[475] BOSIO, III, 136, C: «_Barbarossa fece appiccare il fuoco bruciando
alcuni Buchi di galere già fabbricati per conto di Clemente VII._»
ITEM, p. 173, D: «_I Veneziani accomodassero il Pontefice dei Buchi che
ricercati avesse per fare il numero di galere._»
ITEM, p. 849, E: «_S. Santità havuti in prestito dodici buchi di galere
dai Venetiani, armare gli fece alle sue spese._»
[476] ARCHIVIO Veneto in-8. 1874, t. VII, parte prima, GIURIATO.
[477] CRONACA DA CANALE, _Arch. Stor. It._, in-8. Firenze, 1845, alla
nota 146: «_Canonici debent sociare dominum Ducem quando iverit in
Buzo._» — (Senza vele, senza alberi: Bucio.)
[478] DOCUM. cit. preambolo: «_Bernardus de Salviatis, triremium SSmi
domini nostri Papæ capitaneus Generalis._»
[479] BOSIO cit., III, 337, B.
Vedi sopra p. 43.
[480] PANTERA, _Armata navale_, in-4. Roma, 1614, p. 87.
[481] INVENTARIO di tutte le posizioni, istrumenti, tabelle, chirografi,
contratti, carteggi, eccetera, risguardanti le materie camerali, divise
coll'ordine relativo al nuovo metodo, con cui si ritengono nella
computisteria generale della R. C. A. e nell'archivio generale del
Ministero di Finanza, situato nel palazzo già Salviati, ora Camerale
alla Lungara:
«_Pagina 220: Civitavecchia, navi e galere pontificie, cui sono, state
poi surrogate le Barche guardacoste._
»_Tomi dodici delle materie attinenti alle galere e navi dal 1652 al
1789._
»_Altri tre come sopra, di seguito._
»_Altri due di relazione storica dei fatti concernenti l'assento delle
galere, navi, e fregate, cui sono succedute le guardacoste, scritta
dall'ab. Sperandini allora sostituto commissario._
»_Altro volume di materie risguardanti la costruzione delle antiche
guardacoste._
»_Armamento di due galeotte corsare per guardare la spiaggia
dell'Adriatico dal 1737 al 1754._
»_Scritture per la causa agitata avanti la congregazione dei conti fra
la R. C. A. e l'impresario della costruzione delle nuove guardacoste,
sulla pretensione del Bonifico delle spese oltre al convenuto, e suo
rescritto in fine._
»_Altri tomi risguardanti le navi di alto bordo e le fregate san Pietro,
san Paolo, san Clemente e san Carlo._
»_Strumenti, cause, promozioni, processi, assentisti, arsenali, torri,
navigazioni, Tevere, passonate, tiro, ec. ec., sino ai volumi segnati
775, 797._»
[12 giugno 1534.]
XI. — Ma poichè si avanza la buona stagione per navigare, e già da più
parti sul Tirreno scorrono gli amici ed i nemici nostri, gli è tempo di
uscir dagli archivi di stato e dei notaj, e di rivolgerci al mare, dove
al marzial brio possiamo anche da lungi riconoscere la squadra del
Salviati. Sono sei galèe: tre della guardia consueta, ed altrettante
armate alle spese dello splendido capitano, desideroso di farsi merito,
e sicuro di trovarne compenso. Gran cose deve aver fatto in quest'anno,
quantunque non se ne trovi sillaba negli scrittori romani. Ma l'eco
della fama allora ne portò infino a Genova le notizie, e di là me le
rimena per la penna del Bonfadio; il quale non tanto strettamente narra
le cose sue, che non se ne possano talora avvantaggiare le nostre. Il
capitano Marco Usodimare (come dice esso Bonfadio e tutti sanno) nobile
e prode genovese, facendo gran conto del Salviati e della sua gente,
venne quest'anno con cinque galèe a trovarlo, richiedendolo di conserva
contro una grossa banda di fuste e di galeotte piratiche, che rapinavano
a talento sulle maremme di Toscana. Navigarono le undici galèe intorno a
quelle isole, dalla Pianosa all'Elba, ed al canal di Piombino; e
finalmente vennero a sapere che il grosso dei pirati, fuggiti da ogni
altra parte, si tenea celato all'aspetto sulle ancore nella cala di
Montecristo, isoletta allora disabitata dirimpetto all'Argentaro, e ben
visibile col tempo alquanto sereno a chi riguarda da Civitavecchia
inverso ponente. Dunque antenne in battaglia, serpentini e smerigli in
batteria, soldati e marinari alle poste, e voga arrancata verso la cala.
Se non che dalle alture dell'isola avendo le guardie dei nemici
discoperto le nostre galere, imbrancaronsi in fuga precipitosa; risoluti
a loro costume di schivare lo scontro dei navigli militari. Nondimeno
due galeotte, meno delle altre preste a fuggire, sopraggiunte e
investite, vennero in potere di Bernardo e di Marco; ed una terza,
pertinacemente inseguita con lunga caccia, mainò la bandiera e s'arrese
all'altura di capo Côrso. Ducento Cristiani liberati dalla catena, cento
e più ladroni messi al remo, tre legni presi a rimburchio, e buona preda
divisa tra Genova e Roma[482].
