[395] INDICE in fine, alle voci _Castelnuovo_, e _Goletta_.
[396] BIZARUS, 493: «_Hortantibus maxime Græcis, qui ad nostros
cupidissime transierant._»
[397] BIZARUS, 493: «_Tuttavilla duceret italicas cohortes, et læva
parte supra molum quateret septem tormentis.... Mendocius cum Hispanis a
dextera.... totidem tormentis aggrederetur._»
[398] BIZARUS, 493: «_In summis carchesiis duarum navium maximarum,
Grimaldiæ scilicet et Rhodiæ, sacri falconesque bini constituti._»
[399] BIZARUS, 493: «_Pontificiæ triremes.... Antonio Auria deposcente,
dexterum cornu tenuere._»
GIOVIO cit., 271: «_Ma le galèe del Papa al dirimpetto, richiedendo ciò
Antonio Doria, tennero il corno destro._»
[400] W. H. SMITH, _Mediterranean_, Londra, 1854, p. 59: «_The City of
Koròn.... the shores are exceedingly bold-to, there being a dept of 120
fathoms at a short distance from the shore._»
[401] BIZARUS, 494: «_Primus vexillum defixit imberbis juvenis Ligur,
genere humilis, sed eo saltu clarus.... proximus miles ex hydruntino
galeone, ac demum Lamba._»
GIOVIO cit., 272: «_Fu il primo un giovane sbarbato genovese della nave
Grimalda.... il quale piantò lo stendardo su la muraglia dei nemici....
appresso un soldato del galeone d'Otranto e Lamba genovesi ambedue._»
[402] BOSIO cit., III, 115, C: «_I cavalieri di san Giovanni furono i
primi a montare sopra le mura di Corone.... a forza di mani e di braccia
fu necessario che vi rampecassero_ (sic.)»
[403] F. D. GUERRAZZI cit., _Vita di Andrea Doria_, I, 277: «_Macchine
che prolungandosi si andarono a posare a modo di ponti sul parapetto
delle opposte muraglie.... Sopra cotesto aereo calle primo si
avventurava, e primo attinse le opposte mura Lamba Doria_» (e buci!).
[404] ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 48: «_A Corone il giorno di San
Matteo del trentadue, dandosi l'assalto in un medesimo tempo da tutte le
parti, entrarono prima quei delle galèe del Papa, dalla parte che si
chiama Isola._»
DE HAMMER cit., IX, 210: «_Trecento soldati italiani perirono dalla
parte di terra, più di mille furono feriti: ma più felici furono i
soldati delle galere papali che, dalla così detta Isola, penetrarono
nella città._»
[22 settembre 1532.]
XIII. — Pel rumore di tanta guerra i Turchi delle città e castella
circonvicine trombarono a stormo, e levaronsi in arme per soccorrere
Corone, divisando sfondare il quartiere del Tuttavilla, entrare nel
Castello, sciogliere l'assedio, e ricuperare la città bassa che s'era
perduta. Buono pel Conte che nella notte, facendo diligentissima
guardia, potè cogliere al varco una spia, e cavargli di dosso le
lettere, dove si diceva tutto per filo l'ordine che nel dì seguente i
nemici avrebber tenuto per sorprenderlo. Il Tuttavilla pensò cavar
partito dall'avviso: fece lavorare tutta la notte alle barriere del
campo, e condusse la zappa ai traghetti, e grandi tagliate aprì sul
terreno a mo' di quei trabocchetti che gl'ingegneri militari chiamano
Buche di lupi; poi coprì ogni cosa di pertiche sottili, di canne, e di
sarmenti; e si tenne in punto per ricevere i Turchi come si conveniva, e
per finire nello stesso giorno l'espugnazione.
Alla prima luce del seguente giorno ventidue di settembre, ecco un
capitano rinnegato di nome Tòdaro sopracchiamato Tredita, perchè tante e
non più gliene rimanevano nella destra (quantunque a larga mano
compensato dai nostri scrittori colle solite varianti _Tudàr_, _Tadare_,
_Zadare_, _Tridigito_, _Trigidito_, _Tridito_, _Tradito_); eccolo, dico,
con settecento cavalli venirsene di buon trotto verso Corone; ed ecco i
nostri a menarselo di qua e di là per la campagna, infino ai traghetti
preparati. Prima le galèe a cannonate lo cacciano dalla strada della
marina, poi il capitano Spinola gli sbarra la via del Borgo, e lo gitta
a monte dall'altra parte, e in ultimo Pietro Frangipani, barone della
Tolfa e conte di san Valentino, con trecento archibugeri gli si lancia
dietro per farlo correre più presto. Tòdaro trovato contrasto dalle
altre parti, e vedendo sguernita la via maestra di verso il Castello,
che nei suoi divisamenti teneva per ultima, sprona di gran galoppo per
guadagnare la porta. In quella furia, stando amici e nemici a
riguardare, ecco improvvisamente sparire una squadra, come se fosse
ingojata dalla voragine; poi sparire una seconda, e una terza, e gli
altri appresso accatastarsi rovescioni cavalieri e cavalli nelle fosse.
Ecco d'ogni intorno uscire i nostri soldati a far prigioni quanti ancora
sopravvivono all'acciacco e allo scorno. E Tòdaro restarsi tutto pesto
nel fondo[405].
Pensate le speranze del presidio dove fuggirono a quella vista! Lo
spavento e la penuria delle munizioni produssero l'effetto. Uscì la
bandiera bianca, uscì la guarnigione a buoni patti, e la città tutta
intiera venne quello stesso giorno in poter dei Cristiani.
Il Principe e tutti gli altri di terra e di mare nelle varie fazioni
dell'assedio mostrarono senno e bravura da eguagliare ciò che si legge
degli antichi, e da non aver pari altrove nella marineria di quel tempo.
Arrogi la moderazione dei capitani in tutta la condotta di questa
campagna, e specialmente la rigorosa osservanza dei patti, rispetto
all'onore, alla roba e alle donne, anche dei Turchi; gastigando
severamente in pubblico qualunque soldato o marinaro si fosse ardito
mancare alla disciplina e violare le convenzioni. In somma si voleva
mantenere incorrotta appo tutti, amici e nemici, la fama di giustizia e
di fede: perchè gli stessi Turchi, tanto differenti di religione, di
costumi e d'ingegno, conoscessero chiaramente alla prova come i
Cristiani, oltre alla valentia nell'armi, avessero anche umanità, fede e
temperanza nella vittoria.