NOTE:

[413] EUGENIO GAMURRINI, _Delle famiglie Toscane ed Umbre_, in-4.

Firenze, 1679, t. IV, p. 176. — Nato in Firenze 1492, morto in Roma

1568.

[414] BOSIO cit., III, 122, B: «_Bernardo Salviati priore di Roma

tratteneva ordinariamente da sessanta gentiluomini principali et

valorosi capitani appo la persona sua._»

[415] P. A. G., _Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto_, Le

Monnier, 1862, p. 19. Documento coi nomi e cognomi di settantasette

gentiluomini che formavano la casa militare del Capitan generale; e

appresso al libro settimo tornerà lo stesso col capitano Carlo Sforza.

PAOLO DE MOCHIS, gentiluomo romano, in una lettera a Pier Luigi Farnese

duca di Parma, narra come testimonio di veduta la fedeltà dei trenta

gentiluomini poveri, provvisionati da Cesare Borgia duca Valentino, che

soli gli restarono fedeli, e lo salvarono dalla furia del popolo romano

dopo la morte del Papa. — Lettera pubblicata dal RONCHINI nel giornale

perugino del 1872, intitolato: _Erudizione Artistica_.

[416] BOSIO cit., III, 122.

VERTOT cit., IV, 244.

[417] BOSIO, 125, A: «_Il prior Salviati colle quattro galere della

Religione in Civitavecchia.... da lui intese le relazioni di

Corone...._» 126: «_Sua Santità lo mandò in Civitavecchia.... dandogli

il carico delle galere della Chiesa.... il corno destro dell'ordinanza

al Salviati colla squadra delle galere ecclesiastiche colle quattro

della Religione._»

[4 giugno 1533.]

II. — Quindi il nostro squadrone, bene in ordine e fornito di tutto

punto, salpò da Civitavecchia alli quattro di giugno, e fu così presto

in Napoli, come Andrea Doria col resto dell'armata. Ma il Principe in

confusione, non potendo imbarcare le fanterie spagnole assegnate a

questo viaggio, perchè si erano apertamente ribellate sotto il pretesto

delle paghe, e per compenso avevano saccheggiato la città di Aversa, e

fatto di grandi malvagità in tutta la provincia[418]. Pazienza, tempo.

Federigo di Toledo, il marchese del Vasto, e danari sonanti ammansarono

la stizza di quei feroci, che si lasciarono condurre a Messina, dove il

Principe aveva ancora a provvedersi di vittuaglia, di munizioni, e di

molte altre cose occorrenti al soccorso della assediata città. Al cui

presidio intanto, volendo accrescere le speranze, mandò con una scelta

galèa velocissima Cristoforo Pallavicini, adottato in casa Doria, perchè

portasse l'avviso del soccorso vicino. Cristoforo, arditissimo

manovriero, di pieno giorno e alla vista dei nemici passò per prua

dinanzi alle galèe dei Turchi, ed entrò a salvamento nel porto piccolo

di Corone. Colà pose in terra alcuni rinfreschi, dette il danaro, rimise

le lettere: e senza attendere altrimenti alle difficoltà ed agli

sconforti, coll'istesso coraggio e fortuna volle tornarsene per recare

personalmente al Principe piena contezza dello stato della piazza, e

come il presidio si teneva saldo nella speranza della sua venuta[419].

[Luglio 1533.]

Oltracciò ebbe il Principe pienissima informazione di molte altre cose

necessarie a sapere per suo governo, e che non si volevano manifestare a

tutti, specialmente intorno alle condizioni dell'armata nemica, condotta

dal vecchio Lufty-bey. Cristoforo aveva contato novanta legni; sessanta

galèe grosse, e il resto fuste e brigantini: aveva veduti i gagliardetti

dei pirati di Ponente, e del Moro d'Alessandria: e di più tutto il

naviglio sugli ormeggi in quattro, coi capi di posta a poppa, segno di

poca disposizione per levarsi di là, dove stavano ammassati nella cala

di capo Gallo, a ostro della piazza e fuori del tiro. Di che Andrea

prese animo: e quantunque il nemico lo avanzasse nel numero, e non si

fossero vedute mai le dodici galèe promesse di Spagna, deliberò

nondimeno seguire ad ogni modo il suo viaggio, ed entrare in Corone,

facendo assegnamento sopra i Ponenti freschi, che sogliono spirare di

estate dopo il mezzodì. Avanti, senza mettersi a niun rischio di

battaglia: chè sarebbe stata imprudente col nemico o sui ferri o alla

vela ogni altra fazione atta a ritardare o ad impedire lo scopo

principale del soccorrere la piazza, e di sciogliere l'assedio.

