[60] UBERTUS FOLIETTA, _Clarorum Ligurum elogia_, ap. BURMANN _in
Thesaur._ I, i, 816: «_Balthassar de Biassia complures annos, magna cum
rerum gestarum gloria, sub Julio II meruit, summæ navalium rerum
præfectus; quem Ioannes filius, duarum triremium dominus, æmulatus
est._»
GUICCIARDINI, _Stor._, lib. X, ediz. di Ginevra, in-4. 1645, p. 594:
«_Papa Giulio aveva fatto venire da Civitavecchia il Biascia, capitano
delle sue galere._»
FEDERICI, _Abecedario delle famiglie nobili di Genova._ Mss. consultato
per favore dal ch. cav. Cornelio Desimoni.
DIVERSORUM, _Codice dell'Arch. Genovese._ Nominato: «_Pellegrino da
Blasia custode della darsena circa il 1432._»
[61] BARTHOL. SENAREGA, _De reb. genuen._, S. R. I, XXIV, 602, c:
«_Triremis pontificia, cui Joannes Blaxia, præerat._»
DOCUMENTO qui appresso, cap. XIV: «_Johannes de Blaxia, nobilis
januensis, præfectus et capitaneus generalis classis, S. R. E._»
AGOSTINO GIUSTINIANI, _Annali di Genova_, in-4, 1537, p. 266, M: «_Et
una galera del Papa, capitano Giovanni di Biassia._»
[62] GIUSTINIANI cit., p. 272, Q: «_Et due gallere del Papa, le quali
comandava Antonio de Biassia della Spezza._»
[63] JULII II, _Introitus et Exitus Camer. Aplcæ. ann._ 1507-8. — ARCH.
SECR. VAT., codice segnato C, 1664, p. 214: «_Die trigesimo primo
augusti ducatos sexcentum auri de Camera magnifico domino Laurentio de
Ægidiis, capitaneo triremium ad stipendia S. D. N., pro sua provisione
duorum mensium._»
ITEM, C. 1666, p. 146: «_Die secundo decembris magnifico Laurentio de
Ægidiis, capitaneo triremium, ducatos 900, pro ejus provisione trium
mensium._»
ARCHIVIO Municipale di Civitavecchia. V. Indice, voce _Egidi_.
[64] JULII PP. II, _brevia Anconitanis_, V. appresso nota 15, e 18.
[65] JULII PP. II, _Introitus et Exitus_ cit, Codice segnato C, 1666, p.
166: «_Prima die Martii Laurentio Mutino, cap. triremium SSmi D. N. pro
ejus provisione duorum mensium ducatos 600._»
CATASTO _ad Sancta Sanctorum_. MSS. p. 203, anno 1510: «_Hyeronimus
Mutinus capitaneus trium remium, pro quo solvit Hyeronymus de Picchis
florenos quinquaginta pro anniversario animæ ejus, sepultus in Ecclesia
S. Augustini._»
GALLETTI, _Inscript. Rom._, Class. X, n. 7: «_Laurentio Mutino.... in
eamdem triremium præfecturam ab Julio II suffecto._»
[66] BEMBUS, _Histor._ cit., 261: «_Julius tranquillo mari navicula
exhilaratus, qua una ille re magnopere delectabatur._»
[1506.]
II. — L'ardente animo di papa Giulio, in quelle traversate, grandiosi e
forti disegni mulinava: ed anzi tutto ricuperare gli stati della Chiesa
romana, sbrattare dalle grandi città gli ostinati ribelli, e ridurre le
provincie a più stretto legame colla capitale.
Ciò che Cesare Borgia aveva principiato con frode ed a privato
vantaggio, voleva Giulio alla scoperta e per pubblico beneficio
compiere. Trent'anni di cardinalato, e lunga esperienza nei grandi
affari veduti, uditi, e trattati, davangli convincimento di giustizia
nelle sue intenzioni: e per la dignità dello Stato, e per la quiete de'
popoli, pensava non dover più oltre tollerare l'oltracotanza dei baroni.
