NOTE:

[70] P. A. G., _Medio èvo_, II, 467, 473.

[71] PARIS DE GRASSIS, _Diaria cærem._, ad diem xiv decembris MDVIII:

«_Ad Centumcellas pro lapide angulari Arcis novæ._» — Et XVII dicti:

«_Heri sero Papa ex Civitate veteri per mare reversus est in Urbem._»

[72] BEMBO cit., 261: «_Cum Julio Centumcellas petente Georgius Pisanus

in comitatu fuit.... Ibi cum Julium tranquillo mari navicula exhilaratum

videret, qua una ille re magnopere delectabatur, Pisanus de eo ipso

reipublicæ in Flaminia negotio alloqueretur, Quin tu (inquit Julius) non

cum Senatu tuo agis ut is aliquem ex suis civibus mihi proponat cui ego

dem Ariminum Faventianaque romanæ reipublicæ nomine obtinenda?... Ita et

habebitis re vos a me oppida illa, et ego ad speciem non amisero._»

[73] LÜNIG JOANNES CHRISTIANUS, _Codex Italiæ diplomaticus_, in-fol.

Lipsia, 1725-35, t. I, p. 134; t. II, p. 1995; t. IV, 1827.

DU MONT, _Corps universel diplomatique du droit des gens, contenant un

recueil des traités d'alliance, de paix, de trève, de neutralité, de

commerce, etc._ in-fol. Amsterdam, IV, i, 113. — La Lega fu sottoscritta

in Cambray tra Cesare, Spagna e Francia a' 10 dicembre 1508.

[15 gennajo 1509.]

IV. — Giulio tornato in Roma sul bucintoro per la via del mare e del

fiume; aspettandosi di lunghe e fortunose guerre, anche nell'Adriatico,

considerate le brighe dei Veneziani; e volendo tenersi pronto alla

spedizione contro i Turchi, di che esso pure ed ogni altro sentiva la

necessità; indusse gli Anconitani a costruire sei galèe, promettendo di

mettere per capitani sopra tre delle medesime gli ambasciatori della

città che allora stavano in corte, cioè Gabrio Bonarelli, Galeazzo

Fanelli, e Melchiorre Acquieri. Il Breve di papa Giulio, che per essere

inedito volgarizzo col testo latino a fronte, diceva così:[74] «Ai figli

diletti, Anziani e Consiglieri, della nostra città d'Ancona, Giulio papa

II. — Diletti figliuoli salute ecc. Dappoichè ci è stato concesso dalla

divina bontà quello che noi sempre abbiamo desiderato e ricerco; ed

oramai i principi cristiani, tolto via ogni fomite di contenzione, sono

venuti tra loro a concordia, tanto che finalmente possiamo sperare di

poterci volgere più che mai forti e con possente armata contro la

perfidia dei Turchi e degli altri nemici del nome cristiano; volendo noi

andare innanzi a ogni altro coll'opera e coll'esempio, quando si tratta

di spedizione pietosa altrettanto che necessaria, abbiamo deliberato di

apparecchiare poderosa armata navale. Sapendo per tanto che in cotesta

città nostra di Ancona, specialmente diletta, si possono costruire

eccellenti galèe, vogliamo che intanto ne siano cominciate sei sotto la

vostra direzione. Il governo delle tre prime galèe abbiamo già assegnato

di nostra spontanea volontà ai diletti figliuoli, oratori vostri appo

noi, Gabriele de' Bonarelli cavaliere, Galeazzo de' Fanelli, e Melchior

Acquieri, uomini prodi e che ci sembrano attissimi a tale ufficio. Vi

esortiamo dunque con paterno affetto a mettere tutta la vostra cura e

diligenza nella predetta costruzione, e noi penseremo alle spese. Perchè

intanto l'opera proceda spedita e voi abbiate il danaro occorrente al

taglio dei legnami, vogliamo e comandiamo al diletto figlio Niccolò

Calcagni, tesoriero in cotesta provincia nostra della Marca, che di

presente vi conti cinquecento ducati d'oro. Di più espressamente

comandando, ordiniamo ai diletti figli, uomini e popoli delle nostre

terre di Montesanto, di Santelpidio, di Civitanova, e di Castelfidardo,

che a voi ed ai vostri ministri benignamente permettano tagliare e

trasportare pei loro territorî e distretti il legname necessario alla

costruzione delle nominate galèe; messa onninamente da parte ogni scusa

e contradizione.»

«Dato a Roma addì quindici di gennajo 1509, del nostro pontificato anno

sesto. — Sigismondo»[75].

Gli Anconitani pigliarono a volo la bella occasione che loro s'offriva:

ed istruiti altresì dalle lettere private degli ambasciatori capirono il

gran conto dell'armamento e della fabbrica, secondo l'interesse della

città, del porto, del commercio e della navigazione, come tra poco

vedremo. Nell'anno medesimo le sei galèe erano fatte, varate, e in punto

di ogni cosa, tranne il corredo mobile; di che non avevano ricevuto nè

istruzione nè danaro[76]. Perciò l'istesso Giulio alla fine dell'anno,

di nuovo encomiando la diligenza degli Anconitani, ordinava il

fornimento degli attrezzi e del corredo; e spediva danaro, come dalla

lettera seguente, che per la sua importanza nell'istesso modo qui

pubblico[77]:

«Ai figli diletti, eccetera. Pei discorsi del diletto figliuolo Galeazzo

Fanelli, concittadino ed oratore vostro (più volte e sempre volentieri

da noi veduto ed udito), e insieme per le relazioni del venerabile

fratello Antonio arcivescovo Sipontino, generale uditore della Camera,

testè tornato d'Ancona, abbiamo inteso il procedere delle fortificazioni

di cotesta città nostra, e delle galèe da voi per ordine nostro

costruite. Gratissime le notizie dell'uno e dell'altro: e noi approviamo

pienamente e lodiamo la vostra diligenza e sollecitudine. Ma perchè poco

sarebbe l'avere ben cominciato opere degne, se non si facesse di

condurle poscia a perfezione con pari diligenza e premura, noi

confidando sempre nella vostra prontezza e sollecitudine vi commettiamo

di provvedere al fornimento delle dette galèe con tutti quegli attrezzi

e corredi che fanno al navigare; cioè vele, remi, áncore, antenne,

alberi, ed armamenti; e tutto col minor dispendio e la maggiore celerità

possibile; perchè, come il bisogno ne venga, noi ce ne possiamo

immediatamente servire. Sarà nostro pensiero somministrarvi il danaro: e

intanto, perchè possiate meglio eseguire le nostre commissioni, abbiamo

già scritto al diletto figlio Tesoriero di cotesta nostra provincia che

vi paghi a vista mille ducati d'oro della nostra Camera a conto delle

spese; e appresso liberalmente vi manderemo quel che sarà necessario.

«Dato a Roma, presso san Pietro sotto l'anello del Pescatore, addì

quattro dicembre 1509, del nostro pontificato anno settimo. —

Sigismondo.»

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1 · 第 36 / 177 题