cui Alfredo pensava ancora sempre, sebbene trascorsi sette anni, pari
per lui al primo giorno d'amore. Violetta dunque non lo aveva forse
mai amato? Essa da oltre un anno, erasi maritata, forse per
sommessione ai desideri dei congiunti, o forse per sua elezione?
Questo non si sa chiaro. Intanto però pel nostro buon Alfredo era
affare finito. Per lui, Violetta era una cosa perduta, una donna
morta. Egli aveva compreso ormai, che non v'era più speranza di
possederla, e quella quasi certezza lo facea desolato.
Gli uomini seri, o come tali qualificati, perchè ridono mai (avendo
essi paura di screditarsi, ridendo) potrebbero credere, secondo il
loro cinico sistema, essere lo stato miserevole di Alfredo, opera sua
speciale, ma noi ricorderemo a quegli uomini savi che
«Il cangiar di natura
È impresa dura»
Per tutto quanto sopra il misero Alfredo, era uomo da impietosire,
piuttostochè da deplorarsi . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PARTE TERZA
CAPITOLO IX.
«Chi ha vissuto col cuore, perisce pel cuore»
Da tre mesi all'incirca, Alfredo non esciva più di casa, e da circa
quindici giorni non scendeva più dal letto. Il suo cuore aveva delle
pulsazioni forti, irregolari, intermittenti, che gli recavano non poco
affanno. Egli si era accorto di edema alle gambe, sintomi
dell'ipertrofia del cuore... una malattia di famiglia.
Il medico curante scendendo le scale della casa Blandis scuoteva il
capo, in atto di sconforto e diceva fra se: siamo all'ultimo stadio. A
Donna Tullia, che, poco dopo, gli chiedeva notizie del signor Alfredo,
egli rispose: si peggiora sempre.... non gli giovano più nè i bromuri
nè la digitale.... Donna Tullia ormai matricolata, perchè da circa due
anni fra speziali e medici, conchiuse: Siamo agli sgoccioli dunque!...
annunciandolo anche a qualche avventore.
Peccato!... il nostro simpatico Alfredo, il poeta del cuore, l'artista
dell'idea, peggiora rapidamente per l'anemia prodotta dalla sua nausea
al cibo, qualunque fosse, e dalle pene morali!...
Poco dopo la visita medica (con ordinazione di vino generoso, brodo e
torli d'uova frullati) Alfredo bevve invece una tazza di latte freddo
soltanto, e postosi in decubito, chiamò la piccola sua segretaria con
un campanellino quasi senza voce (odiando egli qualsiasi squillo forte
di campane)..... Stamattina disse a Benedetta, che comparve subito, ti
faccio lavorare carina. Non ho voglia di scrivere per oggi, e tu
scriverai qui vicino al letto, perchè comprendo che la mia voce, una
volta così vibrata, è ora semispenta. Prima di tutto, dimmi come stai
Benedettina, che mi sembri imbronciata, forse perchè ti sia caduta a
terra la bambola? La fanciullina intelligente, che invece era mesta,
mesta, per lo stato del Signor Alfredo, rispose: ma io sto benissimo,
domanderò a Lei come sta? Ed Alfredo leggermente sorridendo. Mi pare
di sentirmi benino oggi disse, perchè posso ancora pensare...... Ora
mettiti al tavolo e scrivi con attenzione quanto sto per dettarti.....
Egregio Sig. Esperti Gaudenzio
Da casa, mattina 3 Giugno 18.....
_I negozianti in genere, anche quando fanno buoni affari, trovano
tempre vantaggioso avere dei capitali a disposizione. Io che ne ho più
del bisogno, nè saprei come impiegarli, e temendo inoltre che non mi
resti lungo tempo a farlo, mi permetto di spedirle, quantunque senza
di Lei richiesta, l'unito chèque di centomila lire, pagabile dalla
Banca d'Italia, o sue succursali. La prego di non rifiutare, per la
ragione che io a Lei, buon amico, non ho per anco dato alcun ricordo.
