NOTE:

[89] BIZARUS cit., lib. XVIII, p. 428.

BEMBUS cit., lib. X, p. 376.

GUICCIARDINI cit., lib. IX, p. 590.

BELCAIRUS cit., lib. XII, p. 343.

[90] ARIOSTO, _Orlando furioso_, XVIII, 35:

«_E quivi una Caracca ritrovâro,_

_Che per Ponente mercanzie raguna:_

_Per loro e pe' cavalli s'accordâro_

_Con un vecchio padron ch'era da Luna._»

[91] CAFFARO, _La Cronichetta di Gerusalemme_, p. 37 e più volte negli

_Annali_, ediz. del Pertz; ed indice del medesimo che scrive talvolta

_Gorabus_. — Noto il passaggio della _Bi_ in _Vu_.

ISIDORUS, XIX, i, fin. citato dal FORCELLINO; _Carabus_, _i_, m. e i

Greci Κάραβος, ου, ό: «_Navigii genus._»

BARTOLOMMEO CRESCENTIO, _La nautica mediterranea_, in-4. Roma, 1602, p.

526: «_I Greci di oggi chiamano alla nave Caravi._» Dunque dal Pelasgo,

comune ai Greci e ai Latini, _Carabo_; indi _Caracca_, e il diminutivo

_Caravella_, senza bisogno di aspettare col chiarissimo AMARI gli Arabi

in Sicilia, I, 302, che singhiozzando ci dicano _Karra-ka_ per nave

incendiaria, fuor di proposito.

BOSIO cit., III, 7, 22, 25, 88, 99, 108. Parla della nuova e della

vecchia Caracca di Rodi, la prima delle quali costruita a Nizza.

[92] CARTA di Genova e suoi contorni. Superba incisione in-fol. massimo

alla Bibl. Casanat. Q. I, 4, in CC. (Niuno indizio di questa posizione).

CARTA idrografica della Liguria per gli ufficiali e piloti della marina

sotto la direzione del viceammiraglio cav. Giuseppe Albini. Incisa nello

stabilimento di Niccolò Armanno, gran fol. Genova, 1854. — (Mette un

seno dietro lo scoglio della Campana, ma non al caso nostro, perchè

troppo vicino e soggetto alla piazza, e di poco o niun fondo. I Genovesi

da me interrogati non conoscono questo seno, nè il nome di Villamarina.)

[93] FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE, _Discorsi militari_, in-12. Ferrara,

1583, p. 30: «_Come fece Piergianni francese poco lontano da Genova

verso levante ad un luogo chiamato la Fossa di Villamarino con misier

Hieronimo Contarino detto Grillo, il quale haveva diciassette galèe,

undici venetiane et sei di Papa Giulio, il quale era stato in spiaggia

aperta, con uno scagno però dinanzi coperto d acqua che lo faceva sicuro

dalle barze, et voleva assediar Genova._»

XI. — Se non che il capitano Piergianni coi Genovesi del suo partito,

non volendo perdere la città, nè lasciarsi bloccare, uscì fuori alla

testa delle sei galèe e delle sei caracche, risoluto di sloggiare il

Biassa dalla formidabile posizione e levare sè stesso di angustia. E

sapendo egli pure dello scanno e degli ostacoli al suo procedimento,

tenne questo modo. Innanzi alle caracche pose le galèe per rimburchio, e

innanzi alle galèe mandò le sei barche maggiori per attacco; ciascuna

barca con un pezzo da trenta sulla prua: caracche, galèe, e barche a sei

righe, in tre file, tutte legate tra loro con lunghissimi gherlini

intugliati, tanto che ogni legno potesse condurre, ed essere a un

bisogno condotto dagli altri[94]. Ciò fatto Liguri e Francesi sulle

barche con buon remeggio e il piombino alla mano, si accostarono fin

quasi sullo scanno, e aprirono il fuoco co' sei pezzi da trenta contro

il gruppo delle galèe ormeggiate, facendo loro gran danno, specialmente

nei posticci e nel palamento.