Pensate feste al ritorno dei vincitori: feste sovente negli scorsi
secoli, e infino al principio del presente ripetute nelle nostre città
marittime per celebrare il trionfo dei prodi contro i barbari: feste pur
accennate qua e là da parecchi con qualche generica declamazione, ma da
niuno divisate colle particolari costumanze tradizionali, che si usavano
quasi all'istesso modo in Nizza, in Genova, in Livorno, in
Civitavecchia, e in tutti i porti d'Italia. Di che facendosi ogni giorno
più languida la memoria per le mutate condizioni dei tempi, andrebbe
ogni traccia finalmente a perdersi, se qualcuno non se ne facesse
espositore. L'indole di questa storia tanto stringe più che altri me
stesso, quanto ognun vede, a pigliarne il carico: però non mi perito di
soddisfarvi, come colui che nella mia patria infino dalla prima età, tra
il secondo e il terzo decennale di questo secolo, ho potuto raccogliere
gli ultimi ricordi dei nostri veterani, attori e testimonî del secolo
anteriore; e ne conservo tuttavia vivissima la memoria. Avrò io adesso a
tessere il catalogo delle antiche conoscenze, e a nominare tutti i
campioni, dal comandante Andrea Zara, infino al marinaro bombardiere
Carlo Viola? Per non divagar tanto lontano col discorso di altri e di
me, e senza togliere punto di fede al racconto, basterà che dica di
quest'ultimo più che ottuagenario, ma vegeto e rubizzo vecchio, cui noi
fanciulli col maestro facevamo corona nelle ore del passeggio vespertino
sul molo del Bicchiere per udirne i racconti. Ed egli con bel garbo
seduto sul calastrello di riposo d'un pezzo da quarantotto, quivi stesso
in batteria sul molo, dicendo e rispondendo alle nostre domande,
consolava la mestizia del suo verno, e la giocondità della nostra
primavera, discorrendo dei primi suoi combattimenti contro i Turchi, e
dei suoi ritorni vittoriosi: e divisava ogni cosa così bene per punto e
per segno, e colle circostanze delle persone, dei tempi e dei luoghi che
era delizia l'udirlo non solo a noi, ma a chiunque s'incontrasse a
passare.
Da lui adunque, e da altri ancora di maggior calibro, abbiamo per
tradizione perenne infino al termine, che i vincitori dei barbareschi,
nel tornare verso il porto colle prede ammarinate, davano avviso da
lungi del felice avvenimento e della festosa venuta: gala di bandiere, e
nove spari di cannone con tre rapidi colpi per tre lunghi intervalli. A
quel segno i cittadini, messa da parte ogni altra cura, concorrevano al
porto; i guardiani approntavano le cautele del lazzeretto, la
guarnigione schieravasi sulla calata, le campane di santa Maria sonavano
a gloria, e la fortezza, spiegati gli stendardi maggiori, salutava i
vegnenti con tiri ventuno, la piazza salutava con sei. Le prime notizie
ad alta voce davansi e riceveansi dal fortino del Bicchiere, presso la
bocca di Levante; e di là partiva il primo scoppio di plauso ai reduci
valorosi, e l'ultimo vale di congedo agli estinti benemeriti. I legni
entravano nel porto traendosi dietro le prede colle bandiere rovesciate,
e lo strascico in mare: pigliavano la posta al molo del lazzaretto; e
sbarcavano spartitamente, tra le voci e i saluti del popolo, prima i
Cristiani affrancati, e poi i Turchi prigionieri, perchè sotto custodia
purgassero la contumacia. Ciò fatto squillavano le trombe di bordo, e
salutavano santa Fermina protettrice dei naviganti: poi volgendosi
rispondevano ai saluti della fortezza e della piazza colpo per colpo: e
subito, senza pigliar pratica, uscivano dal porto per consumare al largo
in crociera di guardia la quarantina: pronti ogni giorno a rinnovare le
medesime feste e cautele, se la fortuna li avesse rimenati a novelli
cimenti. Finalmente cessato ogni pericolo di contagio (per quei tempi
anche la peste entrava tra i favori consueti dei Barbareschi), tutto
l'armamento, soldati e marinari sotto le armi, scendevano in terra coi
loro ufficiali alla testa, e appresso scalzi in lunga fila i Cristiani
affrancati venivano a processione nella chiesa di santa Maria, dove
rendevano le dovute grazie a Dio e ai Santi: e per memoria del beneficio
lasciavano la bandiera maggiore dei legni nemici.
Ricordo io in Civitavecchia, e ogni altro meco del mio tempo può
ricordare, come infino a venti anni fa sul cornicione della stessa
chiesa duravano ancora ritti agli stipiti di ciascuna finestra i gruppi
di queste bandiere: aste di quasi tre metri, e stamigne di color rosso
vergate di bianco con più maniere di stelle, di scimitarre e di rosoni.
Quei trofei delle nostre istorie tolti dal posto, e messi in pezzi al
focolare sotto la caldaja, caddero in un giorno tutti in cenere; tanto
che nè a me nè ad altri maggiori (quando il puzzo ne venne in Roma) non
fu più dato di poterne ricuperare briciola; e ciò pel fatto stupido di
chi ebbe mano negli ultimi ristauri di quel luogo. Al modo stesso pur
quivi ne avevano manomessi parecchi anche prima, e continuamente se ne
disertano altrove. Colpa di moderne fantasie, e di vecchie ignoranze.
Valgano queste parole per avviso, anzi che per biasimo: e servano di
compenso ai pubblici monumenti recentemente perduti. Parole scritte da
chi ricorda la riverenza con che gli anziani li additavano, e
l'ammirazione che i giovani ne sentivano: parole di chi ora, richiamando
le prime e care impressioni dell'adolescenza, ripensa come dalle
bandiere della Chiesa e dai racconti del Molo siansi forse derivati
nella sua mente ancor tenera i primi semi di questi volumi.