[319] ORTISIUS cit., p. 386. (V. sopra p. 190, 12 agosto 1522.)
[320] SYBEL, _Giornale storico_, in-8. Monaco, libreria di T. G. Cotta,
t. VIII, quaderno IV, anno 1862, p. 550. — A mia richiesta la Direzione
rettificò l'equivoco, e mi spedì in foglietto volante un esemplare
dell'ammenda pubblicata l'anno seguente 1863, p. 149, che conservo
presso di me. Ciò ricordo ad onore della Direzione.
[321] GENEALOGIA dei principi Doria compilata sopra i documenti genovesi
da AGOSTINO OLIVIERI, _Monete, medaglie e sigilli dei principi Doria_,
in-8. Genova, 1859, p. 30. — E da L. T. BELGRANO, _Il palazzo dei
principi D'Oria a Fassuolo coll'atlante di undici tavole_. Genova, 1874,
p. xiv, tav. prima:
Alberetto Genealogico dei Doria.
FRANCESCO, qu. CEVA
Consignore di Oneglia
m. Caterina Grimaldi, qu. Giovanni
dei Signori di Antibo
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GIOVANNI CEVA
m. Luigia Doria, qu. Tedisio. m. Carocosa Doria, qu. Enrichetto
| Signore di Dolceacqua.
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TOMMASO ANDREA
m. Maria Grillo, qu. Lorenzo n. 30 novembre 1466
Signore di Lerma. creato principe di Melfi nel 1531
| † 25 novembre 1560.
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GIANNETTINO
m. Ginetta Centurioni-Oltramarino
di Adamo, Marchese di Stepa.
|
|
GIANNANDREA
n. 1539.
Secondo principe di Melfi.
[322] P. A. G., _Marcantonio Colonna alla battaglia di Lepanto_,
Firenze, Le Monnier, 1862, p. 47, dove si descrive l'età, la fisonomia e
il carattere di Giannandrea: e alle pagine 41, 45, 125, ec., dove
parlando di Andrea (tuttochè incidentemente) si aggiunge sempre _Il
vecchio_, o _Lo zio_, per calcar meglio la diversità delle due persone.
E perchè del primo trattano tutti i biografi, ho detto del secondo:
«_Niuna biografia, a mia notizia, parla di Giannandrea, men che quella
di Brantôme._» (Così ripeto anche oggi 15 luglio 1875. — Dirò a luogo e
tempo della sua autobiografia perduta.)
[323] LORENZO CAPPELLONI (alla genovese _Capellone_). _La vita e gesti
di Andrea Doria_, in-8. Venezia, Gabriel Giolito dei Ferrari, 1565.
(_Notate l'anno!_)
CAROLI SIGONII, _De Vita Andreæ Doriæ, libri duo_. ext. int. op. omn.
III, in-fol. Milano, 1733. — Genova, 1586.
POMPEO ARNOLFINI, _Vita e fatti di Andrea Doria_, tradotti dal latino di
CARLO SIGONIO, in-8. Genova, 1598. (Cito la traduzione.)
F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, due volumi in-16. Milano,
Guigoni, 1864.
MORERI, LADVOCAT, FELLER, DE CHESNEL, BIOGRAFIA _universale di Venezia_,
DIZIONARIO _degli uomini illustri_ ed. in Padova, e ogni altro MANUALE
_storico_ e DIZIONARIO _di erudizione_, tutti insomma parlano di Andrea,
e fin qui niuno di Giannandrea. (Come ho detto così ripeto a' miei
Critici.)
[324] GIUSEPPE MELGHIORRI, _Guida di Roma_. Galleria del Palazzo Doria,
in-8. Roma, 1835.
AGOSTINO OLIVIERI, _Monete, medaglie e sigilli dei principi Doria_,
in-8. Genova. tav. 1 e 2, e il suo testamento e codicilli, a p. 86.
PINI e MILANESI, _Scrittura di artisti in fotografia_, in-4. Firenze,
1870. — Sebastiano del Piombo.