Allora gli Estensi di Ferrara, i Bentivogli di Bologna, gli Ordelaffi di
Forlì, i Manfredi di Faenza, i Riari di Cesena, i Malatesta di Rimini,
gli Sforzeschi di Pesaro, gli Uffreducci di Fermo, i Varani di Camerino,
i Vitelli di Castello, i Baglioni di Perugia, i Feltreschi di Urbino, i
Colonnesi, gli Orsini, i Conti, i Savelli, i Gaetani, i Capizzucchi, i
Cesarini, i Farnesi per tutta la campagna romana, erano in continui
tafferugli tra loro e cogli altri, a pubblico danno. Principati, ducati,
baronie, repubbliche, comuni, quel che volete: ma sempre più o meno
dipendenti da Roma, sempre attenenti a quello Stato che era venuto nel
dominio dei Pontefici. Errore sofistico sarebbe chiamare assolutamente
indipendenti le predette o qualunque altra città o provincia dal Tronto
al Po, e dall'Argentaro al Circèo: errore il non volerle comprese nel
dominio della storia pontificia. Impossibile distruggere il fatto, in
quanto tale. Sarebbe pure ingiustizia chiamare indistintamente tiranni
tutti i baroni o cittadini che vi dominavano. La maggior parte non erano
tali di origine, avendo ricevuto dagli stessi Pontefici dei tempi
passati le investiture a titolo di feudo o di vicariato; e spesso la
condotta militare, includente la ricognizione baronale e il
consentimento dei popoli, donde traevano le milizie: e in quanto al modo
del governare, essi procedevano come gli altri principi maggiori e
minori del tempo loro. Ma il sistema feudale aveva ormai finito il
corso, e doveva dar luogo alle esagerazioni del biasimo, seguace
perpetuo d'ogni forma dismessa: doveva esser seguìto dalla monarchia
assoluta, di che Ferdinando spagnuolo aveva fatto piantare il primo tipo
nel Regno per mezzo di Consalvo; tipo perfezionato dappoi per gli studî
di Carlo V in ogni altra parte del vecchio e del nuovo mondo.
I tempi dunque volgevano propizî ai disegni di Giulio: il quale come
ebbe veduto quietare le armi di Francia e di Spagna, mosse da Roma per
l'impresa di Perugia e di Bologna, contro ai Baglioni e ai Bentivogli.
Occupò fortemente le due città, riformò lo stato, e fece disegnare due
fortezze per mantenerlo. Alla Bolognese, presso porta Galliera, pensò il
Bramante, che ne fece il disegno, e ne commise l'esecuzione a Giulian
Leno, architetto romano, suo domestico ed erede[68]. Se ne ignora la
forma: ma deve essere stata solamente imbastita di fascine e di terra,
perchè non guari dopo i Bolognesi la distrussero in due giorni.
Per la fortezza di Perugia fu chiamato da Arezzo Antonio, il vecchio, da
Sangallo, ingegnere militare dei Fiorentini; il quale sull'altipiano
rimpetto alla cattedrale, alla piazza, e al corso, molto acconciamente
pel sito di quei dirupi, disegnò la pianta secondo le regole dell'arte
nuova, già da lui stesso osservate in Roma, in Nettuno, e in
Civitacastellana. Secondo il primitivo disegno del primo Antonio la
rôcca fu condotta a compimento dal secondo Antonio, detto il giovane,
nel pontificato di Paolo III[69]. I cartoni dell'uno e dell'altro, che
ho visti nella Galleria di Firenze, potranno supplire alle memorie del
tempo futuro: perchè la fortezza dopo il 1860 è stata totalmente
disfatta e rasata. Antonio il giovane prese nome più dello zio, come
questi superò la fama del fratello, perchè l'uno e l'altro vissero più
tempo dopo Giuliano, quando l'arte della fortificazione, per tante
occasioni propizie, e per tanti ingegni eccellentissimi, ogni giorno
progrediva; ma quanto al merito dell'invenzione, Giuliano è stato e sarà
sempre il maestro del fratello e dei nipoti e di quanti altri vennero
dappoi.