NOTE:

[325] SCIPIONE AMMIRATO cit., 359, 19: «_In Roma i macellaj si sono

sollevati per alcuni dazj messi dal Papa per sostentar la condotta di

Andrea Doria, cui aveva dato il generalato delle sue galee._»

[326] BOSIO cit., III, 45, B: «_Andrea Doria, fatto generale delle

galere del Papa, non così presto n'ebbe preso il possesso, che

coll'autorità del Papa ebbe in conserva le tre galere della Religione._»

[Luglio 1526.]

III. — Intanto pubblicavasi la Lega di Cognac, e gli alleati

scopertamente si apprestavano alla guerra contro l'Imperatore. Cacciarlo

dalla Lombardia, mutargli lo stato di Siena e di Genova, torgli il regno

di Napoli, pareva loro altrettanto facile nell'esecuzione, quanto lo

sentivano nel desiderio[329]. Io non voglio allontanarmi dal mare:

perciò lascio da parte la Lombardia, dove pestava il conte Guido

Rangoni, il famoso Giovanni dei Medici, e Francesco Guicciardini; e dove

già erano andati per commissione di papa Clemente a rivedere le fortezze

di Romagna e di Piacenza Antonio da Sangallo, Michele Sammicheli,

Battista il Gobbo, Antonio dell'Abbaco, e Giulian Leno[330]. Lascio

dentro terra questi capitani ed ingegneri, e mi accosto alle maremme di

Siena, dove il Doria si avvicina per sostenere gli eserciti campeggianti

in Toscana.

Voleva Clemente metter giù il reggimento popolare dei Senesi favorevole

agl'Imperiali, e rialzare contro di loro il partito dei Petrucci, a capo

dei quali era Fabio, congiunto per matrimonio colla casa dei Medici.

Perciò dal confine di Viterbo e d'Orvieto aveva spinto dieci mila tra

fanti e cavalli contro Siena; e da Civitavecchia aveva fatto uscire

Andrea colle galèe e mille fanti di sopraccollo per sostenerli. I dieci

mila romani, fiorentini e forusciti, coi commissari Antonio Ricasoli e

Roberto Pucci, al primo scontro in campagna furono rotti dai Senesi,

colla perdita di tutta l'artiglieria, e di quasi tutto il bagaglio.

Restò a compensare i danni minaccioso il Doria dalla parte del mare.

Egli prese quante vettovaglie di là venivano ai Senesi, impedì i

soccorsi, assaltò i porti, ebbe Talamone ed Orbetello, e presidiò

stabilmente Portercole[331]. Quest'ultima piazza ritenne per quattro

anni, arrabattandosi indarno i priori di Siena tra le ritortole della

Curia e di Andrea, finchè il capitan Cencio Corso con improvvisa

battaglia di mano non l'ebbe ricuperata ai Senesi nel mese di febbrajo

del 1530.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 101 / 177 题