[508] PAOLO GIUSTINIANI, _Lettera alla S. di N. S. data da
Civitavecchia, 2 marzo 1535_ — Pubblicata dallo storico giornale romano,
intitolato IL SAGGIATORE cit., I, 279, in-8. Roma 1844. — «_Beatissime
Pater, Post humilem recommendationem et pedum oscula beatorum._» — (Il
Conte, del quale si parla senza altri aggiunti, è Gentil Virginio, come
risulta dal contesto).
[509] MAMBRINO ROSEO cit., III, 169: «_L'imperatore fece in Italia
assoldare gente, oltre quella che gliene assoldò il Papa._»
GIROLAMO FANTINI, _I successi di Roma e di tutta l'Italia,
coll'apparecchio dell'armata contro Barbarossa_, in-4. Roma, 1535.
ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 56; «_Il marchese del Vasto s'haveva da
imbarcare con Antonio Doria, con ordine di raccorre l'armata d'Italia e
condurla sino a capo di Polla di Sardegna, dove s'haveva a congiungere
con la di Spagna. E così raccolte sei galèe di Papa Paolo Terzo sotto il
governo di Gentil Virginio Orsino, tre della Signoria di Genova, et
alcun'altre armate di nuovo nel regno di Napoli, et altre di Sicilia....
con molti nobili, e soldati, con le munizioni et vittuaglie._»
GONZALO ILLESCAS, _Jornada de Carlos V a Tunes_: «_Papa Paulo offreciose
de ayudar a Su Majesdad con doce galeras.... los señores y republicas de
Italia todos acudieron._»
[510] P. A. G., _La Marina del medio èvo_, II, 435.
[511] BLASIUS MARTINELLI de Cæsena _Diaria Cæremonalia_, MSS. BIBL.
BARB., cod. 1102.
JOANNES FRANCISCUS Firmanus, Socius præfecti. in _Diariis_ ut sup. BIBL.
CASANAT. XX, III, 17. «_Mense aprili MDXXXV. Pontifex Centumcellis
triremes benedixit, et quarto calendas majas Romam reversus est._»
[512] GONZALO ILLESCAS, _La Jornada de Carlos V a Tunes_: «_El marquès
del Vasto con todas las compagnias de gente española, italianos, y
tuduscos, escribieronse cinco mil italianos mas del los ordenarios;
Maximiliano Eberstenio trajo hasta ocho mil tudescos, y con la demas
gente partiò el marquès de Genua con otras galeras y treinta navios de
carga. Tomò puerto en Cività-Vieja, adonde el Papa estava esperando para
ver la gente y echarles à todos la benedicion._»
MAMBRINO ROSEO cit., III, 169: «_Queste genti imbarcate in Genova e
distribuite sopra quaranta navi grosse.... Antonio Doria fece la scorta
con 22 galèe.... Questa armata capitò in Civitavecchia, dove era il
Papa.... Che la benedì tutta, et diede lo stendardo a Virginio Orsini
capitano delle sue galere._»
RAYNALDUS, _Ann. Eccl._, 1535, 43, 44.
ARCHIVIO DE' DOMENICANI cit., (alla nota 5.) Volume intitolato
_Memorie_, p. 50: «_Paolo III con il clero dei sacerdoti benedisse
l'armata in effetto da un'alta Torre, quale è la torre di Roccha._»
PRUDENCIO SANDOVAL, _Historia de Carlos V_, in-fol. parvo. Pamplona,
1634, II, 112.
MARCO GUAZZO, _Storie_, in-8. Venezia, 1549, p. 151.
GIOVIO cit., 356.
[513] ANTONIO COPPI, _Annali d'Italia in continuazione del Muratori_.
Anno 1798, n. 2.
CAV. PIETRO MANZI, _Stato antico ed attuale del porto, città e provincia
di Civitavecchia_, in-8. Prato, 1837, p. 46: «_Il naviglio pontificio,
composto ed equipaggiato dai nostri, fu tratto alla spedizione di
Egitto, e recò colà quel celebrato generale Desaix, che io conobbi
personalmente, perchè in quella circostanza alloggiò nella mia casa
paterna._»
BARON PARRILLI, _Le più celebri battaglie navali_, in-8, figur. Napoli,
1871, p. 25: «_Cinque convogli riuniti nei porti di Marsiglia, Tolone,
Genova, Civitavecchia ed Aiaccio, sommanti in uno a dugentotrentadue
vele.... ventiquattro mila fanti, quattromila cavalli, tremila
cannonieri, sessanta artiglierie da campo;_» e p. 27: «_Bonaparte
costeggiò per riunirsi ai convogli di Ajaccio e di Civitavecchia._»
ANTONIO LISSONI, _Storia militare italiana_, in-8. Torino, 1844, p. 22.
[514] RIVISTA MARITTIMA, in-8, Roma, 1873, al Ministero della Marina,
anno VI, fascicolo 1, p. 178: «_Indicazioni sui naufragi ed altri
sinistri marittimi, avvenuti a navi mercantili dal 20 ottobre al 15
dicembre 1872.... Nelle acque dello Stato.... Compartimenti di
Napoli.... Granatello.... Torre del Greco.... Nisida.... Pozzuoli....
Castellamare.... Compartimenti di Livorno, Isola dell'Elba.... ec._»
ITEM. Anno VI, fascicolo 2, feb. 1873, p. 345: «_Naufragi di bastimenti
mercantili nazionali: a Vado.... a Catania.... alla Follonica.... ad
Anzio.... a Terranova.... ec._»
ITEM. Anno VI, fasc. V, giugno 1873, p. 489.
