Era cosa naturalissima che nel villaggio di *** non vi fossero libri.
Il solo stampato reso di pubblica ragione era il giornale ufficiale di
***, il quale era letto da tre persone per tre differenti motivi. Il
dottore lo scorreva per istare in giorno delle faccende politiche, il
deputato comunale per iscarico di coscienza, e il farmacista, che aveva
un figlio nella carriera de' pubblici impieghi, vi cercava la rubrica
delle nomine.... Pur troppo il foglio ufficiale era molto scemo, e se
i contadini non avessero avuto prospettiva di miglior lettura potevano
far a meno di andare alla scuola. Questa condizione deplorabile
suggerì al conte un pensiero arditissimo: quello cioè di fondare una
biblioteca popolare ad uso de' suoi coloni. Si procurò a poco a poco
alcune operette semplici ed istruttive, alcuni romanzi morali, e gli
andava prestando a quelli tra i villici che ne mostrassero desiderio,
offrendosi ad un tempo a spiegar loro quelle cose che non potessero
intendere. Non fu opera d'un giorno il destar l'amore della lettura in
quegli spiriti rozzi, usi a volgari sollazzi; ma chi propugna una causa
buona non può fallire allo scopo quando abbia pazienza, giacchè il bene
ha in sè una virtù indistruttibile che lo fa germogliare alla lunga ne'
terreni più sterili e più disadatti. E la lettura d'un buon libro pone
in movimento tante corde dell'anima, che chi ha cominciato a prendervi
gusto non può vincere il fascino e smettere la contratta abitudine.
Veder de' contadini con un libro in mano è cosa sì rara, ed era una
novità di tal fatta nel paese di *** che se ne fecero mille commenti.
— Guarda che dotti, — dicevano; — adesso sì che lavoreranno la terra
per bene. — Ma che brava gente, — bisbigliava un altro; — prima
maestri di musica, adesso dottori. L'è proprio la strada per diventar
contadini di garbo! — Però a queste accuse rispondeva trionfalmente
la florida condizione della tenuta, la quale e per la varietà delle
culture e per la quantità dei prodotti era raddoppiata di pregio,
dacchè il conte l'aveva avuta in retaggio. E quando fu annunciata
un'esposizione agraria in una città non molto discosta dalla villa, il
conte Alberto volle egli pure concorrervi, quantunque nel paese non vi
fosse idea veruna di siffatte cose, e nessun altro prima di lui avesse
mandato i suoi prodotti ad alcuna esposizione. Ed anche nella città
di *** parve singolarissimo che venisse un espositore da ***, e più
singolare ancora ch'egli fosse degno di premio: onde nel conferirgli
la medaglia i giudici si rallegrarono vivamente col giovane signore
per la coraggiosa iniziativa. Il conte nel parlarne a' suoi contadini:
— È una lode, — disse, — che viene in gran parte a voi, mentre tutte
le mie idee sarebbero morte infeconde se mi aveste negato l'opera
vostra. E ormai ch'io spero avervi convinto delle necessità di dare
un altro indirizzo all'agricoltura, della necessità di non respingere
i nuovi trovati, è mio intendimento di lasciare in vostra mano gran
parte di questa faticosa bisogna, e a quelli tra voi che vorranno
tentare la prova io concederò in affitto parte delle mie terre. Vi
sono dei paesi ove lo stato di fittaiuolo è oltre misura lieto e vi
si ammassano fortune notevoli: ivi l'agricoltura è tenuta in onore, e
le campagne non sono meno incivilite delle città, perchè si è compreso
come la diffusione dei lumi giovi tanto ai superbi quanto agli umili,
e come in ogni sfera sociale _sapere è potere_. Io desidero che per
merito vostro questa sentenza si avveri anche fra noi, e mi stimerò
ricompensato a dovizia delle mie fatiche se, saliti a miglior fortuna,
vorrete avermi ancora per consigliero ed amico. — La profferta del
conte inanimò all'esperienza alcuni di quelli che avevano raggranellato
qualche danaro, e conforto tutti nella speranza d'un migliore avvenire.
Tanto più che Alberto, ben sapendo quanto bisogno di capitali abbia
una florida agricoltura, offrì di anticipare egli medesimo, contro un
tenue interesse, le somme necessarie, e appianò quindi il formidabile
ostacolo che suole rendere inutili le assidue fatiche dei campagnuoli,
la mancanza del credito. Nè a questo male grandissimo si ripara
efficacemente cogli aristocratici istituti di credito fondiario:
conviene scendere un gradino più basso, conviene oltre ai possidenti
assistere i fittaiuoli. Se no, è un bel dire: o perchè non fate questo,
o perchè non seguile l'esempio della Scozia, dell'Inghilterra? Nerbo di
tutto è il capitale, e se gli agricoltori non han modo di procurarselo,
bisogna turarsi la bocca e lasciar che le cose vadano di male in
peggio.