[293] P. A. G., _Marina del medio èvo_, II, 481, 498, e in questo volume
p. 95.
[294] DOCUM., § 13, 21.
[295] DOCUM., § 7, 10, 25.
[296] DOCUM., § 2, 7, 10, 21.
[297] DOCUM., § 11. — Vedi sopra p. 115.
[298] DOCUM., § 4, 6.
[299] DOCUM., § 16, 22, 24.
[300] DOCUM., § 3.
[301] DOCUM., § 3, 4, 10.
[302] DOCUM., § 4: «_Prout hactenus semper fuit observatum._»
[303] DOCUM., § 6.
[304] DOCUM., §7: «_Si aliquo contagio infirmitatis considerabilis
impediretur, quia epidemiæ morbus in ciurma sive hominibus obrepserit._»
[305] DOCUM. cit., p. 130, § 6 (correggi la nota 54, p. 159, dove per
errore tipografico è scritto 56.)
[306] DOCUM. cit., p. 248, § 7; (correggi come sopra, dove dice 57 in
vece di §7)
[307] AZIONI di _Paolo Vettori_. ARCH. ST. IT. in-8. Firenze, 1848,
Append. n. 22, p. 272.
[Giugno 1524.]
XXII. — I quali, terminato a loro talento l'assedio di Rodi, e sciolti
oramai dall'impegno di servire personalmente a Solimano nella guerra
viva, spartiti per tutto il Mediterraneo eransi rivolti alle prede, come
i lupi dopo lungo digiuno. Qui sulle nostre marine primo di tutti il
Giudèo, israelita rinnegato e famosissimo pirata, faceva capo con
trentaquattro tra fuste e galeotte di sua proprietà. Gran fabro
d'infingimenti costui, gran maestro di astuzie, gran conoscitore di
tutti i nascondigli dell'Argentaro, del Circèo, dell'Elba, di Ponza, e
delle altre isole a noi vicine. Sempre presente e sempre celato,
piombava all'improvviso sui bastimenti di traffico, fuggiva a suo potere
i legni militari, e teneva quasi bloccati i nostri porti. Pel Vettori
era il caso pratico della forza maggiore. Nondimeno volendo contrapporsi
quanto più poteva ai nemici, e togliere la brutta vergogna al paese,
persuase i Cavalieri rodiani di armare le tre galèe che tenevano nella
darsena, e di uscire al corso con lui. Il Bosio non esprime apertamente
il merito speciale di Paolo, e doveva pel suo scopo passarci sopra; ma
dal contesto si fa palese. Sortirono insieme nel mese di giugno,
sbrattarono i ladroni, e presso all'isoletta di Gianutri presero di viva
forza due galeotte, lasciatevi in guardia dal Giudèo. Le prede
ammarinate entrarono con gran festa in Civitavecchia; e con esse ducento
avventurosi Cristiani liberati dalla schiavitù, e quasi altrettanti, tra
turchi e mori, fatti prigionieri[310]. Niuno penserà che la crociera,
così bene incominciata, abbiasi a dir finita nel mese di giugno: ma
perché non ne trovo scritto, lascio che altri da sè ne giudichi o ne
cerchi altrove; messi da parte i nostri cronisti, dai quali non caverà
mai nulla dei fatti marinareschi, non che dei bastimenti del Vettori e
dell'Airasco, ma soltanto delle feste di Roma[311].
Anzi tanto era consueto alle due squadre l'andare di conserva, che il
Grammaestro medesimo, volendo tenere secreto un suo viaggio marittimo,
senza che niuno nè anche dei suoi Cavalieri ne trapelasse il disegno,
ordinò al Luogotenente in Civitavecchia di allestire le galèe, sotto
colore di volerle mandare insieme colle galèe del Papa in busca di
pirati[312]. Ripiego tolto dalle cose consuete, e nullamente fuori
dell'ordinario per non eccitare la maraviglia o i sospetti di alcuno; e
al tempo stesso ripiego opportuno per fargli trovare in punto le galèe
di Roma e di Rodi, quando egli all'improvviso vorrebbe mettersi in
viaggio colle due squadre.