alta, smilza,
pallida, di fisonomia piuttosto poco simpatica che brutta. È bionda,
cogli occhi un tantino cisposi, e una bocca così grande che par la
linea dell'equatore. Del resto con un po' di buona volontà si potrebbe
metterla fra le donne passabili, se l'affatturato di ogni sua posa e
d'ogni movenza non disgustasse profondamente. Tra madre e figliuola
regna un accordo perfetto, in ispecie quando si tratti di dichiarare
che nessuno le uguaglia in delicatezza di sentimenti.
— È fredda, anzi freddissima, — esclamava con accento convinto la
signora Clara. — Io nelle sue condizioni avrei preso una malattia di
tre mesi....
— E poi — rispondeva in tuono compunto la figliuola — anche con noi non
ti pare che dovrebbe essere più espansiva? Vedersi accolta con questa
premura!... Invece appena risponde, appena ci guarda.
— Ma se non ha nemmeno notato ch'io mi son vestita a bruno da capo a
piedi per andarle incontro.
— E quando le ho offerto di respirare un'ampolla di essenze, mi ha
appena ringraziato coi denti stretti....
— Eh! Nella mia, a questo mondo si semina il bene e si raccoglie il
male.... Non tutti sentono nella stessa maniera....
— Ehi! si va a pranzo si o no? — Questa domanda prosaica era mossa dal
signor Bernardo che si trovava nell'andito.
— Quel benedetto uomo di tuo padre è sempre lo stesso, — sclamò la
signora Clara, rivolta alla figlia; — per me il pranzo è l'ultima cosa,
per lui la prima.
— Oh! padrone mie riveritissime, — esclamò con voce gioviale il signor
Bernardo entrando nella stanza, in cui credeva di veder radunata
l'intera famiglia. Ma quando s'accorse che non v'erano se non sua
moglie e la Nella, allungò il muso e, cambiando registro, chiese: — Ove
sono la Matilde, l'Angelina e l'Amalia?
— Verranno, verranno, datevi pace, — rispose la degna consorte; — o che
vi fa male trovarci sole?
— Per carità, non mi fate delle vostre solite, chè non ho punto voglia
di piagnistei.
— Belle maniere, ammirabili.... Auff! che uomo!... Almeno in queste
giornate dovreste avere un po' più di riguardo.
— Eh? — proruppe con un accento di vera meraviglia il signor Bernardo,
che non poteva intendere tanta afflizione della moglie per la perdita
della cognata. Poi alzando le spalle si avviò verso l'uscio. Sennonchè
in quel momento l'arrivo della minestra, e l'aspetto giocondo
dell'Amaliuccia, che saltellante veniva dietro alla serva, mutarono il
corso alle sue idee. Di lì a pochi secondi entrarono nella stanza anche
la Matilde e l'Angelina, e tutti sedettero a tavola. L'Angelina prese
posto fra la Matilde e il signor Bernardo. Aveva asciugato le lagrime
e ravviati i capelli sulla fronte; era accurata del vestito e composta
della persona, chè il dolore non poteva toglierle la grazia nativa.
Ben se ne avvidero la signora Clara e la Nella, e si bisbigliavano
all'orecchio: — Che lusso! — La Nella s'era accostumata a non credere
più avvenente di lei la Matilde, e a giudicare effetto di quel suo fare
poco rimesso gli sguardi che le rivolgevano a preferenza gli studenti
della città nel passar sotto le finestre di casa Mauri per recarsi in
campagna; ma la superiorità dell'Angelina era così visibile che ella
non poteva, se non riconoscerla, non presentirla. Forse col tempo e con
l'opera di sottili ed arguti ragionamenti la si sarebbe persuasa, come
sempre, di esser la più bella e la più garbata tra le fanciulle del
paese; ma adesso l'Angelina si atteggiava come una rivale pericolosa,
ed è agevole immaginarsi se la Nella potesse farle buon viso. E madre e
figliuola tacitamente consentivano di non risparmiarle, in quanto fosse
da loro, umiliazione veruna.
Il pranzo procedette silenzioso: l'Angelina mangiava pochissimo, e
rispondeva solo con qualche cenno del capo alle domande che le venivano
mosse. Sennonchè, quando si fu alle frutta, non so quale facezia del
signor Bernardo, che usava ogni amorevolezza alla nipote, valse a
rischiararle per un momento la fronte e a farla sorridere a fior di
labbra. Aveva diciotto anni!
Ma la benevola zia, che teneva in pronto lo strale, stimò giunto
l'istante di slanciarlo e, rivolta al marito, gli disse:
— Come siete delicato, Bernardo! Vi paion giorni questi da tormentare
l'Angelina co' vostri scherzi? —
La povera giovinetta intese il senso maligno di quelle parole; si fece
rossa rossa in viso, allontanò con una mano il piatto di frutta che le
stava dinanzi, e si pose l'altra sugli occhi per rattenervi le lagrime
che ne scendevano copiosamente.
— Vedete che cosa ci avete guadagnato, l'avete fatta piangere; —
disse la signora Clara al marito, alzandosi di tavola, mentre la Nella
estraeva di tasca la sua solita bottiglia di essenze.
— Che colpa ci ha il babbo? — chiese ingenuamente l'Amalia, e il signor
Bernardo proruppe anch'egli:
— Mi pare che potreste un po' tacere, mia cara signora moglie, e non
farmi perdere la pazienza
— Che uomo! che uomo! — borbottò la signora Clara, e uscì della stanza
con la Nella, chiudendo dispettosamente l'uscio dietro a sè.
La Matilde non aveva proferito parola; ma lo sguardo di rimprovero
da lei lanciato alla madre palesava a sufficienza ciò che si passasse
nell'animo suo.