[1503-1513.]
[Novembre 1503.]
I. — Morto papa Alessandro Borgia, e in men d'un mese andatogli appresso
Pio III dei Piccolomini, salì al supremo seggio nel primo giorno di
novembre dell'anno medesimo il cardinal Giuliano della Rovere, nipote di
Sisto IV, e vescovo Ostiense, che si fece chiamare Giulio II. Più volte
nei libri precedenti ho parlato di lui: e senza ripetere a sazietà ciò
che tutti sanno, mi terrò ora contento a considerare l'applicazione del
marzial suo genio alle cose del mare.
Fin dal principio chiamò capitano dell'armata navale, ed intimo
consigliere nelle marittime bisogne, Baldassarre da Biassa, prode uomo,
di antica famiglia genovese, della quale ora non resta discendenza; ma
soltanto nella riviera occidentale della Spezia, tra Marinasco e
Pegazzano, il castello di originaria pertinenza chiamato Biassa; e nel
blasone ligure presso a quel nome resta lo stemma segnato con un lione
rampante in campo d'azzurro, sotto corona di marchese. Baldassarre,
veterano della naval milizia, affine dei Fregosi, discendente di
valorosi marini, e benemerito del cardinal Giuliano della Rovere per
averlo trafugato da Ostia a Savona, quando pericolosi frullavano i
risentimenti borgiani, fu da lui medesimo (divenuto papa) largamente
riconosciuto e nominato capitano del mare[60]. Modesto titolo, che in
quei tempi scusava i più sonanti dei moderni ammiragli, e portava pari
grandezza e maggiore autorità. Il capitano del mare, comandante supremo,
nominava e toglieva gli ufficiali, faceva giustizia, a niuno cedeva
eccetto al sovrano, e intorno alla sua persona adunava cinquanta o
sessanta gentiluomini o capitani veterani, che formavano la sua casa
militare. Insieme con questi mettete Giovanni, figlio e successore di
Baldassarre, come vedremo[61]; metteteci Antonio della stessa
famiglia[62]; e poi Lorenzo degli Egidi, gentiluomo civitavecchiese[63];
e tre nobili anconitani, Gabrio Bonarelli, Galeazzo Fanelli, Melchiorre
Acquieri[64]; e i due Mutini, Lorenzo e Girolamo[65]; e avrete in
compendio, secondo il tempo, lo stato maggiore della marina.
Con questi campioni papa Giulio si andava preparando alle imprese già di
lunga mano meditate, infino a tanto che duravano i fastidî continui dei
segni e contrassegni per ricuperare le rôcche del Valentino; e più anche
i fastidî delle guerre ancor vive tra Francesi e Spagnoli nel Regno. Col
suo da Biassa, ora sulle galèe, ora sul bucintoro, navigava
all'occasione pel Tevere e pel Tirreno ad Ostia e a Civitavecchia:
mirava a Genova, attendeva il tempo opportuno, e faceva grande
assegnamento sulla marina per venire a capo dei suoi divisamenti. Il
Bembo, solenne conoscitore del Papa e delle sue tendenze, con un solo
tratto di penna e da gran maestro scolpisce uno dei principali caratteri
dell'animo di lui, non avvertito da altri: ciò è dire che l'unico
diletto di Giulio, per riposo di stanchezza, era spaziare sur una barca
pel mare[66]. Paride de Grassi, prefetto delle cirimonie, non ha omesso
alcune volte di registrarne le navigazioni, specialmente quando si
terminavano sul Tevere alla basilica di san Paolo, e gli andavano
all'incontro i Cardinali[67].