NOTE:

[561] JOVIUS cit., 332: «_Abductis aliquot hostium triremibus captivis,

quæ erant integræ._»

BOSIO cit., 172, A: «_Il principe Doria, havendo partito il bottino

colle galere del Papa e della Religione, se ne andò al Pacsù._»

[562] JOVIUS cit., 340, 31: «_Conscriptis Anconæ cohortibus et opportuno

tormentorum instrumento, atque item commeatu, Pontifex liberaliter

adjuvit Crosiccium in Dalmatia.... Lucas Anconitanus pontificiis præerat

auxiliis.... Misso Camillo Ursino, Ostrovizzam expugnarunt._»

MAMBRINO ROSEO cit., III, 194: «_I Veneziani mandarono al presidio di

Zara Camillo Orsini col conte Giulio di Montevecchio, che frenarono il

grande ardire dei Turchi.... Camillo assaltò con gran vigore e prese

Ostrovizza, luogo forte dei Turchi._»

[Ottobre 1537.]

XVII. — Buon per noi che la ritirata di Solimano avvenisse in tempo, e

secondo il bisogno; perchè a un punto, quando colui se ne andava da una

parte a Costantinopoli, sboccavano dall'altra in Italia più numerose le

genti del re Francesco: che quando si fossero incontrati insieme,

certamente avrebbero ridotto a mal partito più i popoli che

l'Imperatore. Nondimeno peggiori guerre si ripigliavano ai nostri danni

in Piemonte e in Lombardia: il marchese del Vasto cozzava col signore

delle Humières, questi cadeva di male in peggio, il Re spedivagli il

figlio con molto rinforzo, poi presentavasi esso stesso in persona sul

campo. Ma venendo sempre meno la fortuna di Francia, e vedutosi il Re

agli estremi, non dubitò di mandare a Costantinopoli il signore di

Rincon con dieci galere provenzali per richiamare in Italia Solimano e

Barbarossa ad ajutarlo.

Intanto l'armata cristiana in Messina, rifattasi delle avarie e

rifornita di gente, e cresciuta colle galere di Spagna, e con molte

navi, fino al numero di cento legni, salpava, e rimetteasi nelle acque

dello Jonio a tenerne lontano i Barbareschi, ed a pizzicare la coda

degli Ottomani nella ritirata. Durante questa ultima parte della

campagna non occorse fatto di rilievo. Barbarossa fuggiva di lungo, e i

nostri appresso senza potergli altro dare se non fretta maggiore, nè

togliergli che pochi bastimenti da carico da lui licenziati per

Barberìa; facendovi però molti prigionieri, de' quali la squadra romana

ebbe la parte che le veniva[564].

Finalmente il Doria, avendo saputo del passaggio che far doveva il

signor di Rincon, nuovo ambasciatore di Francia (per la morte del La

Foresta avvenuta alla Vallona nel mese di luglio), virò di bordo,

volendo andare ad incontrarlo sull'altura di capo Passero; e per manco

disagio, menarlo a riposo nel castello di Mattagrifone in Messina. Ma in

questa caccia nè Romani nè Maltesi il seguirono, avendo gli uni e gli

altri espresso comandamento di non mescolarsi nelle contese private dei

principi cristiani, sotto qualunque colore. Per ciò lo Strozzi fece vela

verso Malta, e l'Orsino verso Civitavecchia, ambedue risoluti di

svernare. E il principe Doria dopo alquanti giorni, avendo inutilmente

cercato pei mari l'ambasciatore di Francia, seguì l'esempio altrui,

volgendosi al riposo di Genova, come disse qui in Civitavecchia in casa

dell'Orsino, cui volle personalmente riverire e ringraziare[565].

I grandiosi fatti del trentasette da una parte, e dall'altra le mene dei

turchi e dei pirati, le minacce contro l'Italia, l'invasione della

Puglia, la guerra ai Veneziani, l'assedio di Corfù, e tutti i patimenti

del cristianesimo[566], aprirono a papa Paolo la strada per condurre a

termine la tanto sospirata alleanza dei principi cristiani contro il

nemico comune, secondo l'esempio dei tempi anteriori, ed a modello dei

seguenti. La trattazione più larga della lega conclusa nel trentotto tra

Paolo III, Carlo V e i Veneziani; e gli infelici successi non meno

importanti che negletti della medesima, mi costringono (insieme col

Tipografo) a dividere in due parti il libro sesto. Grandi cose abbiamo

veduto nella prima parte, e maggiori ne vedremo nella seconda. Ma tristo

paragone tra i fatti precedenti di fede manifesta, ed i successivi di

coperta gelosia; come meglio che altrove apparirà qui nel volume

secondo.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 171 / 177 题