[515] LAPIDA nel palazzo municipale di Civitavecchia, prodotta dal
Torraca, 49; e dall'Annovazzi, 257:
PAULUS . III . ROM .
CAROLI . V . IMPERATORIS . CLASSEM
AD . TUNETUM . OCCUPANDUM . PARATAM
EXPIAVIT . AB . EXCELSA . TURRI . CIVITATIS . CENTUMCELLARUM
UBI . VIRGINIUM . URSINUM
GENERALEM . ECCLESIÆ
SACRO . FOEDERIS . VEXILLO . INSIGNIVIT
ARCEMQ . A . JULIO . II . INCHOATAM . ABSOLVIT
AN . MDXXXV .
[516] ALPHONSUS CIACCONIUS, _Vitæ Pontificum Rom._ in-fol. figur. cura
notis Oldoini, Roma, 1677, III, 558.
BONANNI PHILIPPUS, _Numismata Rom. Pont. a Martino V, etc._ in-fol.
figur. Roma, 1699, ad _Paulum III_, in tabula, n. 32.
RODULPHINUS VENUTI, _Numismata Pont._, in-4, figur. Roma, 1744, p. 84:
(Nel diritto) PAULUS . III . PONT . MAX .
(Nel rovescio) BENEDICTIO . DOMINI . SUPER . VOS
[517] VASARI, ediz. Le Monnier, _Vita di Taddeo Zucchero_, XII, 139:
«_Seguitano quattro storie sopra la cornice, cioè sopra ogni faccia la
sua. Nella prima il Papa benedice le galèe a Civitavecchia per mandarle
a Tunisi di Barberia l'anno 1535._»
[518] LAPIDA monumentale cit., alla nota 16:
«ARCEMQUE A JULIO II INCOHATAM ABSOLVIT.»
MANZI cit., 46: «_Opera di Michelangelo però può asserirsi che sia il
maschio.... che fu fatto edificare posteriormente da Paolo III._»
ANNOVAZZI, p. 265.
CONDIVI, _Vita di M. A._ in-fol. Roma, 1553; Firenze, 1746, p. 39:
«_Paolo III se ne venne a trovare Michelangelo a casa.... lo prese al
suo servigio.... gli fece fare infinite cose, che da me dette non
sono._»
[519] ANTONIO PICCONI DA SANGALLO, _Schizzi del 1515 per le
fortificazioni di Civitavecchia_, originali alla Galleria di Firenze, e
facsimile presso di me. — (Antonio di sua mano disegna sul terreno le
nuove linee, appoggiandole ai punti noti e preesistenti, tra i quali la
fortezza e il suo mastio, disegnato in ottagono, e scrittovi sopra:
«_Torrone della Rocha, di mezzo, a faccie._»)
[520] VASARI cit., ed. Le Monnier, XII, 219, e nel prospetto cronologico
della vita, 384.
[Maggio-giugno 1535.]
V. — Il mese di maggio, con buona parte del mese seguente, passò nel
raunare l'armata, il convoglio e le genti, andando e tornando pel golfo
di Cagliari questi e quelli da parti diverse a compiere il fornimento ed
a mettersi in pronto per l'imminente fazione. Nello stesso tempo si
raccoglievano le cifre, espresse dappoi colle consuete varianti da
diversi scrittori. Noi possiamo ridurle come segue: dodici galèe del
Papa, quattro di Malta, dieci di Sicilia, quattordici di Napoli, sedici
di Spagna e ventidue del Doria, comprese le tre di Genova; in tutto
settantotto galèe. Un galeone e dodici caravelle di Portogallo sotto
l'infante don Luigi, fratello del re e dell'imperatrice. Più una
trentina di legni minori tra fuste, galeotte e brigantini. La
moltitudine delle navi a vela conteremo insino al dugento, per non
crescerle oltre al bisogno che abbiamo di trasportare le munizioni, le
vittuaglie, e li trentamila soldati tra italiani, spagnoli e
tedeschi[521]. Alla testa di tutti la reale di Spagna, fatta costruire
dal Doria in Genova, per la persona dell'imperator Carlo V: galèa di
trenta banchi, e di sessanta remi a scaloccio, tutti in un piano,
maneggiati da trecento rematori a cinque per remo: galèa per le misure
di lungo e di largo maggiore di ogni altra, e similmente per forza e
bellezza. Oro in ogni parte, profusione alla poppa, sculture, intagli,
metalli, tappeti, seta, porpora. Soldati, marinari e gentiluomini in
bellissime assise: gli stessi rematori vestiti di nuovo con drappi di
raso e catene d'argento agli spallieri[522].
