[500] POMPEO LITTA, _Le famiglie celebri d'Italia_, in-fol. magno,
figur. Milano, 1838. — _Casa Orsini di Roma_, tav. XXVII, _Gentil
Virginio_. — (Voglionsi in esso correggere gli errori delle date,
conforme ai documenti certi che verrò producendo in questo libro.)
SANSOVINO, _L'istoria di casa Orsina e degli uomini illustri della
medesima_, in-fol. 1565, II, 25.
GAMURRINI, _Genealogia delle famiglie toscane ed umbre_, in-4. Firenze,
1671, II, 22.
IMHOFF, _Genealogia viginti illustrium in Italia familiarum_, in-fol.
Amsterdam, 1710, p. 332.
[501] CARDINALE ORSINI, _Lettera all'abate Giustiniani sopra le
antichità di Palo e delle località vicine_. (Feudi degli Orsini in
maremma a ponente di Roma.) Tra le memorabili del medesimo Giustiniani,
t. I. — BIB. CASANAT., VV, IX, 4.
[502] PAULUS PP. III, _Gentilem Virginium de Ursinis capitaneum
generalem triremium et commissarium portus et oppidi Civitævetulæ
constituit_. — ARC. SECR. VAT., Lib. Brev. _Ann._, 1534, mense nov. n.
3, p. 45; e schede Borgiane nel Musèo di Propaganda; e dall'Arch. di
Civitavecchia.
«_Paulus papa III, dilecto filio Gentili Virginio de Ursinis,
Anguillariæ comiti, nostrarum triremium capitaneo generali. — Dilecte
fili, salutem etc. — Nobilitas generis et animi tui, singularisque fides
et devotio tua ergo Nos et sanctam apostolicam Sedem, cuius nobilis es
subditus, merito nos inducunt ut tua opera fidelitate ac diligentia in
nostris et dictæ Sedis servitiis libenter utamur. Itaque sperantes quod
in rebus tibi commissis tuo inclyto generi et nostræ in te fiduciæ
respondebis, te, qui etiam consanguineus secundum carnem noster existis,
nostrarum triremium tam præsentium quam fabricandarum generalem
Capitaneum, nec non in portu et oppido Civitævetulæ nostris commissarium
nostrum, cum omnibus et singulis honoribus, oneribus, jurisdictionibus,
facultatibus, et emolumentis ad generales triremium Capitaneos ac
dictorum oppidi et portus Commissarios pertinere solitis et consuetis;
salario vero in capitulis inter dilectum filium Augustinum, tituli
sancti Apollinaris presbyterum cardinalem nostrum et S. R. E.
Camerarium, quæ nos confirmamus et observari debere decernimus, a te
initis specificando, auctoritate apostolica ad nostrum beneplacitum,
facimus, constituimus et deputamus per presentes. Quapropter tam
dictorum oppidi et portus ac triremium hominibus, quam totius Status et
ditionis S. R. E. præsertim littoralium locorum Tyrrheni et Hadriatici
maris communitatibus, populis et particularibus personis, eorumque
gubernatoribus in virtute sanctæ obedientiæ præcipimus ut tibi tamquam
Capitaneo generali triremium et commissario nostro, prout consueverunt
et tenentur, obediant, foveant et assistant, et ad quos spectat de
consuetis et debitis respondeant. Contrariis non obstantibus
quibuscumque. Volumus autem quod antequam officium hujusmodi ineas
juramentum et alia, juxta tenorem capitulorum præedictorum a te
adimplenda, in manibus prædicti Camerarii præstare, promittere et
adimplere tenearis._»
«_Datum Romæ, die vigesima novembris, MDXXXIV, anno primo: — Blosius. —
A. card. Camerarius._»
[7 dicembre 1534.]
II. — Appresso a questo Breve, potranno gli archivisti, che ora
rimettono a sesto le carte, registrare l'istrumento della condotta di
Gentil Virginio alla guardia del mare, secondo l'indicazione che qui ne
do senza volerlo ripetere io, perchè simile agli altri due già
pubblicati e commentati pel Biassa e pel Vettori. Al mio proposito può
senz'altro bastare il preambolo per stabilire brevemente, e con
documenti inediti, la certezza dei fatti, dei luoghi, delle persone e
delle date[503].
