[51] PIANTE, INCISIONI E SCULTURE, come alla nota 44.
[52] MARIN SANUDO, _Annali Veneti_, Mss. alla Marciana, I, 70, b.
BART. CARTARI, _Lettera al duca di Ferrara_. — CAMPORI, _Letter. Art._,
p. 1.
LUIGI DA PORTO, _Lettere storiche_, 1.
[1503.]
XVIII. — Nel vero l'acquisto di Santamaura avrebbe potuto riscaldare le
pratiche della lega, e dar campo al Grammaestro, almeno nell'anno
seguente, di eseguire il suo divisamento: ciò era condurre l'armata del
Papa, di Francia, di Venezia, e di Spagna a Costantinopoli, mentre
Bajazet era impigliato ai confini estremi ed opposti del suo imperio
nelle guerre cogli Ungheresi e co' Persiani. Poteasi a un tratto cessare
dal cristianesimo la calamitosissima peste e il vituperosissimo
servaggio. Ma Consalvo di Cordova allora allora rompeva la tregua e
assaltava i Francesi, volendo cacciarli al tutto dal Regno; allora
l'Italia da un capo all'altro andava sossopra, e allora volavano le
famose mine contro il castello dell'Uovo, condotte secondo i principî
del nostro Francesco di Giorgio Martini, ingegnere sanese; alle quali,
checchè ne abbia altri congetturato[53], è impossibile assegnare lui
stesso come direttore, perchè era già morto l'anno avanti del mese di
gennajo, nella sua villetta della Volta a Fighille, come pur da venti
anni sopra sicuri documenti il Milanesi ha dimostrato[54].
Bisogna tuttavia notare che delle mine al castello dell'Uovo nel 1503 si
è fatto gran rumore di maraviglie e di scritture, perchè eseguite dagli
stranieri, tuttochè non fossero altro che copie: al contrario tanto poco
si è detto della prima mina originale, allumata quivi stesso in Napoli
otto anni avanti contro Castelnovo da un italiano, che infino a jeri si
dubitava dell'inventore e dell'esecutore. Sorte comune di tutti quasi i
nostri successi domestici. Ma ora gli è tempo di mettere la cosa a
certezza colla testimonianza dei contemporanei: essendo oramai evidente
che la prima mina, condotta con principî tecnici, e di efficace
operazione, e con pieno successo, brillò il venerdì ventisette novembre
1495 contro la cittadella o mastio di Castelnovo in Napoli, tenuto dai
Francesi di Carlo VIII, ed assalito da Ferdinandino di Aragona, durante
il breve risorgimento della sua Casa[55]. Certo altresì l'ingegnere
nella persona del celebre Francesco di Giorgio Martini, scrittore di
quell'importantissimo _Trattato di architettura civile e militare_ che
fu pubblicato dal professor Carlo Promis. Il quale Martini più volte era
stato richiesto dell'opera sua dai principi Aragonesi, e certamente
nell'assedio di Castelnuovo serviva di ingegnere maggiore al giovane re
Ferdinando, come ne fa fede lo Spannocchi, oratore dei Senesi in corte
di Roma, per una lettera pubblicata dall'Angelucci[56]; e per lungo
discorso il contemporaneo Vannoccio, ed altri[57]. Dunque il Narciso
toscano del Giovio, celebre macchinatore di opere ammirabili, maestro di
lavori sotterranei, che offerì l'opera sua al re Ferdinandino per
espugnare Castelnovo di Napoli, fu senza dubbio il nostro Francesco[58];
il quale oltracciò nelle sue tavole lasciò disegni bellissimi delle
mine, certamente finiti prima del cinquecento tre.
[18 agosto 1503.]
In mezzo ai rumori delle mine e delle armi, nazionali e straniere,
morissi a' diciotto d'agosto papa Alessandro, precipitò Cesare Borgia,
Giacopo d'Appiano riprese Piombino, tutti gli altri tornarono alle case
loro: e per quel che riguarda i successi della nostra marina devo
chiudere il primo libro dicendo che i Veneziani, costretti a fare la
pace col Turco, seppero dare buon conto di Santamaura per ricuperare in
cambio la Cefalonia che avevano perduta[59].