NOTE:

[543] CAP. FRANCESCO DE MARCHI, _Architettura militare_, in-fol. figur.

Brescia, 1599, p. 227, tav. 136.

BARTOLOMMEO SERENO, _Commentari_, in-8. Montecassino, 1845, p. 341.

[544] P. A. G., _Medio èvo_, I, 30, 341; II, 457. — _Marcantonio

Colonna_, 245.

[545] LAPIDA nella sacrestia della basilica Vaticana, atrio esterno

dell'Archivio canonicale:

CAROLUS . V . IMPERATOR

TUNETO . EXPUGNATO

VECTEM . ET . SERAM . HANC

BEATO . PETRO

OB . INSIGNEM . VICTORIAM

TRANSMISIT.

[5 aprile 1536.]

XII. — Mentre da un capo all'altro d'Italia dovunque passava l'augusto

Carlo si facevano feste straordinarie con archi, trionfi, statue e

pitture, lavorandovi tutti gli artisti del tempo buoni e cattivi, come

dice il Vasari[546]; e mentre si ripetevano con infinita esultanza dei

popoli le lodi sue, per avere condotto felicemente a termine la guerra

piratica; già agli occhi dei savî per certi segni apparivano nuove

sventure, e gli scoppi imminenti di altre guerre intestine. Imperciocchè

essendo morto improvvisamente e senza prole, addì ventiquattro

d'ottobre, Francesco Sforza duca di Milano, non poteva nè il re di

Francia nè quel di Spagna lasciare il retaggio al rivale senza

discapito, nè ritenerlo per sè senza battaglia. Di fatto Carlo, venuto

da Napoli in Roma il cinque d'aprile, alla presenza del Pontefice, e dei

cardinali, e degli ambasciatori, e di tutta la corte, in pubblico

concistoro, disfogava acerbamente le sue querele contro Francesco;

l'Ambasciatore parigino rispondeva a Cesare: e dopo le ingiurie tra loro

venivano i danni sopra noi[547].

[Maggio-dicembre 1536.]

Suonarono adunque di malauguroso squillo le trombe in Italia, campo di

battaglia a tutti i rivali. Non si parlò più del Concilio: ed i principi

nostri in poco tempo furono veduti tutti pieni di gelosie e di guerre.

Il Piemonte calpestato, Genova assalita, Venezia sospettosa, Milano

straziato, e gli Svizzeri da ogni pretendente subillati, offrirono

spettacolo da potersene rallegrare tutti i pirati, e Barbarossa e

Solimano. Quest'ultimo principalmente, conoscendo l'altrui tramestìo

opportuno ai casi suoi, stimò bene di smettere la guerra che faceva già

da più anni al Sofi di Persia, e di assaltare in vece l'Italia: tanto

più che i pirati lo incitavano a entrare in questo campo di sicure

vendette e di maggiori guadagni. Si diceva anche pubblicamente allora,

ciò che gli scrittori e i fatti hanno dappoi largamente confermato,

essersi inteso il re Francesco coll'imperatore Solimano, per mezzo

dell'ambasciatore La Foresta, di mettersi insieme contro Carlo in

Italia; e che venendo il Re coll'esercito dalla parte di terra sul Po,

verrebbe Solimano coll'armata dalla parte del mare sopra la Puglia[548].

Lo svolgimento di questa semenza, come ognun vede, troppo lussureggiava

per maturare a un tratto: ma forbivano i ferri, si apriva la campagna in

Provenza, in Piemonte, in Lombardia, e intanto il re Francesco

allestivasi a passare oltralpe in persona collo sforzo di Francia, e

Solimano a spedire nello Jonio l'armata di mare per ajutarlo.

Barbarossa, alla testa degli arsenali e dei navigli, dava voce di voler

passare in Egitto, e di là pel mar Rosso ai mercati delle Indie contro i

Portoghesi, i quali avevano nella guerra precedente favorito i Persiani,

ed ora tentavano chiudere le porte del commercio ai Turchi. Ma

quantunque sì fatte voci fossero artificiosamente divulgate, non

potevano non essere sospette alle persone pratiche degli affari; e il

Papa apertamente diceva che il turbine turchesco sarebbe certamente

piombato in Italia. Per questo spedì nunci straordinarî alle corti,

propose ai principi eque condizioni di pace o di tregua, ed all'Orsino

prescrisse di tenere le forze marittime pronte ad ogni evento. Esso

stesso per dar calore agli armamenti e alle difese della Maremma andò in

persona a rivedere le rôcche, a confortare i popoli, a dar animo ai

capitani e alle milizie. In ventisette giorni, movendo da Roma, visitò

Nepi, Viterbo, Montefiascone, Orvieto, Gradoli, Capodimonte,

Acquapendente, Toscanella, Corneto, Civitavecchia e Cere: e lasciando in

ogni parte ordini e provvisioni, pel compimento dei restauri e delle

opere nuove, si volse poi con tutto l'animo alle mura di Roma[549].

Notate il tempo e tutte le circostanze, e vi sarà manifesto come non per

Clemente, nè pel Borbone, nè pel sacco; ma contro Barbarossa, e contro i

Turchi ebbero principio le moderne fortificazioni di Roma, e le opere

del Sangallo e del Castriotto attorno alla città, al Borgo e al

Vaticano.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 164 / 177 题