[166] ROSCOE cit., V, 200.
ARCHIVIO DI FAMIGLIA citato nella _Serie de' Ritratti_, nota 3.
ARCHIVIO STORICO ITALIANO cit., VI, 270 e segg.
[167] CESARE CAMPANA, _Vita di Filippo_, II, 87, B, princ.: «_Il
riscatto degli schiavi xni fu accordato col pagare per ciascun
gentiluomo trecento scudi, e cento per ciascun altro._» Dunque
gravissima taglia; e doppia di quella pagata da Dragut.
[168] LEONIS PP. X, _Epistola Leonardo Lauretano Venetiarum principi.
Dat. Romæ_ VII _Kal. januarii_ MDXIX, ap. BEMBUM cit., 142: «_De Paullo
Victorio nostræ classii præfecto, quem piratæ poæni captivum fecerant,
ex Aphrica redeunte, cognovi quam amanter quamque eum liberaliter Petrus
Michael istius reipublicæ longarum navium ad ea loca comparatarum item
præfectus magno pretio redemerit.... Quæ sane omnia grata mihi et
jucunda ceciderunt.... in alieno homine recuperando tantum pecuniæ
tamque celeriter erogarint.... Nil mihi accidere gratius ea liberatione
potuisset._» (26 decembre 1519).
[Gennaio 1520.]
X. — Ora uno sguardo all'Europa, e ai tre monarchi maggiori che stanno
per metterla sossopra: dovremo poscia lungamente con loro travagliarci.
Francesco re di Francia, presuntuoso, cavalleresco, fantastico, freme di
sdegno, perchè disgradato da Carlo e dagli elettori dell'imperio: Carlo
imperatore e re di Spagna, cupo, despota, battagliero, minaccia di
conquidere il rivale, perchè non resti più che un solo possente in
Europa: e Solimano, detto dai Turchi il magnifico, altiero, fanatico e
conquistatore, vagheggia tra le altrui discordie l'ingrandimento della
casa sua. Terribile triumvirato, che riepiloga in sè tutti i pregi e
tutti i difetti di tre nazioni.
Facendo principio da Solimano, succeduto in quest'anno a Selim, eccolo
per ragion di stato tutto rivolto all'amicizia e alla esaltazione dei
pirati, divisando per opera loro dilatare le conquiste in Europa contro
i Cristiani, e in Africa contro i Musulmani: eccolo con tutto lo sforzo
apprestare formidabile spedizione, principalmente inculcatagli dal
padre, contro i cavalieri di Rodi. Dall'altra parte vediamo il principe
Fabrizio del Carretto, grammaestro dei Gerosolimitani, oltre al crescere
le forze sue ed oltre all'ordinare lavori di fortificazione, come meglio
si parrà nell'assedio, continuamente sollecitare e chiedere dai principi
di ponente gli ajuti necessarî a potersi difendere. Di che papa Leone
più che mai desideroso, volendo per debito del suo ufficio contentarlo,
ordina a Paolo Vettori l'armamento di tre galeoni, e l'immediato
trasporto di validi soccorsi nell'isola. Antichissimo è in Italia il
nome e l'uso dei galeoni: ne parla il Caffaro con altri cronisti più
rimoti[171]. Pensate sorta di bastimento misto, e quasi intermedio tra
nave e galèa; a similitudine di questa avrete il taglio allungato, ed a
similitudine dell'altra il corpo di alto bordo: in somma nave lunga e
galèa grossa. Ponevano i costruttori principalmente la mira alla
solidità dello scafo, ed alla velocità del corso: massiccia l'ossatura,
lunga la chiglia, stretto il piano, e due castelli di gran rilievo a
poppa e a prua, che davangli figura arcuata, simile al quartieron della
luna. Quattro alberi verticali; due quadri a proravia, e due latini a
poppavia: le vele di civada e di contraccivada sotto al bompresso; e
sopravi alcuni flocchi, che chiamavano quarnali e quarnaletti, perchè
issati con paranchi a quattr'occhi. Dunque albero maestro e trinchetto
colle gabbie e gabbiette quadre; arbori e antenne latine colle due
mezzane: capacità di due o tremila tonnellate. Durante il secolo
decimosesto venivano crescendo di numero i galeoni, e si facevano di
maggiore importanza per la navigazione delle Indie, dove gli Spagnoli e
i Portoghesi usavano mandargli non così solamente pel traffico, che non
fossero al tempo stesso capaci di stare in battaglia e difendersi da
soli e in convoglio, con cinquanta e più pezzi di artiglieria grossa
distribuita nel primo e nel secondo ponte e nei castelli, oltre alla
minuta della tolda e delle gabbie[172]. Sul tipo dei galeoni, verso la
fine del cinquecento, sursero le prime costruzioni dei moderni vascelli.
