[169] GIUSTINIANI cit., 273, E, all'anno 1519.
PANTERO PANTERA, _Armata navale_, p. 321, e anno 1519.
[170] F. D. GUERRAZZI, _Vita d'Andrea Doria_, in-16. Milano, 1864, I,
87, anno 1517.
[171] CAFFARUS ET CONT., _Annales genuen._, S. R. I., VI, 580, 591:
«_Armatæ sunt per Pisanos galeæ duæ et unus galeonus.... Armati pro
comuni Januæ duo galeoni velocissimi.... Fuit unus galeonus cursarium
Pisanorum._»
[172] MARCO GUAZZO, _Storie_, in-8. Venezia, Giolito, 1549, p. 237:
«_Sui galeoni arbori, antenne, trinchetti delle gabbie, gabbiette,
manti, ghindazzi, tolda, cassero, ballatojo, trombe da seccare, cartocci
e scaglie di sassi, colle loro lanterne._»
CRESCENTIO, _La Nautica Mediterranea_, in-4. Roma, 1607, p. 71: «_Non vi
è altra differenza tra il galeone e la nave, che il galeone per la
velocità del corso deve essere più lungo di colomba, et alquanto più
stretto di piano: et per più pompa gli mettono due mezzane, oltre il
maestro et trinchetto._»
[173] BOSIO cit., II, 621, E: «_Vennero tre galeoni del Papa molto bene
armati, e ben provveduti di soldati, di munizioni, di vettovaglie, e di
tutte le cose necessarie._»
VERTOT, _Histoire des chevaliers de Saint Jean de Jérusalem_, etc. in-8.
Parigi, 1737, III, 249: «_A la prière de ce vigilant grandmaître le Pape
envoya au secours de la religion trois gallions bien arméz._»
DAL POZZO, _Ruolo generale dei Cavalieri geros. della lingua d'Italia_,
in-fol. Messina, 1689, p. 20.
[174] SERIE _di Ritratti d'illustri Toscani_, in-fol. Firenze, 1768,
quasi nel mezzo, non impaginato, e quivi l'originale cavato
dall'Archivio domestico dei Vettori in Roma, dove era conservato
l'originale nell'Armadio B, n. 142, p. 99.
[8 maggio 1521.]
XI. — Torneremo ancor noi a Rodi tra poco: ma intanto dobbiamo volgerci
a Carlo e a Francesco, e con essi alle nostre guerre intestine d'Italia,
divenute oramai perpetue: guerre che ci tolgono ogni lieta prospettiva,
e ci rendono le vittorie e le sconfitte egualmente pesanti. Francesco,
trovandosi troppo esposto alle insidie di Carlo, studiava modo di
potersi almen colle armi assicurare: e per converso Carlo, tanto
politicamente coperto, quanto l'altro militarmente ardito, aspettava di
esser provocato, per mostrare al mondo la sua gran ragione di opprimere
a un tratto il rivale. Questi umori già acerbi, e sempre più guasti dal
tempo e dai mestatori, scoppiavano finalmente l'anno ventuno in guerra
generale; che, cominciata in Navarra, si stendeva mano mano alle Fiandre
e all'Italia. I Fiorentini e il Papa (tutt'uno in quel tempo) si
dichiararono per Carlo contro Francesco; chè Leon dei Medici, dopo la
prigionia di Ravenna, niuna cosa più ardentemente desiderava, quanto
cacciare da Genova, da Milano, e da tutta l'Italia i Francesi[176].
Marciavano le fanterie tedesche e le spagnuole contro Milano, ed
uscivano insieme da Bologna e da Reggio le milizie papali col famoso
Guicciardini, al quale si accostava Prospero Colonna e Federigo Gonzaga
con fiorito esercito di fanti italiani, più dieci mila Svizzeri
assoldati dal Papa.
Al tempo stesso si preparava in Civitavecchia la consueta armata navale
per isbalzarli da Genova, dove tenevano piede fermo, sostenuti dalla
fazione dei Fregosi e dei Doria. Per converso gli Adorni, i Fieschi e
tutti gli uomini principali del partito contrario convenivano
secretamente in Civitavecchia al fine di intendersi e di armarsi in quel
porto; donde disegnavano movere improvvisamente contro Genova,
sorprendere la città, e mutare lo stato. Dicevano essere gli avversari
negligenti, sprovveduti, odiosi al popolo: dicevano che per l'autorità e
clientela propria i partigiani, senza contrasto, alla prima comparsa
piglierebbero l'armi, e leverebbero il rumore, per introdurli. Tornano
sempre le istesse fantasie dei fuorusciti.