Qui mi bisogna avvertire che non solo i papi e i cardinali viaggiando
per gli affari loro, ma anche gl'imperatori e i grandi ammiragli e i
capitani del secolo decimosesto, per le spedizioni militari mettevano in
non cale i vascelli di alto bordo, e pigliavano lor posto fermo sulle
galèe. Esse duravano ancora come legni di linea per eccellenza, secondo
quelle tattiche ragioni del movimento libero, che altrove ho largamente
trattate, e qui coi fatti e cogli esempî tutte le volte confermo. V'avea
tante navi all'armata, e tanti vascelli, e cocche e caracche comodissime
e grandissime: ma Carlo imperatore, e il Doria generale, e ogni altro
intendevano per uso proprio preferire il bastimento sopra tutto
militare, cioè la galèa di vigoroso remeggio. Dunque i famosi vascelli
dei tre ponti per mezzo al secolo decimosesto non ancora mettevano conto
nella tattica navale. E quando dico bastimento, galèa, nave, vascello, e
simili, io parlo nel proprio e tecnico significato di queste voci
generiche e particolari, secondo la lingua nostra, non piacendomi
l'equivoca miscela dei retori cinquecentisti, che scrivendo
(particolarmente in latino) per seguire le eleganze classiche dei
termini antichi confondono il significato tecnico dei moderni. Costoro
chiamano monoremo la feluca e la fregata, chiamano bireme la fusta e la
galeotta, dicono trireme per galèa, quadrireme per capitana, cinquereme
per reale, sereme per imperatoria, eccetera; come se il remo fosse
l'unità di misura esprimente coi multipli la maggior grandezza e dignità
del bastimento. Peggio quando non sono costanti e coerenti con sè stessi
o cogli altri nell'uso e significato della stessa voce; e quando con un
solo vocabolo vogliono significare più specie; e sempre quando
ingenerano falso concetto, trasportando i nomi particolari dalle prime
polière ai posteriori bastimenti da remo, troppo diversi da quelle.
Nelle polière salivano giustamente i numeri, come gli ordini dei
rematori e dei remi sovrapposti; ma nelle galèe posteriori i numeri
medesimi portano a falso concetto, dove remi e rematori tenean le
caviglie all'istesso livello sur un piano solo. Fuste, galeotte,
brigantini, feluche, galèe, capitane, reali, e tutti i legni di questo
genere sempre tra noi, pel tempo di che parliamo, col remeggio in un sol
piano. Valga l'esempio della famosa galèa di Vittor Fausto, costruita a
Venezia nel 1529, e lodata in verso e in prosa da cento scrittori, come
quella che più d'ogni altra, a parer loro, rispondeva all'antico.
Ebbene? chi la chiama cinquereme, chi quadrireme, chi di cinque ordini
per fianco, chi di cinque remi per banco, chi di cinque uomini per remo.
Avrebbero fatto meglio, invece di cento elogi, lasciarci una sola
descrizione tecnica, o un solo disegno geometrico. Allora si sarebbe
veduto chiaro, che ell'era sottosopra una galèa come le altre, senza
palchi sovrapposti, con più remi a sensile, maneggiati da più persone in
ciascun banco, e sulla stessa coverta. Di fatto, dopo la prima comparsa,
fu messa in conserva nell'arsenale, d'onde non uscì più per
quarant'anni, finchè nello straordinario armamento della guerra di Cipro
non venne a pigliarsela Marcantonio Colonna, il quale in pochi giorni
l'armò a scaloccio di palamento simile a ogni altra galèa, secondo il
costume del cinquecento[523].
Insisto su questi particolari, perchè mi è avviso che dalla confusione
dei termini nasce la confusione delle menti; e sono di pensare che gran
parte della presente incertezza nella scienza delle antichità navali
procede dall'abuso dei vocaboli per fatto dei retori ignari dell'arte.
Del resto come io intenda la costruzione delle antiche polière, e la
interna disposizione dei remi in più ordini sovrapposti, ho detto
altrove: tutto si riduce a spiegare le triremi, che erano il maggior
numero, e i veri legni di linea, e avevano il nome proprio ternario
degli ordini, talamo, zigo e trano; e dalle persone talamiti, zigiti e
traniti. Le setteremi eran poche nell'antichità, come poche altresì le
galeazze dei tempi successivi: e le altre polière che talvolta si
leggono di venti e più ordini, erano mostri, che non uscivano dai porti,
nè mai entravano in battaglia; ma poltrivano in porto per pompa di
boriosi uomini, pognamo di Gerone, di Demetrio e di Tolomeo. Dei tre,
cinque e sette ordini ho dato spiegazione tecnica, tanto da poterne
chiunque fare il modello e la costruzione; e ne ho presso di me i
disegni geometrici col piano orizzontale, d'innalzamento e di
projezione; pei quali menando il compasso e la riga posso rispondere a
tutte le esigenze, e risolvere tutte le difficoltà[524]. Ciò basta per
ora: e quei benevoli, che me ne chiedono un trattato speciale,
aspettino, come fo io, un monumento di soda e aperta ragione (perchè
infino a oggi non ne abbiamo niuno), che mostri la interna disposizione
dei remi e dei rematori; e ci sia fondamento per trapassare dal detto al
fatto con sicurezza. Sostenuto da un monumento, potrò dire del navilio a
remo, come ho scritto del navilio a vela, così militare, come da
traffici, illustrando i classici monumenti dell'antichità.