Mi riverisca la sua Signora e mi abbia con tutta stima_
_Dev. suo_
ALFREDO.
Udita la lettura, e trovata esatta la lettera, Alfredo disse:
Brava...... benissimo. Ora inchiudi nel foglio una di quelle cedole
che troverai nel cassetto del tavolo sulle quali sta scritto a stampa
_chèque_ per centomila lire. Metti il tutto in una busta, suggella, fa
l'indirizzo giusto neeh! _Al Sig. Esperti Gaudenzio negoziante in
coloniali_, e spedisci a portare il plico dove sapete, Tonio il
garzone, che, per fare più presto, vi andrà a cavallo del nostro
somarello..... Dieci minuti dopo Tonio, a cavallo dell'asino,
trotterellava già per la sua destinazione, distante soli cinque
chilometri, quando vi si andasse per accorciatoie.....
Vuol mangiare la minestra Sig. Alfredo? chiese con vivacità la piccola
segretaria, e Le raccomando di bere anche un po' di vino, come ha
detto il signor Dottore. Ma Alfredo che non badava a quelle
raccomandazioni, mormorò invece fra i denti.... _Gli uomini si
affezionano di più pei servizi che prestano, che per quelli che
ricevono_ (orgoglio umano!) Benedetta escì da quella camera poco
soddisfatta, mormorando: _il mio buon signore vuole davvero morir di
fame_....
Alfredo sorbì un'altra tazza di latte fresco, e si assopì per circa
un'ora, sognando della sua infanzia, di Violetta e di Zaira la quale
lo invitava colla mano ad entrare nella piccola porta del Paradiso.
«_Infanzia beata tu sei passeggiera, come l'onda del rivo che scorre
fra l'erbe, e di te non resta che una smorta memoria_.»
Se non chè, forti voci che partivano dal pian terreno scossero il
malato dal suo caro assopimento.
Entrò la vecchia Geltrude, inquieta, perchè, dicea: ad onta de' suoi
ordini e del suo bisogno di quiete, v'è abbasso un signore, che ho
visto un'altra sola volta, e che vuol parlarle. Io gli dissi
ripetutamente e forte, che V. S. non riceve nessuno, ma colui mi fa
certe smorfie di disgusto, da obbligarmi a sentire da Lei cosa debbasi
fare.
Siccome oggi mi sento meglio, così possiamo fare una eccezione, disse
Alfredo, e che venga pure. Geltrude, malcontenta di quel risultato, e
non senza ripetere al buon signore, che lui doveva stare allegro,
mangiare e bere e andar in giardino a cogliere le belle rose di tutti
i colori, introdusse, dopo alcuni istanti, il suo quasi incognito, che
era Gaudenzio Esperti, il felice consorte di Violetta.
Fatti i complimenti d'uso, e dopo una stretta di mani quella del Sig.
Gaudenzio caldissima, e quella di Alfredo fredda, il primo consegnò
una lettera, e tosto si diede a piangere dirottamente. Alfredo non
comprendeva.... lesse la lettera che diceva:
3 Giugno 18... mattina.
Gentile Sig. Alfredo
_Non dovendo io abbandonare nemmeno un istante la mia Zaira di dieci
mesi, perchè da qualche giorno malaticcia, mi spiace assai di non
poter accompagnare mio marito che viene ad udire della vostra salute.
Egli scioglierà la promessa dei ritratti, della nostra piccola
famigliuola, che deporrete nel vostro album fra gli amici. E nella
fiducia di vedervi presto rinfrancato, mi rassegno di Voi inalterabile
amica_
VIOLETTA.
