[536] ULLOA ALFONSO, _Vita di Carlo V_, in-4. Venezia, 1866, p. 138.
BIZARUS cit., lib. XXI.
JOVIUS cit., lib. XXXIV.
[537] ALOYSIUS ARMERIUS cit., 539: «_Variæ principum sententiæ. Nam alii
satis negotii gestum existimabant.... Gollettam captam, classem pene
totam in manibus.... Exercitus hostium non spernendus.... æstivo
tempore, ingenti æstu.... in Affrica.... Difficile sine incomodo
militum.... cibaria.... sine aquatione.... conabantur Cæsari persuadere
ut Africam relinqueret atque in Hispaniam navigaret...._»
JOANNES ETROBIUS cit., 568: «_Convocato concilio.... sententiis variatum
est.... aliis suadentibus, ut quasi re perfecta in Hispaniam redeat,
aliis e contra reclamantibus etc._»
ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 60: «_Alcuno dei principali del
Consiglio mostrava all'Imperatore assai difficoltà e manifesti
pericoli.... di combattere Tunigi._»
[538] PAULUS PP. III, _Imperatori, sub die xxviii julii MDXXXV_, ap.
RAYNALD. _Ann._, 1535, n. 52: «_Hodie orator tuus nobis nunciavit captam
a te Gulettam.... adjciens te postero die...., ad Tunetum ipsum
expugnandum cum toto exercitu contendisse.... Agimus Deo maximas
gratias.... ut fessa tot malis christianitas conquiescat._»
[20 luglio 1535.]
X. — I nostri investirono la piazza: e cominciarono i lavori con quelle
vicende, che sempre ritornano in simili operazioni. Ma la vittoria
compiuta aveva a venire in modo totalmente diverso, e fuori di ogni
previsione. Erano dentro Tunisi, servi dei pirati nell'estrema miseria,
quasi dieci mila anime battezzate; spagnoli, francesi, tedeschi, e più
di tutti italiani; e tra essi mercadanti, soldati, cavalieri, marinari,
sacerdoti, gente d'ogni età e d'ogni sesso, i quali, fino dal primo
comparire dell'armata nostra, avevano dovuto lasciarsi rinchiudere
strettamente in certe fosse cavate per custodire i frumenti, secondo
l'usanza del paese, e quivi chiamate Gune. E ciò nè anche bastando, il
Tiranno, che forte dubitava di loro, si apparecchiava a farli
massacrare, o vero a lasciarli tutti insieme morire di fame sotterra. Ed
avrebbe senza fallo eseguito l'atroce disegno, se non fosse stato
distolto dagli stessi capitani suoi, che amavano gli schiavi pei loro
interessi, come ai nostri tempi i separatisti della Carolina. Più di
tutti si oppose il Giudèo per quei principi di umanità che non potevano
essere totalmente cancellati dall'animo suo: egli dissuadeva Barbarossa
dal proposito; e in chiari termini dicevagli che lo strepito della
strage farebbe manifesta a tutto il mondo la paura e la impotente
disperazione sua; cose ambedue nocevoli a chi guerreggia: e appresso gli
avrebbe tirato la vendetta di tutti, e anche di Solimano, odiatore dei
fatti spietati contro gli inermi, e non uso a comportarli in alcuno.
Quindi Barbarossa scese alle mezze misure: come dire, agli schiavi
lasciar la vita, ed alle Gune sostituire le catene nei fondi della
fortezza[539].
Le minacce, come è noto, non tolgono la forza all'avversario; anzi lo
rendono più cauto e maggiormente studioso di ricatto. Perciò
gl'infelici, cui non fuggivano i disegni del barbaro, nulla più
intentamente cercavano, quanto di uscire come che fosse dal gravissimo
pericolo. Apprensioni non punto minori tormentavano in quei giorni la
coscienza dei rinnegati, ai quali la vittoria dei Cesariani presagiva il
capestro. Non erano nè pochi nè impotenti costoro: e mezzo turchi per
l'attuale professione, e mezzo cristiani per le precedenti abitudini,
dell'una e dell'altra legge partecipando, entravano facilmente nei
disegni degli uni e degli altri. Disonesta confusione, e dannosa
conseguenza della pirateria, perchè da un assurdo ne vengono mille.
Or dunque per diverse ragioni correvano manifestamente gravissimo
pericolo gli schiavi incatenati e i rinnegati carcerieri. Nella
comunanza delle sofferenze facilmente questi e quelli si intesero
insieme, promettendosi a vicenda protezione nel rischio, colle dolci
parole della patria favella: incanto irresistibile nella mestizia della
terra straniera. Anzi pure alcuni rinnegati cominciarono a disciogliere
le catene di certi amici; dappoi questi sferrarono diversi compagni, e
gli uni agli altri dando mano con proporzione rapidamente crescente, in
poco di tempo furono tutti disciolti. In quella, traendo ardimento dalla
disperazione a qualunque più ardua prova, anche per la fiducia del
vicino soccorso, assaltarono in massa le guardie turchesche nelle
viscere della stessa fortezza. Colle armi del furore, coll'unghie, co'
denti, e poi co' pali, e finalmente colle spade tolte ai nemici, se ne
impadronirono; e dall'alto con voci e segni chiamarono l'esercito
cristiano alla vittoria. I nostri di fuori corsero dentro; e Barbarossa,
maledicendo a Maometto, al Giudèo, ed a tutte le furie del suo destino,
quasi fuggiasco e dagli stessi soldati suoi abbandonato, uscì di
Tunisi[540].
Io non lo seguirò nè pur da lontano, quantunque sappia che alla fine
potrà trovare certi legni che lo condurranno a Minorca, e poi a
Costantinopoli; unico punto di suo ristoro. Il Giudèo fuggì alle Gerbe,
ma non vi stette gran tempo, perchè nominato ammiraglio del mar Rosso,
passò di là ad allestire in Suez un'armata contro i Portoghesi, i cui
progressi nelle Indie mettevano in sospetto Solimano. Del Cacciadiavoli
basta fin qui. Egli volse le calcagna come gli altri, camminò meno, e
giunse più lungi di tutti. Bogliente di rabbia, ed arso dal sole e dalla
sete, per quelle lande scoprì l'acqua in una cisterna, e tanto
ingordamente ne bevve, che quivi presso crepò[541].
Il Mediterraneo nettato a un tratto, ed agli allori di Corone aggiunte
le palme di Tunisi, siamo al massimo dei nostri vantaggi nel periodo di
sessanta anni. Ma non per questo possiamo quietare. Torneranno i pirati
più terribili di prima: risorse non mancano al tristo mestiero, nè
gelosie mancheranno, nè guerre tra i principi cristiani, nè errori degli
uni e degli altri. Compiuta nobile impresa, distrutto il nido principale
della pirateria, cacciato Barbarossa, rimessa in seggio l'antica
dinastia, liberati dalla schiavitù diecimila cristiani nella capitale, e
il triplo nelle provincie, niuno per questi giorni avrebbe potuto tra i
principi eguagliare la gloria di Carlo, se i suoi più intimi non lo
avessero condotto a concedere il sacco[542].