[18] SCIPIONE AMMIRATO, _Storie fiorentine_, in-fol. Firenze, 1641,
part. II, 264, E.
[19] RAYNALDUS, _Ann. eccl._ in indice: «_Cæsar Borgia filius nothus
Alex. VI.... Signifer rom. Eccl.... Barbaricam immanitatem exercet....
cæsis hominum millibus, fœminisque pollutis.... Thesaurum ecclesiasticum
expilat, etc._»
BEMBUS Cardinalis, S. R. E. cit., 216: «_Borgiæ perfidia et
crudelitas_.»
MURATORI, _Ann._, 1502 in princ.: «_Si rivolse l'iniquo Borgia ai
tradimenti,... l'iniquissimo Cesare Borgia._»
CATALANI GIUSEPPE, _Prefazioni critiche al Muratori_, (ufficiale censore
dell'edizione romana) in-8. Roma, 1788, t. X, part. I, n. 5: «_Del resto
quanto dice il Muratori in questo e nei due anni seguenti contro Cesare
Borgia, tutti glielo accordiamo._» Dunque impossibile lodarne i fautori.
— V. app. nota 26.
[20] P. A. G. cit., II, 501: «_Promisit habere et tenere amicos
Sanctitatis suæ præfatæ pro amicis et inimicos pro inimicis, cuiuscumque
status, gradus aut præminentiæ fuerint._»
[21] RAYNALDUS, _Ann._, 1501, n. 15, 20, 81: «_Alexander etiam, privatis
ductus comodis, in bellis italicis exercuit arma.... Plumbinum ad
deditionem compulit.... Inanes de classe pontificia in Oriente spes:
duas naves majoris alvei notho filio ad appugnandum Plumbinum
concessæ._»
BIAGIO BONACCORSI, _Diarî_, in-fol. Venezia, 1568, — e Mss. alla
Corsiniana di Roma, cod. 320, 321.
Vedi appresso la Lapida, nota 34.
[22] SIMONE DEL POLLAIOLO, detto il CRONACA, _Lettere tre inedite_,
pubblicate da Jodoco del Badia, in-8. Firenze, 1869.
[23] RAPHAEL VOLATERRANUS, _Comment. Urban._, in-fol. Basilea, 1530, p.
261.
AMMIRATO cit., II, 264.
FILIPPO NERLI, _Comment._, in-fol. Augusta, 1728, lib. V. princ.
GIO. CAMBI, _Stor._ (pubbl. da Idelf. s. Luigi), 168.
GUICCIARDINI, lib. V, post. init.
ANONIMO, _Vita di Rodrigo Borgia_, Mss. Casanat., E, IV, 22.
[17 febbrajo 1502.]
VI. — Nè a ciò contento, per quietare i popoli e per mostrare
grandiosità e fermezza, volle menare colà papa Alessandro; dove io,
costretto dalla evidenza e notorietà del fatto, devo seguirlo. Ma in
questo terrommi da parte colla mia navicella a vele basse e piombinando
del continuo, per non urtare in veruno scoglio, secondo le migliori
carte marine, e il parere di eccellenti e accreditati piloti[26].
Giovedì diciassette di febbrajo di buon mattino Alessandro uscì di Roma
a cavallo col Duca, e con quell'accompagnamento maggiore che loro si
conveniva: sei cardinali, Pallavicino, Orsino, Cosenza, Sanseverino,
D'Este e Borgia; sette vescovi, gli oratori dei principi, il tesoriero,
il secondo cirimoniere, sei cantori della cappella, e tutta la famiglia
così del Papa come dei cardinali, e di quegli altri signori,
cencinquanta persone. La prima notte si posarono a Palo nel castello di
casa Orsina. Dopo il desinare del dì seguente, tutti di nuovo a cavallo
per la via Aurelia, e la sera in Civitavecchia; dove Alessandro e il
Duca alloggiarono nella Rocca, e gli altri qua e là per le case della
terra.
[19 febbrajo 1502.]