[Giugno 1520.]
Con tre bastimenti di questa specie sciolse le vele da Civitavecchia il
capitano Paolo Vettori, menando seco per luogotenente il cavaliere
Battista Nibbia, numeroso equipaggio, munizioni, artiglierie, e tre
compagnie di ducencinquanta fanti l'una, gente sceltissima, e accolta
con gran festa dai Cavalieri, e perchè mandata dal Papa, e perchè davano
mostra di utile soccorso[173]. Poco dopo sopravvennero quattro
brigantini, quattro barche, e nove galèe di Francia, sotto il capitano
Bertrando Dorvesan signore di san Blancars; il quale insieme coi Romani
si trattenne in Rodi per tutta l'estate, e sempre al corso per le marine
dell'Asia contro quei bastimenti piratici che erano stati licenziati da
Solimano a tentare i primi colpi e le prime scoperte contro l'isola.
Molti gli scontri avventurosi: e specialmente lodata l'arte e la bravura
degli ausiliarî nell'attaccare e distruggere tutta l'armata di un
principalissimo pirata turco, come ne scrive al cardinal de' Medici il
Grammaestro di Rodi.
Tra la ricchezza di questi fatti accennati a pena per le generali,
languisco di stento come fanno i cronisti, senza poter colorire il mio
racconto di quelle composizioni prospettiche, che a modello ci hanno
lasciato gli storici classici. Mancano i particolari: però non mi è dato
svolgere nè teoremi nautici, nè principî strategici, nè applicazioni
tattiche; nè rilevare il discorso per le circostanze necessarie, per le
cause intrinseche, e per gli effetti naturali. Perdonino i gentili e
discreti lettori, cui mi studio fare intendere i pensamenti miei senza
tediarli, se non posso altrimenti soddisfare al loro desiderio ed al
mio: ed in vece si contentino della seguente lettera del Grammaestro, il
cui originale latino, che non ripeto perchè pubblicato altrove per le
stampe, così parla[174]:
[25 agosto 1520.]
«Al reverendissimo padre e signore, signor Giulio della santa romana
Chiesa, e del titolo di san Lorenzo in Damaso prete cardinale de'
Medici, vicecancelliero, e protettor nostro, signore osservandissimo. —
Reverendissimo ecc., premesse le raccomandazioni nostre umilissime. Sì
come abbiamo già scritto a vostra Signoria reverendissima, è venuto qui
in Rodi il magnifico signor Paolo Vettori, capitano della marittima
squadra di nostro Signore, con tre galeoni per darci soccorso nel caso
che avessimo dovuto essere assediati, come a ragione si temeva. Il
prelodato Capitano si è trattenuto con noi, sempre desto nel cercare le
occasioni di renderci i maggiori servigî; ed è riuscito felicemente
(dappoichè niuno è venuto ad assediarci) nell'impresa di combattere e
distruggere i navigli di un principalissimo pirata turco, secondo la
richiesta e gli indizî che noi gli avevamo dati. Egli è uomo prode,
generoso, e tutto inteso a fare cose degne del nome cristiano ed
onorevoli a nostro Signore. Sentiamo perciò l'obbligo della gratitudine
alla Signoria vostra che ci ha procurato il predetto soccorso, e
inviatoci tale egregio Capitano che ha fatto in ogni cosa il nostro
piacimento, così che nulla potevamo desiderare che egli di presente non
facesse a lunga pezza più in là di ogni nostro desiderio. Se fosse stato
nostro confratello, e cavaliero dell'Ordine, non avrebbe potuto far di
più. Laonde ci protestiamo obbligati a lui, e ne rendiamo grazie a
vostra Signoria reverendissima che ad un tratto ci ha conferiti tanti
favori. La supplichiamo ancora a volersi degnare di continuarci il suo
valevole patrocinio; del quale, se non avrà da noi corrispondente
guiderdone, chè siamo impotenti a tante grazie debitamente compensare,
ne avrà dall'altissimo Iddio, di ogni opera buona largo compensatore, in
questo e negli altri secoli la dovuta mercede. Esso intanto felicemente
conservi la vostra Signoria reverendissima. Dato in Rodi, addì
venticinque d'agosto 1520. — Umile servitore il Maestro di Rodi fra
Fabrizio.»
[Sett. ott. 1520.]
Venuto l'autunno, e cessato ogni sospetto d'assedio per quella stagione,
anche per essersi Solimano rivolto contro Belgrado in Ungheria, Fabrizio
diè congedo a Paolo; e in segno di gratitudine gli pose sul petto una
collana d'oro di mille scudi da portare nelle solenni comparse per amor
suo: agli altri ufficiali fece altresì ricchi presenti, secondo il grado
di ciascuno, distribuendo anelli e vasellami d'oro e d'argento, con che
onoratamente se ne tornarono[175].