[8] BURCARDUS, _Diaria cæremonialia_, edita ab ECCHARDO JOAN. GEORG.
_Corpus hist. medii evi_, in-fol. Lipsia, 1723, II, 2137: _«Fuerunt pro
eo paratæ sex galeae.»_ ITEM, ex mss. Casanat., XX, III, 2.
[9] BURCARDUS cit., ap. ECCHARD. II, 2138: «_Sabato XXVIII maji MDII.
Post horam Vesperorum conducta fuit de Ripa per campum Floræ, ad castrum
Sancti Angeli artilleria olim Federici regis neopolitani quam habuit in
Hischia, et eam Papa emerat ab ipso Rege pro ducatis tresdecim millibus,
existimabatur autem esse valoris quinquaginta millium ducatorum. Fuerunt
carruccæ octuaginta, quarum singulæ trahebantur quædam per unum equum,
quædam per duos bufalos, aliæ per tres, aliæ per sex bufalos. In prima
et undecima carretta sclopeta pro barchis, et etiam materiales: in
sequentibus in qualibet tres vel quatuor aut sex bombardellæ. Successive
in aliis singulis carrettis, usque ad vigesimam tertiam carrettam
fuerunt una simul duæ bombardæ. Et successive in singulis usque ad
trigesimam quintam carrettam fuerunt una bombarda magna. Et plurimæ ex
eis fuerunt pulcherrimæ et fortis compositionis. Sequebantur pedestres
duo millia vel circa ordinate, et septem in quolibet membro incedentes
cum lanceis, alabardis et sclopetis. Et post illos trigintaseptem
carrucæ pallottis ferreis oneratæ; deinde tres cum barilibus pulveris,
tandem quinque aliæ cum salnitro, telis et palloctis mixtim. Quæ omnia
Papa, stans in castro sancti Angeli, vidit conduci._»
[10] P. A. GUGLIELMOTTI, _Storia della Marina pont. nel Medio èvo_. Le
Monnier, 1871, II, 185.
[11] F.-D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-8. Milano, 1864, I, 27:
«_I cartocci pieni di palle pigliarono nome di_ Mitraglia, _del qual
nome l'etimologia da noi s'ignora._»
[12] A. JAL, _Glossaire polyglotte nautique_, in-4. Parigi, 1848, p.
1010: «_Mitraille, fr. s. f._ (? _De_ mittere, _envoyer._)» e p. 1002:
_Nous pensons que_ Mittere, _envoyer, est le mot latin dont on a fait
Mitraille._»
[13] ANGELO ANGELUCCI, direttore del Museo di artiglieria a Torino,
_Documenti inediti per la Storia delle armi da fuoco italiane_, in-8.
Torino, 1870, vol. I, p. 211.
IV. — Con tanti armamenti, e con sì larghe promesse dei principali
sovrani della cristianità, pareva che si sarebbero fatte imprese
segnalate in Oriente contro i Turchi nell'anno presente. Luigi XII, re
di Francia e signore di Genova, aveva allestito grossa e bella armata di
galere e di navi, sotto la condotta del conte Filippo di Cleves
Ravenstein: ma costui senza intendersi nè coi Veneziani, nè col Legato
di Rodi, entrato nell'Arcipelago, fece soltanto le viste di mettersi in
guerra contro la casa ottomana; assaltò Metellino, dètte batteria senza
profitto, e rese il bordo a ponente, perdendo nel viaggio la nave
ammiraglia, dove esso stesso navigava; e poco dopo un altro de' suoi
maggiori vascelli, con quasi tutta la gente[14].
Similmente l'armata di Ferdinando, detto il Cattolico, re di Spagna,
prese le vie di levante sotto il governo di Consalvo di Cordova,
chiamato il gran Capitano. Questi si unì co' Veneziani alla Cefalonia,
dove l'armata di san Marco e le fanterie sbarcate in terra stringevano
di assedio il castello principale dell'isola; e là ostentò le stesse
apparenze, tiri di cannoni, scorrerie di soldati, assalti di marinari.
Se non che poco si trattenne, e sempre sur un'àncora di leva, pronto a
salpare e a volgersi indietro, secondo le secrete istruzioni della sua
corte. Perciò non mette conto confutare quei pochi che, seguendo il
Giovio, gli attribuiscono fatti stupendi e specialmente una mina colla
polvere da bombarda[15]. Piaggerie gioviali, di che non fanno motto i
contemporanei, nè gli storiografi ufficiali di Venezia e di Spagna[16].
Filippo e Consalvo sotto il vessillo della santa crociata coprivano
biechi intendimenti: non a danno dei Turchi, sì dei Cristiani, dei
parenti, degli amici, tramavano insidie[17]. Essi maneggiavano doppio
trattato: fingere la guerra contro i Turchi, distendere nello Jonio
grandi forze, addormentare Federigo re di Napoli, coglierlo alla
sprovvista, cacciarlo dal trono, e dividersi il Regno. Alla Francia,
Napoli, Terra di Lavoro ed Abbruzzi; alla Spagna, Calabria e Puglia. Le
due armate navali, nel momento convenuto, dettero dentro a sostenere gli
eserciti di terra, presero ogni cosa, cacciarono il Re, fecero gazzarra.
Ma poi, nata questione a chi dei due si dovesse la Capitanata, si
azzuffarono tra loro intorno alla preda: e dopo molti scontri finalmente
i Francesi colla peggio furono al tutto cacciati dal Regno, e le due
Sicilie per tre secoli restarono provincie di Spagna. Quando riscontro
nelle storie sì fatte vergogne, imposture, tradimenti e soperchierie,
resto allibbìto. Non dico di più: stimo i miei lettori, e son certo
della loro virtù nel patire e nel tacere[18]. Ne avrem bisogno, e
andiamo innanzi.