[423] NICOLAUS ISTHUANFIVS, _De reb. Hungar._, lib. XI.
JOVIUS cit., lib. XXXI.
BIZARUS cit., lib. XX.
BONFADIUS, lib. II.
ANDREAS MAUROCENUS, lib. IV.
[424] PAULUS JOVIUS, _Histor._, lib. XXXI, in-fol. Basilea, 1578, p.
222: «_Fuere qui existimarent Turcas universa classe exui ea die facile
potuisse, si Auria bazanianas triremes expectare maluisset; quam
infirmis viribus a Messana festinare. Sed alii graviore rectioreque
Consilio in freto Siciliæ opportune eos substitisse dicebant, ne Italiæ
littora penitus omni navali præsidio nudarentur. Neque enim universas
triremes in unius pugnæ periculum devocari Cæsar volebat, utpote qui
nequaquam exploratam haberet Gallorum voluntatem._»
RAYNALDUS, _Ann. Eccles._, 1533, n. 93.
[425] MAMBRINO ROSEO, _Storia di Napoli_ cit., II, 114: «_Si confermò la
lega fra l'Imperatore, il Papa, il Duca di Milano, il Duca di Ferrara,
Fiorentini, Genovesi, Senesi et Lucchesi contro i perturbatori della
pace d'Italia, costituendo Antonio de Leiva capo e generale sopra la
guerra, il quale dovesse stare in Milano._»
[15 settembre 1533.]
IV. — Per opposito il nostro capitano navigando sicuro pei porti di
Sicilia, trovò al suo indirizzo lettere pressanti di Roma, che lo
avvisavano del matrimonio conchiuso tra Enrico d'Orleano, secondogenito
del re Francesco di Francia, e la Caterina de' Medici, figliuola di
Lorenzo il giovane, e nipote di papa Clemente. Di più le lettere
medesime portavano che, avendo sua Santità accettato l'invito del Re di
abboccarsi con lui in Marsiglia e di trovarsi insieme con tutto il
parentado alle nozze, non si aspettava altro per cominciare la
navigazione, se non il ritorno delle galèe di Levante. Laonde il
Salviati, ottenuta dal Grammaestro la licenza di condurre seco colle
dodici galèe di Roma eziandio le quattro di Malta, venne difilato nel
porto di Civitavecchia, dove imbarcò molte masserizie e arredi, e molta
gente della famiglia, co' quali si volse prestamente verso Livorno, a
fine di raggiungervi il Papa: il quale partitosi già di Roma il martedì
nove di settembre, per Montepulciano, la Valdelsa, e il Valdarno di
sotto, era entrato in Pisa e finalmente in Livorno, senza toccare
Firenze per quei rispetti che facilmente ciascuno può intendere. Come fu
in quel porto la squadra del Salviati, papa Clemente discese alla marina
e montò sulla capitana di Francia addì cinque ottobre, giorno di
domenica, sull'ora di vespro, intanto che le galèe di Provenza, di Malta
e di Roma facevano salva reale per tre volte con tutta la loro
artiglieria e moschetteria[427].
[5 ottobre 1533.]
Indi pigliavano il largo, e procedevano così: alla vanguardia alcune
galèe più veloci e bene armate col carico di cercare intorno, di
scoprire gli agguati e di tracciare il cammino: e queste sotto il
governo di ufficiali, cui chiamavano Cercamare, e Re di galèa[428].
Seguiva una trireme di gran rispetto per nome la Duchessa; e quivi i
cerimonieri e i chierici della cappella papale, intenti per turno a
salmeggiare presso il tabernacolo, ove tra doppieri ardenti si custodiva
la santa Eucaristia: primo dei sacerdoti il prefetto delle cirimonie,
Pierpaolo Gualtieri di Arezzo, dal cui giornale raccolgo alcune notizie
e tutte le date di questo viaggio[429]. Appresso si attelava lo
squadrone delle galèe con al centro la Reale di Francia, condotta dal
duca d'Albania, ove risiedeva papa Clemente; e nelle altre a destra e a
sinistra sedici cardinali, molti prelati, e il resto della curia e dei
familiari: finalmente venivano quattro navi di trasporto colle lettighe,
le mute dei cavalli, e tutti quegli arnesi e corredi e fornimenti di
chiesa, di corte e di città, che il Papa, i Cardinali, e gli altri nelle
funzioni e concistori usar dovevano in Francia.
Lo splendido viaggio di un romano Pontefice con sedici Cardinali,
all'incontro di un Re di Francia con tutta la sua corte, durante la
traversata, teneva gli ufficiali novelli e i veterani della marina in
continue conferenze tra loro sull'ordinamento dei saluti. Punto di sommo
rilievo nel secolo decimosesto. Quei signori non lasciavano occasione
niuna di mostrare altrui cortesia secondo il debito, e di esigere dagli
altri uguale corrispondenza. Il codice dei saluti tanto necessario
stimavasi a bordo, quanto la carta da navigare. Aveanvi regole generali
e particolari, ed eccezioni per ogni capo: lo sparo dei cannoni, la
battuta dei tamburi, lo squillo delle trombe, le voci dei marinari, la
parata dei soldati, tutto scritto nei tempi e nei numeri, secondo la
dignità delle corone, dei personaggi, dei comandanti, dei navigli, delle
città, delle fortezze, e simili; a chi il cominciare, a chi il
rispondere, o come a un tempo darsi e rendersi i saluti vicendevolmente.
Come trattare i supremi generali, o i luogotenenti, o i capisquadra;
sulle reali, sulle capitane, sulle padrone; a mare aperto, in porto o in
darsena; armati o disarmati, di arrivo o di partenza. Quando uscire
incontro ai maggiori, quanto procedere, quale distanza tenere. Come
prendere la posta, o libera o colta da altri. Come ricevere le visite, e
restituirle: quando issare, mainare, scuotere, o ribattere per saluto la
bandiera. Come navigare sottovento, dove mettere lo sperone, come
tenersi alla scaletta del più degno, o attelarsi alla pari colle
conserve. Quando abbattere la tenda, o stringere le vele, spalare o
palpare i remi. E che fare alla presenza di Re, Imperatori, Papi,
Principi, e via via: con tante clausole eccezionali, che il codice
veniva in pratica difficilissimo, e dava continuo rappiglio di querele
ai puntigliosi, e di dispute sentenziose agli interpreti. Però l'istesso
codice prescriveva il contegno da tenere contro i mancatori nel caso,
che chiamavano, di onore dinegato[430]. Son piene le storie delle
controversie perpetue in questa materia dei Genovesi co' Toscani, e dei
Cavalieri di Malta con tuttaddue.
Così, sempre salutando, toccarono il Finale e Villafranca, senza entrare
nel porto di Nizza per certi puntigli del duca di Savoia; e di là con
felicissima navigazione la mattina dell'undici ottobre, sull'ora di
terza, comparvero alla vista di Marsiglia, segnalati subito dalle
vedette al monte della Guardia.