NOTE:

[82] Cap. ANGELO ANGELUCCI, _Documenti inediti per servire alla storia

delle armi da fuoco italiane_, in-8. Torino, 1869, p. 278.

[83] CŒLIUS CALCAGNINUS, _Comment. de venetæ classis expugnatione_,

in-fol. Basilea, 1544, p. 484.

BELCAIRUS, _Comment._, lib. XI, in-fol. Lione, 1625, p. 332.

BEMBUS cit., lib. IX, prop. fin.

GUICCIARDINI cit., lib. VIII.

PAOLO GIOVIO, _Vita di Alfonso da Este_, in-12. Venezia, 1597, p. 25.

[84] LODOVICO ARIOSTO, _Orlando furioso_, XL, 2:

«_Ebbe lungo spettacolo il fedele_

_Vostro popol la notte e il dì che stette,_

_Come in teatro, le inimiche vele_

_Mirando in Po tra ferro e fuoco astrette:_

_Che gridi udir si possono e querele,_

_Ch'onde veder di umano sangue infette,_

_Per quanti modi in tal pugna si mora_

_Vedeste, e a molti dimostraste allora._

«_Nol vidi io già, ch'ero sei giorni innanti,_

_Mutando ogni ora altre vetture, corso_

_Con molta fretta e molta ai piedi santi_

_Del gran Pastore a domandar soccorso._

_Poi nè cavalli bisognâr nè fanti,_

_Ch'in tanto al leon d'or l'artiglio e il morso_

_Fu da voi rotto, sì che più molesto_

_Non l'ho sentito da quel giorno a questo._

«_Ma Alfonsin Trotti, il qual si trovò al fatto,_

_Annibale e Pier Moro, e Ascanio, e Alberto,_

_E tre Arïosti, e il Bagno, e il Zerbinatto,_

_Tanto me ne contâr ch'io ne fui certo._

_Me ne chiarîr poi le bandiere affatto,_

_Vistone al tempio in gran numero offerto;_

_E quindici galèe che a queste rive_

_Con mille legni star vidi captive._»

[85] P.A.G., _Medio èvo_, II, 347.

[20 febbrajo 1510.]

VIII. — Per la giornata di Ferrara (nella quale di poco o di nulla

s'intromise) crebbe tanto la riputazione di Giulio, che i Veneziani

deliberarono volersi a ogni patto e subito pacificare con lui. Egli

altresì da sua parte, chè in fondo non amava l'intramessa degli

stranieri nelle cose d'Italia, e non voleva il totale abbassamento di

quei Signori, volentieri dètte orecchio alle proposte; le quali

immantinente tennero occupati i negoziatori dell'una e dell'altra parte:

tanto che un mese dopo la battaglia tutto era fatto. Il Pontefice

riceveva nella sua grazia i Veneziani, questi restituivano le città di

Romagna, e insieme pubblicavano i capitoli della loro concordia. Ne'

quali capitoli Giulio, tenendo conto di ciò che doveva aver promesso

agli Anconitani, cavava fuori solenne dichiarazione, sommamente

importante alla storia marinaresca, onde a gran trionfo della giustizia,

anche per mutuo consenso delle parti, finalmente era riconosciuta la

libertà del mare. Questo accordo, come troncò il corso a tante miserie e

a tante guerre, così sia di compimento al largo discorso che ne ho fatto

nella mia storia del Medio èvo; e venga qui volgarizzato alla lettera,

dall'originale latino. Nojoso documento nella forma, nel contesto e

nelle continue minutissime riprese, impugnazioni e riserve: dalle quali

tuttavia ciascuno può meglio comprendere le cavillazioni con che tale

libertà era impugnata a discapito pubblico, specialmente delle città

marittime della Marca e della Romagna. Eccone il tenore[87]:

«Capitolo decimo. Similmente gli Oratori veneti a nome del Doge e del

Senato, come sopra, hanno promesso e si sono obbligati per tutto il

tempo futuro in perpetuo di non impedire mai più nè frastornare

direttamente o indirettamente, sotto qualunque pretesto o ragione, i

sudditi tutti e singoli immediatamente soggetti della santa romana

Chiesa, o vero delle città, castella, terre e luoghi di ogni

denominazione della stessa romana Chiesa, insieme coi loro cittadini,

abitatori, e popoli: similmente dicono di non impedire i sudditi

mediatamente soggetti alla medesima Chiesa che tengono città, castella e

luoghi d'ogni maniera in feudo o in vicariato, insieme coi loro

vassalli, cittadini, contadini, abitatori e popoli delle già dette

città, terre, castelli e luoghi, tanto della Marca d'Ancona, che della

Romagna, compresa eziandio la città di Ferrara col suo territorio e

distretto, così che le persone di tutti i predetti luoghi, e i navigli

d'ogni maniera, e le merci d'ogni specie possano navigare liberamente,

speditamente, e senza niuna gabella, pedaggio, imposizione, spesa,

estorsione, esigenza, o pagamento; ma in quella vece al tutto franchi

possano andare per acqua in qualsivoglia parte così dell'Adriatico, come

di ogni altro mare, e per le acque dolci. Anzi più gli Oratori veneti,

come sopra, hanno promesso di lasciar sempre a tutti i predetti la

navigazione libera, senza mai mettere impedimento alle persone, alle

merci, alle sostanze in niun modo nè sotto alcun colore o causa, nè

anche sotto il pretesto della guardia e custodia del mare, alla quale

(in quanto si oppone alle predette promesse) hanno specialmente ed

espressamente rinunciato; nè pure sotto pretesto di visitare le merci, o

di rivedere i registri e le scritture in qualunque modo esistenti nei

predetti navigli o presso gli stessi naviganti, ancorchè si allegasse il

sospetto che le merci, le sostanze e ogni altra cosa espressa avanti

potesse appartenere in tutto o in parte ad altre persone che non fossero

soggette al Pontefice romano.»

Tante parole per togliere gli abusi, per troncare le dispute, e per

stabilire il gran teorema della libertà del mare[88]!

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 40 / 177 题