«Giorno di lunedì, sette del mese di dicembre, anno 1534. — Il
reverendissimo in Cristo padre e signore Agostino Spinola del titolo di
santo Apollinare prete cardinale Perugino, e della santa romana Chiesa
camerlengo, asserendo ed affermando di avere nelle mani certi capitoli,
convenzioni e patti da essere stipulati, contrattati e celebrati
coll'illustrissimo signor Gentile Virginio Orsini conte dell'Anguillara,
sopra la condotta del predetto signor conte Gentile per capitano
generale deputato alla custodia del mar Tirreno e della Spiaggia romana,
capitoli già conosciuti da sua Santità, e firmati e stabiliti, secondo
l'infrascritto tenore; e volendo come si deve obedire al comando
sovrano, e provvedere altresì alla sicura navigazione del detto mare ed
alla comodità di chiunque vada o venga alla romana Curia, però il
predetto reverendissimo signor cardinale Camerlengo coll'intervento,
assistenza e consenso dei reverendi in Cristo padri, signor Ascanio
vescovo di Rimini e tesorier generale di nostro Signore, e di Giovanni
de Gaddi, e di Uberto di Gambara vescovo di Tortona, chierici della
Camera apostolica, insieme congregati a questo effetto, e rappresentanti
tutta la Camera apostolica, per comandamento di nostro Signore da una
parte, ed il predetto illustrissimo signor Gentile Virginio Orsini conte
e presente dall'altra parte, intorno alla condotta del predetto Conte
per capitan generale sopra la guardia del detto mare e spiaggia, gli uni
e l'altro stabilirono, contrassero, e celebrarono i seguenti capitoli,
patti e convenzioni, nel modo infrascritto.... eccetera.
«Fatto in Roma, nel borgo di san Pietro e nel palazzo di residenza del
predetto reverendissimo signor cardinale Camarlengo, giorno, mese ed
anno come sopra.»
Dunque Paolo III procedeva intorno alle faccende del mare con molta
speditezza e sollecitudine: esso in men di due mesi di già aveva in
pronto brevi, strumenti, capitano e squadra. Dodici galèe
apparecchiavansi pel Conte: le tre della guardia, permanente in
Civitavecchia, e le altre di nuova costruzione acquistate in Genova da
Paolo Giustiniani, luogotenente della squadra romana[504]. Paolo, nobile
veneto, ed eccellente marino[505], mostrava tra noi l'istessa bravura e
diligenza che tutti in lui avean lodato per l'assedio di Rodi[506]. Il
Conte altresì faceva prodigi: arrolava in pochi giorni millecinquecento
fanti, quasi tutti veterani delle bande di Renzo e degli altri della sua
casa, cresceva le genti di capo, chiamava marinari e maestranze dalle
province, raccoglieva vittuaglie e munizioni, metteasi in punto per
essere dei primi ad ogni fazione.
E ciò con molta ragione, perchè nell'invernata tutti sparlavano di
Barbarossa, e dicevano che dopo il fatto di Tunisi bisognava aspettarsi
da quello impigliatore colle forze navali sue proprie, e coll'armata del
Sultano, e colle squadre degli altri pirati, di vedere nella prossima
primavera soggiogata la Sicilia; o almeno colpite di tal guasto le
marine d'Italia, che si dovesse a petto della seconda stimare per nulla
la desolazione fattavi nella prima passata. Perciò concorrendo la
giustizia della causa, e la necessità della difesa, ed i clamori dei
popoli, facilmente si accordarono insieme Carlo imperatore, e papa
Paolo, di prevenire i danni proprî, anzi di portare la guerra nel paese
nemico, per troncare l'oltracotanza della pirateria, dandole sul capo, e
appunto colà nel regno di Tunisi, dove era men fermo, perchè più nuovo e
più violento, il suo dominio. A tal fine il Papa rilasciava
all'Imperatore le decime del clero; e doppie decime imponeva per tutta
l'Italia[507]; per questo la sollecitudine e i rinforzi dell'armamento
prescritti all'Orsino; e con impulso straordinario l'apprestamento di
navigli, di munizioni e di genti in tutti i porti d'Italia e di Spagna.
Il marchese del Vasto metteva assieme dodicimila fanti italiani,
bellissima gioventù, sotto tre colonnelli; Girolamo Tuttavilla, conte di
Sarno, già celebre pei fatti di Corone; Federigo del Carretto, marchese
di Finale, alleato del principe Doria; Agostino Spinola, di quella
casata che ha dato in ogni tempo eccellenti capitani ed ammiragli.
Ottomila fanti tedeschi si raccoglievano sotto le bandiere del conte
Massimiliano di Herbestein, ed altrettanti spagnuoli col famoso don
Fernando d'Alarcone. Il principe Doria attendeva all'armata navale ed ai
vascelli di trasporto per le munizioni, pei cavalli e per le artiglierie
di assedio e da campo; avendogli l'Imperatore fatto intendere
secretamente di volersi trovare in persona alla condotta di questa
impresa. Per timore di Barbarossa e dei pirati in quest'anno medesimo
papa Paolo cominciava a pensare alla fortificazione di Roma col
Sangallo, al compimento della fortezza di Civitavecchia con
Michelangelo, ed ai ristauri della rôcca d'Ostia col Cansacchi.