Il Sig. Gaudenzio, durante la lettura del biglietto di sua moglie ad
Alfredo, fece cessare, con uno sforzo energico, i suoi singhiozzi,
asciugò gli occhi, e porse i ritratti. Alfredo commosso, fermò
l'occhio indebolito sulla effigie di Violetta, e la trovò sempre
bella, ma dimagrita assai. Che vi sarà di nuovo, pensò? Ringraziate,
disse, la vostra.... ma non potè finire la frase perchè abbondante
saliva gli otturò in quel momento la gola, provocando un singulto...
poi soggiunse, con voce quasi esausta.... io credo che voi abbiate a
dirmi qualche cosa? Ah! sì, buon signore..... io non ho il
coraggio... ma... (nuova sospensione perchè ritornavan le lagrime)
noi siamo rovinati, per causa di un pieggio solidale cambiario che io
feci ad un amico. Esso è fallito, la cambiale scade domani. Sono
cinquantamila lire, tutta la dote di mia moglie, e Violetta per
l'angoscia, è febbricitante insieme alla nostra bambina di latte....
Quell'assassino... quel.... Calmatevi, calmatevi, signor Gaudenzio
disse Alfredo, non tutti i mali vengono per nuocere, io l'ho provato
una volta.... Dunque chissà, che col tempo non si appiani ogni
cosa... Nè fece motto della sua missione del mattino, ma invece suonò
il suo campanellino e comparve Tonio.
Hai fatta la mia commissione, bravo Tonio? Disse Alfredo ansiosamente.
Signor sì, e sono ritornato pochi momenti fa. Non venni da Lei subito
subito, perchè ho dovuto legare il somaro nella stalla. Quel signore
non l'ho trovato, era appena escito di casa, ma ho consegnato tutto
alla sua moglie che conosco di vista. La serva mi introdusse in un
camerino e quella signora stando seduta in poltrona, prese il plico e
lo aperse. Va bene, ora puoi andare, disse Alfredo. Il Sig. Gaudenzio
intanto forse preoccupatissimo, per la sua recente sciagura, o non
badò alle parole di Tonio, o non le comprese.
Anzi egli, non vedendo una risoluzione, della confidenza fatta ad
Alfredo, nè potendo cercare danaro, per la espressa volontà di sua
moglie, si trovava molto a disagio in quella camera d'ammalati, e già
disponevasi avvilito a levare il disturbo al signor Alfredo. Procuri
dunque di guarire presto, esclamò distratto il signor Gaudenzio, e....
non dica nulla di quanto sà sul nostro conto. Alfredo assai perspicace
ancora indovinò il contegno del visitatore, e tacendo sempre dello
chèque, onde non obbligarlo a ringraziamenti o delibando forse il
piacere di una improvvisata, tolse dal cassettino del suo tavolo da
notte, due nocciole che sembravano prismi di cristallo. Prendete,
disse, e datele alla vostra piccola Zaira, perchè se piange, si
trastulli con questi.... Il Sig. Gaudenzio, che fino a quel giorno non
aveva ancora veduti dei diamanti così grossi, per cui non li
conosceva, ringraziò appena per convenienza, stupito in suo cuore,
della leggerezza di Alfredo.
Egli, discese le scale di casa Blandis, colla medesima allegria in
corpo, di quella provata da Renzo quando escì dallo studio del Notaio
Azzeccagarbugli, si meravigliò inoltre siccome Tonio lo guardasse
fisso mentre traversava il cortile, e parvegli che quel giovinotto lo
avesse visto la mattina legare un'asino ad una finestra della propria
casa. Rifece i suoi cinque chilometri descrivendo delle curve a guisa
degli ubbriachi. Giunto finalmente, dopo un'ora di cammino, alla
propria abitazione, e con neri progetti in cuore, non vi trovò nemmeno
Violetta, perchè colla bambina in braccio, era andata, secondo le
informazioni della serva, alla Chiesa. Che fare? disse sospirando, il
Sig. Gaudenzio? ..... informarla del risultato della mia visita al suo
_grand'uomo_, che dona i giocattoli di vetro alla mia Zaira. .... e
domani..... domani..... una revolverata nell'orecchio a me che ho
confidato negli amici..... Domani mia moglie vedrà sparire l'intera
sua dote!.....