VASARI, ed. Le Monnier, X, 12: «_Bastiano ritrasse ancora Andrea Doria,
che era nel medesimo modo mirabile._» XIII, 161: «_Il Bronzino poco dopo
a monsignor Giovio amico suo fece il ritratto di Andrea Doria._» XII,
29, 30, più IX, 10: «_La statua di Andrea Doria fatta dal Montorsoli e
da Alfonso Lombardi._»
AVV. GAETANO AVIGNONE, _Medaglie dei Liguri e della Liguria_, in-8.
Genova, 1872, pag. 84: «_Andrea Doria._»
[Giugno 1526.]
II. — Ai primi di giugno Andrea era già investito del nuovo ufficio,
come capitano della navale armata di Roma, e castellano della fortezza
di Civitavecchia, secondo gli stessi capitoli del Vettori. A lui il
comando delle due galere e de' due brigantini permanenti; a lui la
condotta di altre sei galere di rinforzo, quattro proprie, e due di
Antonio suo congiunto. Il nome di questo Antonio deve essere fin dal
principio avvertito bene dai lettori e ricordato, perchè entra ora
luogotenente, e poscia resterà successore di Andrea; e ci darà materia
alla continuazione del libro quarto, come ce l'hanno data pel secondo i
due da Biassa. Cresciuti i legni, infino a dieci, anche i soldi del
nuovo capitano ebbero a salire da otto a trentacinque mila ducati per
anno, facendosene in gran parte il ritratto da nuove gravezze imposte
sui macelli: di che malcontenti i beccaj tumultuarono in Roma, e fecero
sciopero; dandoci a vedere che niente è nuovo nel mondo[325].
Abbiamo adunque in punto dieci bastimenti, sotto eccellente capitano; e
dobbiamo aspettarci degni fatti contro i pirati, se pur non verranno i
negoziatori di Cognac a trascinarci altrove. Nel vero, come Andrea ebbe
udito il Barbarossa, per allora giovane pirata, esser comparso sulle
maremme di Toscana, in quel primo fervore uscì subito fuori del porto
coi dieci legni, e più le tre galere di Rodi, avendo coll'autorità del
Papa, e coll'esempio del Vettori, persuaso quei signori a seguirlo[326].
La spedizione ben ordinata e presta si coronò di splendido serto,
certamente prima che ai nemici fosse arrivata la notizia
dell'apprestamento dei nostri marini. Barbarossa aveva già messo a
soqquadro le maremme di Toscana, senza trovare niuno che potesse
resistergli, o dargli novelle di ciò che fosse di qua dal monte: per ciò
usciva baldanzoso dal canale di Piombino, e coi Ponenti della stagione
volgeva verso la spiaggia romana. Tutto inteso col guardo
sull'orizzonte, cercava la preda, quando gli stessi Libecciuoli che il
portavano a Scirocco col carro alla destra, gli posero dinanzi una
dozzina di legni militari, coperti di cotone col carro a sinistra, e
schierati in battaglia, e tutti abbrivati contro di lui. Si potrebbe
dire che quasi agli occhi suoi non avrebbe creduto, se non si fossero
mostrate sulle bandiere le chiavi di Roma, e le croci di Rodi; e poi,
come non riconoscere all'attrezzatura, alla ordinanza, al brio, i legni
militari? Sorpreso all'improvviso, e persuaso di non potere resistere,
dette il segno di pronta ritirata, e gittò pel primo la sua galeotta
velocissima a remo contro vento. Ma gli altri, tutti in un branco,
brigantini, fuste e galeotte, quindici legni, vennero a un tratto nelle
mani dei vincitori. I quali con gran festa rientrarono nel porto di
Civitavecchia; esultando i popoli vicini e lontani nel vedere distrutta
la terribile masnada, imprigionati in gran numero i Turchi, e sciolte le
catene a più centinaja di Cristiani, alcuni dei quali allora allora
avevano cominciato a remigare. La memoria di questo fatto importante
sarebbe perita, come tante altre delle nostre, se l'intramessa delle tre
galere di Rodi non avesse dato ragione al Bosio di registrarla ne' suoi
annali[327]. Dunque al testo dell'Ariosto possiamo ora aggiugnere più
largo commentario, confermandone la sentenza in ogni parte, anche nella
zona della spiaggia romana, dove ai nostri tempi si sarebbe meno
pensato[328].