XII.

I modi del conte Alberto; la saviezza de' suoi consigli, l'operosità

intelligente con cui egli presiedeva alle più minute bisogne, la sua

costanza nell'istruire il popolo e nel beneficarlo senza avvilirlo,

non potevano a meno di guadagnargli alla lunga la stima e l'affetto de'

suoi coloni, a malgrado dei pregiudizî ch'egli aveva feriti, a malgrado

dell'ire ch'egli aveva attizzate nei retrivi e nei pigri, i quali non

la perdonano mai a chi con l'attività e la pertinacia mette in maggior

risalto la loro indole molle, la loro inerzia fastosa.

Ma pareva che il conte dovesse eternamente appagarsi del ristretto

campo della sua tenuta, pareva che fra lui e il villaggio avesse a

sorger perenne una insuperabil barriera, quando un avvenimento, di

certo mollo doloroso, giunse a rompere il ghiaccio, a vincere tutte le

prevenzioni che tenevano sospesi gli animi di que' rozzi contadini.

Era un autunno squallido assai pegli ardori eccessivi del caduto

agosto; l'aria era grave e pesante, la natura, ci si conceda la frase,

pareva invecchiata innanzi tempo. E in mezzo a quella malinconia di

suolo e di cielo cominciò a manifestarsi in *** un'epidemia, la quale,

rincrudelita dal caro dei viveri, dal difetto dell'acqua, minacciava

di mietere a larga mano le vittime. I vari signori delle vicinanze,

quantunque ascritti a un'infinità di confraternite pie, non indugiarono

un momento a darsela a gambe, il deputato comunale morì, nè v'era

alcuno che provvedesse con sollecitudine ai bisogni del popolo, dove le

processioni e lo scampanìo ordinato dal parroco non si credano mezzi

sufficienti ad arrestare la diffusione d'un morbo. Il conte Alberto,

stimolato dalla gravità del caso a non domandar licenza a chicchessia,

prese in mano le redini di quel povero comune abbandonato; cercò con

serî provvedimenti di ovviare al contagio; richiamò dalla città un

medico di vaglia perchè assistesse il dottore del luogo, obbligandosi a

pagarlo egli medesimo; dispose che ogni giorno per tutta la dorata del

morbo i più poveri del villaggio avessero dalla sua fattoria una libbra

di buona farina, e non esitò a deviare per un istante da' suoi rigidi

principî circa la carità.

Una donna giovane e bella, la quale perchè moglie e madre mirabilmente

intendeva l'ufficio di consolatrice, non peritavasi di entrare nelle

case degl'infermi, prodiga di beneficî e di dolci parole; e il suo

apparire era salutato come l'apparir d'un raggio di sole fra le

tenebre, poichè la bontà è una luce perpetua, è un perpetuo sorriso.

Questa donna era la contessa Matilde. Com'ella assistesse i malati,

come confortasse gli afflitti, lo dicevano l'amore e la riverenza

di que' poveri campagnuoli, i quali, appena il morbo scomparve, si

associarono per farle un presente, nè certo la buona signora ebbe

regalo più gradito di quello. Nello stesso tempo non appena si trattò

di rieleggere il deputato comunale, che moltissimi misero innanzi il

nome di Alberto; e sebbene la consorteria retriva menasse un clamore

d'inferno, pure non potè far prevalere la propria influenza, e il

conte fa acclamato a grande maggioranza di voti. La commozione del

sacrestano fu tale all'udir la dolorosa novella, che per due giorni

consecutivi egli dovette abbandonar le campane in balìa dei ragazzotti

del villaggio, i quali ne facevano il più mal governo del mondo. Il

parroco, che essendo nato neutro non aveva la possibilità di diventare

apostata, complimentò il nuovo eletto con la stessa effusione che

avrebbe manifestato pel Khan dei Tartari, ove questi fosse sorto alla

prima dignità politica del paese. Quanto all'organista, convertito

ormai all'idee liberali, egli applaudiva a questa nomina come ad

una propria vittoria e, a chi gli ricordava le sue opinioni d'un

tempo, rispondeva che forse le apparenze lo avranno fatto giudicare

a sproposito, ma che nel fondo dell'anima egli aveva sempre amato,

desiderato e servito il progresso. I maligni ne dubitavano.

Esser deputati comunali d'un magro villaggio non è certo tal carica da

insuperbirne. Ma del bene si può farne dappertutto, e chi sdegna di

fecondare un piccolo lembo di suolo dicendosi nato a coltivar intere

contrade, o trova un comodo appiglio, o presume follemente di sè. Ma,

gran Dio! perchè vi sentite l'attitudine a qualche azione grandissima,

non farete una opera buona? Gli è come se alcuno non volesse salvare un

uomo che affoga, e si scusasse dicendo: — _Se fossero due!_ —

Nel suo ufficio il conte si adoprò ad utili scopi. Ripose su migliori

basi la scuola; provvide al miglioramento delle strade esistenti ed

alla costruzione di strade novelle; ottenne che la Cassa di Risparmio

d'una città vicina affidasse al comune una specie di succursale;

istituì una società di mutuo soccorso e una banca mutua fra' contadini,

quantunque l'amministrazione avesse estreme difficoltà; estese insomma

a tutto il villaggio la propaganda nobile ed illuminata, ch'egli

aveva fatto sino allora nella sua tenuta. Fu per le sue sollecitudini

che un tronco di strada ferrata venne a passare a poca distanza dal

villaggio; fu per suo impulso che parecchî possidenti di que' dintorni

si unirono per fondare una società di credito agrario; fu infine per

merito suo che sorse nel paese una piccola bottega di caffè, ove un

foglio di migliori intendimenti suppliva alla papaverica gazzetta.

Guai al nostro lettore se dovessimo descrivere per lungo e per largo

tutte le difficoltà che incontravano questi provvedimenti in apparenza

sì semplici: la non si finirebbe più. Lo _statu quo_ è così dolce,

certe idee hanno così profonde radici, che chi vuol combatterle deve

prepararsi a lunghe ed ardue battaglie.

Racconti e bozzetti · 第 17 / 60 题