[521] ALOYSIUS ARMERIUS, _De Gulleta et Tuneto expugnatis_, ap.
CLAUSERUM _de reb. Turcic._, in-fol. Basilea, 1556. (BIBL. CASANAT. N.
IX, 27.) p. 534: «_Septuaginta scilicet triremes, triginta intra
biremes, celoces.... oneraria navigia trecenta._»
ALFONSO ULLOA, _Vita di Carlo V_, in-4. Venezia, 1566, p. 137:
«_Novantuna galera.... ducento e due navi grosse.... in tutto trecento e
settantuna vela._»
ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 56, 57: «_Tre galèe della Signoria di
Genova._» (Niuno nomina il Capitano.)
[522] BIZARUS cit., 502: «_Et unam quadriremem, quæ Cæsaris prætoria
erat, instructam fuisse.... Remigibus serica tunica.... epibatis
exornatis._»
ARNOUL cit., (p. 351): «_Armer de Mores avec de colliers et poignets
d'argent, non plus que les chaînes de deux premieres bancs qui sont
d'argent à celles d'Espagne._»
[523] P. A. G., _Marcantonio Colonna a Lepanto_, 25, 107, e Docum. ivi
citati.
[524] P. A. G., _Medio èvo_, I, 121, 181.
[24 giugno 1535.]
VI. — Gentil Virginio all'arrivo montò sulla galèa dell'Imperatore
presso al capo della Polla nel golfo di Cagliari, portandogli lo
stendardo e gli augurî del santo Padre: indi si pose colla capitana di
Roma nel primo posto alla destra di lui, la capitana di Malta sulla
sinistra, e per compimento la capitana di Genova. Davano i quattro
stendardi bellissima mostra, piena di pio e lieto presagio, per essere
nel mezzo dell'ordinanza appaciati gli emblemi del sacerdozio e
dell'imperio, spada e scettro, croce e chiavi, tra due quartieri di
uguali colori in diversa divisa[525].
Tutta l'armata uscì dal golfo di Cagliari addì ventiquattro di giugno.
Innanzi l'augusto Carlo, salutato dal plauso dei marinari, dei soldati e
dei popoli; appresso l'Orsino, e secondo l'ordine le capitane, le
squadre e il convoglio delle navi. La mattina seguente, condotti dal
Maestrale, assicuravano i navigli presso Utica, che oggi diciamo
Portofarina, dove tre secoli prima erasi sbarcato Luigi IX di Francia
per la crociata. Nell'ultimo recesso, che gli antichi chiamavano palude
Tritonide, dove l'acqua è più bassa, ma sufficente, entrarono le galèe:
e quivi nella fretta del pigliare la posta, volgendo le prue al largo e
le poppe a terra, una sola corse pericolo: proprio dessa, la grossa
dell'Imperatore. Perchè come maggiore di ogni altra cercava più il
fondo; e nel distendere la gomena, scorrendo indietro (non di banda,
come alcuni dicono, ma di chiglia), diè nel secco col calcagnolo di
poppa. Rifiutava spiccarsi: ed agli sforzi dei rematori non altrimenti
rispondeva che dimenandosi sulle anche con certi sbalzi da mettere alla
prova la maestria del pie' marino. In quella tutti gli occhi smarriti
cercavano il vecchio Andrea: ed esso a tutti i presenti, ed anche alle
future generazioni rispondendo, dimostrava quanto era e pratico marinaro
e destro cortigiano. Notate il fatto improvviso, e segnate il carattere.
Andrea senza scomporsi trae un gran fischio, e grida[526]: Silenzio, e
pronti! Poi distesa la mano in avanti, comanda risoluto: Tutti a prua! e
corre egli stesso menandosi insieme verso la estremità anteriore della
galèa qualche centinajo di persone. Per quel contrappeso in avanti, a
tanta distanza dal centro, la galèa abbassa il becco, solleva la coda, e
sguizzando dolce dolce si ritorna a galla; prestamente richiamata dai
marinari sulla gomena più presso all'àncora, e raccolti a corto i
calumi. Ciò fatto, Andrea ritorna: e festosamente salutando l'Imperatore
con quel suo storico berrettone a gronda, celebra i prodigî della terra
africana, la quale subito ha dato segno manifesto di volersi ridurre e
fermare sotto ai piedi di Sua Maestà[527]. Non esce in ciance!
[28 giugno 1535.]
Intanto i pensieri di ogni altro corrono verso Tunisi, città edificata
dieci miglia a levante dalle ruine dell'antica Cartagine, e però anche
essa dalla riva dell'Africa direttamente contrapposta, quasi
sull'istesso meridiano, alla foce del Tevere e alle marine di Roma. Or
per comprendere le operazioni di Barbarossa, ed i fatti seguenti dei
nostri campioni, vieni meco, lettore, sulla prima feluca di scoperta
innanzi alla baja di Tunisi, ed appunta sulla carta i rilievi[528].
Fermi in giolito all'altura di capo Cartagine, senza appressarci di
troppo ai rivaggi nemici, quanto il guardo scuopre, vediamo innanzi una
grande insenata per venticinque miglia di giro infino al capo Zafferano:
insenata aperta da greco e chiusa da ogni altra parte. Ecco per la
quarta di Libeccio ad Ostro, distante cinque miglia, una gola o angusto
passaggio, pel quale entra l'acqua del mare in uno stagno di poca
profondità, ma di molta estensione; ed ecco, pel rombo di
Ponentelibeccio all'estremità dello stagno, grande città, avvolta nei
vapori consueti dei centri popolosi. Sulla bocca tra il mare e lo
stagno, ov'è il lembo estremo del terreno boreale, segna la fortezza
della Goletta, e la ragione del nome ne vedi sulla figura di
strettissima gola aperta tra lo stagno e il mare. Segna sulla città il
nome di Tunisi, così come la vedi distesa per la pendice di un colle, e
coronata in vetta dalla cittadella, ordinaria residenza del principe.
Per questi rilievi tu hai dinanzi la pianta e il prospetto di tutto il
circondario, nè altro ti resterebbe a segnare, se non avesse Barbarossa
pensato di mettere nello stagno tutta l'armata sua; ottanta bastimenti
d'ogni maniera. Perciò tu vedi là in mezzo una selva di alberi e di
antenne alla rinfusa in lunga fila per quell'angusto canale che va dalla
Goletta verso Tunisi; canale poco più profondo dello stagno, e tanto
ingombro di navigli piratici da non restarvi nè spazio nè passaggio.
Dunque dall'altura di capo Cartagine tu vedi traguardando per Maestro
tutta l'armata cristiana a Portofarina, per Libeccio quarta di Ostro la
Goletta; e per Ponentelibeccio il canale di mezzo allo stagno, i
bastimenti piratici, e in fondo a sette miglia la città di Tunisi.
Ciò posto sarà chiaro il disegno dei nostri campioni: bloccare per mare
lo stagno, assalire la Goletta per terra, pigliare tutti i bastimenti
dei pirati, e finalmente cacciar via Barbarossa dalla capitale. Perciò
le galèe condotte dal Doria e dall'Orsino passano alla guardia dinanzi
al golfo; e il marchese del Vasto, generale supremo delle fanterie, con
venticinque mila uomini da Portofarina scende lungo il lido per
attaccare la Goletta da terra.