Mezz'ora dopo, Violetta colla bambina che piangeva, perchè la si
voleva far camminare quantunque troppo presto, ritornò dalla Chiesa,
ma anch'essa aveva gli occhi rossi. Era andata a ringraziare Dio, per
l'inaspettato abbondante rimedio al loro disastro economico, ma
pianse, non si saprebbe precisamente il perchè..... forse per la di
Lei fierezza domata?
Ecco, buon Gaudenzio, che si guadagna, quando si è scarsi di
antiveggenza! Quel tuo caro amico, ci ha esposti alla umiliazione.
Il Sig. Gaudenzio, confortato, dopo tanta agitazione, dal racconto di
Violetta, relativo allo _chèque_ di centomila lire, diede in mano alla
piccola Zaira le due nocelle rilucenti, e disse allegramente:
_Necessitas non habet legem_. Nei casi estremi, bisogna rivolgersi ai
buoni amici, sebben rari, e lasciar che il mondo ciarli. Vitupero a
chi pensa male. Honni soit qui mal i pense. Violetta si accorse
immediatamente dei diamanti (che avevano probabilmente il valore
complessivo di circa sessantamila franchi) e rimirandoli, esclamò:
..... il Sig. Alfredo ha già fatto troppo per noi..... mentre noi
abbiamo fatto ben poco per lui. Il Sig. Alfredo, soggiunse Gaudenzio,
mi ha detto, prima che io lo lasciassi, di salutarti, e di guarire
colla bambina. Accolse con gran piacere i nostri ritratti, e mi pare
che intanto borbotasse qualche parola. Chiestogli cosa avesse detto,
mi rispose. Ricordatevi di perdonare a quel vostro amico che vi tradì,
ed anzi, quando il potrete, beneficatelo. Mio padre ripeteami, «_La
più nobil vendetta è il beneficio_». Violetta rimase pensierosa ed
impercettibilmente sospirò..... E laggiù come va, chiese Violetta a
suo marito? Benino davvero, ma è a letto e non ha quasi più voce,
riprese Gaudenzio . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Siamo al pomeriggio dello stesso 3 Giugno, Alfredo ha la mente che
vorrebbe ancor sempre viaggiare, ma la memoria gli soccorre scarsa.
Entra Benedettina, che lo ringrazia assai commossa per il regalo che
Alfredo ha fatto poco prima alla nonna Geltrude, quando portò la
minestra. Cinque di quelle monete d'oro (columbie) disse la fanciulla
sono per me dunque? Sì, accennò col capo Alfredo. Ma io vorrei invece,
Sig. Alfredo che avesse a guarire Lei! Non mangiò niente. Ecco qua la
minestra appena toccata. Avverto che Lord è andato certamente alla
riva del Lago perchè da qualche ora non si vede più: (il cane era
invece accovacciato sotto il letto del suo padrone, e causa la
trapunta che toccava il pavimento, restava nascosto). Poco fa Sig.
Alfredo, un monello, con una sassata mi ha uccisa la mia cara gattina.
Meriterebbe di impiccarlo, ma lui se ne infischiava. Alfredo consigliò
la piccola segretaria alla calma, e, non è il primo disse, che ha
l'immensa felicità di non accorgersi quando commette un asineria, e
non solo, ma di pretendere inoltre che l'offeso accolga con un sorriso
di compiacenza la sua asineria, che altrimenti l'offensore non vi
saluterà più. Un bel mondo davvero. Alfredo dopo una pausa...
soggiunse: Avete dato la mancia a Tonio? oh! subito ed egli è tanto
contento, che canta . . . . come un passerotto ed è forse la prima
volta che noi lo udiamo a cantare.
