GIOVIO cit., 270.
[392] BIZARUS, 493: «_Pontes paribus antennis impositi, tabulisque
constrati a fronte prominebant ita ut summitati mœnium æquarentur._»
— CAPPELLONI cit., p. 50.
[393] CRESCENTIO, _Nautica_ cit., 120: «_Come si fa per disarborare la
maestra e quando._»
PANTERA, _L'Armata navale_ cit., 310: «_Facendo ammainare le vele e
disarborare l'albero della maestra, e andar le galèe l'una dietro
l'altra._»
MARCO GUAZZO, _Storie_, in-8. Venezia, 1549, p. 153: «_Doria.... tolte
seco sei galere del Papa.... che punto non parevano per essere dette
galere disalberate.... et dipoi fece disalberare trenta altre galere._»
[394] BOSIO cit., III, 147, A: «_L'ordine nel battere Corone.... le
galere in tre squadre.... disarborate.... accordandosi a schiera a
schiera.... andavano sotto, sparavano.... e poi ritirandosi davano luogo
alle altre per ritornare di nuovo, secondo l'ordine._»
JOVIUS, _Hist._ in-fol. Basilea, 1578, p. 285: «_Triremes rostratæ per
acies tripartito agmine succederent, displosisque tormentis, sequentibus
locum darent._»
RAYNALDUS, _Ann._, 1535, n. 50: «_Auria disposuit ut rostratæ sibi per
vices tripartitæ succederent, displosisque tormentis, cederent locum
sequentibus._»
MARCO GUAZZO cit., 247: «_Le galèe a quattro a quattro dovevano battere,
e poi voltarsi a dar luogo alle altre, e così di mano in mano._»
[21 settembre 1532.]
XII. — Disposta, come abbiam detto[395], ogni cosa, e favoriti in tutto
dai Greci[396] finalmente la mattina del ventuno di settembre le
fanterie italiane e le spagnuole sbarcano dalle opposte parti, e
ciascuna nazione pianta la sua batteria di sette pezzi. Il Tuttavilla a
sinistra dal lato di greco, e il Mendoza a destra da quel di
libeccio[397]. Le navi in gran cerchio circondano la punta Lividia,
pronte ad aprire il fuoco con tutto il loro cannone, non solo dai
fianchi, ma dalle gabbie altresì della Grimalda e della Rodiana, dove
sono stati allogati due sagri e due falconi[398]. Le galere in tre
gruppi di due sezioni, messe a rovescio, come ho detto, si accostano
dalla parte del molo. Tra quelle sezioni e quei gruppi Antonio Doria
alla testa e le galere romane sulla destra[399]. Gli altri legni
maggiori e minori in attenzione all'intorno, di riserva, di soccorso, e
di assalto.
Al cenno del Principe tutti i pezzi tuonano da terra e da mare, con sì
gran furia e tanto effetto, che in poco tempo cadono le difese, e il
presidio resta muto. In quella il conte di Sarno, pensando aver breccia
sufficiente, conduce i fanti italiani alla prova. Grande animo
dimostrano e maggior costanza: tre volte rimettonsi al cimento e tre
volte ne sono risospinti. Alto di troppo il muro, corte le scale,
ostinati i Turchi. Suonano a raccolta, e le fanterie si ritirano, morti
trecento giovani, e più del doppio feriti: caduto tra i principali
Teodoro Boschite, già famoso condottiero di stradiotti nelle guerre
d'Italia, caduto il capitan Francesco Carnao di Napoli, ed il capitan
Giacomo da Capua; e per una archibugiata venutagli dall'alto pesto un
occhio e strappata la lingua all'alfiero Capani. Il Mendoza dall'altra
parte, non avendo apertura, o trovandola malagevole, con accorto
consiglio non si mette all'azzardo.
Se non che in questa maniera d'imprese la fortuna sempre risponde ai
voti dei marinari; e così nel presente cimento loro riserba la vittoria.
Finito il riddone delle trentasei galèe appoppate, avanzano le diciotto
dell'assalto presso alla sponda, dove fa punta il torrione maestro della
piazza, che ancora vi sta col piede in acqua profonda[400]; mandano i
ferri colle barche imbarbottate, e tirandosi cogli argani sempre più
sotto alla scarpata del torrione, issano le antenne, fanno indietro il
carro, volgono avanti la penna, e lasciano andare l'abete sui parapetti
nemici. La scala pei marinari è fatta, e il passo aperto. Montano dal
calcese alla penna, avanzano cavalcioni coll'armi tra i denti: saette,
archibugiate, e grida di chi cade e di chi salta. In breve agguantano e
si raggavignano ai muri e mettonsi sulla piazza. Primo di tutti colla
bandiera in mano un giovanetto genovese, mozzo della nave Grimalda[401];
appresso un soldato del galeone d'Otranto, indi Lamba Doria, e via via
ogni altro a gara colle armi e colle bandiere si spandono per le
muraglie dell'Isola, e costringono i Turchi a fuggirsi nel Castello.
Non mi maraviglio punto che il commendator Jacopo Bosio mandi sulle mura
di Corone prima di ogni altro i suoi cavalieri di Malta[402]: sì bene
maravigliomi del Guerrazzi, tanto democratico, che mi tiene addietro
quel povero mozzo di oscuro nascimento, ma di chiarissimo valore, per
mandargli innanzi il patrizio Lamba Doria[403]. Vorrei io potere
incidere il nome di quel giovane sulla corona murale che egli si meritò,
se qualche pietosa penna prima di me l'avesse scritto. Ma nobile o
plebèo, noto o innominato, genovese o romano, scevro d'ogni
parteggiamento, non fia mai che tolga cui si deve l'onore e il merito;
nè che attribuisca ai miei più che non trovi fermo per la testimonianza
dei contemporanei, esaminata a fil di critica. E quantunque Antonio
Doria ed altri diano il primato a quei delle galere del Papa[404] non mi
lascio pigliare alla imbeccata; perchè il primo non può essere nel
numero del più, perchè lo slancio compete a' giovani, e perchè un
Giovio, un Bizarro, ed altrettali non possono esser sospetti di falsità
quando mettono un mozzo innanzi a un Lamba.