NOTE:

[78] PETRUS BIZARUS, _Historia genuensis_, in-fol. Anversa, 1579, p.

425: «_Anno 1508 aliqui turcici myoparones sinum Lugusticum mirifice

inquietarunt, et descensione in continentem facta, justa Dianum oppidum,

duobus mille pass. a mari distans, haud pænitendam prædam abegerant....

Sed indigenarum viribus, male mulctatis hostibus, ut reprimerentur

factum fuit._»

RAYNALDUS, an. 1508, n. 27.

[79] SENAREGA, _De rebus genuens._ S. R. I., XXIV, 600: «_Anno 1509

Mauri hac æstate admixti Turcis littus Romanum et mare Tuscum

infestarunt: duæque biremes maurorum unam Pontificis triremem cæperunt,

altera in fugam versa._»

BIZARUS cit., 426: «_Non procul ab Ostia iidem Piratæ alteram triremem

pontificiam facili negotio intercepere.... alteram vero in fugam

conjecerunt._»

GIUSTINIANI cit., 265, F.: «_Mori e Turchi rovinarono in quest'anno 1509

la navigazione et in spiaggia romana pigliarono una delle due galere

dalla guardia del Papa, l'altra se ne fuggitte._»

RAYNALDUS, Anno 1508, n. 27 (per errore di anticipazione come avverte il

Manzi): «_Id in anni sequentis æstatem 1509 referendum esse:_»

[21 dicembre 1509.]

VI. — Intanto i Veneziani, da ogni parte compressi, sdrucivano con tutto

l'impeto della indignazione contro il duca di Ferrara: nemico più

vicino, debole, ed odioso[80]. Avendogli già preso ed arso Comacchio,

divisavano percuoterlo della stessa o peggior rovina dentro Ferrara, col

concorso dell'esercito dalla parte di terra, e dell'armata di galere, di

navi e di barche pel Po. E quantunque alcuni senatori volessero

dissuadere la intramessa dei navigli nelle acque interne; e tra gli

altri si dichiarasse contrario il capitano Angelo Trevisani, dicendo che

per le molte fortificazioni piantate dal Duca sulle ripe del fiume, e

per la magrezza delle acque non si poteva rimontarlo tanto addentro

senza grave pericolo; nondimeno prevalendo negli altri l'opinione della

propria possanza navale, e non avendo altrove come impiegarla, il Senato

ordinò allo stesso Trevisano di eseguire gli ordini, e di assalire gli

stati del Duca pel fiume con diciotto galere, sei navette, ed altri

legni minori.

Il Trevisano venne nel Po per la bocca delle Fornaci; ed abbruciata

Còrbola, predando il paese intorno, salì il fiume infino al Lagoscuro; e

mandò oltre un grosso corpo di cavalleggieri, che per terra lo

accompagnavano, a scorrere le campagne sulla riva sinistra

dall'Occhiobello al Ficheruolo. Esso coll'armata, non potendo passare

avanti, si fermò in mezzo al fiume dietro l'isoletta di qua della

Polesella; luogo distante undici miglia da Ferrara, e molto acconcio a

travagliarla; dove voleva aspettare l'esercito di terra che

prosperamente procedeva da quella parte, ricuperata Montagnana, e quasi

tutto il Polesine di Rovigo. Intanto allestiva il bisognevole ai

vegnenti: gittava un ponte di barche per assicurare il passo ai fanti e

ai cavalli, e con grandissima prestezza muniva le teste del ponte

medesimo con due ridotti molto forti sulle opposte ripe del Po.

Erasi il Duca adoperato inutilmente ad impedire la costruzione e

l'afforzamento del ponte: e di ciò esso, e i capitani suoi, e i Romani e

i Francesi venutigli di soccorso, stavano in gran pensiero; parendo a

ciascuno che la città di Ferrara non fosse in quel modo senza

pericolo[81]. E chi un partito, chi un altro proponendo, finalmente gli

stessi Ferraresi per la perizia loro dei luoghi e del fiume facilmente

ponevano il modo di sgominare l'armata, il ponte, e i ridotti dei

nemici: cose da principio sembrate difficilissime.

Pertanto il ventuno di dicembre il duca Alfonso, e con lui il fratello

Ippolito cardinale da Este, i Trotti, i Mori, i Guidi, i Bagni, gli

Ariosti, i Tassoni, la nobiltà e il popolo ferrarese, e insieme i

capitani di Roma e di Francia, assaltarono a furia il ridotto bastionato

di verso Ferrara. Non che pensassero di poterlo espugnare al primo

attacco, ma solamente volevano costringere i Veneziani a chiudervisi

dentro, ed a lasciare sgombro l'argine circostante del fiume, per

coprire liberamente gli agguati dietro certe risvolte che non potevano

essere dal ridotto nè battute, nè viste. Poi nella notte, forato

l'argine a fior d'acqua in più luoghi, secondo il divisamento del

Cardinale (molto ingegnoso e intendente di queste faccende), distesivi

buoni panconi d'olmo e di rovere, e fatte a dovere le piatteforme e le

troniere, vi condussero celatamente le migliori artiglierie della

munizione ducale, che n'avea di bellissime, gittate da' più eccellenti

fonditori di quel tempo, massime dagli Alberghetti[82]; e stettervi

quieti apparecchiandosi alla fazione della dimane.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 38 / 177 题