Alfredo, comprimendo colla mano destra il cuore, perchè gli doleva più
del solito, raccomandò intanto a Benedetta di chiudere il cassetto del
suo tavolo a chiave e di consegnar questa alla sua nonna, la quale
poi, quando sarebbero venute le di lui sorelle a trovarlo, avrebbe
dato alle medesime il plico rinchiusovi, dove è scritto sulla
busta:--_Mie ultime volontà_--Sta bene attenta, non distrarti col
giuocar troppo alla trottola. Oh! stia tranquillo, dichiarò Benedetta,
ed aveva allora gli occhi umidi di pianto. Ora dammi una tazza di
latte. Eccolo. Alfredo la ingollò d'un flato, si capiva che bruciava
dalla febbre.
Si assopì qualche minuto, e poi ridestatosi, chiamò Benedettina, ma
essa era lì pronta. Fammi la gentilezza di leggermi qualche cosa di
quel _Librone_ che troverai su quella cassettina, quello che porta per
titolo: _Le mie memorie_, ed onde non annoiarti, e non indebolirmi
troppo, puoi aprirlo, così a caso, tre o quattro volte e leggervi
quanto vi troverai scritto. Sentiamo.
Benedettina eseguisce colla sua solita disinvoltura, e per la prima
volta esce:
«_Ci rivedremo in ciel_»
Romanza per tenore di A. B.
Ora chiudi e riapri il Libro a sorte . . .
«Gli uomini amano gli uomini per le loro virtù.
le donne amano gli uomini per i loro difetti»
Chiudi, chiudi, e sentiamo d'altro:
Sette anni che l'amo, glie lo dissi una volta sola,
ed Ella forse, non mi ha mai riamato!--_Marzo 18_...
Chiudi tosto, e prova ancora:
. . . «I più grandi liberi pensatori degli scorsi e del presente
secolo sono: La Fontaine--Tallerand--Keine--Bayron--Rosseau--Victor
Hugo--Silvio Pellico--Cattaneo--Mazzini--Garibaldi, ed il loro più
antico maestro di virtù e di democrazia, è stato Cristo. Quanto
amerei di poter appartenere anch'io a quel numero, ma ohimè siamo
troppo piccini, e non ci resta che il desiderio» . . .
Questo mi ha consolato, disse con voce sempre più affievolita,
Alfredo; ora Benedettina, sii paziente, ma leggine un'altra ancora e
basterà, poi mi recherai una minestrina e qualche rosa.
Benedetta aprì di nuovo il Libro e lesse:
Venerdì Santo--Aprile 18...
Dolce pensiero, nella mente impresso
Già mi discendi al core
Non so se sia la Rosa od il Cipresso
Non so se sia l'amore.
La tua presenza, m'è dubbiosa cura
Fuggir vorrei ma è vano,
Io vedo in quel pensier, fine immatura,
Vedo di Dio la mano.
_A. B._
e sotto è scritto: _Sognai_, Romanza per Soprano.
Smetti, smetti, carina, perchè ora mi sento più male. Benedetta uscì,
per ordinare la minestra, ed Alfredo si coricò dal lato del cuore,
contro l'usato... Sperava forse di provare qualche sollievo al suo
affanno fisico e morale.
Non appena Alfredo si trovò solo, chiuse gli occhi, pensò tosto alle
sue dilette sorelle e disse con un sospiro più eloquente dei sospiri
passati . . ._addio Violetta, ci rivedremo in ciel_... Queste furono
le ultime sue parole ... egli era spento insieme a' suoi ideali, e
tramontò col sole.
Morì senza scosse, e siccome muore un pulcino, che
morto, sembra riposi. Misero Alfredo!!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Geltrude, venuta verso l'ave maria della sera in camera con due rose,
una rossa ed una bianca e colla minestra, il tutto depose sul tavolo
da notte, dicendo: sono davvero contenta, egli è quieto una buona
volta, lasciamolo dormire, la mangerà al destarsi, e sì dicendo
ritornò in cucina.
