NOTE:

[556] DOCUMENTI, _inventari e autorità_ cit. a p. 368, e 370:

«_Inventario delle galere di Nostro Signore, etc. fatto in Roma addì 26

aprile 1534. — Artiglieria.... due quarti cannoni per le bande....

quattro smerigli per le bande._»

[557] BOSIO cit., III, 171, D: «_Il mezzocannone che le galere della

Religione sogliono portare dall'una e dall'altra banda a mezzania, nella

posticcia._»

[558] P. A. G., _Medio èvo_, I, 203; II, 230; e qui appresso più volte,

come all'Indice, voce _Scalone_. — (Lo scalone delle galèe è il primo

tipo del moderno affusto Moncrieff.)

[559] P. A. G., _Medio èvo_, II, 26.

[560] JOVIUS cit., 331. — CAPPELLONI cit., 76. — SIGONIO cit., 188.

ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 71: «_Andrea trovò la sera vicino a

Terraferma all'incontro dell'isola del Paxso et aspettatole dietro il

capo, essendo la luna in quintadecima, che rendeva la notte chiarissima,

le investì le dodici galere.... combattute dalle due ore di notte, fino

a più d'una di sole: et al fine superate restarono prese.... morirono di

loro e furono feriti 2500, e di Christiani trecento morti, e mille

dugento feriti._»

DE HAMMER cit., X, 471, 474, 546: «_Comandante delle dodici galere Ali

Celebi, Kiajà di Gallipoli._»

[Agosto 1537.]

XVI. — Lo stesso giorno dopo il mezzodì l'armata volse le prore inverso

il Pacso, ed ivi sostenne quanto portava una prima cura ai feriti, un

po' di rattoppamento ai navigli e alle manovre, e la ripartizione della

preda meno danneggiata in parti proporzionali a ciascuna squadra. Toccò

all'Orsino la migliore delle galèe, con tutte le artiglierie, e grossa

mano di prigionieri per remigarla[561]. Poscia sapendo che Barbarossa

veniva a cercar vendetta, fecero vela a ponente verso Messina. Il

principe Doria, il conte dell'Anguillara, il priore Strozzi, e gli altri

capitani incontrarono ricevimento trionfale, e feste solenni nella

città; e non rifinivano le lodi dei Siciliani per gli ottimi effetti

cavati dalla gloriosa campagna con forze tanto limitate contro nemici

così possenti. Vedete prestezza, fede, valore e successi, quando il

dèmone della gelosia di stato non trova appicco tra i collegati!

[Settembre 1537.]

Però a Solimano da ogni parte giungevano sinistre novelle: abbandonata

la Puglia, disfatto l'esercito, perduti gli schirazzi, le galèe, la

gente, gli ambasciatori; e ciò per opera soltanto di una quarantina di

bastimenti. Lo sdegno suo cercava vendette: e sospettando che non

avrebbe sortito tanti successi l'armata nostra in quella campagna senza

secreta intelligenza coi Veneziani, gittavasi perdutamente ai danni

della Repubblica, facendone assalire per terra e per mare tutti i

confini, massime i possedimenti della Dalmazia e della Grecia; ed egli

in persona col maggior nervo dei suoi metteasi all'attacco di Corfù. Ma

in queste imprese sparpagliate, non altro gli successe se non desolare

le campagne, bruciare le ville, e ridurre in schiavitù alquante migliaja

di contadini; avendo le fortezze, e prima di ogni altra la piazza di

Corfù, fatto buona prova contro gli assalimenti suoi. In Dalmazia

Camillo Orsini e il conte Giulio da Montevecchio colle fiorite legioni

della Marca e di Roma non solo difesero le piazze forti, ma tolsero ai

Turchi diversi castelli; tra i quali Ostrovizza, importantissima per la

posizione tra Zara e Traù[562].

In somma caduto d'animo per tante perdite, non compensato dagli incendî,

e posto anche in pericolo della vita per una congiura di Cimmeriotti,

che avevano risoluto di sbranarlo nel suo stesso padiglione; vedendo di

più avvicinarsi l'avversa stagione, e temendo molestie dall'armata

veneziana e dalla nostra se più tardasse la ritirata, si levò Solimano a

mezzo settembre dall'assedio di Corfù, ed a Costantinopoli si ridusse,

non senza gran vergogna per tanti disegni tornatigli vani nel primo

cominciare. All'incontro le premure di papa Paolo sortirono felici

effetti a vantaggio dell'Italia e della cristianità in tanti modi

afflitta. Egli stesso, che intendevane l'importanza, e pigliava animo

dalla cacciata di Solimano a sperare cose maggiori, segnavane il ricordo

in una medaglia simbolica rappresentante il Delfino vincitore del

Coccodrillo[563]. Basta accennarla, perchè ciascuno ne intenda il

concetto, senza spendervi altre parole, non vi si trovando cosa che

tocchi direttamente all'armata navale.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 170 / 177 题