[2 agosto 1533.]

Dunque ordina che tutti sian pronti al primo cenno: due galeoni di gran

corpo, pieni di gente e di grossa artiglieria, vadano innanzi; segua la

reale con ventisette galèe nel corpo di battaglia, alla destra si metta

il Salviati colle sedici galèe di Roma e di Malta; alla stanca Antonio

Doria con altrettante di Napoli e di Sicilia; alla coda colle salmerie

le trenta navi; queste, schifando ogni riscontro di nemici, tirino di

lungo, e corrano difilate verso la fortezza per mettersi sotto alla

difesa del suo stendardo, e del suo cannone. Così ordinati escono di

Messina ai due di agosto, gittansi a golfo lanciato sulla Morèa,

spuntano capo Gallo, si coprono di cotone, e via col vento fresco di

buonbraccio verso la piazza. Passa il convoglio, passano le navi, e

appresso passano le galèe: e i Turchi all'áncora nella bella cala di

ponente guardano per prua il passaggio de' nostri, senza dar segno nè di

battaglia nè di mossa, se non quando di lontano traggono colpi

d'artiglieria, ricambiati del pari, con poco danno delle due parti. In

somma dal lato del mare l'assedio è sciolto, e l'armata vincitrice

ammaina sotto le mura della piazza.

[7 agosto 1533.]

Qui un'altra volta mi è dato osservare, col Salviati e coi

contemporanei, l'imperizia dei Turchi nella tattica navale.

Considerazione di gran momento per intendere come e quando costoro

divennero poscia per fatto proprio e per altrui opinione eccellenti

marini a nostro danno. Avrebbe dovuto Lufty da capo Gallo, subito subito

passate le navi a vela, tagliar le gomene o filarle per occhio, e

gittarsi a furia sullo squadrone seguente delle galèe; e ne avrebbe

facilmente ottenuta vittoria, trovandosi superiore del doppio nel

numero, e padrone di tagliare fuori l'armata sottile dalla grossa.

Imperocchè le navi di alto bordo, una volta passate col vento fresco di

Ponente, potevano ben continuare la rotta a levante, ed anche potevano

fermarsi sull'ancora sottovento: ma del tornare indietro per

ricongiungersi o per soccorrere le galere sarebbe stato impossibile.

Nondimeno Lufty, attonito e irresoluto, non seppe conoscere nè cogliere

il grandissimo vantaggio che gli si offriva; e lasciò senza contrasto

compiere ai nostri il divisato soccorso[420].

Se non che la fortuna sempre variabile ci richiama nel mezzo del mare, e

ci mette in procinto di battaglia. Due grosse navi delle nostre a mezza

strada si abbordano tra loro, e impigliansi a vicenda per le verghe e

per le sartie: navi cariche di munizioni e piene di infanteria spagnuola

da sbarco. La speranza di facile preda stimola Lufty, il quale

finalmente distacca alquante galèe per ghermir le due navi restìe: ed

ecco le galèe nostre volgere indietro a remo per liberarle. In poco

tempo una nave è già perduta, l'altra è agli estremi, e si sostiene a

pena per la bravura del capitano Hermosilla. Il Doria e il Salviati

avvampano di sdegno, Lufty palpita di spavento, il Moro freme di rabbia.

All'appressarsi delle poche galèe cristiane, i Turchi si ritirano, le

due navi restano libere, e sulla ricuperata troviamo prigionieri ducento

giannizzeri derelitti dai compagni, dopo esserci stati messi per

marinarla. Non basta, chè il Salviati si caccia appresso al nemico

fuggitivo, tormentandolo alle spalle con spessi tiri, e già è presso ad

investire una galèa sdrucita e azzoppata dal suo cannone. Ma il Principe

lo divieta con un tiro senza palla, e giù la bandiera a mezz'asta,

perché torni addietro. Dove tutti lodano la intrepidezza e la manovra

del Salviati; e lodano altresì il senno del Principe. Prima in questo

caso compiere il disegno stabilito di soccorrere la piazza, poi l'altro

di combattere coll'armata nemica[421].

Al ritorno del Salviati i maggiori capitani scesero in terra; e il

Mendoza, squadronate sulla piazza le fanterie sopraggiunte colle prime

navi nel porto, fece dalla sua parte gagliardissima sortita: cacciò i

Turchi dalle trincere, prese il campo, demolì i ridotti, tolse i

cannoni; Lufty-bey al tempo stesso prueggiò verso Modone: e così in un

giorno per terra e per mare fu sciolto l'assedio[422].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 126 / 177 题