Lord, sempre più melanconico e quasi barcollante, venne fuori un
momento dal suo nascondiglio, guardò indifferente, contro l'usato, la
minestra già divenuta fredda, e poi fissò attonito il suo caro
padrone, che era immobile.... Ritornò sotto il letto, guagnendo e
mezz'ora dopo, morì anche lui d'inedia. Così Geltrude e Benedettina
rientrate un'ora dopo in camera, si sono accorte di due cadaveri.
Quelle povere donne si struggevano in pianto.... non volevano
credere.... E come dirlo alle signore Maddalena ed Elisa, le quali non
erano state avvisate in tempo per volontà del fratello? Geltrude,
ancora primitiva, voleva mandare in persona, o a piedi, o a cavallo
del somaro, Don Barnaba fino a Catania, (credesse forse, la buona
vecchia, che Catania fosse lì appena fuori del paese). Oh! cosa mai ci
è toccato oggi, esclamarono ad una voce Geltrude e Benedettina!!! e
dire che nel pomeriggio di oggi stesso, egli stava proprio benino,
disse singhiozzando Geltrude!
Ai funerali accorse mezzo paese, senza dire di molti dei luoghi
circonvicini. Fra questi ultimi si notavano i coniugi Esperti, colla
loro bambina in braccio, la donataria dei due diamanti.
Due versi soltanto furono recitati sulla tomba: forse farina del sacco
dell'appena seppellito.....
EPITAFFIO DI ALFREDO BLANDIS
_Ei nacque e visse colla morte in core,
Visse e morì, per il suo grande amore!_
Ma quando il feretro fu calato nella fossa, si udì un gemito tra la
folla. Era di Violetta ed il solo Balena se ne accorse.....
Fu mesta e cara rimembranza, o fu rimorso?
PARTE TERZA
CAPITOLO X.
Altri ladri della pace, anche dopo morte.
I capi ladri della pace, amore, gelosia, ambizione ed invidia, dopo la
morte di Alfredo, sono ritornati alla macchia, in agguato per altri
passeggieri. Ma rimasero in giro ancora la maldicenza istigata
dall'avarizia e dalla ingratitudine. Per queste, anche i morti, non si
lasciano tranquilli, in onta al _parce defunctis_.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Già i resti mortali dell'infelice Alfredo riposavano da quarant'otto
ore sotto terra all'umido e fra le tenebre, e già i vermi gustavano di
quelle esigue carni rimastegli dopo sì lunga anemia. Nemmeno i suoi
quindici milioni, cresciuti a venti per recente eredità l'hanno potuto
salvare dalla dissoluzione a tutti comune ed imparziale, (ammenochè i
cadaveri non siano cremati).
«Contro morte crudel ah! che non vale.»
«Nemmen l'Eccelsa dignità Papale.»--¹
¹ Questo distico è scritto sulla Cappelletta dei morti, lungo la
via per Fosio (Sarnico).
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
In paese, come di solito, se ne discorreva quasi più. I poveri erano
abbastanza contenti della voce sparsasi di un vistoso lascito a loro
favore. Ma il Coadjutore della Parrocchia Don Barnaba Pancetti,
soprannomato gomma elastica, a cagione delle sue forme piccole,
sferiche e floscie, quantunque d'indole mansueta, non sapea celare il
proprio malcontento, avendo udito dai portinai di Alfredo,
informatissimi, come, sebbene nel testamento, qualche cosa vi fosse
riferibile al suo prediletto oratorio femminile, pure, vi stava la
condizione della promiscuità, essendo così, dicevasi, meno facili gli
inconvenienti.
