[12 ottobre 1534.]
I. — Esultarono i Romani la notte del dodici d'ottobre, quando alla
suprema dignità col nome di Paolo III salì il cardinale Alessandro
Farnese, strettamente congiunto con quasi tutte le grandi famiglie della
città, tra le quali niuno più da un secolo, dopo Martino V, aveva tenuto
le somme chiavi: e il nuovo Eletto fin dal principio, alle amorevolezze
della sua patria corrispondendo, non dissimulò il proposito di rilevarne
la sorte, affidando ai concittadini suoi secondo il merito le cariche
vacanti, massime della milizia e della marineria. L'inclita progenie
degli Orsini[500], pari a qualunque delle maggiori di Roma e di fuori, e
tanto conosciuta, quanto basta per iscusare ogni altro discorso intorno
agli altissimi pregi di antichità e di grandezza, cui non potrà mai
nulla aggiugnere l'adulazione nè togliere la malignità, tra le prime
provò gli effetti dei nuovi favori diffusi sul patriziato romano: ed il
supremo comando del mare venne affidato a Gentil Virginio Orsini, conte
dell'Anguillara, uomo per arte e per valore da essere annoverato tra i
primi marini del suo tempo, che pur n'ebbe di molti e di
eccellentissimi. Prospettando il pelago dai littorani castelli dei suoi
maggiori[501], aveva posto il Conte fin dalla prima età amore e studio
grandissimo alle cose del mare; e coi propri navigli militando prima e
dopo, anche in Francia, giunse a meritarsi, quantunque straniero, la
rarità dell'ordine di san Michele, e il grado di luogotenente generale
nelle marittime armate del re Francesco. Stringomi ora alle cose romane,
e incomincio coll'inedito documento della sua nomina[502]:
[20 novembre 1534.]
«Paolo papa III al diletto figliuolo Gentil Virginio degli Orsini, conte
dell'Anguillara, e capitano generale delle nostre galèe. — Figlio
diletto, salute ed apostolica benedizione. — La nobiltà del sangue e
dell'animo tuo, la singolar fede e devozione che sempre hai dimostrato
verso di Noi e verso l'apostolica Sede, della quale tu sei nobil
suddito, giustamente ci fanno volgere il pensiero a te per chiederti il
fedele servigio della tua spada e del tuo senno a beneficio nostro e
della Sede predetta. Nella fiducia dunque di vederti degnamente
corrispondere alla grandezza della inclita casa tua ed alle nostre
fondate speranze in tutto quello che ti verrà commesso, noi per autorità
apostolica e pel tenore del brevetto presente a nostro beneplacito
facciamo, costituiamo e deputiamo te stesso (che anche secondo le
ragioni del sangue sei nostro parente) per Capitan generale delle galèe
nostre tanto esistenti quanto da essere costruite di nuovo, e di più per
commissario nostro nel porto e nella terra di Civitavecchia, con tutti
gli onori, pesi, giurisdizioni, facoltà ed emolumenti, secondo le leggi
e le usanze appartenenti ai capitani generali delle galèe ed ai
commissarî nostri nei predetti porto e terra. Quanto agli stipendî, noi
fin d'ora confermiamo e vogliamo osservati i capitoli della tua
condotta, intavolati tra te e il diletto figlio Agostino (Spinola), del
titolo di santo Apollinare prete cardinale, nostro e della santa romana
Chiesa camerlengo, come se qui fossero integralmente inseriti. Noi
pertanto in virtù di santa obedienza comandiamo a tutti e singoli gli
uomini della predetta terra, porto e galèe; ed a quelli di tutto lo
Stato e dominio della santa Chiesa romana, specialmente dei luoghi
littorani, tanto del Tirreno quanto dell'Adriatico, e similmente a tutte
le comunità, popoli e particolari persone, ed ai loro governatori
comandiamo che ti riconoscano per Capitano generale delle galèe e per
commissario nostro, e ti obbediscano come si deve e si suole, e ti diano
sempre e dovunque favore ed assistenza. Altresì comandiamo a coloro cui
spetta di somministrarti ciò che ti devono secondo le leggi e le
consuetudini, non ostante qualunque cosa in contrario. Vogliamo tuttavia
che, prima di prender possesso del detto ufficio, tu debba essere tenuto
a prestare il consueto giuramento nelle mani dell'istesso Camerlengo, ed
a promettere e mantenere le altre convenzioni, secondo il tenore dei
predetti capitoli.»
«Dato in Roma, addì venti del mese di novembre, 1534. Anno primo del
pontificato. — Blosio. — Agostino cardinal camerlengo.»