ITEM. Giugno 1873: «_Tre bastimenti rotti gli ormeggi e calati a fondo
nel porto di Oneglia; due naufragati al Marzocco del porto di Livorno;
otto naufragati a Sestri di Levante; tre naufragati a Lerici; uno a
Porto Empedocle; uno presso Sanremo; uno alla Torre di Fogliano; uno sul
Molo san Vincenzo di Napoli, ec._»
[23 aprile 1535.]
IV. — Torniamo a quei signori che aspettano in Civitavecchia, se pur gli
abbiam lasciati, in procinto di salire nella sala maggiore della rôcca;
dove il Pontefice, contornato dai cardinali e dai prelati della curia,
vuole riceverli a pubblico concistoro. Entrano in frotta e in bellissime
assise, odono dal supremo Gerarca parole di conforto, e vedono il
tradizionale vessillo della Croce, da lui benedetto, passare nelle mani
del conte Gentile per essere consegnato all'Imperatore. Appresso al
Conte e al vessillo tornano i militari a bordo: e papa Paolo coi
ministri salito in cima alla torre della stessa rôcca, quasi nel centro
del porto, dove ora è l'orologio dei quattro prospetti, levando la voce
e le mani al cielo, spande la papal benedizione sulla moltitudine
genuflessa, pregando dall'onnipotente Iddio a loro favore e a difesa del
popolo cristiano quella felicità di vittoria, che poco dopo di fatto
conseguirono. Silenzio profondo, quando non volevasi altro udire che la
voce del Pontefice; e scoppio di plauso, e suon di trombe e di campane,
e salva generale di artiglierie, quando tutti si furono levati in
piedi[515].
Parve tanto importante lo spettacolo della giornata, che papa Paolo,
giusto estimatore delle cose grandi, volle conservarne la memoria ai
tempi futuri con una medaglia storica. Io ne ho avuto alle mani
nitidissimo esemplare e fresco di zecca per favore del cardinale Antonio
Tosti, altre volte lodato; e ciascuno facilmente potrà trovarne
l'incisione nelle opere dei noti illustratori della numismatica
papale[516]. Nella medaglia voi vedete sotto ricco baldacchino nella
sommità del campo, coperto il capo di tiara e gli omeri del grandioso
ammanto, il pontefice Paolo III, tra suoi cardinali e ministri,
distendere la mano in atto di benedire; e quasi direi in atto di
pronunciare quelle parole che sembrano suonargli sul labbro, e che
certamente rimpetto alla sua bocca si leggono scolpite nell'epigrafe:
«LA . BENEDIZIONE . DEL . SIGNORE . DISCENDA . SOPRA . DI . VOI.»
Attorno ai gradini del trono vedete i visconti e i decurioni della terra
sorreggere le aste del baldacchino; appresso le mura merlate, sulle
quali sovreggia la torre, dove si compie il sacro rito; e abbasso vedete
nel porto la moltitudine dei navigli accalcati in scorcio gli uni sugli
altri, supponendosi il maggior numero nascosto dal cerchiolino del
campo, e dalla projezione prospettica della torre. Intorno spicca
ritratto l'orizzonte del luogo verso il mare, sì come nel vero si
presenta a chi riguardi da quella torre medesima inverso ponente la
ampia insenata della valle dell'Alga, le colline di Tarquinia, e da
lungi la chiusura dei monti che fan capo all'Argentaro.
Nel dritto della medaglia avete la figura ritratta a immagine di
«PAOLO.III.PONTEFICE.MASSIMO», come quivi stesso si legge: ed egli vi si
mostra scoperto il capo, calva la fronte, ricca la barba, e rabescato il
manto. Fatto memorabile: e però spesso ricordato dai Farnesi, anche
nelle pitture classiche dei loro palazzi, e nel celeberrimo di
Caprarola[517].
[24 aprile 1535.]
Il giorno seguente, come per continuazione di tanta allegrezza, col
vento favorevole di terra, tutto il naviglio sciolse le vele, coprì
d'ogni intorno l'orizzonte, e a gruppi paralleli sulla perpendicolare
del lido si rivolsero inverso la Sardegna, dove avevasi a fare la massa.
Papa Paolo restossi per altri cinque giorni in Civitavecchia, infino al
ventotto del mese, che tornò in Roma. Nel qual tempo le storie e i
documenti municipali segnano il termine dei lavori della rôcca nuova,
oggi detta la Fortezza, e ne attribuiscono il compimento a Michelangelo:
sentenza confermata dalla perenne tradizione.[518] Non mica che il
Buonarroti abbia disegnato di pianta e tirato su dalle fondamenta il
mastio ottagono, perchè tale era già nel primitivo disegno di Bramante,
cioè simile agli ottagoni anteriori di Civitacastellana, e di castello
Santangelo; e tale pur disegnato vent'anni prima comparisce negli
originali di Antonio Picconi[519]: anzi più fino a un certo segno di
altezza doveva già esser murato nel chiudere il circuito della fortezza.
Voglionsi però attribuire a Michelangelo, oltre al finimento, le
decorazioni, che sono tutte di suo stile; belle, nobili e fiere, come si
conveniva all'opera e all'autore. Certamente in questi tempi
Michelangelo era tra noi, e in gran favore presso il Papa, famigliare ed
architetto di palazzo[520]: certamente suo è lo stemma di casa Farnese,
a gran rilievo sullo spigolo del sagliente con nobili e fieri svolazzi
di travertino bugnato e rustico: similmente sua la cornice bellissima,
che sostenuta da mensoloni coi gigli frapposti ti mostra il primo tipo
di quel che egli stesso ebbe a fare dappoi nel cornicione notissimo dei
palazzo Farnese in Roma.