NOTE:

[88] P. A. G., _La marina del medio èvo_. Le Monnier, 1871, I, 446, 451,

453, 458, 462, 463; II, 398.

[Luglio 1510.]

X. — Principalissimo fondamento per ottenere il fine aveva ad essere

l'armata navale dal capitan da Biassa allestita nel porto di

Civitavecchia, intorno alla quale si raccoglievano le migliori milizie

di Roma, e quasi tutti i fuorusciti genovesi con Ottaviano e Giano

Fregosi, con Girolamo e Niccolò Doria, ed altrettali uomini di quella

potenza e seguito che tutti sanno. Costoro montavano tutti insieme sopra

le sei galèe di papa Giulio; e appresso ne traevano undici di Venezia

sotto il governo di Girolamo Contarini, sopracchiamato il Grillo[89].

Qui adesso mi si offrono diversi successi, e belli esempi di tattica

navale, tutti del caso nostro, che narrerò con quei particolari che ci

han conservato le scritture dei contemporanei.

Il Biassa a prima giunta occupò Chiavari, Rapallo, e Sestri che sono le

migliori città e terre della Liguria orientale; poi condusse l'armata

innanzi al porto di Genova, promettendosi che i partigiani di dentro

farebbero rumore, secondo la consueta lusinga dei fuorusciti. Ma in

quella vece cupo silenzio nell'interno della città, e gente desta alle

difese e alle batterie intorno alle mura era a vedere; perchè al primo

annunzio degli armamenti di Civitavecchia, i Francesi ed i loro

partigiani (come poi si seppe) avevano introdotte molte milizie, ed

altre continuamente ne chiamavano di Lombardia, e gran gente dalla

riviera occidentale. Oltracciò era entrato nel porto Piergianni,

cavalier di Rodi e capitano del re con sei galèe, e sei di quelle grosse

navi che, per lo più usate nel traffico, prima dai Genovesi, poi dagli

Spagnoli e Portoghesi, chiamavansi Caracche[90]. La voce deriva dal

Càrabo dei Pelasghi: e rimenata dai nostri cronisti antichi, trapassa

nel diminutivo a Caravella[91]. Con questi presidî, imbrigliata la città

contro ogni movimento interno, non restava agli assalitori altro partito

se non bloccarla dalla parte del mare ed affamarla: chè essendo in luogo

sterile, e difficile a ricevere altronde che dal mare le vittuaglie,

contavano trenta giorni di blocco per costringere la piazza alla resa.

Perciò il Biassa, praticissimo di quella riviera, persuase al Grillo di

mettersi seco alla guardia presso il porto dal lato orientale in un

senetto, chiamato allora la Fossa di Villamarina, dove era buon

sorgitore, riparato dalle tempeste e dai nemici per un lungo ed ampio

scanno di bassi quasi a fior d'acqua, innanzi al quale dovevano

necessariamente frangere le onde, e dovevano arrestarsi i navigli

vegnenti dal largo. Dunque le sei galèe di Roma e le undici di Venezia

entrarono in quella insenata dalla banda di levante, dieron fondo,

posero le vedette sui monti, e si tennero presti a uscir fuori per

ghermire qualunque naviglio si fosse voluto avvicinare al porto. Questa

stallìa non saprei dire con qual nome sia oggidì espressa dai Genovesi;

nè posso dalla mia memoria, nè dalle relazioni degli amici dedurre la

permanenza del seno e del banco[92]: ma rispetto al fatto che narro non

è possibile nè a me ne ad altri il dubitare, perchè espressamente

descritto da quel gran capitano e sommo tattico del suo tempo, nipote di

papa Giulio, che aveva mano in queste faccende e ne sapeva tutto il filo

e tutti i punti; dico di Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino, dal

quale ricavo le qualità e i nomi dei luoghi, come stavano allora[93].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 42 / 177 题