Con questi intendimenti, zitti e presti allestivano in Civitavecchia
l'armata: quattro galèe e due brigantini del Papa, altrettanti legni di
Carlo chiamati da Napoli, e sei dei fuorusciti, diciotto bastimenti in
tutto, sotto gli ordini di Paolo Vettori[177]. Ed essendo i collegati
padroni di tutti i luoghi e porti vicini, avevano così bene isolata la
Liguria, e rotte tutte le comunicazioni per mare e per terra, che non
solo non trapelò mai in Genova niuna notizia di ciò che in Civitavecchia
si preparava, ma passarono venti giorni senza che entrasse in quel porto
nè lettera, nè messaggero a recar novella d'oltre i confini.
La quale straordinaria diligenza, come riempì di maraviglia tutta la
città, così in vece di celare i disegni degli aggressori e di
addormentare i Francesi, produsse l'effetto contrario di viemeglio
riscuoterli. Specialmente fu desto il doge Ottaviano Fregosi, uomo
scaltrito, il quale non lasciò di premunirsi contro ogni subitaneo e
inopinato movimento: cavò soldati dalle terre circostanti, rinforzò le
guardie, armò le fortezze di terra e di mare, vi pose capitani di
fiducia, distribuì le armi ai partigiani, fece sorvegliare i contrarî, e
si tenne pronto e risoluto a resistere contro chiunque volesse
assaltarlo[178].
[3 agosto 1521.]
In quella salpavano da Civitavecchia i collegati, navigando al largo in
alto mare per non essere discoperti. Ma la cosa era già chiara, come ho
detto: e per soprassello la mattina del tre di agosto all'altura di capo
Côrso, avendo dato gran caccia a una saettìa genovese, senza poterla
raggiugnere, dierono occasione a costoro di correre per rifugio in
Genova, dove subito trombarono il pericolo imminente. Onde la città di
presente fu in arme, chiuso il porto, guardato il muro da ogni parte, e
la spedizione al tutto vana. Indarno si accostarono: indarno vociarono
san Giorgio e popolo. Perduta la speranza principalmente fondata nella
sorpresa, si tolsero giù di là, e sbarcarono a Recco le fanterie. Le
quali facilmente occupata Chiavari e la Spezia, e valico l'Appennino,
andarono a congiungersi in Lombardia con Prospero Colonna. Appresso
l'armata navale se ne tornò col Vettori verso Civitavecchia[179].
[16 novembre 1521.]
Ora la diversione sopra Genova, quantunque non producesse subito e
direttamente l'effetto voluto dai collegati, nondimeno giovò
agl'interessi loro più che non avessero pensato. Imperciocchè le
fanterie sbarcate dalle galere sulla riviera di levante giunsero
improvvise alle spalle dei Francesi in Lombardia, sgominarono le loro
linee, e accrebbero le forze di Prospero Colonna capitano generale
degl'Imperiali. Il quale con esse, e con Ferdinando d'Avalos, marchese
di Pescara, entrò vittorioso in Milano il sedici di novembre: ed ambedue
l'anno seguente di viva forza espugnarono Genova, e portarono a
compimento il disegno.
[1 dicembre 1521.]
Intanto le notizie della prima vittoria ottenuta in Milano e l'acquisto
di Parma e Piacenza, correvano da ogni parte, e papa Leone ne pigliava
incredibile allegrezza[180]. Egli era in villa alla Magliana, quando
gliene venne l'annuncio: e là in mezzo ai cavalieri ed ai soldati della
sua guardia, che per proprio sollazzo e per secondarne gli umori
facevano festa e gazzarra con spari, e suoni, e fuochi notturni, prese
quella infreddatura, per la quale, cresciuto lo strapazzo anche in Roma
nel rinnovare di giorno e di notte le feste medesime, improvvisamente
soffocato dal catarro morissi la notte del primo dicembre, giovane ancor
di quarantasei anni[181].