NOTE:

[546] VASARI, _Vite degli artisti_, ed. cit., VI, 135.

[547] SFORZA PALLAVICINO, _Istoria del Concilio di Trento_, in-fol.

Roma, 1666, p. 83: «_Cesare in Concistoro fece un ragionamento per lo

spazio d'un'ora.... passò ad un'agra doglianza del re Francesco....

l'ambasciatore di Francia lesse una risposta.... senza altro frutto per

l'una e per l'altra parte, che di sfogare, o più tosto di scoprire, la

soverchia passione._»

[548] RAYNALDUS, _Ann. Eccl._, 1536, n. 21: «_Franciscus rex impio

fædere cum Solymano percusso, illum proximo anno ad Neapolitanum regnum

invadendum pellexit._»

SANDOVAL cit., II, 215: «_El rey de Francia despacho sus ambaxadores al

Turco.... a pedir a Solyman que embiase contra el Emperador su armata._»

JOVIUS cit., lib. XXXVI, princ.

BELCAIRUS cit., in-fol. Lione, 1625, p. 686.

MAMBRINO ROSEO cit., III, 190.

[549] PETRUS PAULUS GUALTERIUS, Aretin. præfect. cœrem. _Diaria_,

Mss. cit., sub die quarta octobris MDXXXVI: «_Itinerarium domini

Papæ.... die undecima septembris mane diluculo discessit ab Urbe.... die

duodecima Nepete.... die decimaquarta ad Caprarolam.... die decimasesta

Viterbii.... die decimanona ad Montem Faliscum.... die vigesimaprima

Urbeveteri.... die vigesimaquinta ad Acquampendentem.... die

vigesimaseptima ad Gradulum.... die vigesimanona in Capitamontis.... dia

secunda octobris ad Tuscanellam.... die tertia ad Cornetum.... die

quarta ad Civitatemvetulam.... die sexta in Cære Veteri.... die septima

reversus ad Urbem._»

[29 aprile 1537.]

XIII. — Ma perchè sempre più montavano i sinistri presagi, e dal mare si

vedevano crescere le punte della luna tra nubi procellose, tornava papa

Paolo in Civitavecchia per rivedere l'armamento delle galèe e della

fortezza, e per aggiungere nuovi stimoli a Gentil Virginio ed a

Michelangelo che vi si adoperavano[550]. E non andò molto che

avveraronsi le sue previsioni. Solimano nel mese di maggio, lasciata da

banda la Persia, l'Egitto e i Portoghesi, fece uscir dai Dardanelli

contro l'Italia l'armata sua di quattrocento vele agli ordini di

Barbarossa, con gran convoglio di fanterie e di cavalli.

[8 luglio 1537.]

Costoro dall'Epiro si appressarono alla Puglia, cercando luogo opportuno

di sbarco insieme e di fermata: e veduta ben munita la città di

Brindisi, non meno che la piazza di Otranto, gittaronsi più abbasso otto

miglia; e parte per sorpresa, parte per inganno di Troilo Pignattelli,

ebbero dal cavalier Mercurino Gattinara la terra di Castro, dove subito

subito principiarono a fortificarsi, non senza scorrere le provincie

vicine disertando e predando roba e persone[551]. In questo modo

un'altra volta si posò fermamente la bandiera dei Turchi sulle torri

d'Italia.

Non può a parole esprimersi quale fosse la scossa di tutti i vicini e

dei lontani, e l'ardore dei popoli e dei principi per togliersi

d'attorno quella peste. Il vicerè di Napoli spediva nella Puglia fanti e

cavalli, il principe Doria raccoglieva in Messina navi e galere, il

Grammaestro mandava da Malta cavalieri e capitani, e il Papa da Roma

spediva incontanente marinari e soldati[552]. L'Orsino, tenendosi in

punto, e già imbarcati i rinforzi straordinarî, e la fiorita compagnia

di gentiluomini romani seguaci della sua casa, al primo rumore salpò da

Civitavecchia, menando seco sei galere; cioè le tre di sua proprietà

privata, e le altre della Camera, secondo i capitoli della condotta. La

prima, che faceva da capitana ed era navigata dal Conte, per ragion di

famiglia, chiamavasi l'Orsina; la seconda, messa a padrona, per felicità

di augurio nomavasi la Vittoria; la terza, per le tradizioni di Ostia e

di più altri luoghi della spiaggia romana, sant'Agostino: le altre tre,

per le ragioni che ognun vede, eran chiamate san Pietro, san Paolo e san

Giovanni: alle quali non guari dopo il Conte aggiungeva la settima che

teneva sul cantiere in costruzione, e chiamavala per riverenza del

Pontefice suo congiunto ugualmente san Paolo; distinguendosi le due

omonime coll'aggiunta del Papa o del Conte[553].

L'Orsino prestamente si congiunse in Napoli colle sette galere del

Regno, e in Messina colle tre di Sicilia, e colle ventidue del Doria,

formandosi uno squadrone di trentotto galere: non certamente valido a

disfare l'armata nemica, ma sufficiente a molestarla. Con questo disegno

dal capo Spartivento si tirarono al Zante, mettendosi alla coda, e

pigliando a rovescio l'armata nemica, e scorrendo per le marine

dell'Epiro attesero a proibire il passaggio dei convogli, delle

vittuaglie, delle munizioni e della gente nuova, con tanto successo e sì

grande ardimento che i Turchi alla spicciolata ebbero a restare quasi

sempre conquisi. Alla loro virtù, e più presto che non si sarebbe potuto

sperare, dobbiamo noi, come espressamente i contemporanei giudicarono,

attribuire la cacciata dei Turchi dalla Puglia. Passeremci delle minute

avvisaglie, per venire drittamente ai due fatti più importanti della

crociera.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 165 / 177 题