NOTE:

[406] BOSIO cit., 116, A: «_S'arborarono sulla porta medesima tre

bandiere, cioè del Papa, dell'Imperatore, e della Religione di San

Giovanni._»

[407] BOSIO, 116, B: «_Spedito havendo il prior di Roma Salviati con

quattro galere della Religione, ed altre quattro del Papa._»

[15 ottobre 1532.]

XV. — L'istesso giorno tornarono dall'arcipelago le otto galèe degli

esploratori, riportando liete notizie: Omer-Aly essersi ritirato a

scioverno in Costantinopoli, niuna armata inimica sul mare, averlo essi

corso da padroni infino ai Dardanelli, fatto sbarchi, preso prigioni, e

menatasi appresso una grossa nave carica di vittuaglie e di munizioni,

tolta al sostentamento della fortezza di Modone. L'istesso Salviati,

venuto in terra, prendeva la vanguardia della scorta intorno ai

prigionieri, quasi tre mila persone, che scendevano dal Castello alla

marina; il Principe seguiva il convoglio alla coda, con imperioso

contegno e severo, mostrando dalle ciglia aggrottate la ferma

deliberazione di punire qualunque violasse punto della capitolazione.

Da Patrasso alle bocche di Lepanto sono cinque miglia marine, nel corso

delle quali avrai sempre dinanzi luoghi e prospetti di alta rinomanza

nella storia antica e nella moderna. Sul piano alla sinistra biancheggia

Missolungi presso alle rive dell'Ellade, dove Marco Botzaris brilla

ancora nella disperata difesa. Più oltre di fronte sfuma di lontano il

promontorio Azziaco, dove Agrippa affermò il trono di Augusto. Appresso

trovi le memorie di Pirro e di Pompèo. Nel mezzo il campo, dove fu

combattuta la famosa battaglia di Lepanto. Vedi quegli irti scogli alti

e spessi sorgere a picco dal mare? Sembrano piramidi di rilievo sui

piani del deserto, o seguenza di grandi capanne attelate lungo i pascoli

della campagna romana. Sono desse, le Echinadi degli antichi, le

Curzolari del tempo più vicino, le testimonianze delle nostre vittorie.

Dai due lati a squadra vanno ad incontrarsi nello stretto le coste

dell'Epiro e del Peloponneso, e di là si entra nel golfo nascosto che

corre lungo e sottile da Lepanto infino a Corinto, circondato da alti

monti e chiuso in fondo dalle pendici dell'Elicona e del Parnasso. Alla

bocca del golfo erano da tempo antichissimo due torri di guardia; e

queste, prima da Bajazetto e poi da Solimano, accresciute e rinforzate,

hanno preso la forma di giuste fortezze. La prima che incontri

sull'estremità del Peloponneso, oggi Morèa e provincia di Etolia,

chiamasi Rio, l'altra Antirio, che gli sta di rimpetto sul margine

dell'Epiro, oggi Rumelìa, e provincia di Acarnania. I due castelli,

arroncigliati al piede de' due promontori sull'estrema lacinia dalle

alte e precipitose montagne, sporgono dentro nell'acqua, come per

azzannare insieme il passo del golfo. Puoi vedere, nell'uno e

nell'altro, bizzarra miscela di militare architettura vecchia e nuova;

torri rotonde e quadrate, baluardi sfiancati e di punta, muraglie di

macigno e di ciottoli, merlature antiche e troniere nuove; e

specialmente dabbasso la lunga filiera delle batterie casamattate, colle

strombature ad archetti, le quali sono di fatto la miglior difesa della

bocca, e potrebbero in quel breve tratto non solo ridurre a pezzi

qualunque bastimento si ardisse tentare il passo, ma potrebbero quasi i

due Castelli distruggersi l'un l'altro, se avvenisse mai che avessero a

contrabbattere tra loro. Alcuni li chiamano Dardanelli: chi legge sia

cauto, quando si parla delle bocche e castelli di Morèa, a non

confonderli con quei della Troade, nè con altri simili[409].

Verso il primo di questi castelli sciolse il Principe con tutta

l'armata: ed alle fanterie sbarcate già in Patrasso ordinò di venirsene

allo stesso segno per la via di terra: brevissima marciata, come ho

detto. Sperava per la presente fortuna aprire il golfo alla navigazione

dei Cristiani e schiudere nuova strada da entrar più dentro nelle

viscere della Grecia. Preceduto dalla fama di Corone e di Patrasso, vi

giunse per la via di mare prima dei fanti; e trovò i Turchi di Rio pieni

di sgomento, e i Greci tra mezzo a dar loro buoni consigli, perchè se ne

andassero in pace. Quindi per accordo, tanto prestamente uscì fuori il

presidio turchesco, che i marinari poterono abbottinare il misero avanzo

delle private masserizie lasciatevi dai nemici nella fretta, prima che

le fanterie arrivassero a parteciparne. Però costoro punti dall'invidia

e dall'avarizia si ammutinarono; e gittaronsi pazzamente alla campagna,

rubando a tutti, così a' Turchi, come a' Greci.

Pericoloso e tristo episodio, che poteva produrre funeste conseguenze,

se il conte di Sarno colle buone, e il principe Doria colle brusche, non

avessero ridotto i sediziosi a sommissione. I quali prestamente sgannati

della speranza del bottino, anzi consumate le proprie vittuaglie, e

meglio riconosciuta la colpa, si arresero alla mercè. Minacciò il

Principe la decimazione alla maniera romana: nondimeno, per quei

rispetti che ciascuno intende, rimise l'effetto ad altro tempo, dicendo

che intanto passassero tutti nell'Etolia all'acquisto del secondo

Castello; e là si vedrebbe chi fosse da vero pentito, e chi volesse

colle susseguenti opre migliori cancellare la vergogna del misfatto

precedente.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 117 / 177 题