In detto testamento infatti era scritto; _Che certe segregazioni, sono
sospette e peggiori della promiscuità. La moralità accampata da talun
fariseo, dilettante di segregazioni privilegiate, putenti di
feudalismo, e di costumanze turche, è talora polvere negli occhi agli
ingenui. Cristo predicava il suo Vangelo salutare alle turbe_ nel
deserto ascoltato dai maschi e dalle femmine insieme, nè la storia
riferisce di immoralità durante quella mescolanza, accorsa ad
apprendere il _non fare agli altri, quello che non vorreste fosse
fatto a voi stessi_... La più sicura moralità è quella che emana
dall'esempio dei più costumati, e ve ne sono!! Libertà in ogni cosa,
quando discreta. La schiavitù, ossia la privazione della libertà,
genera il desiderio. L'uomo, creato per la libertà del pensiero e
dell'azione, costretto dalla catena, reagisce.
Ed in quel testamento si conchiudeva che tali erano i principii di
Alfredo dalla nascita alla morte, continuamente intesi ad abbattere la
Bastiglia dell'ipocrisia.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Nella farmacia Brichetti, divenutone proprietario con Donna Tullia,
per la morte del titolare, riunivansi, quasi ogni giorno a
conversazione, come è l'uso dei piccoli Comuni, alcuni loro conoscenti
fra i quali il sig. Balena lingua salata, il giovane abatino, magro,
vivace, ed il Coadiutore suaccennato. Ed appena fuori dal negozio,
stava per caso, un gruppo di artigiani in vacanza, perchè era lunedì.
E qui comincia all'interno della farmacia la consueta diffusione delle
notizie a sensation della giornata, ed una discussione in
dolce-brusco, fra i tre amici sullodati, presenti i coniugi Brichetti,
in memoria del seppellito.
Comincia Balena. Il proverbio: sventure, spie e tavola degli osti sono
sempre pronte, non sbaglia. Stamattina correva in paese, con
insistenza la voce, che il Comm. Aringa siasi ucciso ier l'altro nel
teatro di Montecarlo, dopo una grossa perdita al giuoco. Ed io sapeva
per vie indirette, come il fu Alfredo, alla vigilia del suicidio di
Aringa, e della propria morte, spedisse all'amico senza richiesta di
sorta, ma così per sua istintiva filantropia, ed in conseguenza di uno
strano presentimento, lire cinquantamila da pagarsi a Nizza marittima,
sul Banco Meliards. E' stata una vera maledizione, dunque, perchè
quella manna, non sarà giunta certamente in tempo, e Aringa, superbo,
per antica sua dovizia, delicato, non ha chiesto o non ebbe in tempo
l'aiuto. Giuoco e donne. Aringa giuocava troppo, Alfredo amava troppo,
ed entrambi sono morti alquanto precocemente. Sempre così, i due
estremi si toccano, ma anch'io, miei signori ho il mio estremo, cioè
il ventre conico, che mi cagiona non poca noia. Io vorrei che la
notizia del suicidio di Aringa fosse una fiaba, ma temo
assai, perocchè le brutte nuove, si avverano più spesso delle buone.
E da questo esordio, si passa dai congregati ad altro, in cui comincia
Don Barnaba Pancotti, come sopra.
_Don Barnaba_--Quella buona lana di Alfredo Blandis, e già s'intende
parlando come se fosse vivo, portava una deplorevole avversione al
matrimonio, mentre da giovanotto poteva ammogliarsi confortevolmente,
su ogni rapporto, e da quella sua avversione conseguirono i dispiaceri
che lo tradussero a morte precoce... Che ne dicono loro signori?
_Balena_--Faceva benissimo a pensare così. Anch'io sono rimasto
celibe, forse per la mia pesantissima struttura. Conveniamo che un
matrimonio felice in giornata, è una quaterna al lotto.
_Abatino_--Anch'io accedo al parere del Sig. Balena, e così la pensava
anche il mio caro nonno: La donna egli diceva, è bensì un prezioso
oggetto della Provvidenza, siccome leggesi anche nei Libri dell'antico
Testamento.....
_Balena_--E viceversa.