NOTE:

[550] BLASIUS MARTINELLI, De Cœsena, _in Diariis_, Mss. cit., sub die

vigesimanona aprilis MDXXXVII: «_Papa recessit ab Vrbe versus

Civitatemveterem, ut videret triremes et provideret contra piratas

marittimos._»

[551] ZUCCAGNI ORLANDINI, _Corografia di tutta l'Italia_, in-8. figur.

1843. — Regno di Napoli, Terra d'Otranto.

BAUDRAND, _Lexicon geographicum_, in-fol. Parigi, 1670, p. 173:

«_Castrum Minervæ nunc Castro, urbs fuit Salentinorum in provincia

Hydruntina in ora littorali maris Jonii, alias male habita a Turcis,

nunc utcumque reparata et munita._»

[552] SCIPIONE MICCIO, _Vita di don Pietro di Toledo vicerè di Napoli_,

pubblicata nell'ARCH. STOR. IT., prima serie, t. IX, p. 31 e 34: «_Et

non molto dopo arrivò il principe Doria con venticinque galere et doi

galeoni: e appresso entraro cinque galere di Papa Paolo III._»

BOSIO cit., 170, B: «_Sollecitato il Doria dal Papa e dal Vicerè a

mettere insieme l'armata.... mandandogli il Pontefice a quell'effetto

sei galere sue, benissimo armate._»

[13 luglio 1537.]

XIV. — Stando i nostri alla guardia nelle riviere dell'Albania tra la

Rilla e la Parga, addì tredici di luglio, scoprirono da lungi molti

navigli di quella specie che i Levantini chiamano schirazzi (bastimenti

da carico di gran corpo, alberi a pioppo, e vele quadre), i quali, come

poi si seppe, venivano da Alessandria mandati dal Giudèo con munizioni

ed attrezzi militari per l'esercito di Puglia. I marinari degli

schirazzi scoprirono altresì le nostre galere: ma non pensando mai che

potessero i Cristiani in arme per quei giorni navigare tanto lontano dai

porti loro, e così da presso ai rivaggi altrui; anzi per molte apparenze

persuasi che le galere nostre fossero barbaresche, proseguirono sbadati

la loro navigazione per gittarsi poscia dal capo Bianco di Corfù al capo

d'Otranto in Italia. Venuti da presso, scoprirono l'errore, ma non

furono più in tempo a ripararlo: tentarono la fuga, si coprirono di

cotone; tutto inutile. Da ogni parte circondati e investiti si arresero,

senza che ne fuggisse pur uno. I Turchi messi al remo, le munizioni

ripartite, ed i quattordici navigli con un po' di paglia e di stipa

sotto coverta bruciati in mezzo al mare[554].

[18 luglio 1537.]

Dopo cinque giorni, facendosi diligentemente alla penna la scoperta sul

tramonto e sulla levata del sole, ebbero un altro incontro di sommo

rilievo per le conseguenze. Tanto nelle fazioni di guerra giova la

vigilanza! Alla prima mattina del diciotto di luglio furono alla vista

nel canale di Corfù due galere ed una galeotta di nemici, e si ordinò

incontanente la caccia. Coloro, vedendosi inseguiti da forze maggiori,

presero a fuggire, investirono in terra, abbandonarono i legni, e si

imbrancarono verso i monti dei Cimmeriotti, gente cruda e bestiale, dai

quali furono fatti a pezzi senza pietà, eccetto alquanti maggiorenti,

cui salvarono la vita più tosto per ingordigia di grosso riscatto, che

per altri rispetti. Tra i vivi ricorderò un dragomanno turco, chiamato

Jonus-Bey, o, come dice il De Hammer, Junis-beg, uomo notissimo nella

storia ottomana di questi tempi, favorito dell'Imperatore, e da lui

mandato a Girolamo Pesaro, generale dei Veneziani in Corfù, per

richiamarsi di certe baruffe occorse poc'anzi tra alcune galere delle

due parti, a cagione di saluti. Or costui col capo pieno di Veneziani,

di risentimenti e di tafferugli, caduto nelle mani dei Cimmeriotti, e

tutto spavento, non capì mai che altri, se non i Veneziani medesimi, gli

avessero fatto il brutto tiro di dargli la caccia, e di gettarlo in

quelle strette; perchè quanto al Doria ed all'Orsino non pensava nè meno

che avessero potuto tanto presto, e in così piccol numero, comparire per

quelle marine. Però scrisse lettere furiose a Solimano: e incaponito

come era in questo che la Repubblica abusasse perfidamente della pace

per abbassare la casa Ottomana, ora sotto pretesto di saluti dinegati,

ora di bandiere non conosciute, ora di dragomanni presi a sospetto,

aggiunse nelle medesime lettere orribili cose contro di loro; e con

questo si fece strada a chiedergli il riscatto[555].

Tanto bastò per liberare la Puglia. Solimano già inquieto, nell'udire

sul fatto le querele dell'ambasciatore, si accese di grande ira: e,

subillato da Barbarossa, di presente giurò precipitosamente di non

volere più attendere a niuna impresa, se prima non si fosse vendicato

dei Veneziani. Dichiarò guerra alla repubblica, stabilì di andare in

persona all'assedio di Corfù, e tantosto richiamò le genti e l'armata da

Castro. Ecco dunque per la prontezza e valore di quelle poche galèe

liberata un'altra volta l'Italia dai Turchi; ed ecco a nostro vantaggio

di prospetto l'alleanza dei Veneziani.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 166 / 177 题