Non mica che il Grillo e il Biassa e quegli altri caporioni stessero

colle mani alla cintola, che anzi rispondevano a cannonate furiosamente.

Ma presto si avvidero che per essere le barche piccoli legni, e sempre

in moto sul mare, difficilmente si poteva offenderli. Provaronsi allora

ad uscir fuori per fianco: ma le caracche a cavaliere sul callone

dell'acqua piena, tempestando con lunghe colubrine e con doppi cannoni

da cento libbre di palla, vittoriosamente difendevano le barche: nè a

petto di quella grossa artiglieria potevano contrastare le galere nostre

uscendo ad una ad una coi corsieri comuni da cinquanta[95]. In somma il

Grillo e il Biassa dovettero filare costa costa per tirarsi fuori dal

pozzo; e dovettero tornare indietro senza conchiudere nulla, anzi

afflitti da molti danni. Il capitano di Francia assai rispettosamente

seguilli alla coda. Toccaron gli uni e gli altri all'Elba: il Biassa a

Lungone, Piergianni al Ferrajo. Poi dalla punta diforana dell'Argentaro

questi rese il bordo verso Genova, e gli altri continuando la bordata

ripararono nel porto di Civitavecchia[96].

Quando udirai contar maraviglie dell'arte moderna, mettiti in guardia: e

senza misconoscere i miglioramenti che a grado a grado si svolgono,

ripensa al passato, cercane le notizie, e troverai sempre più che

comunemente non pensano i prosuntuosi del tempo presente. Le Piramidi,

il Colossèo, il Partenone, il Panteon non si fanno più; e le opere

d'arte degli Etruschi e dei Greci si studiano ancora. Ma senza andar

tanto lungi, eccoti nel principio del cinquecento dalla parte di

Piergianni e de' Genovesi tali palischermi che efficacemente entravano

in lizza con pezzi da trenta, cioè di quell'istesso calibro, del quale

si compone l'armamento ordinario nelle batterie dei vascelli a tre ponti

che ancora restano negli arsenali d'Inghilterra e di Francia. Pensa

altresì la grandezza e forza delle caracche che issavano a bordo que'

cotali palischermi, e metteanli in coverta presso a cannoni doppi da

cento libbre di palla in ferro, di che dirò a parte qui appresso.

Intanto vedi artifizio nella distribuzione delle forze sopra tre linee,

secondo la pescagione dei legni, per accostarli sicuramente al

bersaglio; e vedi teoria di convergenza e di unione per mezzo di quei

cánapi che tenevano diciotto navigli di specie diversa in un sol corpo

atto a offendere alla testa e alla coda; ed a resistere compatto da sè;

e a portar soccorso in ogni membro quantunque lontano, secondo gli

eventi. Vedi pur quei gherlini distesi tra le file a grande distanza, i

quali impedivano ancora al nemico l'entrar di mezzo e il tagliar fuori

una partita dall'altra: sistema di legami che in alcuna circostanza

potrebbe tornare con molto vantaggio anche adesso.

Dalla parte del Grillo e del Biassa possiamo notare la scelta di

eccellente posizione pel blocco: vicino alla città, rimpetto alla bocca

del porto, dietro allo scanno, al riparo delle tempeste del mare e degli

insulti dei grossi navigli. Ciò non pertanto tornarono colla peggio, e

ciò per due precipui difetti. Primo, perchè nella insenata falliva loro

il maggiore requisito di stazione militare, ciò è dire lo spazio

sufficiente da uscir fuori in ordine di battaglia. Secondo, perchè

accettarono il combattimento fermi sull'àncora, non curando i vantaggi

che naturalmente secondano l'impeto dell'assalitore, e gli mettono quasi

la metà della vittoria nelle mani. Dovevano uscir subito al largo, e non

fidare troppo nei ripari, e nella inerzia della massa immobile. Chi sta

sciolto e libero può andare dove e quando vuole, e da quella parte e in

quel modo che più gli talenta confondere l'avversario accoccolato e

poltro.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 43 / 177 题