[14] AGOSTINO GIUSTINIANI, _Annali di Genova_, in-fol. 1537, p. 256, D.
BOSIO JACOPO, _Storia della sacra religione et illustrissima milizia di
San Giovanni Gerosolimitano_, in-fol. Roma, 1594-1602, II, 543, C, 548,
B.
[15] JOVIUS PAULUS, _Vitæ illustrium virorum_, in-fol. Basilea, 1578,
_Vita Gonsalvi a Corduba_.
IDEM, di _Consalvo Fernando da Cordova_, tradotta da LODOVICO DOMENICHI,
Firenze, 1550.
[16] PETRI BEMBI, _Rerum venetarum historiæ_, lib. V, in-4. Venezia,
1718, p. 174.
GERONIMO ZURITA, _Historia del rey don Fernando el catholico_, in-4.
Saragozza, 1610, lib. IV, cap. XXV, p. 194.
[17] RAYNALDUS, _Ann. eccl._, 1500, n. 10: «_Decretum in Turcas sacrum
bellum, quam male confectum fuerit, turpe est referre._»
[Maggio 1501.]
V. — Per questi tempi era in Roma gonfaloniere della Chiesa, e supremo
governatore delle armi, Cesare Borgia; uomo già tanto conosciuto, che
non fa di mestieri spendere parole a ritrarre i lineamenti della sua
laida e crudele natura[19]. Congiunto a real principessa del sangue di
Francia, sostenuto dal suocero e dal padre, investito del ducato di
Romagna, sottomessa la plebe de' tirannetti sotto al giogo di maggior
tirannia, agognava a crescere sempre più di potenza e di stati. Esso
gittava le armi romane nel vortice incerto delle guerre intestine, donde
non avevano a uscire se non col sacco di Roma. Insomma il Borgia, sotto
certi pretesti, che a tali uomini non mancano mai, deliberò di fare
conquiste in Toscana; e di menarvi dall'altra parte il Capitano della
marineria, secondo la forma del capitolo decimoquinto, intorno alla
guardia del mare, già da me nei libri precedenti pubblicato[20].
L'impresa di Toscana io non per vanto, ma per necessità, devo inserire;
perchè nulla manchi alla storia mia, e al tempo stesso si veda come
all'ombra di tristo padrone intristisce la generazione dei servi.
Già prima di movere, il Valentino aveva dato voce anche esso di
apparecchiarsi per terra e per mare contro i Turchi; e la buona gente di
ogni paese tanto meglio aggiustavagli fede, quanto maggiormente tutti
desideravano la stessa cosa. Se non che Cesare da Faenza, valicato
l'Appennino alla uscita d'aprile con settemila fanti ed ottocento uomini
d'arme, scendeva in Toscana appresso a certi fuorusciti fiorentini, per
opera dei quali sperava che avessero a nascere novità nel paese, da
rivolgere poscia a suo profitto. Ma poichè Luigi XII, il quale per
l'acquisto di Milano e di Genova tanta parte aveva nelle cose d'Italia,
ebbe spiegata la protezione sua verso il popolar reggimento di Firenze,
e fatto divieto al Valentino di molestarlo, costui per non dire di
averci rimesso di riputazione passando di là senza niuno acquisto, se ne
andò a danni di Giacopo d'Appiano signore di Piombino. Prestamente
occupò Sughereto, Scarlino, Baratto, e le altre terre del contado: e
quindi pose il campo sotto alla piazza principale, dove il Signore si
era ridotto col nervo delle sue genti, risoluto ad ostinata difesa.
[Giugno 1501.]
Allora Cesare chiamò da Civitavecchia la squadra del Mosca per bloccare
Piombino dalla parte di mare, sì che ai difensori venisse meno ogni
speranza di soccorso[21]. All'entrante di giugno Lodovico uscì dal porto
di Civitavecchia con sei galere, tre brigantini, due galeoni, e duemila
fanti di sbarco; i quali prima di tutto si rivolsero all'Elba, isola di
molta importanza per le miniere e pei porti; isola di rifugio nel nostro
secolo a un imperatore spodestato. Di colà cacciò i ministri e le
guardie dell'Appiano, pose presidio nelle terre, e prese il castello e
l'isola della Pianosa: indi strinse più da presso Piombino. Saviamente
il celebre architetto Simone del Pollajolo agli otto di giugno scriveva
di Firenze a Lorenzo Strozzi, pel quale murava il notissimo palazzo,
dicendo[22]: «Il Valentino con duemila è ito nell'Elba; molti dichono
che fugge i Francesi, io per me credo che vada a pigliar l'isola,
considerato che Piombino non può aver soccorso se non dall'Elba.»
Sottile e giusta riflessione, schizzata di volo in una letterina, donde
si pare quanto stesse bene a Simone il nomignolo del Cronaca.
[Agosto 1501.]
Ciò non pertanto il signor Giacopo con gran cuore e con maggior bravura
tennesi più che due mesi a difendere la terra, e dall'altra parte i
Borgiani a batterla, e il cavalier Lodovico sempre innante col suo
naviglio a sforzarla. Nel qual tempo il Valentino, senza mai sciogliere
l'assedio nè per terra nè per mare, seguì con parte de' suoi l'esercito
francese alla conquista dì Napoli; e sfogate in Capua quelle sue tanto
conte crudeltà e libidini, tornò con Vitellozzo Vitelli e Giampaolo
Baglioni a stringere maggiormente l'espugnazione. Allora l'Appiano
persuaso di non potersi più lungamente sostenere, e abbandonato dai
vicini, che avrebbero potuto ajutarlo, pensò fuggirsi celatamente verso
la Francia per non venire a niun trattato con un uomo, cui la fama
pubblica e l'evidenza dei fatti davano taccia di solennissimo
traditore[23].
[Sett. dic. 1504.]
Uscitone il Signore, la guarnigione si arrese al duca Valentino; il
quale volse tutto lo studio a fornire il nuovo stato d'armi sufficienti
tanto a difenderlo, quanto ad accrescerlo, venendone il destro, con
qualche altro lembo di Toscana, specialmente dalla parte di Pisa: ed in
oltre fece ripararne le fortificazioni per opera (come si deve pensare)
del suo architetto ordinario, Antonio Giamberti da Sangallo[24]; e
certamente coll'assistenza di Leonardo da Vinci[25], che in quel
passaggio di Toscana era divenuto suo familiare, architetto, ed
ingegnere militare.