Nel porto sorgeva pavesata a festa la squadra navale per scortare i
viaggiatori e per traghettarli all'Elba ed a Piombino: sei galèe nuove,
altrettanti legni minori, e due galeoni di alto bordo colle masserizie,
e co' cavalli. Alla testa il capitan Lodovico del Mosca, e sottesso
gentiluomini e cavalieri di paraggio, e gran rinforzo di fanterie
borgiane[27]. Per supplimento alle ciurme, ed a rinforzo del palamento,
non avendo schiavi maomettani, il Valentino aveva fatto mettere al remo
quasi tutti i carcerati di Roma, e una grossa brigata di oziosi e di
vagabondi tolti alle strade e alle bettole della città; di che venne
biasimo anche al Mosca. Il sabato seguente sull'ora di vespro le galèe
sfilavano in parata verso la fossa di Corneto, e la corte cavalcava alla
volta della stessa città, dove giugnevano la sera per riposare nel
palazzo del fu cardinale Giovanni Vitelleschi. Questo insigne capolavoro
di architettura, murato nella prima metà del quattrocento, esiste
ancora: e quantunque non mai condotto a compimento, fa di sè nobilissima
mostra per ricca magnificenza e squisita leggiadria. Chiunque sente il
bello dell'arte non può essere che non lo riguardi sempre con maggiore
ammirazione e diletto. Bellissima la fronte principale, grandiosa la
corte e il portico interno, ricca la decorazione delle finestre e delle
cornici, graziosi e delicati i fregi scolpiti di rilievo sul travertino.
Monumento importante per la storia delle arti, non conosciuto quanto si
merita, perchè fuor di mano in piccola città. Il capitano Sacchi ne'
suoi Ricordi determina l'epoca del lavoro nel 1439, tace il nome
dell'architetto[28], nè ho potuto saperne di più da quegli egregi
coltivatori delle memorie patrie che sono monsignor Domenico Sensi, e
conte Pietro Falzacappa.
Divisava Alessandro partirsi di Corneto la sera della domenica,
dirigendosi a Castro, città vescovile poscia distrutta, e voleva alla
spiaggia di Montalto imbarcarsi verso Piombino. Ne fa fede la lettera
seguente[29]: «Ai Toscanesi, salute ec. Essendoci noi partiti di Roma a
fine di pigliare alcun conforto per sollievo dello spirito affaticato, e
volendo visitare la città di Piombino, ci troviamo questa sera in
Corneto, e passeremo il prossimo lunedì per la nostra città di Castro.
Ma perchè sentiamo dire che colà patiscono carestia di biade, e che al
contrario la città vostra ne abbonda, noi per tenore delle presenti, e
per quanto avete cara la nostra grazia, ed evitar volete la nostra
indignazione, vi imponiamo che dobbiate con ogni cura e sollecitudine
mandare alla suddetta città di Castro orzo e fieno quanto si può; e
similmente pane e ogni altra maniera di vettovaglia, tanto che per le
ore antimeridiane del predetto giorno di lunedì tutto sia in punto nella
stessa città. Così voi sarete per fare a noi cosa grata, altrimente
grandissimo dispiacere. Di Corneto, 19 febbrajo 1502, del nostro
pontificato anno decimo.»
[21 febbrajo 1502.]
Le provvigioni di Toscanella saranno servite solamente al cardinal di
Cosenza, ai cerimonieri, ed a pochi altri, mandati avanti l'istesso
giorno per la via di terra a preparare splendido ricevimento nel punto
di arrivo; chè tutta la corte, dopo il vespro della domenica venti di
febbrajo, entrarono nelle galèe alla spiaggia di Corneto, e la mattina
seguente al tocco del mezzodì, sparando a festa le maggiori bombarde,
con gran gazzarra di trombe e di tamburi, discesero alla riva di
Piombino[30]. Pensate luminarie, giuochi, suoni, e danze menate dalle
genti di quel luogo; e pensate liberalità, grazie, e doni, ricevuti.